Cosa ne pensa un autore..?

Del vostro libro non frega un cazzo a nessuno

Sì, avete letto bene. Beh, forse ci eravate arrivati già da soli.

Partiamo da qualche dato: in Italia si legge poco. Anzi, si legge meno di quanto si comprino libri, diciamocela tutta. In fondo, quanti libri avete nella vostra libreria di casa, appena appena sfogliati e lasciati poi lì a marcire? Beh poi, chiaro, se fate parte di quella orribile schiera di scrittori che dicono leggere non è importante per scrivere, ho letto un libro solo in trent’anni di vita e mi ha fatto anche male la testa lasciamo perdere.

Allora, chiariamoci subito per calmare un po’ gli animi: il vostro libro non l’ha letto un cazzo di nessuno. Ve ne siete accorti? Bene. Ecco il perché, e come provare quindi non dico a far leggere, ma quantomeno a farlo comprare.

I lettori o presunti tali si distinguono in tanti macrogruppi, per quanto si dica no, io sono diverso, non sono come gli altri o generalizzare è una cosa brutta:

  • quelli che leggono un libro in tutta la loro vita, ma si svegliano a Natale per ficcarsi in libreria o su Ibs e prendere così qualche regalo un po’ meno costoso del solito, e che va sempre bene.
  • quelli che leggono tanto, ma solo romanzetti da fruizione immediata, di fascia medio bassa, di intrattenimento.
  • quelli che leggono mediamente poco, e solo perché hanno visto la pubblicità alla tivvù o sul giornale o su internet.
  • quelli che leggono mediamente tanto, che sentono i consigli dei librai o di gruppi online.
  • quelli che leggono tanto, romanzi di fascia alta, e spesso hanno un po’ di puzzetta sotto il naso.
  • quelli che non leggono proprio, un romanzo non sanno cos’è, ma alla fine un libro lo possono comprare lo stesso.
  • quelli che leggono solo saggi.

Ora, analizzando i macrotipi di lettori e avendo capito che manco uno di questi si caga di striscio il vostro libro, perché su Ibs o in libreria non ci arriva o è nascosto, perché non è di fruizione immediata, perché non va in tv o sul giornale, perché i librai o i gruppi online non lo consigliano, perché c’è un po’ di puzzetta sotto il naso, perché non scrivete saggi o perché il vostro libro è un libro, ecco, cerchiamo di capire come poter VENDERE (che far leggere è ben altro paio di maniche: l’importante è che arrivi in cassa, a questo punto):

  • per Natalini & Co, dovete far sì che il vostro libro appaia come qualcosa di simpatico, facile da notare e facile da regalare, che non comporti occhiatacce o strane facce del parente o dell’amico al momento del dono. Copertina simpatica, sinossi non troppo arrogante, insomma: accomodante. Dovete far sì che chi prende in mano il libro, appena spacchettato il tutto, pensi: toh, un libro; e non MINCHIA CHE PALLE, UN LIBRO ANCHE QUEST’ANNO.
  • per i lettori di romanzetti: fate sì che il vostro libro appaia fruibile, docile, da passeggio. Appaia eh, non ho detto sia. L’apparenza, purtroppo, è l’unica cosa che conta. Anche qui, massima attenzione a copertina e sinossi: non deve far andare troppo le rotelle del cervello al lettore, di questi tempi è meglio non svegliarli dal torpore e lasciarli lì con quel sorrisino ebete sulla faccia, o gli occhi sull’Ipad o Iphone che dir si voglia. Se riuscite a suggerire, non dico ficcarci dentro, una qualche storia d’amore, benvenuti, siete a cavallo.
  • quelli che leggono romanzi da tivvù & Co: facile, dovete far sì che si parli del vostro libro. Una cavolata, vero? Beh, anche qui: una copertina simpatica a casa di un amico fa chiedere “e quello cos’è?”.
  • quelli che leggono tramite i consigli dei librai o dei gruppi internet: beh, copia omaggio al libraio o buoni rapporti con lui/lei, e si va di mambo. E copia omaggio anche a qualche recensore su internet, sempre con la stessa idea in mente: più leggero e ‘divertente’ è, più sarà consigliato. Alla fine, leggerlo non farà poi del male a nessuno.
  • per i lettori con la puzzetta sotto il naso: dimenticateveli. Non leggeranno mai un libro di un piccolo autore. E se lo faranno, troveranno sempre un pretesto per demolirlo. Non perché partano prevenuti eh, no: perché devono attenersi alle apparenze della ‘lettura alta’: grandi autori, spesso classici, di cui si parla sempre e solo un gran bene a livello di critica letteraria o storia della letteratura. Che poi son gli stessi che, duecento anni prima, mi demoliscono un Dickens o un Poe.
  • quelli che non leggono proprio: ragazzi, copertina. Più è inoffensiva e divertente, più li attira. Avere in casa un libro che sembra anche divertente può far fare un bel figurone a chi non sa leggere manco i giorni sul calendario. Pensiamo a un Covatta, a un Volo, ai libri degli Youtubers o dei famosi: chi li compra, secondo voi?
  • quelli che leggono solo saggi: fate capire in sinossi, in quarta di copertina, sul limite del foglio, con un disegnino, uno schemino, un rebus o chissà che, che si parla di società attuale, o comunque che c’è un qualche rimando. Certo, con leggerezza e simpaticamente. Non si sa mai.

