Cosa ne pensa un autore..?

Cinque buoni motivi per autopubblicare

Cioè, parliamoci chiaro, la nuova tendenza è questa: chi non autopubblica, o è un pirla o è solo ignorante. E poi vogliamo mettere l’autorevolezza di un testo che non passa da nessun vaglio editoriale? Cioè, è puro, proprio come l’ha scritto l’autore! Meglio di così!

Ma passiamo subito ad elencare gli eccellenti motivi per cui si dovrebbe autopubblicare. E guai a contestarli, che si scatena la guerra civile!

  1. Perché tanto non vi caga comunque nessuno: tanto vale non smenarci né denaro, né tempo, né sforzi.
  2. Perché così sarà molto, ma molto più facile entrare in libreria. Promuovere, libro a scaffale: tutto! Volete mettere la gioia dei librai quando gli presenterete un libro autopubblicato e gli farete la fatidica domanda?
  3. Perché la vita non è bella se non è litigarella. Cioè, mettete dei fiori nel vostri cannoli. Cioè, tanti nemici, poco onore. Allora, lo volete capire o no che è molto più facile la vita se autopubblicate?
  4. Perché almeno eviterete tutte quelle rotture di palle, correzioni, dinieghi, cestinamenti, rifiuti. Se il libro fa cagare, amen, due clic ed è già in circolo!
  5. Perché poi, sinceramente, a chi interessa vedere il proprio libro a scaffale? Che ce ne facciamo di un libro in mano a un cliente alla cassa, se possiamo avere una sola copia online, due in casa da tre anni con un po’ di muffa sopra e un ciclo di altri 17 romanzi tutti ugualmente insulsi e tutti ugualmente pronti nel cassetto?

Che poi, diciamocelo pure, hanno tutti la puzza sotto il naso, oh. L’autopubblicazione è la nuova frontiera. Il nuovo millennio. La soluzione a tutto. Il Sacro Graal. D’altronde, sennò, perché i gruppi facebook sarebbero intasati di post di autori autopubblicati che promuovono il proprio libro? Sono tutti scemi? No, no diamine!

E poi gli editori sanno di vecchio, e sono tutti brutti e cattivi. Viva la revolucion, viva la carta digitale, viva la cartigienica! Ehm, no, scusate, volevo dire l’autopromozione. No, le recensioni comprate su Amazon e Ibs. No, pregare i blogger e i vlogger di recensire il libro. No, proprio non mi viene in mente che vi devo dire, scusate; è che sto caricando l’ultimo pdf del primo dei miei 67 nuovi romanzi, tutti buttati giù di getto e tutti capolavori. Vedrete che la storia mi darà ragione!

Buona lettura

Ivano

ps. prima che lo diciate voi: se vi va così tanto di pagare qualcuno per editare il vostro romanzo autopubblicato, o per farvi la copertina, o chissà che, benissimo, liberissimi. Vi do un dato: una casa editrice noEap lo fa gratis. Chiaro, se è noEap.

E chi s’è visto s’è visto.

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Cinque validi motivi per pubblicare a pagamento

Allora, facciamo una cosa veloce, da cotto e mangiato, che, cioè, detto sincero sincero, papale papale (sì, sto allungando il brodo perché il tutto non appaia nell’anteprima articolo quando avrò condiviso) mi devo preparare a tutti i commenti di quelli che, sicuramente, avranno letto solo il titolo senza aver aperto l’articolo e senza aver quindi capito che ecco, è un po’ una presa in giro, è ovvio che pubblicare a pagamento è da stupidi.

Piccola premessa: a tutti coloro che dicono che è colpa degli avvoltoi, rammento che se non ci fossero carcasse, probabilmente i volatili se ne andrebbero altrove. Capito il concetto? No? Vabbè dai, allora passiamo subito ai CINQUE VALIDI MOTIVI PER PUBBLICARE A PAGAMENTO.

