Cosa ne pensa un autore..?

RIASSUNTO ESTIVO – Facciamo il Punto

Noto con piacere che il mio articolo più letto è ancora Un Consiglio su Babbel.Com. Ottimo direi 😀 A parte generare traffico (che serve sempre per un sito attivo) non credo che mi sia stato professionalmente utile, ma tant’è. Comunque… facciamo un breve punto di Agosto su come procedono le cose, a mo’ di diario.

Mi sono felicemente sposato (urraaah) il 25 maggio. Andato tutto benissimo, anche il viaggio di nozze (nonostante abbiano tentato di truffarci con il metodo della cacca d’uccello. Sì, lo fanno ancora. E al secondo giorno. Bene). L’Andalusia rimane la mia parte preferita di mondo, e ancora mi sanguina il cuore ad averla lasciata. Antequera, Cordoba, Siviglia, Granada, Ronda, Malaga. Ma anche Cadice, perché no? Tutte perle. Bellissime e stra-consigliate.

La Collana Nuove Luci ha ripreso a pieno regime: un testo è in via di pubblicazione, ne stiamo cercando un altro paio per completare l’anno. Purtroppo molte volte non arrivano testi adeguati, e quindi tocca aspettare. Peccato. La cosa che mi sorprende è che, durante questo periodo di ricerca autori (anche attraverso FB), la prima domanda che ci viene fatta è – molto spesso ornata di sottintesi – SIETE A PAGAMENTO? E no, non lo siamo. Stiamo solo cercando autori, ecco tutto.

Ho una gran voglia di lavorare e di fare, ma a luglio e agosto è tutto fermo, e tutto tace. Comincio a odiare l’estate, lo trovo un periodo sempre più noioso. Voi no?

Continuo a lavorare all’editing di una brava autrice (che presto sarà terminato), attendo traduzioni da autori emergenti o esordienti e… ho terminato la stesura di una bella sceneggiatura tragicomica. Di quelle a più piani di significato, come piacciono a me. Martedì andrò a depositarla in SIAE e poi… devo solo proporla a chi di dovere 🙂

A ottobre ricomincerà la mia attività teatrale e… non sto più nella pelle. Il teatro mi manca come l’aria, e pensare di arrivarci con una sceneggiatura già messa in scena a giugno e un’altra che, insomma, mi piacerebbe veder eseguita a breve, beh… è tanta roba.

Mi sto inoltre dedicando al canale BookTopics, dove ogni settimana carico video riguardanti l’editoria, reading poetici, recensioni, riassunti. Piano piano sta crescendo, anche se devo ammettere che, vedendo i risultati del mio primo canale (quello personale, dove posto interviste che mi hanno fatto, recensioni vis a vis, presenze radiofoniche/televisive etc. e che ha un bel po’ di iscritti) mi aspettavo di meglio. Ma, anche qui, il tempo mi darà ragione.

Mi piacerebbe aprire una rubrica di interviste video con autori emergenti proprio su BookTopics, magari in un piccolo studiolo. Chissà, un domani…

Intanto spero che Agosto passi presto, che Settembre arrivi con la sua ventata di contatti e lavoro, e via… verso nuove avventure.

Che mi sono riposato anche troppo, quest’anno.

Buon ferragosto a tutti!

 

Ivano

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COSA ASPETTARSI DA UN EDITORE PICCOLO/MICRO

Molti di voi sono alle primissime armi, e probabilmente non hanno né pubblicato, né mai parlato con un editore. Ecco perché oggi parleremo della piccola editoria (o micro), quella più ricettiva e disponibile verso gli emergenti/esordienti, e di cosa aspettarsi da una pubblicazione di questo tipo.

  1. INVIO OPERA, VALUTAZIONE

Notoriamente i piccolo/micro editori sono più accessibili per gli esordienti: molto spesso invitano all’invio di opere direttamente dal proprio sito, fornendo una mail o un indirizzo. I tempi della valutazione sono mediamente gli stessi per tutti: dai 4/5 mesi fino all’anno. Pochi vi forniranno una vera e propria scheda di valutazione, molti accetteranno in base alla vostra popolarità o ai bacini di pubblico a cui potreste attingere (in poche parole, più siete vendibili e meglio è). Il contenuto dell’opera è ovviamente fondamentale, ma aspetto molto importante sarà, appunto, la vendibilità: ricordatevi che anche i piccoli devono sopravvivere vendendo.

