Altro, Cosa ne pensa un autore..?

COME FINGERSI UN EDITORE NON A PAGAMENTO E FARLA FRANCA

Avete presente quegli editori che si dichiarano assolutamente free ma che in qualche modo vi fanno arrivare al naso quel leggerissimo tanfo stantio e volgare di editoria a pagamento? Ecco, oggi vi insegnerò come smascherarli. Tutti. Punto per punto.

piccolo appunto: esclusivamente per autori. Poi oh, se siete lettori e volete capire come funziona il mondo, leggere qua sotto non fa mai male

Punto primo

L’editore a pagamento che si finge free non vi chiede di acquistare copie, ve lo suggerisce caldamente. Afferma giubilante che acquistando tot copie ne avrete tot mila miliardi in più in omaggio, ma solo per voi eh, è così, e fa proprio di tutto per farvelo tenere a mente, per ricordarvelo, per riempirvi la testa con la sua meravigliosa offerta: perché un’offerta così, oh, non la si trova mica al mercato, siamo pazzi? Poi ecco, potete anche scegliere di non comprare nemmeno una copia eh, nessuno vi obbliga, ci mancherebbe, l’abbiamo detto tanto per, così, per darti un’opportunità in più, è più comodo, e poi è peggio per voi: ma lo sapevate che con altre tre copie ve ne mandavamo in omaggio addirittura un’altra????

Punto secondo

L’editore a pagamento che si finge free dà diritti d’autore SOLO SE. Solo se superate le 1000 copie vendute, le 1500, le 2000, le 3000, le 6000, l’Everest, e così via. Cioè, solo se diventate best-seller. Solo se fate un calendario. Solo se gridate OAAAAAIOOO dalla punta della torre Eiffel vestiti da Grande Puffo. Se no oh, amen. Che poi, toh, mi son scordato anche di mandarti il report delle vendite di quest’anno. Toh, anche il mese scorso me l’ero scordato. Toh, e quello prima. Toh.

Punto terzo

L’editore a pagamento che si finge free vi chiede milioni di volte di partecipare ai concorsi letterari più svariati, con un entusiasmo che rasenta l’illuminazione mistica. E pensate, c’è di più, è così magnanimo che si offre anche di pagare il 50% del prezzo di copertina di tuuuuuutte le copie che si dovrebbero inviare per partecipare! Che poi oh, voi siete importanti eh, quindi vi chiederà di prendere parte solo a concorsi che richiedano minimo 5 copie, se non di più eh, che a 30 copie l’entusiasmo diventa impresa storica, adunata, risorgimento, s’ha da fare! Sia mai che la casa editrice Canigattì07 quest’anno poi vinca il premio Bancarella, lo Strega e il Campiello all together, ragazzi!

ps. il 50% che paghereste per le copie è ben superiore al costo della stampa di TUTTI i volumi da inviare: insomma, un bel ricavino per l’editore mascherato che ai vostri occhi vuole sembrare solo un ottimo samaritano.

Punto quarto

L’editore a pagamento che si finge free caldeggerà un clima fraterno tra i suoi autori, tanto fraterno che sarà quasi impossibile per voi non comprare libri dei vostri colleghi di collana. Insomma, dai, come fai a non prendere il libro di Caio, l’abbiamo pubblicato ieri ed è proprio bravo, così bello! Guarda, te lo dico 600 volte su facebook e per mail, come fai a non comprarlo? Cioè, ieri ti ho mandato una lista delle nuove uscite, caro autore, come fai a non spulciare e acquistare? Dai, acquista. Dai, su. Vuoi sembrare cattivo a tutti gli altri? Dai, compra qualche copia, su.

Punto quinto

L’editore a pagamento che si finge free organizzerà GRANDI EVENTI a cui sembrerà dover partecipare il mondo letterario e accademico e dello spettacolo tutto, e che invece saranno frequentati solo dagli stessi autori dell’editore, e stop. Fiere, convention, presentazioni: tutte con l’unico scopo di vendere agli  autori stessi copie dei libri di loro colleghi di collana. Ma guardali che belli, sono lì esposti, dai. Che sei venuto a fare se no? Non vedi che non c’è manco un lettore, che siamo tutti scrittori qui? Ma dai, che dici, non siamo spudorati, è che ci teniamo ai rapporti tra i nostri autori, e poi guarda, guarda che bella famiglia siamo!

