Chiedere un euro a pagina a5 per una traduzione è immorale?

Allora, finalmente mi riaffaccio sulla superficie del blog, dopo insulti ricevuti da destra e da manca per aver detto che, PER ME, il genere soft-porn, soprattutto se autopubblicato, è MERDA (e lo ribadisco, per me è assolutamente merda, in toto). Quindi, dopo aver beccato per questo del segaiolo, del misogino, del qualunquista, del frustrato, del “povera la sua compagna”, il tutto frammisto a minacce di bastonate, badilate, sberle etc etc (qualcosa come 600/700 commenti su facebook, sito e pagina personale, insomma siamo a livelli da bullismo digitale, ma se poi si ammazza una ragazza perché gira un’immagine di lei che ha appena avuto un rapporto orale e dice “BRAVOH” ci sdegniamo e pensiamo che la gente sia una merda. Una roba schifosa ciò che le è accaduto, come una roba schifosa è ciò che mi sta accadendo. Una vergogna) ora vado al nocciolo della questione.

Alcuni “autori” di questo genere mi hanno attaccato sul fatto che farei pagare un euro a pagina a5 per le traduzioni che svolgo, soprattutto di autopubblicati e piccoli editori. Mi chiedo questo cosa c’entri con il tema dell’articolo, ma, comunque, parliamo d’altro: ora, francamente, e pacatamente, voglio esporre il mio perché sulla moralità o meno di questa tariffa.

Mi è stato detto che il prezzo a cartella di un traduttore professionista è di 16, 17 euro, quindi siamo intorno agli otto euro e cinquanta in media a pagina a5. Devo supporre che questi professionisti lavorino solo con grandi editori, perché per un libro medio questo supporrebbe un costo netto, per l’editore, di (100 cartellex16 euro) 1600 euro. Ora, mettiamo che un grande editore sia anche disposto a spenderli, 1600 euro, per la traduzione di un libro (perché comunque otterrà un profitto maggiore). Bene, ma: come posso io, con la mia bella faccia, chiedere a un autopubblicato o a un piccolo editore, che di media vende, quando va bene, 300 copie, 1600 euro?

I libri che traduco sono opere che non andrebbero tradotte, altrimenti. Io mi presto a una tariffa agevolata, perché lo faccio per passione, non certo perché lo faccia peggio di altri. Chiaramente tra i professionisti ci sarà chi lo fa meglio di me, ma uno psicologo che applica una tariffa agevolata certo non fa un lavoro peggiore di uno psicologo che chiede 50 euro, o di uno psicoterapeuta che ne chiede 100.

La maglietta di Zara o H&M, le scarpe all’Eurospin, avranno sicuramente una qualità peggiore rispetto a Versace e Nike, ma non per questo sono immorali.

E non mi sembra di pestare i piedi a chi traduce per 16, 17 euro a cartella, perché un grande editore non si è mai affidato a me né, probabilmente, mai lo farà.

E preferisco di gran lunga aiutare un autore che non verrebbe mai tradotto, o aiutare un piccolo editore a importare in Italia un piccolo, medio titolo, piuttosto che lasciare questi lavori all’oblio.

Sono immorale? Non credo.

Certo di immorale c’è questa battaglia all’ultimo sangue che mi vede vittima sacrificale, una tempesta in cui si cerca di trovare ogni mio minimo difetto per abbattere colui che critica un genere che, per sua opinione, è merda. Io non leggerei mai quel genere, ma si chiude lì la cosa. Se qualcuno critica un manga che io adoro, e dice che è merda, me ne sbatto, e continuo a leggere quel manga. Se mi offendo, una ragione c’è.

E per favore, basta. Piuttosto prendetevela con l’autrice che, nel suddetto articolo, ho additato, e che anche voi avete additato in precedenza, e che ora invece se ne va bella tranquilla a pubblicare la sua prossima opera.

Io, contro di voi, non ho fatto niente. E voi, se mi avete insultato o offeso, rendetevi conto di essere stati solo dei bulli. E nient’altro. E vergognatevi, un po’. Perché QUESTO è immorale (come è immorale che più autrici di RIZZOLI, e dico RIZZOLI fomentino il tutto. Roba da querela. Chissà cosa ne pensa, Rizzoli, di questo).