  1. Per buttare via tutti quegli stupidi soldi di cui proprio non sapete che altro fare.
  2. Per bollarvi e rovinarvi per sempre la carriera.
  3. Per farvi ridere dietro da qualcuno.
  4. Per regalare denari alle volpi che si avvicinano dicendovi ‘eh ma il mercato editoriale fa schifo, devi saperlo, quindi non possiamo fare da soli! Devi aiutarci tu con i tuoi soldini, o noi rischiamo di capottarci per le spese, capito? Cioè, non esiste al mondo che tu trovi un essere umano disposto a pubblicarti gratis, ma proprio zero. D’altronde la media e piccola editoria NoEap non esistono, capito? Sono tutte storie. Tutte invenzioni. Shhh dammi qui i soldi. Shhh, da bravo. Shh, bravo, così, dormi’. D’altronde vi stavano così simpatiche, quelle tenere volpi, e sono così sincere, no? E poi, il vostro è un capolavoro, hanno ragione, loro l’hanno capito!
  5. Per vivere nell’illusione che non c’era altro modo, perché anche i grandi della letteratura hanno pubblicato a pagamento (come no), e d’altronde non esce NESSUN LIBRO IN ITALIA non a pagamento. Vero? Vero??

E niente, le cose accadono, a volte si è troppo ignoranti in materia per agire correttamente, magari si è troppo giovani, e bum, un altro pollo ci è cascato.
Se volete un consiglio serio, cercate in rete i contatti di qualche editore non a pagamento: ce n’è a bizzeffe. Per dire, ho una lista anche su questo sito (che qualche buontempone ha anche copiato pari pari sul proprio blog di wordpress e a cui dedico un pensiero gentile: Prego, figurati, non c’è di che, tranquillo che non dovevi chiedere, non mi offendo).

Adesso mi dedicherò agli analfabeti funzionali che non hanno letto l’articolo e son partiti a spron battuto per fare i paladini della letteratura globale, loro che hanno un capolavoro nel cassetto e SICURAMENTE ne sanno più di me e di voi messi insieme.

Andiamo a caricarci per la bataille.

Ah, buona lettura.

 

Ivano

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ECCO PERCHÉ I VOSTRI LIBRI NON HANNO SUCCESSO

Ah, i vostri libri hanno successo? Davvero? Sicuri sicuri? Allora questo articolo non fa per voi.

Punto primo:

  • fate 365 firmacopie l’anno? O quantomeno siete in una libreria diversa per ogni giorno?
  • fate 20 presentazioni al mese? O quantomeno siete invitati a 20 presentazioni ogni mese – che poi non ci andiate è un altro discorso?
  • avete pubblicato per un grosso editore con un grosso distributore alle spalle?
  • vendete più di 100.000 copie online, senza restituzioni?
  • siete pagati per scrivere prima ancora di pubblicare?

No? Allora è ben dura avere successo. E probabilmente mai lo avrete.

Chiariamoci: quanti libri vengono pubblicati al giorno? E quanti vendono più di una copia? Andiamo a vedere i dati? No, dai, troppo disagio.

E poi, parliamoci chiaramente: tolti parenti/amici/conoscenti che sono venuti  alle vostre prime presentazioni, e i poveri cristi che per darvi la tara hanno comprato il vostro libro quando si sono trovati davanti il vostro bel faccione, quante copie avete DAVVERO venduto? No ma, davvero, non sparando cifre a caso per potersi gonfiare e riuscire a galleggiare nel mare magnum di merda e disperazione in cui si sono ficcati tutti gli scrittori/autori/scribacchini “emergenti” – mai termine fu più azzeccato, direi. Dai, sparatemi un bel MILLLLEMILA. Come no. Non ci crede nemmeno vostra nonna.

E mi direte, allora: chi se ne frega del successo, l’importante è essere letti. Ah beh, sicuro. Già, grande, ottima risposta, bel colpo. Gliel’hai proprio assestata a quel borioso figlio di buona donna! Ecco, peccato che possiate dirlo solo se il vostro libro ce l’hanno tra le mani almeno 1000 persone. Sto numero torna sempre eh, in fondo.

Perché parliamoci chiaro: quanti dei vostri parenti/amici/conoscenti alla fine l’hanno letto davvero, il vostro libro? E quanti di quei poveri cristi a cui l’avete propinato – e di cui parlavamo prima, ricordate? – vi hanno ricontattati per dirvi un bel sì, l’ho letto?