Punto sesto

L’editore a pagamento che si finge free imporrà regole di editing assurde, a cui l’autore stesso si dovrà attenere (ricordiamo: chi deve fare editing è l’editore, non l’autore) pena venire scartato anche se, oh, è un capolavoro quello che ci ha presentato! Se l’autore non riuscirà a seguire le istruzioni, l’editore mascarato avrà la gentilezza di suggerire un’agenzia letteraria a cui rivolgersi, chiaramente pagando eh, o chiederà direttamente soldi per svolgere un buon editing. Che poi l’agenzia a cui ci si potrà rivolgere sia o interna o comunque in ottimi accordi con l’editore poco importa: tanto loro pagano te, tu paghi una parte a me, almeno ci si guadagna entrambi, e l’autore si fa fesso.

Punto settimo

L’editore a pagamento che si finge free fa COPERTINE DI MERDA. E chiede l’immagine all’autore, o ne scarica una gratuita da internet. Perché la copertina è un costo, e togliere un costo è un piacere. Che poi, tanto, la copertina può fare cagare, che tanto mica dobbiamo venderlo sto libro, il libro lo finanzia l’autore stesso con l’editing, o partecipando ai concorsi, o comprando copie per sé, o facendosi comprare il libro dagli amici autori di collana, o non ricevendo mai i suoi bei diritti d’autore. Tanto, cazzocene?

Ecco, se riconoscete il vostro editore, o un editore appena contattato, in tre o più di questi punti, avete un chiaro esempio di editoria a pagamento; se tra uno e tre, di qualcuno che cerca di vivacchiare di sotterfugi. Se di sette su sette beh, ragazzi miei, datevi una svegliata e statene alla larga. Ah, vi ha vincolati per dieci anni? Eh, allora cazzomene, cavoli vostri.

E ricordiamo sempre che un editore vero si fida dell’autore, e gli affida solo il grave compito di dare valore al testo, e non al testo un valore. Un vero editore rischia, magari poco o pochissimo, ma rischia: non fa il furbetto per darsi arie e crearsi una reputazione fasulla da smontare a bisogno. Il vero editore magari stampa solo 50 copie e poi ne vende 100 di ristampa: non dice di distribuirne 2000 – tra l’altro chiedendo prestiti per 6000 euro e ripagandoli solo grazie all’autore stesso – per poi venderne ufficialmente 100.

E rammentiamo sempre che in Italia, ogni giorno, escono 12 nuovi titoli. Di questi, 7 non venderanno nemmeno una copia.

Baby, questa è la giungla.

Buona lettura, e occhio

Ivano


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Altro, Cosa ne pensa un autore..?

COME FUNZIONA LA PUBBLICAZIONE DI UN LIBRO

Allora,  ho deciso di fare un piccolo sommario su come un libro inedito arriva, fisicamente, tra le mani di un lettore, giusto per chiarire un po’ le cose. Mi soffermerò quindi su tutti i principali passaggi, evitando i dettagli di cui, purtroppo, non sono ancora a conoscenza. Spero che la cosa possa aiutarvi a capire come “l’oggetto libro” si muove, e comprendendone quindi i meccanismi, a trovare poi una formula per promuovervi meglio (se siete autori).