Quindi abbiamo tutto per sfondare ora, no? Robe che non pensavamo proprio fossero basilari, vero? Apparenza, copertina, leggerezza, simpatia.

Perché ragazzi, questi sono i libri che vendono: quelli accoglienti, di cui tutti parlano e che tutti hanno. Quelli che entri in libreria e te li vedi lì e dici: cazzo, che copertina.

Perché chi legge davvero, con senso critico e scegliendo nell’enorme varietà della letteratura moderna, non arriverà mai al vostro libro. A meno che non ci appiccichiate sopra della bella carta moschicida.

E chi s’è visto, s’è visto.

Buona lettura

 

Ivano


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Altro, Cosa ne pensa un autore..?

COME FARSI PUBBLICARE – CONTATTI CON GLI EDITORI

Negli ultimi tempi, si sta assistendo a un incremento esponenziale dell’autopubblicazione come prima destinazione di tutti quegli autori che vorrebbero vedere pubblicato il proprio libro; questo ha portato, va detto, a una diminuzione della qualità, o quantomeno della percezione della qualità, del prodotto libro, in generale, e a una diminuzione della sua autorevolezza: se chiunque può pubblicare, compresi veri e propri analfabeti, allora il libro in sé, soprattutto per gli emergenti e gli esordienti, diventa qualcosa di poco valido agli occhi dei lettori.

Ma perché ci si rifugia sempre più spesso nell’autopubblicazione?

1. Perché è più facile, certo: basta starsene a casa e mandare il file pdf ad un sito tra Lulu, IlMioLibro e LampiDiStampa ed ecco, non c’è nemmeno da aspettare: verrà pubblicato.

2. Perché è più veloce: niente editing, la copertina la scelgo io, mi può arrivare a casa anche domani

3. Perché la percezione della pubblicazione, soprattutto della prima, è la stessa di una fama inaspettata: se ho pubblicato, diventerò famoso e sarò sicuramente letto da tanti.

4. Perché se il libro è stato rifiutato dagli editori: ecco, sono dei balordi e me lo pubblico io, piuttosto.

5. Perché devono lucrare gli editori sul mio libro? Piuttosto ci lucro io.

Allora, andiamo per gradi. Innanzitutto, come detto, l’autorevolezza di un autopubblicato è praticamente nulla. E, soprattutto, saltare a pié pari l’editore per ripicca – “perché non sono stato selezionato” – per fretta o perché è l’ultima spiaggia è, di per sé, assolutamente stupido.

Un editore, attraverso il proprio marchio, un buon lavoro di editing e una distribuzione (anche scarsa) vi darà sicuramente risultati più decenti dell’autopubblicazione – chiariamoci: se vi autopubblicate, sarà quasi impossibile entrare in libreria, difficilissimo vendere a conoscenti, difficile fare presentazioni, ed è così che ci si promuove; e, ovviamente, lo dovrete fare da soli.

Ma allora torniamo alla domanda principale: come faccio a ottenere di farmi pubblicare?
In primis: se il tuo testo non è valido, lascia stare. Tientelo per te, magari fanne stampare qualche copia in autopubblicato, sì, ma in privato, senza sogni di gloria.Se il testo, invece, sembra valido a più persone che l’hanno letto, e vuoi arrivare a un editore, beh, non scoraggiarti al primo no, e ritenta fino a trovarlo. Però, seguendo un certo metodo. Quale?

Prima di tutto, va detto che gli editori ricevono CENTINAIA di mail ogni giorno con centinaia di proposte diverse. Per farvi notare, seguite queste tre regole: ORDINE, AUTOREVOLEZZA, SINTESI.

Ordine: la mail che manderete deve essere ben scritta, priva di errori, pulita, e riportare in ogni sezione il materiale che ne fa parte. Es. un pdf per il vostro testo, un pdf per una sinossi del testo e un pdf per una vostra biografia esaustiva. Non mandate trenta racconti in allegato, in trenta allegati diversi, e non mettete bio e sinossi nel testo, o peggio ancora nel testo della mail.

