PUBBLICO, QUINDI VENDO

Per la prima volta, dopo tanto tempo, mi ritrovo dall’altra parte della barricata: non sono più un semplice autore, ma un autore che gestisce una collana editoriale, e quindi, in parte, un editore (senza però i benefici economici diretti, ecco, diciamocelo: mannaggia).

Beh, mi imbatto sempre più spesso, in tutti gli esordienti o emergenti che si propongono per la collana, nell’illusione che, solo per l’averlo pubblicato, il libro si venda da solo, o comunque vada automaticamente sugli scaffali di tutte le librerie d’Italia.

Allora: no, non ci siamo. In Italia, secondo i dati più recenti, vengono pubblicati 12 nuovi titoli al giorno. Riuscite a pensare a una libreria che accolga 12 titoli nuovi ogni santo giorno, tenendosi chiaramente anche tutti i vecchi già ordinati? Facciamoci due calcoli, tanto per: in una libreria appena aperta e che voglia solo titoli appena usciti, beh, in un anno ci sarebbero circa 4.380 libri a scaffale. In 4 anni, 17.532. Una libreria bella grande, insomma.

Il punto è che le librerie, tutte quante (con l’eccezione di quelle di catena, forse, perché ricevono ‘ordini’ dall’alto su quale libro mettere, in quale quantità e dove), si muovono pensando a vendibilità e spazio: in poche parole, scelgono i libri che vogliono poi mettere sui propri scaffali, e che terranno per un certo lasso di tempo a seconda della vendibilità o meno del libro stesso. Cioè, a dirla in modo semplice, se entro un tot mese quel libro si vende o no lo si tiene, se nisba, beh, dopo questo periodo lo si rimanda indietro e si fa spazio ad un altro libro.

I librai scelgono quindi in base al proprio intuito, alla propria esperienza, al proprio fiuto per gli affari, ai propri spazi disponibili e ai propri dati: nemmeno Mondadori, per fare un esempio, riesce a piazzare tutti i propri titoli in tutte le librerie a cui propone il proprio catalogo.

Figuratevi quindi il vostro piccolo libro di un piccolo emergente o esordiente.

Quindi, se volete che il vostro libro venda o abbia visibilità, muovetevi, alzate il sedere dal divano e finitela di aspettare l’arrivo del magico arcobaleno con il suo incedibile pentolone pieno d’oro. Non stiamo partecipando a una lotteria: è la vita, bello.

Chissà, magari, prima o poi, qualche libraio di buona volontà vi darà una bella occasione.

Ivano Mingotti

 

Pubblicato in Altro | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

LA MIA ESPERIENZA CON BABBEL.COM

Un paio d’anni fa, stuzzicato da una pubblicità ben fatta – lo devo ammettere – sono finito sul sito di Babbel: sì, esatto, l’applicazione per imparare inglese, o tedesco, o francese, o spagnolo (i corsi in lingua sono davvero tanti). Colpito anche dal prezzo abbastanza competitivo – 5 euro al mese – mi sono detto “perché no?”, e, scegliendo il corso di spagnolo, ho iniziato la mia personale avventura con questo sito.

Ora, questa non è una marchetta – sarebbe bello lo fosse, perché significherebbe un bel po’ di soldini nelle mie tasche, ma no, continuano ad essere vuote – e quindi elencherò non solo le cose positive, ma anche le cose negative che ho provato in questa esperienza durata due anni.

COSE POSITIVE:

  • I corsi sono davvero divertenti: le brevi lezioni, 5-15 minuti massimo, sono molto giocose e intuitive.
  • L’apprendimento, se costante, è rapido: dopo due anni, seguendo ogni  giorno almeno una lezione, posso dire di avere un livello di spagnolo decisamente buono. Sarà stato un complimento un po’ gonfiato, ma sentirmi dire da più di un madrelingua ‘credevo avessi vissuto per qualche mese in Spagna’ beh, non è malaccio.
  • Il prezzo: come detto, è molto abbordabile: 5 euro al mese sono davvero pochi se confrontati con i prezzi di un vero corso in lingua.
  • La fruibilità del sito: è molto facile navigare sul sito o usare l’applicazione; intuitivo e veloce, ci riuscirebbe, credo, perfino un bambino.
  • Oltre alla grammatica, c’è una buona sezione di comprensione orale e di produzione scritta: ottimi metodi per perfezionare l’uso di una lingua.