COMINCIAMO DALLA PROPOSTA ALL’EDITORE

L’autore ha scritto un buon inedito: bene. Magari editandolo (correggendolo) più volte, dandolo in lettura ad alcuni beta-reader (soggetti che, in anteprima, leggono l’inedito e danno un parere), rileggendolo di nuovo per trovare fino all’ultimo problema insito nel testo. Ha deciso quindi di passare alla fase successiva: LA RICERCA DI UN EDITORE. Valuta prima di tutto se fiondarsi nel grande mondo dell’autopubblicazione (una cosa a costo zero ma a rischio elevatissimo di fallimento, perché il peso della promozione, dell’editing etc. ricade tutto sull’autore), quindi ricerca sul web delle guide, o magari qualche suggerimento per poter pubblicare il proprio scritto. Writer’s Dream, Il Mondo dello Scrittore, e perché no, anche questo sito: dopo aver tanto letto e tanto fatto, capisce che deve scegliere, all’interno di un’enorme lista, un piccolo gruppo di editori che potrebbero essere davvero interessati, per tematiche e genere, al proprio inedito. Decide quindi di seguire le procedure esposte sui siti degli editori che ha scelto, mandando per mail quando viene richiesto per mail e per posta quando viene richiesto per posta, e così la sua opera finisce nello sterminato archivio dei vari editori selezionati.

LA VALUTAZIONE EDITORIALE: COME L’EDITORE DECIDE COSA PUBBLICARE E COSA NO

L’inedito è arrivato all’editore. Adesso, a seconda della grandezza della casa editrice, della scelta si occuperanno una o più persone, secondo criteri differenti : prima di tutto, il modo in cui l’inedito viene presentato (la presenza o meno di Biografia e Sinossi, se non addirittura di un Target dell’opera; la presenza di errori nella mail o nella lettera allegata, il tono, a volte la particolarità o meno del testo della lettera/mail stessa), quindi il livello di saturazione della propria linea editoriale (quanti titoli sono previsti per i prossimi mesi, se c’è posto per un altro titolo), quindi se il libro si confà o no alla linea editoriale (per genere, tematiche), se è vendibile (non parliamo di essere o meno commerciale, ma di vendibilità in senso stretto: ci sono libri oggettivamente difficili da vendere, e l’editore deve tenere in conto anche questo), se l’autore, come descritto dalla biografia, ha spirito d’iniziativa o meno (se insomma ci si può affidare ANCHE a lui per la promozione), qual è l’età dell’autore, dove abita, e così via. A un primo superficiale esame passato ne segue un altro, che valuta le prime pagine del libro in senso stretto (quindi è importantissimo per l’autore concentrarsi sulla resa delle prime pagine), a cui segue un terzo che valuta la quasi interezza del libro. Se anche il terzo esame è ok, l’editore dà il via alle danze.

Piccola postilla: con l’agente funziona allo stesso modo. A volte c’è un rapporto fiduciario tra agente e editore che fa sì che l’inedito scavalchi la coda di valutazione e venga così valutato per primo, ma oltre questa leggera differenza non c’è altro di cui parlare (chiaramente a volte l’agente è pagato dall’autore per proporre il proprio inedito agli editori, a volte no).

L’EDITORE DECIDE DI PUBBLICARE: L’EDITING

A questo punto entra in gioco l’editor: il testo viene corretto e ricorretto più e più volte da una o più persone, a seconda della grandezza della casa editrice, con diversi passaggi del testo di bozza tra correttori e autore. Dopo un lungo round di esami sintattici, grammaticali, strutturali etc etc, il libro è cotto a puntino, e passa quindi alla linea grafica per formattazione e scelta di copertina: il gioco è fatto.

L’EDITORE E IL DISTRIBUTORE

E a questo punto le danze si fanno davvero interessanti. Se l’editore è piccolo o addirittura micro, si accontenterà di pagare la SIAE per il codice ISBN, ossia il codice identificativo che trovate sulla quarta di copertina e permette al libro di essere venduto nei negozi online e in libreria; metterà quindi il libro in vendita sul web e si affiderà agli autori per la promozione dello stesso. Se l’editore è medio, entrano in gioco i veri pezzi grossi del mercato editoriale: i distributori.

Un distributore è un ente che si occupa appunto di DISTRIBUIRE il libro, sia in libreria che online, contattando direttamente i negozi con cui vuole instaurare un rapporto, a volte tramite veri e propri agenti di commercio che si presentano in libreria a mostrare i propri prodotti (con titoli fisici e non). Per mettersi in moto, il distributore chiede all’editore, il più delle volte, tra il 60 e il 70% del prezzo di copertina, impuntandosi su una tiratura di non meno di 2000 copie, che provvederà a (TENTARE DI) smerciare. Una parte di questo suo 60/70% andrà alle librerie con cui entrerà in contatto (a seconda di dove si trovano e quanto sono frequentate, la loro percentuale oscilla tra il 18 il 50%), il restante rimarrà nelle mani dei distributori.

