Cosa ne pensa un autore..?

Cinque validi motivi per pubblicare a pagamento

Allora, facciamo una cosa veloce, da cotto e mangiato, che, cioè, detto sincero sincero, papale papale (sì, sto allungando il brodo perché il tutto non appaia nell’anteprima articolo quando avrò condiviso) mi devo preparare a tutti i commenti di quelli che, sicuramente, avranno letto solo il titolo senza aver aperto l’articolo e senza aver quindi capito che ecco, è un po’ una presa in giro, è ovvio che pubblicare a pagamento è da stupidi.

Piccola premessa: a tutti coloro che dicono che è colpa degli avvoltoi, rammento che se non ci fossero carcasse, probabilmente i volatili se ne andrebbero altrove. Capito il concetto? No? Vabbè dai, allora passiamo subito ai CINQUE VALIDI MOTIVI PER PUBBLICARE A PAGAMENTO.

  1. Per buttare via tutti quegli stupidi soldi di cui proprio non sapete che altro fare.
  2. Per bollarvi e rovinarvi per sempre la carriera.
  3. Per farvi ridere dietro da qualcuno.
  4. Per regalare denari alle volpi che si avvicinano dicendovi ‘eh ma il mercato editoriale fa schifo, devi saperlo, quindi non possiamo fare da soli! Devi aiutarci tu con i tuoi soldini, o noi rischiamo di capottarci per le spese, capito? Cioè, non esiste al mondo che tu trovi un essere umano disposto a pubblicarti gratis, ma proprio zero. D’altronde la media e piccola editoria NoEap non esistono, capito? Sono tutte storie. Tutte invenzioni. Shhh dammi qui i soldi. Shhh, da bravo. Shh, bravo, così, dormi’. D’altronde vi stavano così simpatiche, quelle tenere volpi, e sono così sincere, no? E poi, il vostro è un capolavoro, hanno ragione, loro l’hanno capito!
  5. Per vivere nell’illusione che non c’era altro modo, perché anche i grandi della letteratura hanno pubblicato a pagamento (come no), e d’altronde non esce NESSUN LIBRO IN ITALIA non a pagamento. Vero? Vero??

E niente, le cose accadono, a volte si è troppo ignoranti in materia per agire correttamente, magari si è troppo giovani, e bum, un altro pollo ci è cascato.
Se volete un consiglio serio, cercate in rete i contatti di qualche editore non a pagamento: ce n’è a bizzeffe. Per dire, ho una lista anche su questo sito (che qualche buontempone ha anche copiato pari pari sul proprio blog di wordpress e a cui dedico un pensiero gentile: Prego, figurati, non c’è di che, tranquillo che non dovevi chiedere, non mi offendo).

Adesso mi dedicherò agli analfabeti funzionali che non hanno letto l’articolo e son partiti a spron battuto per fare i paladini della letteratura globale, loro che hanno un capolavoro nel cassetto e SICURAMENTE ne sanno più di me e di voi messi insieme.

Andiamo a caricarci per la bataille.

Ah, buona lettura.

 

Ivano


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Cosa ne pensa un autore..?

Ecco perché nessuno legge il vostro libro

Ok, i commenti cattivi cattivi li scrivete dopo, per ora iniziate a leggere (che non chiedo tanto in fondo: in fin dei conti è un articolo, non un libro).

Ieri ho avuto l’ennesima riprova di quello di cui si mormorava da un po’: la libreria Odradek di Roma ha dichiarato un calo del 30% dei profitti (quindi in qualche modo dei clienti), calo perfettamente in linea con tutte le chiacchiere che mi sono fatto in questi mesi con tanti eroici librai – ormai cari amici, direi.

La gente non compra più libri. Ma zero proprio. Nada de nada.