COSE NEGATIVE:

  • Se è vero che il corso è veloce, e l’apprendimento rapido, è allo stesso modo vero che il corso, purtroppo, non è approfondito più di tanto: dopo aver concluso tutte le lezioni, che corrisponderebbero a un livello A2 a livello europeo (mi pare di averlo letto nei piccoli certificati che il sito rilascia ad ogni lezione conclusa), non vengono rilasciate o sbloccate altre lezioni, e quindi si finisce O a ripetere le vecchie lezioni O a dover scegliere un’altra lingua.
  • La dinamica del ripasso: oltre alle lezioni c’è un vero e proprio esercizio aggiuntivo che può essere svolto ogni giorno, quello del ripasso: alcune parole o frasi vengono riproposte in modo molto veloce, parallelamente alle lezioni. Il guaio è che, se non si ha voglia o se passano abbastanza giorni dalla prima lezione – perché il ripasso, per così dire, arriva tot giorni dopo dalla lezione svolta: per fare un esempio, se oggi faccio la lezione, la ripeterò tra 1, 2, 3, 6 mesi e poi tra un anno – le parole tornano, il ripasso somma vecchi ripassi a nuovi ripassi, vecchie lezioni da ripassare a nuove lezioni da ripassare, e si finisce a doversi rifilare 500 frasi o parole alla volta. Mi sono capitati giorni in cui avevo più di 600 parole da ripassare e, credetemi, davanti a un numero del genere mi sono abbastanza bloccato.
  • In parte per il fattore ripasso, l’utente si sente quasi obbligato ad utilizzare l’applicazione tutti i giorni, per non restare indietro e non fare accumulare ‘piccoli doveri’. Qui il fattore divertimento, quindi, viene parecchio frustrato.

Quindi, visti i pro e i contro, l’esperienza è per me più che positiva, e ora mi prenderò una pausa per potermi poi buttare su un’altra lingua. Ho già scelto il Portoghese come prossima vittima dei miei fantastici strafalcioni, e spero di avervi aiutati, attraverso la mia esperienza, a capire cosa Babbel può e non può offrirvi.

Buon apprendimento a tutti!

Ivano Mingotti

Pubblicato in Altro | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , | 8 commenti

COME FARSI CONOSCERE DAI LETTORI

Se siete autori, non conosciuti o poco conosciuti, questo è proprio l’articolo che fa per voi. Lasciate perdere la frustrazione, l’ansia, la paranoia e la depressione: un modo per farsi conoscere c’è, ed è molto più semplice di quel che si pensi.

Dopo dieci anni di esperienza nel campo letterario italiano (circa) e dopo otto, nove anni di fallimenti parziali o totali nell’arte del ‘farsi conoscere’, o banalmente nel ‘promuoversi’, ho capito una cosa molto, molto lineare: per farsi conoscere si deve essere presenti in libreria. Sì, avete capito bene.

Essere presenti in libreria non vuol dire, però, avere il proprio libro tra gli scaffali: non basta. Ci sono esempi di grandi autori, premi bancarella o più in alto ancora, che dicono spesso che, senza la propria presenza in libreria, il libro non vende. Perché, diciamocelo chiaro e tondo (e questo lo dicono anche quegli stessi autori), il cliente, davanti a un libro seppur di grande editore, e seppur premiato, si porrà sempre la stessa domanda: chi è questo autore? Non l’ho mai sentito; ergo perché dovrei comprarlo, ergo non varrà granché: non lo compro.

Quindi che vuol dire essere presenti in libreria? Beh, semplicemente andare a conoscere personalmente i propri possibili clienti.

Anche due chiacchiere, se non proprio firmacopie, cene letterarie e presentazioni, possono permettono all’autore ITALIANO di entrare in contatto col cliente, di creare un’autorevolezza, una comunicazione, una possibilità di vendita (chiaro, per gli autori stranieri parliamo di tutt’altra tattica e strategia pubblicitaria, ma questo è appunto un altro discorso).