2. CONTRATTO

I contratti saranno dei più disparati: dalle 2 paginette in cui si parla vagamente di ogni aspetto, precisando però per bene qual è la portata dei vostri diritti d’autore, alle 10 pagine piene di postille. Alcuni piccoli editori cercheranno di limitare il più possibile l’esborso dei diritti d’autore attraverso postille come “copie minime vendute”, “ammontare totale superiore a”, etc etc, altri proporranno sconti per la vendita di copie direttamente all’autore, e così via. Insomma, il nocciolo è che, in qualche modo, loro cercheranno di rientrare della spesa, come normale, anche in caso di flop.

3. EDITING

Anche per l’editing vale il discorso fatto per il contratto: l’editore potrà essere molto preciso, valutando forma e contenuto in più fasi e con più persone, oppure potrà delegare all’autore l’intero processo della correzione e della formattazione del testo. Insomma, dipende. Ricordatevi che più piccolo è l’editore, meno soldi girano, e quindi meno professionisti ci sono per curare il testo e per tutti gli altri processi produttivi e promozionali.

4. COPERTINA

Rare volte il piccolo editore avrà un grafico di buon livello a occuparsi della copertina. Vi suggerisco, per questo, di guardare agli altri titoli dell’editore con cui dovete firmare e di farvi un’idea voi stessi. Molto spesso si tratterà di immagini comprate in Stock sul web o, addirittura, verrà fatta direttamente richiesta all’autore di una possibile copertina, o un aiuto nel farla.

5. STAMPA

Con la stampa digitale, genericamente la prima tiratura del vostro libro sarà bassa (50, 100 copie massimo), proprio per tutelare il piccolo editore da grosse perdite. La qualità della stampa dipenderà dalla bontà del tipografo scelto e dal prezzo di copertina finale (ricordate che il tipo di carta, il tipo di stampa etc. hanno un diverso costo, cosa che va a influire sulle decisioni dell’editore).

6. PROMOZIONE

Non aspettatevi un grande aiuto per quanto riguarda la promozione: il piccolo editore non ha a disposizione grosse somme per la pubblicità, e nemmeno una fitta rete di contatti.  Nel migliore dei casi, proporrà schede del libro a librerie, biblioteche, enti, recensori, giornali, etc etc, contattandovi per capire se siete disponibili a fare presentazioni o eventi, quante, dove, e cercando con voi di organizzarne. Difficilmente in proprio allestirà una vera campagna promozionale: la cosa costa parecchio, e le risorse, come detto, sono limitate. Nel peggiore dei casi, invece, non farà assolutamente niente: stampato il libro, aspettatevi, in molti casi, di non sentire più l’editore, e che tutto sia nelle vostre mani.

7. DISTRIBUZIONE

La distribuzione costa anche più della promozione: il piccolo editore si appoggia prevalentemente a piccoli distributori, se non addirittura alla sola distribuzione online. Aspettatevi problemi anche sul versante Amazon: il colosso online ha infatti preso una linea decisa nei riguardi dei piccoli editori e difficilmente vi permetterà di vedere il vostro libro sempre disponibile sulla piattaforma. Più probabile Ibs (con tempi di invio e ricezione biblici, tranne in pochi casi).

8. RENDICONTO E SALDO

Anche qui aspettatevi di tutto: nel migliore dei casi una rendicontazione (la comunicazione del numero di copie vendute) precisa e trasparente, nei tempi convenuti, con un saldo dei diritti onesto; nel peggiore, l’assenza di comunicazione nonostante venga imposta dal contratto, il mancato saldo dei diritti, etc. etc.

 

Ecco tutto ciò che dovete sapere sui piccoli/micro editori. Se avete dubbi sul procedere o meno con una pubblicazione di questo tipo o scegliere invece un’autopubblicazione, vi invito a leggere i miei articoli in merito.