Sul centinaio di copie che, spero proprio per voi, siete riusciti a distribuire, meno di un decimo sarà stato letto. Meno di un decimo di questi lettori vi dirà poi cosa ne pensa, e meno ancora (a sto punto, mezza persona) avrà con voi uno scambio proficuo di vedute  riguardo ciò che avete scritto.

Capito? Capito. Che poi, se non ci credete, basta che vi facciate un bell’esamino di coscienza, proviate a ricordare tutto quello che riguarda voi e il vostro bel libro e.. toh, ha proprio ragione. Ma non diciamoglielo, perché noi dobbiamo preservare la nostra immagine di PALADINI DELLA SCRITTURA!!! Contro il mercato, contro le cose commerciali, contro la grande distribuzione! Yeah! Perché nessuno ci caga, ma non sanno ancora che noi cambieremo il mondo!!! Putenza!!!

Cioè, io creerei un bel centro per disintossicarsi dall’idea di scrivere. O, quantomeno, da questa idea perversa di scrivere. Che poi, scrivete pure, e pubblicate, ma non venitemi a dire che lo fate per il successo, né tantomeno per essere letti, perché sia l’una che l’altra cosa sono come vincere alla lotteria: è più probabile che, uscendo di casa, vi piombi addosso un pianoforte a coda. Chiaro, a meno che non diate gratis, a destra e a manca, il vostro libro. Che poi manco così siete sicuri che lo leggano, anzi: se è gratis, chi me lo fa fare; se l’ho pagato, quantomeno gli do una possibilità.

Diciamocela tutta: si scrive per il piacere di scrivere, il nostro, punto.

E si pubblica per l’onanistico bisogno di vedersi rispecchiati in qualcosa che, sotto sotto, speriamo possa fare il boom e darci il successo che sappiamo o speriamo di meritare – ingiustamente. Qualcosa che darebbe un senso alla nostra inutile routine quotidiana. Ammettiamolo.

Dite di no? Allora chiaritemi perché c’è gente che arriva a pagare per pubblicare. Ve lo dico io: perché ne vale la pena. Perché il gioco vale la candela: pago, ma finalmente ho l’inebriante piacere di avere IL MIO LIBRO in mano. Cioè, sentite come suona bene: IL MIO LIBRO. Fantastico. Non vi fa sentire già al di sopra di tutte quelle capre ignoranti che avete intorno e che proprio non vi capiscono? No? Chiaro, ora lo sentite anche voi. Sì, esatto. Perché è proprio per questo che cercate la pubblicazione, per avere un bel cartellino da sfoggiare, da far vedere agli altri: guarda qui, capra, io sono uno SCRITTORE!!! Con la S maiuscola!

E no cari miei, non c’è la mamma a proteggervi, stavolta. Non vi coccoleranno per questo, non vi diranno bravo, bis, complimenti. Se cercate approvazione, cercatela altrove, non nel MAGICO mondo dell’editoria.

Perché qui trovate solo calci, sputi e botte da orbi. Ogni tanto un bel Meh, ma d’altronde, si accetta tutto, raschiando il fondo del barile. No? Non è così? Allora chiaritemi le recensioni ai colossi della letteratura, tipo un Pavese è troppo impegnativo, 3 stellette, o Bah, che libro insulso, saprei fare di meglio, una stelletta e mezza a un Saramago. Non ci credete ancora? Fate un salto su un qualsiasi libro su Anobii, Goodreads & Co., leggetevi un paio di recensioni, poi tornate qua e ne riparliamo. Su, vi aspetto.

Non siete ancora andati? Dai!

Andati? Ok, perfetto. Bravi, sì, esatto. Esatto.

Perché diciamocela tutta: non sarete voi a salvare il mondo della letteratura. Non siete il prossimo Manzoni, non siete il prossimo Baudelaire, non siete il prossimo Kafka e nemmeno il prossimo Grass. Voi siete mediocri.

Perché foste davvero qualcosa, brillereste tanto che i circoli letterari farebbero a gara per accaparrarsi una vostra presenza.

Come, non vi ha ancora chiamati nessuno?

Pazienza.

Che poi, diciamola tutta, il passaparola è una cosa sopravvalutata. O no? Mica le cose funzionano per il passaparola. Perché al successo si arriva con, con….