A questo punto, potreste anche obbiettare che i libri si comprino online, o nei grandi centri commerciali, certo. Come no: non farò nomi, ma ho notizie certe che una grande catena commerciale, magari non l’unica, sta seriamente pensando di togliere il proprio angolo libri, perché non rende: lo spazio che occupa, per la miseria che rende, sarà proficuamente occupato da altro. E online, allora, scusa? Basterebbe chiedersi perché i grandi distributori online facciano sconti così mostruosi per invogliare a comprare, e avremmo già pronta la risposta (il mese scorso, ricordiamo, Ibs era arrivata al 50, 60% sul prezzo di copertina).

Beh, se la gente non compra libri, magari li prende in prestito. Ma le biblioteche sono piene? Non direi. Anzi, ci sono piccoli Comuni, non pochi, che stanno pensando O di chiuderne O di delegare il proprio servizio bibliotecario a un comune vicino, creando un’unica biblioteca di zona, una sorta di hub culturale. Beh, perché farlo? Perché la gente chiede troppi libri in prestito? O forse troppo pochi?

E tutte queste fiere letterarie che spuntano come funghi? Pensate che siano per un vero interesse nel settore da parte del pubblico, o forse appunto per cercare di invogliare quell’interesse? Quanta gente va in fiera letteraria ed effettivamente compra un libro? Quanta ci va solo per passare il proprio tempo, perché del proprio tempo non sa che farsene?

Volete la risposta finale, allora? Così, a bruciapelo, senza precauzioni? Niente cremina, occhiali scuri, dritto al punto? Sicuri sicuri? Beh, la gente non legge più. E quindi non compra libri; è chiaro come l’oro.

Salite su un autobus, su un treno, una metropolitana. Guardatevi intorno, contate quanta gente sta leggendo e quanta è invece attaccata a uno smartphone. Bene. Confrontate la percentuale di lettori con quella di un paio di anni fa e noterete un calo del 30%, come minimo. Perché lo smartphone è più economico, più immediato, meno impegnativo. Diciamoci la verità.

Ragazzi, qui non parliamo di odio verso la tecnologia, qui parliamo di fatti. Salite in carrozza su un treno qualsiasi e troverete tutti con lo stesso sguardo, tutti rivolti al cellulare, tutti catatonici coi ditini sullo schermo a guardare e commentare l’ultimo inutile post su facebook. Da questo non si scappa, punto.

E mentre le grandi case editrici cercano di creare libri sempre meno impegnativi per poter competere con gli smartphone, chiedetevi: io leggo più di 50 libri all’anno? E quanti ne compro?

E soprattutto: quanto tempo sto al telefonino?

Si sa mai.

E comunque, i libri non si devono attaccare a una presa: qualcosa di buono ce l’hanno anche loro, no?

Buona lettura

Ivano

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Cosa ne pensa un autore..?

Del vostro libro non frega un cazzo a nessuno

Sì, avete letto bene. Beh, forse ci eravate arrivati già da soli.

Partiamo da qualche dato: in Italia si legge poco. Anzi, si legge meno di quanto si comprino libri, diciamocela tutta. In fondo, quanti libri avete nella vostra libreria di casa, appena appena sfogliati e lasciati poi lì a marcire? Beh poi, chiaro, se fate parte di quella orribile schiera di scrittori che dicono leggere non è importante per scrivere, ho letto un libro solo in trent’anni di vita e mi ha fatto anche male la testa lasciamo perdere.

Allora, chiariamoci subito per calmare un po’ gli animi: il vostro libro non l’ha letto un cazzo di nessuno. Ve ne siete accorti? Bene. Ecco il perché, e come provare quindi non dico a far leggere, ma quantomeno a farlo comprare.