Autorevolezza: dovete far capire che ne sapete, o che siete validi; insomma, dovete far capire che si può puntare su di voi. Nella biografia inserite dati che possano far intuire un vostro impegno diretto nel mondo culturale o letterario, o fate capire che avete – se davvero lo avete, sia chiaro – un bacino di lettori potenziali.

Sintesi: siate SINTETICI. Una sinossi breve, una bio breve. Non sbrodolatevi di complimenti, evitate riferimenti a menzioni d’onore o premi vinti – che non contano nulla – non dilungatevi nel corpo della mail.

Ci sono centinaia e centinaia di editori free in Italia, che non chiedono quindi un euro per pubblicare e che spesso si fanno il mazzo tanto per rendere il libro autorevole, quindi leggibile, quindi comprabile. Fate i seri, e piuttosto che abbandonarvi all’autopubblicazione, pensate a contattarli tutti. Vedrete che, agendo nel modo giusto, sarete ascoltati.

Lascio qui sotto, in allegato, l’elenco delle case editrici Free o a Doppio Binario che ho contattato in tutti questi anni di lavoro nel campo editoriale. Potranno servirvi, sicuramente.

E, come sempre, buona scrittura.

Ivano

LISTA CONTATTI EDITORI – CLICCARE PER SCARICARE


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Cosa ne pensa un autore..?

PERCHE’ Editoria A Pagamento E’ SINONIMO DI IMMORALE

Giusto ieri, girovagando tra i vari siti che devo visitare per la mia attività di curatore di collana editoriale presso Amande Edizioni, mi imbatto in uno strumento di calcolo preventivi per stampa di libri, creato da una tipografia, dedicato agli editori interessati. Perché ve ne parlo? Eccovi spiegato, in breve, il motivo:

Un editore (generico: eap, non eap, doppio binario; ad ogni modo, un piccolo editore, a bassa tiratura) genericamente parte con una tiratura di 50, 100 copie, per poi ristampare (con stampa digitale) le copie necessarie alla distribuzione o alla vendita. Un editore a pagamento, giusto per introdurre l’argomento, stampa invece circa 100 copie, che invia poi direttamente all’autore (o un numero copie similare, insomma) appena siglato il contratto e ricevuto il pagamento (dall’autore stesso).

Vi chiederete: quanto costa, a un editore, stampare una cinquantina di libri da 150 pagine di media?

Lo volete davvero sapere? Bene: 150 euro. No, avete capito bene. 150 euro per 50 libri. Diventano quindi, supponiamo, 300 per 100 libri.

Ora, mettiamoci anche il costo del bollino isbn (intorno ai 50 euro di costo sul numero di copie complessivo, che può quindi essere cinquanta ma anche diecimila); arriviamo a 200 euro per 50 libri, 350 per 100 libri.

Mettiamo da parte il fatto che, quindi, uno potrebbe essere tentato di aprire un editore, a questo punto (ma mancano i prezzi della burocrazia, del personale, delle tasse, etc). Concentriamoci invece su un altro aspetto: un editore a pagamento chiede all’autore dalle 1.000 alle 6.000 euro. Per, mediamente, 100 copie, appunto. Il guadagno netto è assolutamente immorale, e tutto a carico dell’autore: parliamo di cifre che, senza mettersi sul mercato, vanno dai 650 ai 5.650 a titolo pubblicato. Sull’unghia.

Ora, è chiaro a tutti come questo meccanismo non abbia alcun senso, alcuna giustificazione: nemmeno quella del ‘ma così il rischio d’impresa è condiviso, o quantomeno non ce l’ho nemmeno, io editore’. No, qui si parla proprio di sfruttamento vero e proprio.

E voi, che vi affacciate per la prima volta al mondo editoriale: volete essere sfruttati?

Se avete osservazioni, domande, pensieri vostri, lasciateli pure qui sotto: risponderò volentieri.

ps. sì, una mezza idea di aprire un editore ce l’ho avuta anch’io, leggendo i dati, quindi state tranquilli, non siete i soli XD

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Il paese dei poveri

IL PAESE DEI POVERI: recensione su Arancini Letterari

Un grazie sincero a Sebastiano Cappello per la bella recensione 😀

copertina

Buongiorno a tutti!
Oggi vi parlerò di un libro, che ho letto in questi due giorni in ebook sul mio fidato Kobo.
Il libro si intitola “il paese dei poveri” ed è stato scritto da Ivano Mingotti, pubblicato dalla Edizioni R.E.I.
Mingotti per i più attenti non è un nome nuovo; infatti, ha scritto altri libri, tra i quali “Sotto un sole nero”, romanzo distopico molto originale, che ho avuto l’occasione di leggere l’anno scorso.
Prima di parlarvi del libro e di cosa ne penso, è doveroso spiegarvi come sono venuto in possesso di questo libro:
Un giorno ho acceso il computer, sono entrato nella mia email per vedere la posta ricevuta, cosa che faccio quasi sempre prima di andare su Facebook o su altri siti, vedo un messaggio dell’autore, che mi ha contattato perché aveva scelto il mio blog per parlare del suo ultimo libro, io gli ho risposto dicendo che accettavo la sua proposta volentieri e così eccomi qua oggi a parlarvi de “il paese dei poveri”.

