Il paese dei poveri

Il paese dei poveri – recensione di Martina, MissFantasyBlog

Vi posto qui una breve ”recensione” ad opera di Martina di MissFantasyBlog:

Sono stata felicemente ricontattata da Ivano, il quale ha messo a disposizione l’anteprima (40 pagine) del suo nuovo romanzo.

Come sempre, doverosa premessa: purtroppo nessuno mi ha allungato bustarelle e mazzette, le opinioni rispecchiano essattamente quello che penso.

Per correttezza copio qui la trama dal sito dell’autore (io non sarei stata in grado di esemplificarlo così bene): “Il paese dei poveri” è un romanzo, in ebook, di critica sociale, imperniato sul concetto della produttività, nonché una disamina, in un contesto distopico, del concetto dei lager e dei prigionieri.
In un mondo in cui il guadagno e la produttività sono tutto ciò che conta, la popolazione è costretta a non essere povera: essere in miseria è un delitto, è rallentare la società, e dunque, per evitarlo, la società, sotto lo schermo dell’indifferenza dei suoi cittadini, interna, in grandi istituti chiamati ”paesi dei poveri”, coloro che vengono ritrovati in strada, nullatenenti e nullafacenti.
In questo lager per “barboni” si ritroverà il protagonista, costretto a viverne le regole, affini a quelle dei famosi lager di Birkenau e Auschwitz, fino all’essere totalmente alienato dalla sua stessa condizione di umano: tutto ciò porterà poi ad azioni terrificanti e disarmanti conclusioni, che il lettore vivrà dolorosamente, pienamente coinvolto.
In una disamina non solo della condizione di internato, ma anche della società che circonda questi luoghi di detenzione, e con un occhio critico, attraverso una metafora letteraria, verso il nostro mondo, sempre più dedito al guadagno come primo bastione, ci ritroveremo davanti a scenari difficili da sopportare, ritrovandoci, in parte, corresponsabili del dolore dei prigionieri.

La cosa che più colpisce dell’autore è la sua abilità nello scrivere in uno stile effimero, quasi etereo che mi ricorda molto Hesse (ma forse è perchè in questo periodo sto rileggendo “La cura”…)

In ogni caso, è innegabile la sua abilità nel creare frasi disarmanti.

E qualcosa, qualcosa di sottile e gelido penetra nelle nostre gole, e spinge, vuole scendere, afferrarci lo stomaco e bucarci il ventre; squarciarci, …

La scrittura è impeccabile; singhiozzante nella prima parte, sembra seguire i lenti e incerti passi dell’uomo, interrompendosi nella narrazione insieme alle sue tremolanti gambe.

… l’uomo digrigna i denti, strizza la mascella per tenersi fermo, per tenersi saldo, ma batte, batte le ossa e le ossa sbattono, e la carne sbatte, e tutto freme; e la penombra e il silenzio e la panca e questa stanza così vuota e così opprimente, e così piccola e così piena di nudità, di subire, di spalle e di teste rasate…

Non si è a conoscenza della vicenda, del passato del protagonista, del perchè si trovi lì, si può solo intuire.

Il lettore è come uno spirito incorporeo che segue la storia affianco al narratore (identificato nell’autore), il quale sembra essere un compagno, la “spalla” del protagonista, ma senza interagire mai con la realtà del romanzo.

Ho sempre odiato, personalmente, le visite mediche, in cui si è soli e nudi insieme a un dottore, un’autorità, in cui si è in completa balia dell’altro. E ho sempre odiato, personalmente, l’andare, di propria volontà, a tagliarsi i capelli, aggiustarsi la chioma; ho sempre odiato dare la possibilità all’altrui di badare e controllare totalmente qualcosa di fisicamente mio, averlo in pugno.

Ma… la penso esattamente allo stesso modo! 😀

Non so che altro aggiungere, se non che vale la pena di legggerlo in maniera integrale.

Lo consiglio a tutti, belli e brutti. Inoltre credo sia cosa buona e giusta aiutare e supportare tutti quegli autori che hanno poca popolarità, ma che hanno molto talento.

Martina.

Per leggere l’altra mia recensione sull’autore: http://missfantasyblog.wordpress.com/2014/06/05/il-cenotafio-di-simon-petit-di-ivano-mingotti/

copertina unolink alla recensione

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Il paese dei poveri

Il paese dei poveri – recensione di Riccardo, PassioneLettura

Vi posto qui una breve ”recensione” (anche se è difficile chiamarla recensione, perché tratta solo l’anteprima del libro) ad opera di Riccardo di PassioneLettura 🙂

“Jay McInerney inizia il proprio romanzo “Le mille luci di New York” con le parole: “Non sei certo il tipo di persona che ci si aspetterebbe di trovare da queste parti…” La citazione, che spero sia giusta e nel caso non lo fosse mi scuso per l’inesattezza, mi è tornata in mente leggendo l’antipastino inviatomi da Ivano Mingotti e relativa al suo ultimo ebook intitolato “Il paese dei poveri“. Protagonista del romanzo è Achille Di Mea o, come viene chiamato ad un certo punto, il “Povero Achille Di Mea“. Lo troviamo, senza nome e senza nulla che la propria pelle addosso, all’inizio in procinto di sottoporsi ad una doccia. Lo seguiamo poi, in un primo piano stretto, per utilizzare una terminologia cinematografica, anche questa riportatami alla mente dal modo nel quale Ivano Mingotti porta avanti e gestisce la narrazione de “Il paese dei poveri“, mentre viene sottoposto ad un taglio di capelli dal quale scampano alcuni ciuffi di capelli che resistono e sopravvivono al rasoio.

Lo ritroviamo poi nudo, in una stanza in penombra, in attesa che gli vengano forniti dei vestiti e, sempre in questo primo piano stretto, lo seguiamo nello svolgersi della sua giornata raccontata nei due capitoli che compongono l’antipastino inviatomi in lettura; giornata nella quale tutto è scandito da regole ferree ed instransigibili elencate si un foglio appeso, in precario equilibrio, alla porta della stanza in penombra nella quale Achille Di Mea “il nostro protagonista“, come lo definisce a più riprese l’autore, viene costretto a soggiornare dopo la doccia e la rasatura. Con una narrazione nella quale sono presenti parecchie ripetizioni, utilizzate, come si capisce proseguendo nella lettura, allo scopo di mantenere desta e concentrata l’attenzione del lettore sulla figura del protagonista, mezzo scelto dall’autore per permettere ai lettori di viaggiare attraverso il romanzo e come voce della “critica sociale” che Ivano Mingotti si prefigge di portare avanti attraverso il proprio romanzo “Il paese dei poveri“. Fino a qui però, me ne rendo conto, la frase con la quale ho iniziato questo articolo sembra assolutamente avulsa dalla realtà. Acquista un senso quando ci troviamo a guardare le mani di Achille Di Mea, mani non rovinate o callose ma morbide e curate, tipiche di una persona usa a lavori d’ufficio e a questo punto ci si trova a chiedersi cosa mai possa aver portato un uomo come Achille Di Mea in un luogo di povertà come quello. Ed è la sete di risposte che, ne sono certo, porterà voi come porterà me, ad acquistare la vostra copia de “Il paese dei poveri” di Ivano Mingotti.”

copertina uno

link alla recensione

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