Come dicono tanti autori grandi e piccoli che hanno raggiunto un qualche successo (non di notorietà, parliamoci chiaro, perché la notorietà letteraria in Italia è cosa quasi impossibile, non durevole e comunque suddita alle strategie commerciali; successo invece di copie vendute, chiaramente) bisogna passare più tempo possibile in libreria, agli eventi, a contatto col pubblico: se possibile, tutti i giorni della settimana, senza interruzioni. Tanti autori di successo promuovono tutti i giorni, mattina pomeriggio e sera, per un anno intero, il proprio libro, per poi concedersi un periodo di pausa in cui scrivere il nuovo testo, per poi ripartire con lo stesso ciclo promozionale, di nuovo. Certo, non c’è bisogno di girare l’Italia tutti i giorni se vi accontentate di un successo piccolino (anche una, due volte alla settimana vanno benissimo), ma vi posso garantire che muovendovi anche poco (appunto una o due volte alla settimana) i risultati arrivano. Diciamocelo, è anche una certezza statistica: nel mucchio, in tutte queste date, con tutte queste persone che passano, il libro si vende per forza a qualcuno.

E poi più persone, più contatti, più lettori e più clienti si conoscono e più si aprono possibilità insondate e impensabili: corsi di scrittura, sceneggiature, teatro, cinema, radio, interviste, recensioni: insomma, chi più ne ha più ne metta.

Per questo lasciatevi consigliare su un piccolo particolare: lasciate perdere la richiesta di recensione ai vari blog, vlog, contatti anobii e facebook e goodreads e compagnia cantante. Lasciate perdere la promozione nei gruppi facebook, o su internet in generale, o lo spam, o chissà che altro. Tutto questo (e parliamo del libro cartaceo) non funziona. Io l’ho lasciato perdere, e i risultati stanno arrivando: il buon vecchio porta a porta, cioè appunto lo stare in libreria, funziona sempre.

Ivano Mingotti

nb: se vi chiedete come stare in libreria, e insomma come arrivarci, ho scritto un altro articolo in merito qui.

Pubblicato in Altro | Contrassegnato , , , , , , , , , , , | 7 commenti

LE PAROLE DEI LETTORI A PROPOSITO DI MINOICA

Come per ogni mio libro precedente, ho voluto sondare, con un piccolo questionario, quelli che sono i pareri e l’effetto dato dalla lettura dei miei libri. Questa volta ho scelto un piccolo campione di una decina di lettori e lettrici, dalla blogger alla lettrice onnivora, dalla giornalista all’autore teatrale, e così via. Spero che le domande, e soprattutto le risposte – che io ho trovato molto, molto interessanti – possano incuriosirvi. E.. buona lettura!

Dimenticavo: SPOILER ALERT!

1. Come potresti riassumere la tua esperienza con Minoica in una parola?

Alice Milanese (A): Conoscendo già lo stile dell’autore avevo buone aspettative, ma se dovessi riassumerlo in una parola direi, sicuramente: Interessante.

Cristina Biolcati (C): Catalizzante.

Lucia Morigi (L): Emozionante.

Gresi Vitale (G): Intensa.

Miryam Marturano (M): Umana. Minoica è il classico esempio di come dietro i miti, fantastiche leggende di dei e semidei straordinari, ci siano in realtà eventi e persone tutt’altro che divini e straordinari.

Lady Writer (W): Coscenziosa.

Katia LP (K): Interessante.

Silvia Gerbalena (S): Intensa.

Maria Pia Pintus (P): Catartica.

Valentina Zanin (Z): Interessante

Elisa Luniddi (E): Difficile riassumere in una sola parola una simile lettura, tuttavia tra tutte le parole la prima che mi viene in mente è “Coinvolgente”, perché questo è quel tipo di romanzo che in pochissime righe riesce a trascinarti nel suo mondo e difficilmente ti lascia andare.

2. Conoscevi già la leggenda del Minotauro? E, se sì, cosa ne pensi della rielaborazione fatta da Ivano Mingotti?

A: Avevo già sentito parlare più volte di questa leggenda ma non l’avevo mai approfondita, ho trovato molto interessante e ben fatta la rielaborazione dell’autore.

C: Sì, la conoscevo. Ivano Mingotti ha reso questa leggenda più “umana”, più moderna e alla portata di tutti.

L: Sì, la conoscevo: amo la mitologia in modo particolare, e penso che questa potrebbe essere davvero la verità dietro un mito. La nascita di un bambino deforme spesso era collegata all’incesto o a consanguineità fra individui che si sposavano fra loro per mantenere magari titoli e terreni.

G: Si, la conoscevo! Ma non ricordo che la sua lettura avesse sortito in me così tante emozioni, al contrario di quella revisionata da Ivano.

M: Conoscevo già la leggenda. mi piace la rielaborazione. Ha reso logica la presenza di un mostro, rendendolo, da punizione divina, la logica conseguenza di ciò che accadeva nell’antichità. Ovvero: le famiglie reali, per mantenere il sangue reale, si sposavano tra di loro. L’incesto era permesso. Ma Arianna invece lo condanna, sembra quasi ragionare come una donna contemporanea. Però ha senso. Quindi eccellente.