I lettori o presunti tali si distinguono in tanti macrogruppi, per quanto si dica no, io sono diverso, non sono come gli altri o generalizzare è una cosa brutta:

  • quelli che leggono un libro in tutta la loro vita, ma si svegliano a Natale per ficcarsi in libreria o su Ibs e prendere così qualche regalo un po’ meno costoso del solito, e che va sempre bene.
  • quelli che leggono tanto, ma solo romanzetti da fruizione immediata, di fascia medio bassa, di intrattenimento.
  • quelli che leggono mediamente poco, e solo perché hanno visto la pubblicità alla tivvù o sul giornale o su internet.
  • quelli che leggono mediamente tanto, che sentono i consigli dei librai o di gruppi online.
  • quelli che leggono tanto, romanzi di fascia alta, e spesso hanno un po’ di puzzetta sotto il naso.
  • quelli che non leggono proprio, un romanzo non sanno cos’è, ma alla fine un libro lo possono comprare lo stesso.
  • quelli che leggono solo saggi.

Ora, analizzando i macrotipi di lettori e avendo capito che manco uno di questi si caga di striscio il vostro libro, perché su Ibs o in libreria non ci arriva o è nascosto, perché non è di fruizione immediata, perché non va in tv o sul giornale, perché i librai o i gruppi online non lo consigliano, perché c’è un po’ di puzzetta sotto il naso, perché non scrivete saggi o perché il vostro libro è un libro, ecco, cerchiamo di capire come poter VENDERE (che far leggere è ben altro paio di maniche: l’importante è che arrivi in cassa, a questo punto):

  • per Natalini & Co, dovete far sì che il vostro libro appaia come qualcosa di simpatico, facile da notare e facile da regalare, che non comporti occhiatacce o strane facce del parente o dell’amico al momento del dono. Copertina simpatica, sinossi non troppo arrogante, insomma: accomodante. Dovete far sì che chi prende in mano il libro, appena spacchettato il tutto, pensi: toh, un libro; e non MINCHIA CHE PALLE, UN LIBRO ANCHE QUEST’ANNO.
  • per i lettori di romanzetti: fate sì che il vostro libro appaia fruibile, docile, da passeggio. Appaia eh, non ho detto sia. L’apparenza, purtroppo, è l’unica cosa che conta. Anche qui, massima attenzione a copertina e sinossi: non deve far andare troppo le rotelle del cervello al lettore, di questi tempi è meglio non svegliarli dal torpore e lasciarli lì con quel sorrisino ebete sulla faccia, o gli occhi sull’Ipad o Iphone che dir si voglia. Se riuscite a suggerire, non dico ficcarci dentro, una qualche storia d’amore, benvenuti, siete a cavallo.
  • quelli che leggono romanzi da tivvù & Co: facile, dovete far sì che si parli del vostro libro. Una cavolata, vero? Beh, anche qui: una copertina simpatica a casa di un amico fa chiedere “e quello cos’è?”.
  • quelli che leggono tramite i consigli dei librai o dei gruppi internet: beh, copia omaggio al libraio o buoni rapporti con lui/lei, e si va di mambo. E copia omaggio anche a qualche recensore su internet, sempre con la stessa idea in mente: più leggero e ‘divertente’ è, più sarà consigliato. Alla fine, leggerlo non farà poi del male a nessuno.
  • per i lettori con la puzzetta sotto il naso: dimenticateveli. Non leggeranno mai un libro di un piccolo autore. E se lo faranno, troveranno sempre un pretesto per demolirlo. Non perché partano prevenuti eh, no: perché devono attenersi alle apparenze della ‘lettura alta’: grandi autori, spesso classici, di cui si parla sempre e solo un gran bene a livello di critica letteraria o storia della letteratura. Che poi son gli stessi che, duecento anni prima, mi demoliscono un Dickens o un Poe.
  • quelli che non leggono proprio: ragazzi, copertina. Più è inoffensiva e divertente, più li attira. Avere in casa un libro che sembra anche divertente può far fare un bel figurone a chi non sa leggere manco i giorni sul calendario. Pensiamo a un Covatta, a un Volo, ai libri degli Youtubers o dei famosi: chi li compra, secondo voi?
  • quelli che leggono solo saggi: fate capire in sinossi, in quarta di copertina, sul limite del foglio, con un disegnino, uno schemino, un rebus o chissà che, che si parla di società attuale, o comunque che c’è un qualche rimando. Certo, con leggerezza e simpaticamente. Non si sa mai.