E buona lettura a tutti!

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L’IDIOZIA DEL CONCORSO IOSCRITTORE

Esiste un concorso in Italia che evidenzia come la classe degli autori, se così si può definire, sia un cumulo di cialtroneria, arroganza e tracotanza. Esiste un concorso capace di tirare fuori il peggio da una categoria che quotidianamente tira già fuori di suo, umanamente parlando, solo il proprio peggio, preda di invidie e guerre tra poveri per poter vendere una copia all’anno del proprio libro. E quel concorso è IoScrittore.

Ma andiamo con ordine.

Qualche anno fa partecipo al concorso, appena inaugurato, con la speranza di trovare in una giuria di soli autori un conforto rispetto alla scarsa conoscenza letteraria generale riscontrata nelle giurie dei vari concorsi italiani, piene di personaggetti dalla scarsa fama e dall’ancora più scarsa voglia di analizzare davvero un testo. Il concorso, infatti, è costruito in modo tale che chiunque partecipi debba leggere anonimamente l’incipit di altri concorrenti anonimi e giudicarli, dando suggerimenti e selezionando un voto tra 1 e 10 per diverse caratteristiche testuali (grammatica, lessico, originalità, etc.). Ma come mi illudo, quanta innocenza! Chiaramente, a concorso chiuso, dai vari voti al mio testo e dai vari giudizi traspare che gli autori hanno giudicato O senza aver letto, O avendo letto in modo sbrigativo (perché occorre appunto valutare diversi incipit, ben più di uno), O esprimendo criteri soggettivi (politici, religiosi, etc), O azzoppando chiaramente il testo, per avere più possibilità di passare alla fase successiva abbassando il voto medio di un probabile candidato vincente avversario.

Passano gli anni e ignoro bellamente il concorso, sapendo bene di cosa si tratta e quali siano le problematiche relative a una giuria del genere, che oltre appunto all’essere giuria è UN GRUPPO DI AVVERSARI. Nonostante le notifiche mail da parte dell’organizzazione che mi invitano annualmente a partecipare, niente, vado avanti per la mia strada.

Quest’anno decido di ritentare, un po’ per esperimento (magari proprio per scrivere un bell’articolozzo nuovo nuovo) e un po’ per curiosità: per capire, insomma, se qualcosa è cambiato. Allego quindi l’incipit di un mio LIBRO PER BAMBINI togliendo i riferimenti al mio nome e scrivendo una breve sinossi, come da regolamento. Esamino gli incipit degli altri concorrenti cercando di essere il più obbiettivo possibile (e da curatore di collana posso dire di essere diventato abbastanza bravo nel distinguere un buon testo da un testo scritto male) e attendo di capire se passerò o meno il turno e se i giudizi saranno positivi. Insomma, se qualcosa è cambiato.

Bene.

No, non bene.

Gli 8 giudizi arrivano (mi chiedo dove siano finiti gli altri due). 8 giudizi in cui:

  • si dichiara che il “giudice/autore” avrebbe segnalato il testo perché conteneva, a suo dire, i nomi e cognomi delle due AUTRICI, e la cosa va contro il regolamento. Ah, buono a sapersi. Quindi io sarei due donne. Non una, due. Buono. E siamo al primo.
  • si dice che i libri per bambini o ragazzi non devono avere coordinate o subordinate, ma devono essere costruiti solo secondo lo schema S V O, cioè Soggetto Verbo e Oggetto, e punto, perché i bambini di oggi non sono quelli degli anni ’50, sono rincitrulliti e quindi va usato il linguaggio più semplice. Bene, un ringraziamento da parte dei bambini e dei ragazzi del 2018. E siamo al secondo.
  • si dice che il testo opera una discriminazione sessuale perché quando c’è una cosa bella da dire, il papà (che racconta la storia) si riferisce sempre alla mamma del bimbo a cui viene raccontata, e non a un uomo. Ah beh. Che il serpente buono è un attacco ai simboli che da sempre simboleggiano il male e bisogna finirla con questo sdoganamento anti-cristiano. Che non si può insegnare ai bambini che tutti sono uguali, anzi, che bisogna dire che tutti son diversi e che tutto è relativo. Coerente, direi. Comunque, bene. Molto bene. E siamo al terzo. Olé direi.
  • si afferma che non è niente di nuovo (su 16 pagine eh), perché un bambino protagonista di un’avventura in un bosco è una cosa già sentita, quindi buuuu. E siamo al quarto. Cazzarola.
  • si fa bene, bravo, bis. Ogni tanto, eh. Quinto giudizio positivo. Alla faccia, siamo dovuti arrivare al quinto per un briciolo di complimenti.
  • si conferma che i bambini di oggi non riescono a stare attenti perché non hanno più attenzione, mai, quindi anche qui: SVO. Insomma, lo scenario dei bambini rincitrulliti è dichiaratamente palese. Buono a sapersi.E siamo al sesto.
  • si adduce che è troppo carino. Oh, siamo quasi alla luce nel buio, eh. Un po’ di respiro. Settimo commento, quantomeno, positivo. Alla facciazza.
  • si dice che… che… beh, l’ottavo giudizio non è scritto in italiano corretto. “Più” con l’aggiunta di un apostrofo, virgole dove non ci devono stare, punti mancanti, “è” scritto senza accento. Insomma, come fa uno che scrive così a sentirsela di commentare un qualsiasi testo? Non ci siamo. Sunto del giudizio (se sono riuscito a capire bene, perché l’analfabetese non lo comprendo molto, anche se con le lingue me la cavo abbastanza): altresì e gradevole non si possono scrivere in un libro per bambini, né che un serpente stia in piedi, né che una nutria si chiami Signora Nutria, che dire Signora è antiquato. Ah beh, se è così, scusami. Pardon. Aspetta, mi nascondo dietro una roccia e me lo scrivo sulla mia tavoletta di creta babilonese. Ok. Ok ok.

Insomma, tutto questo mi porta ancora una volta a pensare a quanto sia sbagliato dare la possibilità a dei concorrenti, che arbitreranno la cosa con soggettività, carenze letterarie, troppa aggressività, troppa competitività e scarsa oggettività, di giudicare proprio i testi in gara. Nel complesso, per dirla alla populista, quanto sia un’idiozia clamorosa.

Ps. il libretto magari lo pubblicherò lo stesso, se siete interessati a una favola per bambini da leggere insieme ai vostri figli o, se siete ragazzi, da sfogliare soli soletti. Tra l’altro avevo anche tutte le illustrazioni pronte di George, il bimbo, della Signora Nutria, del simpatico Signor Serpente e di tutte le altre bestioline del bosco magico. Peccato, sono riusciti a profanare anche questo. E comunque, una conferma: il mondo letterario, così come internet, è popolato da una pletora di personaggi di Mmmmmmmmm… che buono il gelato!

Buona lettura

Ivano


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IL GRANDE CROLLO

Non voglio essere catastrofista, eh. Tutt’altro.

Cerco solo di essere obbiettivo, e vorrei capire se anche voi vedete quel che vedo io – nel caso, scrivetemelo qui sotto.

Avevo già parlato di questo un paio di anni fa, quando la situazione, rispetto a oggi, era – come dire – rosea.

Lo dico in parole povere: IL SETTORE CULTURALE è crollato.

No, non in difficoltà, è proprio crollato.

Perché se in DUE SETTIMANE cerchi una presentazione, una serata culturale, un qualcosa di partecipativo che centri con la letteratura e NON lo trovi, ci dev’essere qualcosa che non va.

Non è possibile che gli unici enti a fare eventi culturali siano le biblioteche, e solo raramente, spesso orientandosi verso i più piccoli. Le librerie noto che fanno presentazioni, sì, ma solo nel fine settimana, una settimana ogni due, e spesso con autori già conosciuti – e come dargli torto, visto lo scarso interesse verso questi eventi da parte del pubblico. C’è stata un’espansione ENORME di quelli che ho sempre chiamato firmacopie, che se da una parte è auspicabile – aiutando, anche se fino a un certo punto, i piccoli autori a farsi conoscere – dall’altra toglie spazio agli eventi veri e propri, perché NON più convenienti; tra l’altro, è un vero e proprio sintomo, perché segnala la mancanza, per i piccoli autori, di altri spazi.