W: Sì. L’ho trovata un’altra buona versione del mito, nella mente di qualche autore greco potrebbe esserci già stata.

K: Si. Originale.

S: Sì. Trovo la rielaborazione originale e moderna. Senza stravolgerne il senso, l’ha attualizzata e reso profondità ai personaggi.

P: Sì: conoscevo, seppure a grandi linee, la leggenda del Minotauro. La rielaborazione fatta da Ivano Mingotti l’ho trovata molto interessante e affascinante, in particolare trovo che la storia acquisti un sapore più “psicologico” grazie al punto di vista da cui è narrata.

Z: Conoscevo già la leggenda e mi aspettavo che rimanessi su quel filone, quindi mi ha sorpreso inizialmente; penso che sia una rielaborazione non semplice, ma senza dubbio notevole!

E: Sì, conoscevo già la leggenda del Minotauro. Nonostante i miei studi superiori non abbiano contemplato la mitologia, da bambina ho subito il fascino di questo mondo e ho tuttora un piccolo dizionario di mitologia greca e romana che ogni tanto mi piace consultare. Ammetto che Arianna, Teseo e il Minotauro non sono mai stati tra i miei soggetti preferiti, ma la rielaborazione fatta da Ivano Mingotti in Minoica è stata davvero spettacolare: narrando la vicenda dal punto di vista di Arianna ha rafforzato la sua figura, mostrandola sotto la luce non solo della ragazza innamorata ma anche in quella della principessa combattuta tra il suo status e i suoi sentimenti, quella della giovane alle prese con la prima, devastante, folle passione e, soprattutto, quella della donna che nasce dalle ceneri della fanciulla.

3. Arianna, Teseo, Fedra, il Minotauro, Minosse e Pasifae: quale personaggio ti ha affascinata di più?

A: Sin dalla prima volta che avevo sentito parlare di questa leggenda ero rimasta affascinata dalla figura del Minotauro, ma nel romanzo mi ha incuriosita anche la figura di Arianna nella quale a tratti mi sono ritrovata.

C: Arianna. Perché amo quando un autore analizza i sentimenti di un personaggio nel profondo.

L: Il Minotauro, da sempre, sia che fosse stato un uomo nato deforme o un vero mostro, non per questo per forza sarebbe stato malvagio, ma chiunque, rinchiuso e solo in un labirinto, odiato da tutti, lo sarebbe diventato. L’ho sempre trovato un personaggio triste.

G: Arianna.

M: Temo che la risposta sia tutti e nessuno in particolare. E’ una storia in cui tutti sono affascinanti,  ognuno è indispensabile. Se uno prevalesse sull’altro, in fascino ed importanza, non avrebbe senso la storia.

W: Il Minotauro.

K: .Sicuramente Arianna.

S: Sicuramente Arianna.

P: Ho trovato affascinante Pasifae, sebbene compaia brevemente, ma il suo intervento nella storia è molto intenso e si può definire risolutivo.

Z: Ho amato e odiato Arianna allo stesso tempo e in alcuni passaggi mi sono rispecchiata in lei.

E: Il personaggio che più mi ha affascinata è stato Minosse, un uomo diviso tra il dovere di sovrano e quello di padre, straziato dalla follia di quella passione della figlia, ma non per questo meno fermo nel suo compito di guida monolitica del suo paese, un compito che il re Minosse deve compiere in maniera quasi spietata per il bene del suo popolo e che con la medesima violenza deve portare a termine per proteggere una figlia il cui giudizio sembra ed è ottenebrato da un desiderio carnale nel quale probabilmente Minosse rivede quello sfrenato di sua moglie Pasifae.

4. In quale ti sei rispecchiata, invece?

A:  Arianna, a tratti.

C: Sempre Arianna. La storia di un amore impossibile è sempre attuale e condivisa credo da tutti. A chi non è mai capitato?

L: Sinceramente in nessuno di loro.

G: Sempre Arianna, poiché fra me e lei ci sono state molte affinità.

M: Mi sono rispecchiata nella ribellione di Arianna verso il proprio genitore. Chi di noi non ha attraversato quella fase, con l’adolescenza?

W: Arianna e Arianna, sento la stessa confusione.

K: Ora, forse, in Fedra; vent’anni fa in Arianna.