L’EDITORE E LA STAMPA

Dopo il visto si stampi, se l’editore è piccolo – o mini – affiderà la stampa del libro a una tipografia, con una piccola tiratura (mediamente tra le 20 e le 50 copie) per poi ristampare quando il mercato richiederà altre copie. Con la stampa digitale di oggi, il micro editore potrà permettersi di stampare anche una sola copia alla volta.

Se l’editore è medio e si affida appunto a un distributore, sarà obbligato a stampare 2000 copie di questo nostro libro. Tenendo conto che a copia stampata spende intorno ai 3 euro  di media, l’editore dovrà preventivamente sborsare una cifra intorno ai 6000 euro alle tipografie per ogni titolo pubblicato. Contando che di queste 2000 copie molto spesso il distributore riuscirà a piazzarne circa la metà (poco più di 1200, in media) e che di queste saranno vendute (sempre secondo media) intorno alle 600 copie, capite bene che l’editore non riuscirà mai a coprire i costi di stampa. E allora come può pubblicare ogni volta un nuovo libro? Semplice: chiedendo un prestito in banca.

Per ogni titolo a tiratura 2000 copie c’è un titolo a tiratura 2000 copie che funge da garanzia. Vi spiego meglio: l’editore x ha pubblicato il libro y, che ha venduto 400 copie. Alla sottoscrizione del contratto di distribuzione del libro y, l’editore x si è impegnato a dare al distributore z 2000 copie dello stesso; il distributore fornisce così all’editore un documento w che prova che, vendute le copie del libro y, tolta la sua parte, dovrà il restante 30 o 40% all’editore x. L’editore x quindi si presenta quindi col documento w in banca, chiedendo un prestito diciamo di 6000 euro (a copertura della stampa del prossimo libro, che chiameremo k), mettendo come garanzia della copertura del prestito il ben noto documento w.

Cosa intendo quindi dire che per ogni titolo da 2000 copie c’è un titolo a tiratura 2000 copie che funge da garanzia? Semplice, che l’editore medio lavora “a prestito”, cioè molto spesso finanziando ogni nuovo libro con un prestito bancario “coperto e garantito” dal documento del libro “Y” pubblicato in precedenza. Si innesca così una catena di prestiti che, è vero, non fa altro che aumentare il debito dell’editore verso la banca e il rischio che l’editore diventi insolvente, ma che permette alla casa editrice di continuare a pubblicare e sopravvivere, coprendo non solo i costi di stampa, ma quelli di gestione, di personale etc., magari sperando che il boom di uno dei propri titoli vada a coprire tutti i buchi lasciati dalle precedenti pubblicazioni.

Un sistema fragile? Sì. Il rischio è soprattutto sulle spalle degli editori. Quindi, quando venite pubblicati, ringraziate e baciate il terreno (non so voi, ma a me i mutui non sono mai stati particolarmente simpatici).

LE LIBRERIE

Il libro arriva in libreria, in qualche modo: un agente del distributore, un suggerimento da parte di un lettore, un passaparola, e il libro è a scaffale.

Ora tutto è nelle mani dei lettori – e dei librai che lo hanno letto e lo consigliano – e della loro curiosità: se il libro attira l’attenzione e vende, può cominciare a camminare sulle proprie gambe e promuoversi da solo. Altrimenti, se resta fermo più e più mesi a scaffale, subisce quello che è il naturale ciclo della vita: viene sostituito da un altro libro che si spera possa venir comprato, permettendo così al libraio di guadagnare e di sopravvivere. Sì, è la legge della giungla, cari miei: sopravvive il più forte – e il più bello.