Ivano

edit, ore 21.13

Mi è stata appena AUGURATA LA MORTE da tale Alice Land, blogger, per i suddetti fatti. Il tutto su una discussione nella pagina FB della famosissima (MAH) Cafaro, partita da un insulto della Cafaro (non svelato ai suoi lettori) nei miei confronti a cui è seguita una mia risposta alla suddetta  via messaggio e, appunto, quel suo post. Le ho detto di vergognarsi (ad Alice Land, chiariamo, che qui bisogna essere chiari quanto verso un bambino delle elementari), mi ha risposto che lo ha detto in modo sarcastico, e che devo imparare a stare al mondo. Direi che con questa ho chiuso.

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Vi meritate questo shit-publishing? – Il caso Elisa Artemide

Mi sveglio per prendermi un cappuccino in santa pace in terrazza, con il naso all’insù per gustarmi l’aria di lago e fiori di Sirmione, ed ecco che mi arriva il tanfo di letame e sudore e sangue dell’ennesimo alterco-caso letterario-sbudellamento in diretta su Fb. A quanto pare, un’autrice AVREBBE plagiato un’altra autrice; beh, c’è un disastro in atto, la letteratura è in pericolo serio, dovrebbe intervenire la SIAE, ma che dico, gli avvocati, ma che dico, il questore, ma che dico, il Garante, ma che dico, il Pubblico Ministero!

Divaghiamo poco, che sono tutto scottato per colpa della bell’idea di non portarmi dietro la crema solare perché no, figurati se ci scottiamo, alla fine siamo al lago, mica in Liguria:

Elisa Artemide, questo il suo nome (un’illustre sconosciuta per me, e mi sento poco colpevole di questo, vedendo l’elenco e il tema delle sue opere) AVREBBE, secondo una sua lettrice, copiato PARI PARI, ma PARI PARI PARI, interi paragrafi, pagine – addirittura, si mormora, tomi, ma che dico, abiti e calzature, ma che dico, arredamento della casa e mezzi, ma che dico, lo stesso stile di vita – dal libro di un’altra famosissima autrice, Rayne Miller (anche qui mi sento colpevole poco e niente di non conoscerla, vedendo l’elenco e il tema delle opere che, va da sé, sono similari – se non, come qualcuno ASSERIREBBE, identiche – a quelle della prima autrice citata).

Per dovere di cronaca, riporto alcuni dei “sorprendenti” brani “beccati” dall’indomita lettrice, presi dai due libri in questione, Doni rari e preziosi della Miller, uscito a maggio 2015, e Un cuore da conquistare della Artemide, datato giugno 2017.

(il tutto è tratto da una delle recensioni Amazon al libro in questione, che non linko: non faccio pubblicità allo shit-publishing)

ELISA ARTEMIDE:

Davvero? Michael conosce qualcuno a questo party? Penso che dopo tutto non sarà così male come ho previsto. Non vedo l’ora di provocarlo con le sue lamentele al fatto di doverci venire.
«Oh, be’, meglio così. Vorrei conoscerli anche io, ma prima mi serve
dell’acqua. Ho davvero sete dopo la lunga nuotata del pomeriggio. Deve
essere colpa del sale».
«Vieni con me, bella mia, ci penso io a te».
Un’ora più tardi sono pronta ad andarmene, ma sfortunatamente sembra sia l’unica a pensarla così. Michael e la sua vecchia amica Caroline siedono uno accanto all’altra su un divano, ridendo e chiacchierando delle elezioni e di tutto ciò che possa esserci: dalle migliori piste da sci sulle Alpi, alle scarpe di Ferragamo. Sembrano divertirsi molto assieme.