Quindi abbiamo tutto per sfondare ora, no? Robe che non pensavamo proprio fossero basilari, vero? Apparenza, copertina, leggerezza, simpatia.

Perché ragazzi, questi sono i libri che vendono: quelli accoglienti, di cui tutti parlano e che tutti hanno. Quelli che entri in libreria e te li vedi lì e dici: cazzo, che copertina.

Perché chi legge davvero, con senso critico e scegliendo nell’enorme varietà della letteratura moderna, non arriverà mai al vostro libro. A meno che non ci appiccichiate sopra della bella carta moschicida.

E chi s’è visto, s’è visto.

Buona lettura

 

Ivano


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Altro, Cosa ne pensa un autore..?

La verità su tutto ciò che avete scritto, state scrivendo o scriverete

Con i libri non si diventa famosi, né si fanno soldi. I soldi si fanno con gli autori.

Metto subito le mani avanti: questo è un discorso tra e per autori di libri cartacei, che il mondo dell’editoria digitale non mi piace, non lo intendo e francamente mi puzza anche di buffonata truffaldina (perché se posso prendere un ebook gratis su amazon e poi renderlo subito dopo beh, inficio un bel po’ la serietà delle statistiche di vendita).

Partiamo subito con la cifra fondamentale della cosa: quanti libri avete pubblicato, e da quanto tempo siete nel magico mondo dell’editoria? Perché se dopo uno, due, tre, cinque anni cominciate a sentirvi disillusi e fragili e frustrati beh, vi rivelo un segreto: non c’è nessunissima luce alla fine del tunnel. Non diventerete famosi coi vostri libri, se siete partiti da un piccolo o medio editore. No no, ma proprio per niente. Rassegnatevi. Chi parte da un grande editore può anche avere qualche chance, viste le enormi campagne pubblicitarie, la presenza nelle innumerevoli librerie di catena, ma voi, voi no, voi decisamente no. Perché se faticate ancora, dopo anni, a ficcare il vostro libro a scaffale, perché se ancora, cercando il vostro nominativo su internet, compaiono meno di centinaia di migliaia di link, perché se non avete alle spalle una major che spinga sulla vostra promozione, beh, è finita ancora prima di nascere.

Ragazzi, possiamo raccontarcela come vogliamo. Un autore scaltro e intraprendente, se si muove da solo, può anche riuscire a vendere cento, duecento, addirittura cinquecento copie da solo, ma finisce lì. Perché l’editore piccolo o medio non ha le forze per fare promozione, ma proprio zero, e soprattutto non può indebitarsi per farlo (cosa che il grande può fare tranquillamente: pensiamo a un enorme editore con la M e andiamo a vedere quanto debito ha accumulato negli anni, debito che però può permettersi di trascinare avanti). Diciamolo: l’editore piccolo o medio non entra nelle librerie di catena, e se ci entra non ottiene niente: perché chi se ne fotte del vostro libro, dico io; chi se ne fotte, io sono entrato per farmi un giro, per perdere tempo, mica per comprare il libro di uno sconosciuto, che ha pure una brutta copertina.

Cosa ci avete guadagnato nel mettere il vostro libro in vetrina o a scaffale in una piccola libreria indipendente? Ve lo dico io: dopo tanti anni che sta là, proprio là sopra, non avete guadagnato niente. Perché chi se lo incula il vostro libro, la gente entra per altro.

Cosa ci avete guadagnato nel fare presentazioni e vedere sempre la stessa scena: o conoscenti che vi comprano una copia per mantenere le apparenze o sconosciuti che ve la comprano e la dimenticano poi su un tavolino, ritrovandola dopo anni e tentando di rivenderla su un gruppo fb qualunque in un lotto di 50 libri a 15 euro?