S: In Arianna ho ritrovato l’adolescente che sono stata tanti anni fa.

P: Il personaggio in cui mi sono rispecchiata è Arianna, proprio grazie al suo dischiudersi psicologico che permette al lettore di immedesimarsi nei suoi turbamenti e farli suoi finché è immerso nella lettura.

Z: Arianna, come detto.

E: Probabilmente quello in cui più mi sono rispecchiata è stato Minosse: sono pienamente consapevole che nella mia fermezza a volte posso arrivare a essere vista quasi come una persona spietata, ma quando accade è solo perché credo ciecamente sia la cosa migliore.

5. E quale hai odiato?

A: In questa storia sono stati pochi i personaggi che non mi sono piaciuti, l’unica che a volte mi ha fatto storcere il naso è stata Arianna: strano da dire, ma essendomici ritrovata nel suo carattere per alcune cose ogni volta che faceva qualcosa che a me non stava bene mi infastidivo.

C: Pasifae. Non per il fatto di essere bigotti, bensì per il modo disumano in cui trattava la sua stessa figlia

L: Arianna per il suo modo di agire per me senza scusanti.

G: Mi spiace scriverlo, ma Teseo.

M: ho odiato Teseo. come nel mito, in cui abbandona Arianna (nella versione che mi piace), per poi sposarne la sorella Fedra, Teseo fa una pessima figura. Sfrutta la fragilità di Arianna, il desiderio di lei di fuggire da una famiglia che sostanzialmente odia. Lo fa per puro spirito di sopravvivenza e, dopo che lei è scesa nelle profondità delle prigioni, lui prima le uccide il fratello e poi la rinnega, sputandole in faccia e andandosene. Peggio dell’abbandono su un’isola. Perchè, lasciandola lì, lei pagherà il fio di quel tradimento.
E lo fa, in un certo senso.

W: Fedra, non ha avuto carattere.

K: Pasifae.

S: Nessuno. Ogni personaggio ha i suoi lati deboli, è umano. Lo stesso Minosse si rivela vulnerabile davanti all’esplosione di giovinezza della figlia, Pasifae è prigioniera della sua perversione.

P: Ho odiato Minosse per il modo ottuso di gestire le sofferenze della figlia.

Z: Arianna, ma senza dubbio anche i genitori non sono semplici da apprezzare.

E: Senz’ombra di dubbio Teseo. Sono stata molto combattuta tra lo scegliere lui o Pasifae, ma se a lei posso dare l’attenuante di un desiderio carnale tanto sfrenato da far supporre una vera e propria dipendenza, per lui non trovo attenuanti.

6. Come definiresti, in una parola, lo stile di scrittura di Ivano Mingotti?

A: Particolare.

C: Intimista.

L: Originale.

G: Melodico, quasi poetico.

M: Ipnotico. Dio, se sapessi scrivere così, senza usare dialoghi, probabilmente anch’io avrei già pubblicato 4 o 5 libri, perciò tanto di cappello. Inizi dalla prima parola e finisci con l’ultima e non ti sei nemmeno reso conto che hai letto tutto il libro. Pazzesco.

W: Coscienzioso.

K: Interessante.

S: Originale.

P: Ipnotico.

Z: Astratto.

E: Direi “Ricco”. Se letta ad alta voce la prosa di Ivano Mingotti riempie la bocca e dipinge un quadro di parole e pause; se letta semplicemente con la mente crea mondi di grande bellezza e varietà.

7. Quale episodio, all’interno del libro, ti ha più colpita?

A: Decisamente le prime scene, specialmente la prima volta che Arianna incontra Teseo.

C: Arianna e Teseo nel labirinto, quando lei capisce di essersi sbagliata sul conto di lui e, in pratica, di essere sola.

L: La reazione di Arianna a questa situazione l’ho trovata orribile: <<Per favore, mio nipote. Glielo dica, la prego, faccia liberare mio nipote. E’ innocente, innocente, la prego>> Non è la prima volta che mi succede, ed è il prezzo da pagare per essere la figlia di Minosse; la gente, di tanto in tanto, supera il timore che ha verso il potere, e la titubanza, l’ansia, la paura delle conseguenze; la gente, di tanto in tanto, si sente costretta a fermarmi il cammino, a pregarmi di fare qualcosa. E io, del popolino e della gente, ne ho proprio abbastanza. Non vedono che anch’io ho i miei problemi, maledizione? Non vedono che ho anch’io la mia vita, il mio tempo da vivere, e nulla da spartire con loro?