RAINE MILLER:

Davvero? Ethan conosceva qualcuno a questo party? Pensai che dopo tutto non sarebbe stato così male come aveva previsto. Non vedevo l’ora di provocarlo con le sue lamentele al fatto di doverci venire.
«Oh, be’, meglio così. Vorrei conoscerli anche io, ma prima mi serve dell’acqua. Ho davvero sete dopo la lunga nuotata del pomeriggio. Deve essere colpa del sale.»
«Vieni con me, bella mia, ci penso io a te.»
UN’ora più tardi ero pronta ad andarmene ma sfortunatamente sembrava fossi l’unica a pensarla così. Ethan e la sua vecchia amica Carolina sedevano uno accanto all’altra su un divano, ridendo e chiacchierando delle elezioni italiane e di tutto ciò che potesse esserci:
dalle migliori piste da sci sulle Alpi, alle scarpe di Ferragamo. Sembravano divertirsi molto assieme.

ELISA ARTEMIDE:

Manuel mi fa fare un giro della sua villa seicentesca elegantemente
ristrutturata e le numerose opere d’arte presenti mi lasciano di stucco. Ha addirittura adibito un’intera stanza a galleria fotografica. Mentre torniamo alla festa, cerco Michael con il mio drink per tutta la stanza senza riuscire a vederlo nonostante sia più alto degli altri. Mi serve dell’acqua.
«Sta parlando con Caroline e Roger, dei miei amici», mi spiega Manuel, interpretando correttamente il mio bisogno di trovare Michael. «Credo che si conoscessero già».

RAINE MILLER:

Marco mi fece fare un giro della sua villa seicentesca elegantemente ristrutturata e le
numerose opere d’arte presenti mi lasciarono di stucco. Aveva adibito un’intera stanza a galleria fotografica.
Dov’era finito Ethan con il mio drink? Lo cercai per tutta la stanza senza riuscire a vederlo nonostante fosse più alto degli altri. Mi serviva dell’acqua.
«Sta parlando con Carolina e Rogelio, dei miei amici» mi spiegò Marco,
interpretando correttamente il mio bisogno di trovare Ethan, «Credo che si conoscessero già.»

ELISA ARTEMIDE

«Pronti a diventare genitori?», domanda il dottore allegro.
«Sì».
«Ok, può guardare adesso se vuole, Mister Walker», mi avvisa il dottore con quel tono secco che mi dice quanto si stia concentrando sul da farsi.
Mantengo gli occhi su Elen, mentre lui pratica l’incisione, strofinandole il
pollice con la mano, conscio che niente al mondo mi avrebbe mai spinto a guardare un bisturi che incida la sua pelle perfetta. Lei è calma e senza emozioni: non sembra provare alcuna paura, solo una forte determinazione ad andare avanti e terminare. È così sorprendente.
Le donne sul punto di dare la vita sono magnificamente coraggiose nel modo di arrivare in fondo alla cosa e vedere Elen sotto questa luce è qualcosa di eccezionale.
Il suono dei monitor fa da sottofondo a quello degli strumenti medici e ai
movimenti del suo corpo sul tavolo, mentre gli addetti arrivano alla bambina.
«Senti male?», sussurro a mia moglie.
«Non sento dolore, Alex, solo spingere e tirare. È una sensazione strana, ma sto bene». Annuisce, sorridendomi. «Voglio solo conoscere nostra figlia».
«Anche io, mia bellissima, anche io».
«Ci siamo», dichiara il dottore con una certa autorità.
Do un’occhiata oltre il telo e vedo una corona di capelli scuri che esce dalla pancia di Elen, poi un viso accartocciato, dall’espressione arrabbiata per il modo brusco in cui è stato portato in quel mondo di luci e rumori, infine spalle e braccia minuscole e il resto di un corpicino che esce dall’apertura.
L’intero processo dura forse dieci secondi e altrettanto velocemente Lei arriva.