Cosa ci avete guadagnato nel fare tremila firmacopie, vendendo bene, certo, però solo per vedere che di quei potenziali vostri lettori non ne avete più sentito mezzo, perché nemmeno mezzo vi ha ricontattati per darvi un’opinione, un feedback, non so. Perché, di quel bel gruppetto, nessuno ha letto, e se lo ha fatto ha già dimenticato: perché non siete la Tartt o Saramago, santo Dio, non lo siete: avreste già pubblicato con Feltrinelli, o Mondadori, altrimenti.

Cosa ci avete guadagnato nel farvi recensire gratis da migliaia di persone su internet? Niente, perché le recensioni si basano sull’autore, sul recensore, ma certo non sul libro. Se state simpatici, se state antipatici, se davvero il recensore ha letto, se davvero il recensore ha capito, se vuole fare con voi una bella figura o se vi vuole demolire apposta, se non ha voglia e spara quattro cagate che continua a ripetere per ogni libro, se ha voglia e crede di essere a sua volta scrittore e del libro non parla mezza volta, ma vedessi come l’ha scritta bene sta recensione. E poi, qualcuno davvero legge recensioni di sconosciuti libri su sconosciuti blog o vlog o chissà che? Dai, andiamo.

E cosa ci avete guadagnato dalle mille foto, dai post a valanga, da tutte quelle puttanate inutili su social e blog e vlog e youtube e blablabla? Niente. Perché in mano non vi resta la fama, un feedback, un contatto, zero.

Volete sapere come si guadagna nel mondo della letteratura? Sugli autori. Punto. Sugli autori che necessitano aiuto per la promozione, per l’editing, per la traduzione. Sugli autori che ti vengono in libreria e a cui chiedi una percentuale, sugli autori che ti vengono all’evento e ti fanno vendere qualche drink a conoscenti e amici che si portano appresso, sugli autori che promuovono un post su facebook spendendo qualche decina di euro, sugli autori che vendono le copie del romanzo che gli hai pubblicato e così ti riempiono le tasche senza che tu muova un dito. Tutte cose nobili e giuste eh, alcune le faccio anch’io, è professionismo: io ti faccio un lavoro, tu mi paghi. Ma la triste realtà è questa: se non sei di Mondadori & co, sappi che fama e successo sono e saranno sempre lontani da te. Ti potrai togliere lo sfizio di vedere un libro editato bene, invece che una merda, o di avere un’affascinante traduzione in inglese o spagnolo o chissà che, invece che trovarlo solo nella tua lingua natale e stop, o di partecipare a un X factor letterario in cui magari ti piglieranno anche per il culo, quando sarai on stage, ma almeno per una sera qualcuno vedrà la tua faccia  e la assocerà alla professione più nobile del mondo.

Quindi sapete cosa? Pubblicate. Anche con l’editore più misero, che tanto tra piccolo, minuscolo e medio non cambia molto: nessuno vi caga, fate tutto da soli. Pubblicate e sentitevi liberi, il più possibile, di dire e scrivere quel che vi pare. Provate gusto in quello che fate, e se non lo provate, cambiate editore, o modus operandi, ma fatelo sempre e solo per piacere personale.

Perché se volete diventare ricchi e famosi, avete sbagliato lavoro. A dare qualche calcio a un pallone in più, da piccoli, magari a quest’ora eravate messi meglio.

Buona lettura e buona scrittura

Ivano


Se l’articolo vi è piaciuto, date un occhio al mio ultimo libro, Nimal Kingdom, pubblicato da Nulla Die nel 2016. Qui sotto potete trovare i link per saperne di più e per acquistarne una copia (o anche più d’una, se volete. Io di sicuro non ve lo impedisco!)

Link alle info sul libro

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Se invece siete autori e siete in cerca di una buona consulenza editoriale, o di un buon editing, di una correzione bozze, di una traduzione ben fatta – ma senza svenarsi – contattatemi su ivanomingottiautore@libero.it

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