G: Il sogno di Arianna che giace col suo amato.

M: L’incontro con Pasifae. Nel mito, Pasifae, dopo la nascita del Minotauro, semplicemente scompare, ma qui si ritrova, in tutta la sua perversione. Comunque, mi ha colpita, perchè Arianna vince la sua repulsione, ma Pasifae, invece, nonostante la sua perversione, compie un ultimo atto materno, dopo il parto si intende. Aiuta la figlia.

W: La fine.

K: All’inizio, quando Arianna chiede a Minosse di prenderle Teseo. La sfida, la reticenza mista a determinazione sono di forte impatto. Le incontriamo ancora, ma è la prima volta che colpisce.

S: Più che un’episodio mi ha colpita l’emergere dei sensi: la vista (le parole evocano immagini nitide ),  l’udito (il canto degli uccellini, il rumore del mare, il mormorio e le grida), il tatto (le dita che si sfiorano).

P: Mi ha colpito moltissimo il finale, l’ho dovuto rileggere più volte per capacitarmene.

Z: Quando Arianna vede per la prima volta Teseo.

E: Sono rimasta particolarmente colpita dall’incontro tra Arianna e Pasifae perché in quel momento Arianna, pur continuando a detestare sua madre ed il suo modo di vivere, inizia a comprendere le pulsioni che ne guidano le azioni.

8. Senza svelare niente: parlando del finale, qual è stata la tua interpretazione?

C: È la vita. È realtà. Le illusioni che si scontrano con la crudeltà dell’essere umano che, dalla notte dei tempi, non è cambiato.

L: La giusta punizione per una donna che non ha pensato mai a nulla tranne a ciò che desiderava, senza curarsi del male che poteva fare, ma anche dolore per chi si è trovato nel posto sbagliato, nel momento sbagliato.

G: Arianna, regina di Creta, dominerà chiunque. Persino il suo Teseo.

M: Semplicemente che Arianna perde il senno e compie quell’unico atto che riteneva ripugnante, non per l’atto in sé, ma per la persona con cui lo compie. Leggete il libro e capirete.

W: Quella che ho avuto dall’inizio, il labirinto è anche e forse soprattutto interiore, non avrei voluto un finale diverso.

K: Nel finale ho visto la morte. La morte dell’anima, della ribellione, delle battaglie e la consapevolezza e il capire che non puoi essere quello che non sei.

S: Devo ammettere che questa è l’unica parte che mi è piaciuta meno. L’ho interpretata come uno sprazzo di infanzia che tiene legata ancora Arianna alla sua famiglia. Il segno di sprezzo di Teseo (lo sputo) e la compassione verso il fratello morente la ancorano e le
impediscono il balzo in avanti verso il futuro.

P: Credo che il finale voglia mostrare il climax del tormento sia fisico che psicologico di due anime abbandonate: la sofferenza di ciascuno dei due permette di capire quella dell’altro e la loro unione ne suggella l’alleviamento.

Z: Spero di non svelare niente dicendo Arianna che diventa donna!

E: E’ un finale liberatorio e molto potente. L’ultima scena vede sorgere dalle ceneri della fanciulla Arianna la donna Arianna, non più l’ingenua ragazza che incontriamo nella prima scena ma una creatura diversa, che accettando il retaggio che per tutto il romanzo ha cercato di rinnegare si tramuta in una donna forgiata dagli eventi che l’hanno travolta da quel primo sguardo a Teseo.

Minoica.jpg

Arianna è la famosa figlia di Minosse, re di Creta e dei cretesi. Arianna cerca la libertà dalla figura imponente del padre, da quella discussa della madre, Pasifae, e dalle storie che spesso la plebe racconta sul fratello, il famoso Minotauro. Arianna, dal palazzo del porto, vede le navi cretesi tornare dalla guerra, cariche di prigionieri ateniesi. Ma quando, tra questi, scoverà Teseo, la sua vita prenderà una piega imprevista. Cosa ci porterà a scoprire, sotto le strade di Cnosso, la sua ribellione?

Anteprima Minoica – Mingotti, 2016, ed. Nulla Die – cliccare per scaricare

– cliccare sulle parole evidenziate e colorate per aprire i collegamenti –

Link per l’acquisto: Ibs, Libreria UniversitariaAmazoned. Nulla Die

 

Pubblicato in Altro, Minoica | Contrassegnato , , , , , , , , , | 2 commenti