RAINE MILLER

«Pronti a diventare genitori?» domandò Fred allegro.
«OK, puoi guardare adesso se vuoi, E» mi avvisò Fred con quel tono secco che mi diceva
quanto si stesse concentrando sul da farsi.
Avevo mantenuto gli occhi su Brynne mentre lui faceva l’incisione; strofinandole il pollice con la mani, conscio che niente al mondo mi avrebbe mai spinto a guardare un bisturi che affettava la sua pelle perfetta. Lei era calma e senza emozioni: non sembrava provare alcuna paura, solo una forte determinazione ad andare avanti e terminare.
È così sorprendente.
Le donne sul punto di dare la vita erano magnificamente coraggiose nel modo di arrivare in fondo alla cosa e vedere Brynne sotto questa luce era qualcosa di eccezionale.
Il suono dei monitor faceva da sottofondo a quello degli strumenti medici e ai movimenti del suo corpo sul tavolo, mentre gli addetti arrivavano al bambino.
«Non sento dolore, Ethan, solo spingere e tirare. È una sensazione strana, ma sto bene.» Lei annuì sorridendomi, «Voglio solo conoscere nostro figlio.»
«Anche io, mia bellissima, anche io.»
«Ci siamo» dichiarò Fred con una certa autorità.
Diedi un’occhiata oltre il telo e vidi una corona di capelli scuri che usciva dalla pancia di Brynne, poi un viso accartocciato, dall’espressione arrabbiata per il modo brusco in cui era stato portato in quel mondo di luci e rumori, infine spalle e braccia minuscole e il
resto di un corpicino che usciva dall’apertura.
L’intero processo durò forse dieci secondi e altrettanto velocemente… lei arrivò.

ELISA ARTEMIDE – UN CUORE DA CONQUISTARE uscita del 20/6/2017 CAPITOLO VENTISEI Alex «Dottore, cosa sta succedendo? Mi dica qualcosa di utile!». Prendo il medico di turno per il colletto avvicinandolo al mio viso, mentre mi sembra che il cuore mi esploda da un minuto all’altro.«Smettila di maltrattare il dottore e lascia che faccia nascere tuo figlio»,dice Cate calma, liberando il dottore.«Vada con l’infermiera, signore. La preparerà per il parto», dice il medico.«Dovete per forza praticarle il taglio cesareo?», gracchio.«Temo di sì, Mister Walker. La bambina è podalica e non possiamo rischiareche nasca con i piedi. Elen non riuscirebbe a sopportarlo».Michael mi dà una pacca forte sulla schiena. «Starà bene. Smettila di preoccuparti e vai a prepararti».Il dottore mi lascia nell’ingresso e sparisce oltre una porta con la scritta Riservato al Personale.Deglutisco, seguendo l’infermiera nella speranza dinon svenire prima di arrivare dovunque mi stia portando.«Dov’è mia moglie?», domando.«La stanno preparando per l’intervento e le stanno facendo l’epidurale. Ildottor Grey le spiegherà tutto passo per passo durante la procedura. Lei potrà seguire il parto parlandole». Mi sorride amabilmente. «Congratulazioni,papà».

RAINE MILLER – DONI RARI E PREZIOSI uscita del 14/5/2015 «FRED, cosa sta succedendo? Dimmi qualcosa di utile!» Presi mio cognato per il colletto avvicinandolo al mio viso, mentre mi sembrava che il cuore mi dovesse esplodere da un minuto all’altro. «Smettila di maltrattare il dottore e lascia che faccia nascere tuo figlio» disse lui calmo,liberandosi, «Vai con Mary Ellen, ti farà preparare per il parto. Stai per diventare padre, gransignore!» «Taglio cesareo? Davvero, Fred?» gracchiai. «Temo di sì, amico. Il bambino è podalico e non possiamo rischiare che nasca con i piedi.Brynne non riuscirebbe a sopportarlo.» Mi diede una pacca forte sulla schiena. «Starà bene. Smettila di preoccuparti e vai a prepararti.» Fred mi lasciò nell’ingresso e sparì oltre una porta con la scritta Riservato al Personale. Deglutii seguendo Mary Ellen nella speranza di non svenire prima di arrivare dovunque mi stesse portando. «Dov’è mia moglie?» domandai. «La stanno preparando per l’intervento e le stanno facendo l’epidurale. Il dottor Greymont le spiegherà tutto passo per passo durante la procedura. Lei potrà seguire il parto parlandole.» Mi sorrise amabilmente, «Congratulazioni, papà.»