GLI EVENTI

Se il libro non cammina da solo, l’autore può pensare di mettersi in gioco: presentazioni, firmacopie, insomma, di modi in cui proporsi ce n’è davvero a bizzeffe, basta mettersi all’opera. Può essere l’editore stesso a contattere librerie, biblioteche, circoli culturali o altro, o può essere direttamente l’autore – dipende anche qui dalla grandezza e dalla serietà della casa editrice. Molti enti diranno no alle richieste di organizzare eventi, molte librerie diranno no a firmacopie con autori minori, ma alla fin fine, impegnandosi, si può davvero mettere su un bel calendario di eventi in poco tempo, e se l’opera è promossa bene, arriva nelle mani di un bel numero di lettori. E poi, volete mettere il piacere di incontrare l’autore vis a vis?

LA CAMPAGNA PUBBLICITARIA

E poi, beh, c’è la pubblicità. Recensioni, interviste, ospitate, video non convenzionali, performance pubbliche, insomma, tutto ciò che serve per attirare l’attenzione va fatto. L’autore andrà in tv, in radio o sul web solo se si muoverà BENE personalmente o se l’editore ci metterà del suo, e la cosa avrà risultati diversi a seconda della grandezza del media ospitante: le webradio e le webtv, così come i piccoli siti di recensioni, offrono pochissima visibilità, se non nulla; se la tv o la radio è di riferimento regionale o addirittura nazionale, beh, l’opera è a cavallo. Più pubblico viene toccato dall’intervista, dall’ospitata o dal mero passaggio pubblicitario, e più gente acquisterà il libro. Mai visto gente entrare in libreria e chiedere il libro di “quello lì che ha parlato l’altro giorno in televisione”?

Chiaro che, per una promozione fatta bene, serve una buona rete di contatti, e questo si può raggiungere solo con una buona gavetta o affidandosi a un editore serio ed esperto – e non ce ne sono moltissimi, in giro. E poi, cari autori, non contate troppo sulle recensioni fatte da piccoli siti o blog: spesso saranno gli stessi gestori a sperare che IL VOSTRO pubblico venga a vedere il post, anzi, spesso sarà la loro unica ragione – e motivazione – per recensirvi.

IL LIBRO NELLE MANI DEL LETTORE

Ed eccoci arrivati all’ultimo punto: la quarta di copertina, se non l’immagine di copertina, lo hanno tanto convinto che il lettore non ha potuto fare a meno di acquistare il libro. O magari il passaparola, un suggerimento del libraio, una buona pubblicità su internet, un’intervista alla tv, passata in radio: insomma, in qualche modo il lettore è stato convinto. E beh, ora è un terno al lotto, perché da qui si decide se partirà o meno la massificazione del prodotto libro: il lettore ha il potere di rendere l’opera un successo o meno, e questo è il vero e proprio problema della scena editoriale italiana di oggi. Non i prestiti degli editori, non i distributori che mangiano la quasi totalità dei profitti, non la poca gente in libreria o l’alto prezzo dei libri, non lo scarso valore della maggioranza degli inediti. Perché il lettore medio, soprattutto il lettore medio italiano, vuole cinque cose specifiche:

  • LO SCANDALO
  • IL ROMANZO ROSA CHE SI LEGGE E SI DIMENTICA IL GIORNO DOPO
  • IL ROMANZETTO LEGGERO CHE SI LEGGE E SI DIMENTICA UN’ORA DOPO
  • IL FAMOSO
  • LE RICETTE

Spesso le cose si intersecano, come i libri di ricette scritti da personaggi famosi, o i romanzi rosa scritti da personaggi famosi, o gli scandali su personaggi famosi o gli scandali sulle ricette: resta il fatto che, scorrendo qualsiasi classifica dei dieci libri più venduti in qualsiasi mese dell’anno, troverete per 10/10 questi argomenti qua, non si scappa.

Questo si vende in Italia, perché IN ITALIA NON SI LEGGE. In Italia i libri si vendono per essere venduti, non per essere letti. In Italia i libri si vendono per coprire le spese, perché un NON lettore non compra un romanzo forte, un NON LETTORE compra la biografia di Totti. Un lettore medio non compra L’assedio di Lisbona di Saramago, un lettore medio compra una Ferrante, una Sveva Casati, un Simoni, un Cognetti, un Pennac, un Giordano. Bisogna andarci leggeri con i lettori italiani, perché la lettura è vista, già dalle scuole medie, come un mostro divora tempo, una palla al piede, un obbligo: più è impegnativa, più è da evitare.