Quindi leggete, scrivete, fate un po’ il cazzo che vi pare, ma per favore niente commenti da paladini qui sotto, vi prego. Che poi si vede subito che non riuscite a reggere un confronto, ad argomentare un discorso.

Aspetto vostri insulti e vostra rassegnazione.

E leggete tanto, che vi fa tanto bene

Ivano

ps. dato che allo scorso articolo sul fatto che nessuno legga più sono seguite tonnellate di insulti del tipo non è vero, brutto stronzo, a cui, a sua volta, è seguito il dato miserabile sull’afflusso al Salone del Libro di Milano – pessimo, pessimo e pessimo -, beh, io aggiungerei un bel ve l’avevo detto. O no? Che dite, ci sta?

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Ecco perché nessuno legge il vostro libro

Ok, i commenti cattivi cattivi li scrivete dopo, per ora iniziate a leggere (che non chiedo tanto in fondo: in fin dei conti è un articolo, non un libro).

Ieri ho avuto l’ennesima riprova di quello di cui si mormorava da un po’: la libreria Odradek di Roma ha dichiarato un calo del 30% dei profitti (quindi in qualche modo dei clienti), calo perfettamente in linea con tutte le chiacchiere che mi sono fatto in questi mesi con tanti eroici librai – ormai cari amici, direi.

La gente non compra più libri. Ma zero proprio. Nada de nada.

A questo punto, potreste anche obbiettare che i libri si comprino online, o nei grandi centri commerciali, certo. Come no: non farò nomi, ma ho notizie certe che una grande catena commerciale, magari non l’unica, sta seriamente pensando di togliere il proprio angolo libri, perché non rende: lo spazio che occupa, per la miseria che rende, sarà proficuamente occupato da altro. E online, allora, scusa? Basterebbe chiedersi perché i grandi distributori online facciano sconti così mostruosi per invogliare a comprare, e avremmo già pronta la risposta (il mese scorso, ricordiamo, Ibs era arrivata al 50, 60% sul prezzo di copertina).

Beh, se la gente non compra libri, magari li prende in prestito. Ma le biblioteche sono piene? Non direi. Anzi, ci sono piccoli Comuni, non pochi, che stanno pensando O di chiuderne O di delegare il proprio servizio bibliotecario a un comune vicino, creando un’unica biblioteca di zona, una sorta di hub culturale. Beh, perché farlo? Perché la gente chiede troppi libri in prestito? O forse troppo pochi?

E tutte queste fiere letterarie che spuntano come funghi? Pensate che siano per un vero interesse nel settore da parte del pubblico, o forse appunto per cercare di invogliare quell’interesse? Quanta gente va in fiera letteraria ed effettivamente compra un libro? Quanta ci va solo per passare il proprio tempo, perché del proprio tempo non sa che farsene?

Volete la risposta finale, allora? Così, a bruciapelo, senza precauzioni? Niente cremina, occhiali scuri, dritto al punto? Sicuri sicuri? Beh, la gente non legge più. E quindi non compra libri; è chiaro come l’oro.

Salite su un autobus, su un treno, una metropolitana. Guardatevi intorno, contate quanta gente sta leggendo e quanta è invece attaccata a uno smartphone. Bene. Confrontate la percentuale di lettori con quella di un paio di anni fa e noterete un calo del 30%, come minimo. Perché lo smartphone è più economico, più immediato, meno impegnativo. Diciamoci la verità.

Ragazzi, qui non parliamo di odio verso la tecnologia, qui parliamo di fatti. Salite in carrozza su un treno qualsiasi e troverete tutti con lo stesso sguardo, tutti rivolti al cellulare, tutti catatonici coi ditini sullo schermo a guardare e commentare l’ultimo inutile post su facebook. Da questo non si scappa, punto.

E mentre le grandi case editrici cercano di creare libri sempre meno impegnativi per poter competere con gli smartphone, chiedetevi: io leggo più di 50 libri all’anno? E quanti ne compro?

E soprattutto: quanto tempo sto al telefonino?

Si sa mai.

E comunque, i libri non si devono attaccare a una presa: qualcosa di buono ce l’hanno anche loro, no?

Buona lettura

Ivano

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