 

Allora, tralasciando il fatto che uno dei due libri è pubblicato, e da Corbaccio, editore iscritto regolarmente a Siae (e che quindi l’autrice dell’autopubblicato rischia seriamente, NEL CASO, una denuncia per plagio da Corbaccio e la richiesta di restituzione dei guadagni sommata a una bella multozza), analizziamo punto per punto le mie opinioni in merito.

Punto primo: senza il self-publishing questo non sarebbe mai successo. O MEGLIO, il self-publishing ha certamente influito.

Avete presente quelle clausole GRANDI COSI’ nei contratti che gli editori mandano agli autori e che dicono SI AFFERMA CHE L’INEDITO E’ FRUTTO ESCLUSIVAMENTE DELL’INVENTIVA DELL’AUTORE E NON E’ MAI STATO PUBBLICATO O DIVULGATO IN QUESTA O ALTRA FORMA?

Ecco, appunto. Un editore, NEL CASO, si sarebbe subito sganciato dalla polemica di oggi, avrebbe fatto il culo a quattro all’autore e probabilmente avrebbe sommato denuncia a denuncia (per mancato rispetto del contratto). Ora c’è da chiedersi: Amazon Direct Publishing è un editore, e in quanto tale POTREBBE passare a denuncia? Staremo a vedere. NEL CASO (oh, si sa mai, dicono che questa abbia il gratuito patrocinio, e io non ho soldi da buttare in avvocati).

Chiaro che, senza un contratto minimo da rispettare, uno fa un po’ il cazzo che gli pare. Anche copiare.

Punto secondo: gli pseudonimi e il self-publishing

Ora: cosa vieta ai lettori, dopo questa polemica, di pensare che la cara Elisa, autrice sotto pseudonimo, NON SIA anche Clara, ed Elisabetta, e Gina, e ABBIA, nel caso, copiato e venduto altri dieci, cento, mille romanzi? E cosa vieta, IN CASO DI PLAGIO, a un’autrice sotto pseudonimo di crearne uno nuovo e lavarsi via di dosso l’etichetta dell’autrice colpevole?

Punto terzo: il libro scelto per il plagio

Diciamocelo: non è che stiamo parlando di capisaldi della letteratura. Stiamo parlando di merda. Ma di merda nel vero senso del termine. Di quei libri che meglio gli Harmony, che Cento colpi di spazzola scansati, che in confronto Volo è Leonardo Da Vinci. Cioè, non me ne vogliate: libri per analfabeti.

D’altronde, con tutta la ragione che posso dare a lettrici incazzatissime per aver scoperto una cosa simile (e aver quindi, NEL CASO, la conferma di esser state prese per il culo da mesi), leggiamoci un po’ i commenti al fatto avvenuto, o anche solo le altre recensioni su Amazon: errori grammaticali, sintattici etc etc a profusione. Robe da quinta elementare scarsa. Tipo che D’Annunzio non si volta nella tomba, ci rotola dentro stile Fidget Spinner (così facciamo anche moda, dai).

Se leggete Shitpublishing e non vi accorgete che questi libri sono tutti tutti tutti uguali, tanto che MAGARI sono DAVVERO tutti tutti tutti uguali (virgole e scene comprese), allora il problema siete voi. Sincero: come fa un libro di merda del genere ad aver preso 29 volte 5 stelle su 5? Ma serio? Ma avete mai letto un libro vero?

Punto quarto: qui siamo in presenza di un genio

Ci ho pensato su, e alla fine mi rendo conto che, forse, NEL CASO (ehm ehm) siamo davvero davanti alla più grande impresa nella letteratura italiana degli ultimi decenni: una presa per il culo globale.

Del tipo: questa gente legge merda? Bene, diamogli la merda che merita.