E quindi via con i Mondadori sugli Youtuber, via coi romanzi rosa o storici o trhiller alla cotto e mangiato, via alla letteratura come CONSUMO VELOCE, un fast food delle pagine.

Mi rendo conto che la cosa può essere inquietante, e pesante, ma una cosa posso consigliare agli autori emergenti: FOTTETE IL LETTORE MEDIO. Lo so, sembra una cosa da stronzi, ma l’unico modo per farsi leggere da un lettore medio è FARGLI CREDERE CHE IL LIBRO CHE GLI SI STA PROPONENDO SIA LEGGERO. State lontani dalla parola impegnativo, è un consiglio. Meno pensano di fare andare le rotelle del cervello, meglio è. Che poi magari scoprono che non è così male leggere e trovarsi a pensare.

Come ho detto altrove, la chiave nell’affrontare una crisi è capire che la crisi stessa è un segnale che qualcosa deve cambiare, evolversi, adattarsi al momento per poter crescere. Bisogna capire che è proprio in questi momenti che ci si offre un’opportunità mai avuta prima, quella di cambiare le cose e prendere in mano la situazione.

Beh, ora avete un quadro più chiaro. Se avete qualche informazione con cui arricchire il testo, fatemelo sapere.

E voi, che ne pensate? Aspetto vostre, e buona lettura.

Ivano


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Altro, Eventi

IS THERE ANYBODY OUT THERE?

Quindici giorni fa ho dato un annuncio ben preciso, dicendo che la collana che gestisco e che pubblica FREE, cioè SENZA COSTI per l’autore, è in cerca di nuove proposte letterarie. Beh, sono ancora in cerca, se ve lo state chiedendo.

Ciò che mi sorprende è che, avessi fatto questo tipo di annuncio un paio di anni fa, sarei stato sommerso di mail, e invece niente! BAH. Che la gente abbia smesso di scrivere? Che abbia mollato qualsivoglia velleità letteraria?

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Questa sorta di depressione propositiva si collega bene con quello che, purtroppo, vedo e sento in giro in questi mesi. Notizia recentissima la chiusura di una bellissima libreria milanese, La Tramite, di cui sono stato gradevolmente ospite giusto un mesetto fa; notizia che fa il paio con quello che i librai mi dicono spesso, indicandomi dati che mostrano dal 20 al 50% di fatturato in meno rispetto all’anno precedente, e con quello che constato personalmente durante i firmacopie: i negozi sono paurosamente vuoti.

Non solo: nel mio peregrinare in giro per il Nord per promuovere Belve, noto che anche il centro delle città si è svuotato, e che non solo i negozi ‘culturali’ hanno subito una pesante flessione: abbigliamento, alimentari, bar, ristoranti, ogni negozio è spaventosamente vuoto. I soldi sono finiti? Non lo so. Il fatto è che la gente non esce di casa, e questo è difficile da negare.

Domenica sarò a Modena per il BUK Festival, dove spero di vedere segnali incoraggianti. Mancano ancora un paio di mesi alla fine della promozione di Belve, e vorrei finire in bellezza, insomma. Anche perché, tra poco, in un modo o nell’altro, NIMAL KINGDOM verrà editorialmente alla luce.

Insomma, fatemi sapere la vostra: voi che ne pensate della situazione? Vedete quel che vedo io? Secondo voi perché la gente non esce, non vive la propria comunità? E gli scrittori, dove sono finiti?

ps. ripeto: se avete un indedito, inviatemelo! amande-nuoveluci@libero.it

Vi aspetto!

 

Ivano

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COME FARSI PUBBLICARE – CONTATTI CON GLI EDITORI

Negli ultimi tempi, si sta assistendo a un incremento esponenziale dell’autopubblicazione come prima destinazione di tutti quegli autori che vorrebbero vedere pubblicato il proprio libro; questo ha portato, va detto, a una diminuzione della qualità, o quantomeno della percezione della qualità, del prodotto libro, in generale, e a una diminuzione della sua autorevolezza: se chiunque può pubblicare, compresi veri e propri analfabeti, allora il libro in sé, soprattutto per gli emergenti e gli esordienti, diventa qualcosa di poco valido agli occhi dei lettori.