“Il paese dei poveri” è la storia di Achille DiMea che si trova rinchiuso in un istituto, una sorta di “ospizio” denominato proprio “Il Paese dei Poveri”, che accoglie tutte quelle persone disagiate, povere, che non hanno di che vivere, quindi parliamo di barboni, nullatenenti e nullafacenti. In questo istituto le persone vengono denudate, lavate, rasate, gli viene fatta indossare una tunica verde e devono sottostare a rigide regole. La stessa sorte capita ad Achille. La storia ci viene raccontata dall’autore con dovizia di dettagli, di particolari e in maniera da suscitare nel lettore la curiosità e la voglia di andare avanti a leggere.

Quando ho iniziato a leggere il libro, devo dire con sincerità che ho avuto qualche difficoltà a entrare nella storia e pensavo di trovarmi di fronte a un romanzo distopico, nel quale il protagonista si trovava in questo istituto che non ha nulla di diverso, a mio parere, dai lager nazisti di Auschwitz e Buchenwald: infatti, le persone in questo “Paese dei Poveri” vengono trattati senza alcuna dignità, di giorno lavorano duramente la pietra con dei picconi, consumano frugali pasti e qualsiasi aiuto verso gli altri viene severamente punito. Entrando di più nella storia, ho cominciato ad apprezzarla e ha suscitato in me un’angoscia terribile, perché ho realizzato il fatto che questo potrebbe accadere ai giorni nostri; un aspetto che mi ha colpito è proprio il suo essere molto attuale, molto spesso io mi domandavo nella mia testa: “Sarà questo il futuro dell’Italia e dei giovani che in questo momento sono senza lavoro e non hanno quindi una propria indipendenza a livello economico?”,questo romanzo mi ha fatto riflettere molto sulla situazione di crisi che stiamo vivendo oggi: “Il paese dei poveri” potrebbe essere perfettamente una rappresentazione metaforica della nostra Italia, Achille e gli altri il popolo e coloro che dirigono l’istituto i nostri rappresentanti. Un’altro motivo, per cui questo romanzo mi ha angosciato, è legato al mio modo di pensare della storia: io ho un’idea ciclica della storia e quindi penso che la storia si ripeta sempre e che gli eventi in diversi contesti, in diverse vesti possano ritornare; quindi, avendo paragonato questo”paese dei poveri” ai lager nazisti ho realizzato il fatto che l’esperienza orribile dei campi di concentramento possa manifestarsi di nuovo.
Un altro pregio del romanzo è lo stile, il modo in cui viene raccontata la vicenda: l’autore si pone allo stesso livello del lettore e, insieme, cercano di capire dove si trovano, cosa sta succedendo; l’autore e il lettore diventano spettatori della vicenda, il lettore non è solo, non deve affrontare da solo la vicenda, ma con lui c’è anche l’autore,che non si pone al di fuori della storia, ma come il lettore ne rimane coinvolto; il romanzo quindi diventa un viaggio sia del lettore sia dell’autore alla scoperta di questo “paese dei poveri”. Per quanto mi riguarda, è la prima volta che mi trovo davanti a questo stile, a questo modo di raccontare ed è un aspetto che ho apprezzato molto. Ultimo aspetto che ho apprezzato e che per altri potrebbe essere un difetto è la minuziosità delle descrizioni, ricche di particolari, di dettagli e di ripetizioni, che potrebbero rallentare il ritmo di lettura e risultare noiosi, ma a mio parere aumentano l’angoscia, creano la suspense.

Questo è tutto quello che ho da dire su questo romanzo, che vi consiglio fortemente perché vi lascia tanto e vi rimarrà un segno indelebile nel vostro cuore; vi consiglio magari di non approcciarvi a questo romanzo come ho fatto io, perché ancora oggi se ci ripenso mi viene un’angoscia e una paura tremende, quindi questo è l’unico consiglio che vi do: approcciatevi a questo libro in maniera distaccata, fatevi coinvolgere dalla storia, ma rimanetene distaccati per non avere troppa angoscia!
Io ringrazio Ivano, che mi ha dato la possibilità di leggere questo libro, gli auguro di avere successo nella vita e nel lavoro perché se lo meritaè una persona davvero deliziosa.

Vi lascio qua sotto con la copertina del libro, che a mio parere è molto bella e rispecchia le atmosfere della storia create da Ivano.
Io vi auguro buone letture!
A presto!
Ciaooo

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