Cioè, seriamente, pensateci: questa persona (magari è un uomo, alla fin fine) si SAREBBE messa a COPIARE interi brani di un libro GIA’ pubblicato, stile puzzle, scegliendolo con cura tra altre migliaia, AVREBBE QUINDI POI confezionato una copertina con mezzo busto di un mezzo cretino nudo e poi clic, caricato il tutto, SE NE SAREBBE STATA lì ad aspettare che il mondo si muovesse da sé, che le mosche venissero alla merda, attratte dal profumino. Un genio. NEL CASO, pensava e sapeva che quasi nessuno se ne sarebbe accorto. Anzi, correggo: non fosse stato per quella lettrice che aveva appena letto il libro ‘copiato’, beh, sicuramente nessuno se ne sarebbe accorto. Davvero!

E se fosse stato, NEL CASO (coff coff), un esperimento, un gioco? Se fosse stata tutta una messa in scena per dimostrare che sì, la gente legge merda, la gente legge schifezze, e quindi si merita di essere presa per il culo? Beh, chapeau, devo dire, solo e soltanto chapeau.

Magari lui/lei è lì, NEL CASO EH, davanti allo schermo, che se la ride sotto i baffi mentre 4 gatti si scannano e imprecano per un libro che non esiste né è mai esistito e contro una persona che non esiste, che non è mai esistita e che non esisterà mai.

Insomma, in fin dei conti, tutta la mia stima per chi ha scoperto l’inghippo, ma, fosse stato davvero un esperimento, beh, mi alzo in piedi per dieci minuti d’applausi all’autore/autrice fantasma. Che tanto, quei dodici euro che avete buttato per quella merda li avreste buttati per altra merda, detto sinceramente. Mica ci avreste comprato un libro decente: voi, un libro decente, nemmeno sapete cos’è.

Ah, buona lettura eh

Ivano

ps. io avviserei Amazon, Corbaccio e la Miller, tanto per. Giusto per gustare, da dietro lo schermo, quei 4 gatti che si ammazzano tra loro – che stavolta può essere il vostro turno, alla faccia sua, NEL CASO EH. NEL CASO. NEL. CASO. Ah, altra cosa: io andrei, fossi in voi, a esaminare anche i vecchi libri. Sia mai, MAGARI, e dico MAGARI, non è una cosa nuova, è una roba partita in modo graduale, da lontano. Magari con altri pseudonimi. Dateci un occhio, ecco (io evito, la merda non mi piace nemmeno vederla da lontano)

pps. Punto quinto: cosa ho scoperto dopo

E niente, a quanto pare, la sedicente autrice AVREBBE copiato brani anche dalla “famosissima” Penelope Douglas (ah beh) e da una fantomatica Abbi Glines. NON AVREBBE mai chiesto scusa (che ci starebbe anche, in accordo al mio punto quarto) e AVREBBE addirittura minacciato querela per diffamazione (a quanto pare) chi l’ha beccata. E, punto finale, AVREBBE detto di essere protetta da patrocinio legale gratuito e AVREBBE cancellato ogni traccia e bloccato i suoi detrattori, tenendo così all’oscuro, in teoria, i propri lettori. Allora no, qui non siamo proprio in presenza di un genio. No, direi di no. NEL CASO FOSSE VERO, ma NEL CASO, EH (ehm ehm coff coff) più di una bambinata, di una grande cazzata dopo cui non si sa che fare, perché il casino è molto più grande di quanto si credeva potesse essere. Tanto, chi mi becca? E poi, se mi beccano, che vuoi che mi facciano? Ecco, immagino tutti gli insulti che la suddetta POTREBBE AVER ricevuto. Insomma, non c’è bisogno che ve li elenchi io, no? Ah, c’è? Ma andateveli a cercare, no? Ah, autrice originale e editore sono stati poi avvisati. Prevedo cazzi amarissimi. D’altronde, io ero già davanti allo schermo con i pop corn, pronto a vederli scannarsi. Vi avevo avvisati, no? Bon apetit!

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LE INTERVISTE – Francesco Damiani, L’anima delle vettovaglie

Oggi intervistiamo Francesco Damiani, autore di L’anima delle vettovaglie, edito da Nulla Die.

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Allora Francesco, bando alle ciance: scegli un animale per farci capire chi sei. Uno eh, mi raccomando.

Un topoelefante.