Ma perché ci si rifugia sempre più spesso nell’autopubblicazione?

1. Perché è più facile, certo: basta starsene a casa e mandare il file pdf ad un sito tra Lulu, IlMioLibro e LampiDiStampa ed ecco, non c’è nemmeno da aspettare: verrà pubblicato.

2. Perché è più veloce: niente editing, la copertina la scelgo io, mi può arrivare a casa anche domani

3. Perché la percezione della pubblicazione, soprattutto della prima, è la stessa di una fama inaspettata: se ho pubblicato, diventerò famoso e sarò sicuramente letto da tanti.

4. Perché se il libro è stato rifiutato dagli editori: ecco, sono dei balordi e me lo pubblico io, piuttosto.

5. Perché devono lucrare gli editori sul mio libro? Piuttosto ci lucro io.

Allora, andiamo per gradi. Innanzitutto, come detto, l’autorevolezza di un autopubblicato è praticamente nulla. E, soprattutto, saltare a pié pari l’editore per ripicca – “perché non sono stato selezionato” – per fretta o perché è l’ultima spiaggia è, di per sé, assolutamente stupido.

Un editore, attraverso il proprio marchio, un buon lavoro di editing e una distribuzione (anche scarsa) vi darà sicuramente risultati più decenti dell’autopubblicazione – chiariamoci: se vi autopubblicate, sarà quasi impossibile entrare in libreria, difficilissimo vendere a conoscenti, difficile fare presentazioni, ed è così che ci si promuove; e, ovviamente, lo dovrete fare da soli.

Ma allora torniamo alla domanda principale: come faccio a ottenere di farmi pubblicare?
In primis: se il tuo testo non è valido, lascia stare. Tientelo per te, magari fanne stampare qualche copia in autopubblicato, sì, ma in privato, senza sogni di gloria.Se il testo, invece, sembra valido a più persone che l’hanno letto, e vuoi arrivare a un editore, beh, non scoraggiarti al primo no, e ritenta fino a trovarlo. Però, seguendo un certo metodo. Quale?

Prima di tutto, va detto che gli editori ricevono CENTINAIA di mail ogni giorno con centinaia di proposte diverse. Per farvi notare, seguite queste tre regole: ORDINE, AUTOREVOLEZZA, SINTESI.

Ordine: la mail che manderete deve essere ben scritta, priva di errori, pulita, e riportare in ogni sezione il materiale che ne fa parte. Es. un pdf per il vostro testo, un pdf per una sinossi del testo e un pdf per una vostra biografia esaustiva. Non mandate trenta racconti in allegato, in trenta allegati diversi, e non mettete bio e sinossi nel testo, o peggio ancora nel testo della mail.

Autorevolezza: dovete far capire che ne sapete, o che siete validi; insomma, dovete far capire che si può puntare su di voi. Nella biografia inserite dati che possano far intuire un vostro impegno diretto nel mondo culturale o letterario, o fate capire che avete – se davvero lo avete, sia chiaro – un bacino di lettori potenziali.

Sintesi: siate SINTETICI. Una sinossi breve, una bio breve. Non sbrodolatevi di complimenti, evitate riferimenti a menzioni d’onore o premi vinti – che non contano nulla – non dilungatevi nel corpo della mail.

Ci sono centinaia e centinaia di editori free in Italia, che non chiedono quindi un euro per pubblicare e che spesso si fanno il mazzo tanto per rendere il libro autorevole, quindi leggibile, quindi comprabile. Fate i seri, e piuttosto che abbandonarvi all’autopubblicazione, pensate a contattarli tutti. Vedrete che, agendo nel modo giusto, sarete ascoltati.

Lascio qui sotto, in allegato, l’elenco delle case editrici Free o a Doppio Binario che ho contattato in tutti questi anni di lavoro nel campo editoriale. Potranno servirvi, sicuramente.

E, come sempre, buona scrittura.

Ivano

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