Se apro il giornale locale e trovo solo 3 eventi culturali per una decina di comuni limitrofi, e appunto che coinvolgano prevalentemente giovanissimi, o che siano celebrativi, cioè piazzati in giorni di festa – tipo festa della donna – e basta, c’è qualcosa che non va.

Le presentazioni le avevo dichiarate morte tre anni fa, è vero, ma non pensavo di aver centrato così tanto il bersaglio.

La vera mancanza che noto nel settore non è quella delle librerie – forse gli ultimi baluardi a difesa del mondo culturale; non smetterò mai di ringraziare tutti i librai per il loro coraggio e i loro sforzi – né quella delle biblioteche, anche se la loro offerta culturale si è quasi dimezzata – e scommetto che questo è dovuto a una mancanza di fondi comunali, con bilanci sempre più stringati -; la vera mancanza, chiara, percepibile, è quella delle associazioni culturali.

Ragazzi, non giriamoci intorno: sono svanite. E svanite non per mancanza di soldi, ma per mancanza di voglia, di ambizione, di intenzione. Se fino a 3 anni fa nel mio Comune c’erano 12 associazioni culturali, oggi ne restano vive a malapena 3, e comunque con un ambito molto ristretto. E in quelli limitrofi? Beh, anche lì il nulla cosmico.

Che succede allora? La gente non ha più voglia di fare cultura? Chi faceva parte di associazioni non lo fa più, e quindi le associazioni sono morte?
Porto l’esempio della mia associazione, LiberoLibro Macherio. Siamo partiti pieni di entusiasmo, facendo decine di eventi. Piano piano, tutti quanti si sono allontanati, chi per un motivo chi per l’altro; ci sono stati nuovi ingressi, ma sempre blandi, gente che poi è finita per scappare dopo pochi mesi; e quando tutto si è fermato e si è tentato di ripartire nuovamente, non si è più presentato nessuno. L’associazione era formata prevalentemente da autori che forse hanno preferito dedicarsi più a se stessi e alle proprie carriere che a uno scambio proficuo, a costruire qualcosa di solido insieme. Bene, le famose “carriere”, a guardarle oggi, come quelle di tanti altri, non hanno visto miglioramenti, anzi. Quegli autori che si sono allontanati – o avvicinati e allontanati di nuovo – erano emeriti sconosciuti e lo sono rimasti (come d’altronde io, non è che cambiano le cose) – e sappiamo bene il perché, come detto in altri articoli del sito sul perché fare l’autore è questione prevalentemente di Fattore C, sul perché i libri di emergenti e esordienti non vendono etc. etc.. Forse il problema è proprio questo: le associazioni letterarie sono fuochi di paglia perché formate da autori, e gli autori, quando non vi trovano vantaggi personali, se ne disinteressano e tornano ai propri sforzi letterari e promozionali solitari.

Vorrei capire se nelle vostre zone è così, se davvero è tutto, come pare, morto, per quanto riguarda la scena letteraria e quella delle associazioni letterarie.

Vorrei capire anche se ci sono gli spazi per un circolo di autori, in cui trovarsi per scambiarsi consigli, parlare di letteratura, e basta, senza grandi ambizioni – ché l’ambizione non ha senso in questo ambito. Penso sia una mancanza che sento davvero, ultimamente. E vorrei capire se anche voi trovate tanta difficoltà nel cercare presentazioni a cui partecipare (come spettatori).

Per favore, lasciate un commento qui sotto, parliamone.

Ivano

 

ps. a me piacerebbe enormemente creare un Circolo degli Autori. Un po’ circolo dei lettori, ma con al centro le opere degli autori presenti e gli autori stessi… Dove scambiarsi suggerimenti, opinioni, consigli, parlare di trame, di personaggi, di temi, di metafore e significati, di storie. Anche tutti davanti a una birra, o a una pizza, per un paio di volte al mese. Cose così. Serate in cui autori approfondiscono la propria letteratura con altri autori…

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