Se dovessi scegliere una parola per spiegare perché scrivere, quale sarebbe? E perché?

Noia, buona parte di ciò che rimane oltre la scrittura è noioso.

Dicci qualcosa di bello che hai scoperto sul mondo della letteratura, e qualcosa di brutto.

Di bello l’autore, il romanzo o la poesia, che scoprirò domani.

Di brutto la disillusione con cui girano gli ingranaggi di alcune meccaniche inerenti a questo mondo.

Ora passiamo al tuo libro, L’anima delle vettovaglie. Titolo curiosissimo: parlamene un po’.

Sono storie di vite comuni che, come le vite comuni sanno essere, sembrano legate da un filo impazzito chiamato destino. Il titolo viene da Piazza delle Vettovaglie, un luogo pittoresco nella città di Pisa in cui questo famoso filo diventa matassa.

Sono pagine che parlano di vita…

Perché hai scelto di pubblicare con Nulla Die?

Ho seguito il corso di altri scrittori più esperti di me che mi hanno indirizzato ad una casa editrice almeno onesta… Che per quanto possa sembrare banale, non lo è affatto.

Cosa ne pensi dell’editoria, in generale?

Vedi: disillusione degli ingranaggi di alcune meccaniche ecc ecc.

Quanti libri compri, più o meno, all’anno?

Un centinaio, senza leggere non mi sentirei in diritto di scrivere niente.

Se dovessi paragonare il tuo libro a un piatto, quale sarebbe?

La pizza del sabato sera.

L’ultimo libro che hai letto?

Il giocatore, Fedor Dostoevskij.

Raccontaci in breve cosa secondo te ha spinto l’autore a scrivere quel libro.

Lo ha spinto a mio avviso la voglia di spogliare un demone comune dell’uomo. Facendogli da interprete in un romanzo tecnicamente perfetto.

In che modo ti ha arricchito quest’ultimo libro letto?

Bisognerebbe leggerlo per capire. Diciamo nelle riflessioni sul torbido che c’è in tutti noi.

Facci il nome di un autore emergente secondo te in rampa di lancio, pronto quindi per il grande salto, e di un autore emergente che, invece, secondo te, non merita il successo che sta avendo.

Una autrice emergente incredibilmente profonda è Marina Multari, di cui consiglio la lettura di “Jamie e il suo mostro”.

Che non lo merita lascio “ai posteri l’ardua sentenza”, diciamo che non apprezzo quelle famose meccaniche che portano un non autore a essere definito tale. Lo trovo di una noia mortale.

Ok, ora buttiamoci sul 50 e 50. Rispondi sinceramente, d’impulso: youtube o tv?

YT

Netflix o Sky?

Netflix

Cioccolato o salame?

Cioccolato (sono vegetariano)

Autunno o primavera?

Autunno

Sirmione o Ventimiglia?

Ventimiglia (paese natio di una mia professoressa di lettere di cui ho un ricodo bellissimo)

Bollicine o naturale?

Bollicine

Pop o Indie?

Destra o sinistra?

Dove possiamo trovare il tuo libro? Dacci qualche link 

Su IBS,AMAZON e in tutte le librerie e bla bla bla.

http://www.ibs.it/anima-delle-vettovaglie-libro-francesco-damiani/e/9788869150951

Consigliaci il libro di un altro autore emergente.

Ne ho letti un paio di recente, “Nimal Kindom” (leccata a parte) di un abbastanza emerso Ivano Mingotti e appunto “Jamie e il suo mostro” di Marina Multari.


Che altro dirvi? Andate a cercarvi L’anima delle vettovaglie, Francesco Damiani, ed. Nulla Die!

E… buona lettura!

Ivano

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LE INTERVISTE – Gianluca Pomo, Viaggio Dunque Sono

Oggi intervistiamo Gianluca Pomo, autore di Viaggio Dunque Sono, edito da Leucotea Edizioni.

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Allora Gianluca, bando alle ciance: dicci subito, in tre parole, chi sei. Tre eh, mi raccomando.

Un cervello incontentabile.

Se dovessi scegliere una parola per spiegare perché scrivi, quale sarebbe? E perché?

Complementarietà. Credo che la scrittura vada a completare in parte la mia figura, le mie attitudini. Mi permette di esplorare un mondo totalmente parallelo a quello relativo alle mie attività professionali quotidiane. A modo suo mi completa, mi riempie.

Difficile, facile, migliore o peggiore di quanto ti aspettassi: com’è il mondo della letteratura? Lo consiglieresti a qualcuno?

Sono stato fortunato in quanto ho trovato in un arco di tempo ragionevole una casa editrice seria che ha deciso di investire sulle mie parole, pertanto non solo lo consiglio ma consiglio altresì di non lasciarsi scoraggiare dalle lunghe attese. Emergere so invece sarà senza dubbio impresa difficile ma dipende anche molto dalle proprie aspettative. Ad ogni modo credo che se si ha del talento, nonostante l’usuale scetticismo, questo è ancora un paese che ha la possibilità di premiarlo.

Raccontaci un evento legato ai tuoi libri che ti ha fatto stare particolarmente bene, e uno che ti ha fatto stare particolarmente male.

Male direi nulla. Ho sempre scritto per me. Quindi al massimo non avrei avuto modo di vivere questo mondo, e sarebbe stato davvero un peccato, ma non sarei stato male. Per ora non mi posso lamentare.

Bene mi fa stare invece la sensazione di pienezza che talvolta mi travolge quando mi rileggo, mi rileggo e mi rileggo ancora… E non perché io elogi le parole scritte, ma proprio per il fatto che io stia leggendo qualcosa di mio.

Inoltre non posso negare che un profilo autorevole che legge un tuo estratto e ti spinge a continuare in quanto convinto “verrà fuori un buono scritto” non può far altro che stimolare ulteriormente.

Ora passiamo al tuo libro. Perché il viaggio? Ha un significato metaforico?

Anche. Il libro racconta di viaggi reali, seppur vissuti non sempre in maniera consuetudinaria. Ma anche di uno altrettanto importante, semplicemente umano, naturale. È una storia che rappresenta fortemente la normalità. Si può immedesimare il giovane ventenne che vivrà formative esperienze ed emozioni, così come l’uomo e la donna di un’età più avanzata in quanto hanno modo di pensare a quanto vissuto, con gioia e, perché no, con un po’ di sana nostalgia. E ovviamente si ritrovano giovani uomini e donne, categoria ben rappresentata dai personaggi del libro. Infine, come sfondo, c’è la ricerca di una condivisione della propria serenità, una ricerca della felicità a cui credo tutti aspirino.

Ora chiudi gli occhi e pensa al tuo libro: qual è la prima immagine che ti viene in mente?

La partita a scacchi giocata da un ciclista di passaggio con un senzatetto sulla sesta strada a San Francisco. Rappresenta fortemente la mia idea di viaggio. E anche di sorriso.

Se dovessi paragonare il tuo libro a un piatto, quale sarebbe?

Un ricco pinzimonio. Genuino, sano e colorato.

Prova a convincerci a comprare il tuo libro in 10 parole.

Si viaggia qua e là per il mondo lasciandosi sorprendere dalla quotidianità, con le gambe e con il cuore.

Dove possiamo trovare il libro? Dacci qualche link utile!

In tutte le migliori librerie italiane su prenotazione. Online su tutte le principali piattaforme (i.e Amazon), cercando Viaggio dunque sono di Gianluca Pomo.

Per tutti gli aggiornamenti seguite la pagina fb: Viaggio dunque sono di Gianluca Pomo

Consigliaci il libro di un altro autore emergente.

Consiglio “Quello che ti porti dentro” di Eliana Bellezza; una storia di vita vissuta. Una sorta di analisi introspettiva dell’essenza di ognuno di noi. Profondo ma di semplice lettura.


Ancora qualche giorno e potrete buttarvi sul libro d’esordio di Gianluca Pomo, Viaggio Dunque Sono, Leucotea Edizioni.

Per ora… buona lettura e… alla prossima

 

Ivano

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