Altro, Cosa ne pensa un autore..?

COME FUNZIONA LA PUBBLICAZIONE DI UN LIBRO

Allora,  ho deciso di fare un piccolo sommario su come un libro inedito arriva, fisicamente, tra le mani di un lettore, giusto per chiarire un po’ le cose. Mi soffermerò quindi su tutti i principali passaggi, evitando i dettagli di cui, purtroppo, non sono ancora a conoscenza. Spero che la cosa possa aiutarvi a capire come “l’oggetto libro” si muove, e comprendendone quindi i meccanismi, a trovare poi una formula per promuovervi meglio (se siete autori).

COMINCIAMO DALLA PROPOSTA ALL’EDITORE

L’autore ha scritto un buon inedito: bene. Magari editandolo (correggendolo) più volte, dandolo in lettura ad alcuni beta-reader (soggetti che, in anteprima, leggono l’inedito e danno un parere), rileggendolo di nuovo per trovare fino all’ultimo problema insito nel testo. Ha deciso quindi di passare alla fase successiva: LA RICERCA DI UN EDITORE. Valuta prima di tutto se fiondarsi nel grande mondo dell’autopubblicazione (una cosa a costo zero ma a rischio elevatissimo di fallimento, perché il peso della promozione, dell’editing etc. ricade tutto sull’autore), quindi ricerca sul web delle guide, o magari qualche suggerimento per poter pubblicare il proprio scritto. Writer’s Dream, Il Mondo dello Scrittore, e perché no, anche questo sito: dopo aver tanto letto e tanto fatto, capisce che deve scegliere, all’interno di un’enorme lista, un piccolo gruppo di editori che potrebbero essere davvero interessati, per tematiche e genere, al proprio inedito. Decide quindi di seguire le procedure esposte sui siti degli editori che ha scelto, mandando per mail quando viene richiesto per mail e per posta quando viene richiesto per posta, e così la sua opera finisce nello sterminato archivio dei vari editori selezionati.

LA VALUTAZIONE EDITORIALE: COME L’EDITORE DECIDE COSA PUBBLICARE E COSA NO

L’inedito è arrivato all’editore. Adesso, a seconda della grandezza della casa editrice, della scelta si occuperanno una o più persone, secondo criteri differenti : prima di tutto, il modo in cui l’inedito viene presentato (la presenza o meno di Biografia e Sinossi, se non addirittura di un Target dell’opera; la presenza di errori nella mail o nella lettera allegata, il tono, a volte la particolarità o meno del testo della lettera/mail stessa), quindi il livello di saturazione della propria linea editoriale (quanti titoli sono previsti per i prossimi mesi, se c’è posto per un altro titolo), quindi se il libro si confà o no alla linea editoriale (per genere, tematiche), se è vendibile (non parliamo di essere o meno commerciale, ma di vendibilità in senso stretto: ci sono libri oggettivamente difficili da vendere, e l’editore deve tenere in conto anche questo), se l’autore, come descritto dalla biografia, ha spirito d’iniziativa o meno (se insomma ci si può affidare ANCHE a lui per la promozione), qual è l’età dell’autore, dove abita, e così via. A un primo superficiale esame passato ne segue un altro, che valuta le prime pagine del libro in senso stretto (quindi è importantissimo per l’autore concentrarsi sulla resa delle prime pagine), a cui segue un terzo che valuta la quasi interezza del libro. Se anche il terzo esame è ok, l’editore dà il via alle danze.

Piccola postilla: con l’agente funziona allo stesso modo. A volte c’è un rapporto fiduciario tra agente e editore che fa sì che l’inedito scavalchi la coda di valutazione e venga così valutato per primo, ma oltre questa leggera differenza non c’è altro di cui parlare (chiaramente a volte l’agente è pagato dall’autore per proporre il proprio inedito agli editori, a volte no).

L’EDITORE DECIDE DI PUBBLICARE: L’EDITING

A questo punto entra in gioco l’editor: il testo viene corretto e ricorretto più e più volte da una o più persone, a seconda della grandezza della casa editrice, con diversi passaggi del testo di bozza tra correttori e autore. Dopo un lungo round di esami sintattici, grammaticali, strutturali etc etc, il libro è cotto a puntino, e passa quindi alla linea grafica per formattazione e scelta di copertina: il gioco è fatto.

L’EDITORE E IL DISTRIBUTORE

E a questo punto le danze si fanno davvero interessanti. Se l’editore è piccolo o addirittura micro, si accontenterà di pagare la SIAE per il codice ISBN, ossia il codice identificativo che trovate sulla quarta di copertina e permette al libro di essere venduto nei negozi online e in libreria; metterà quindi il libro in vendita sul web e si affiderà agli autori per la promozione dello stesso. Se l’editore è medio, entrano in gioco i veri pezzi grossi del mercato editoriale: i distributori.

Un distributore è un ente che si occupa appunto di DISTRIBUIRE il libro, sia in libreria che online, contattando direttamente i negozi con cui vuole instaurare un rapporto, a volte tramite veri e propri agenti di commercio che si presentano in libreria a mostrare i propri prodotti (con titoli fisici e non). Per mettersi in moto, il distributore chiede all’editore, il più delle volte, tra il 60 e il 70% del prezzo di copertina, impuntandosi su una tiratura di non meno di 2000 copie, che provvederà a (TENTARE DI) smerciare. Una parte di questo suo 60/70% andrà alle librerie con cui entrerà in contatto (a seconda di dove si trovano e quanto sono frequentate, la loro percentuale oscilla tra il 18 il 50%), il restante rimarrà nelle mani dei distributori.

L’EDITORE E LA STAMPA

Dopo il visto si stampi, se l’editore è piccolo – o mini – affiderà la stampa del libro a una tipografia, con una piccola tiratura (mediamente tra le 20 e le 50 copie) per poi ristampare quando il mercato richiederà altre copie. Con la stampa digitale di oggi, il micro editore potrà permettersi di stampare anche una sola copia alla volta.

Se l’editore è medio e si affida appunto a un distributore, sarà obbligato a stampare 2000 copie di questo nostro libro. Tenendo conto che a copia stampata spende intorno ai 3 euro  di media, l’editore dovrà preventivamente sborsare una cifra intorno ai 6000 euro alle tipografie per ogni titolo pubblicato. Contando che di queste 2000 copie molto spesso il distributore riuscirà a piazzarne circa la metà (poco più di 1200, in media) e che di queste saranno vendute (sempre secondo media) intorno alle 600 copie, capite bene che l’editore non riuscirà mai a coprire i costi di stampa. E allora come può pubblicare ogni volta un nuovo libro? Semplice: chiedendo un prestito in banca.

Per ogni titolo a tiratura 2000 copie c’è un titolo a tiratura 2000 copie che funge da garanzia. Vi spiego meglio: l’editore x ha pubblicato il libro y, che ha venduto 400 copie. Alla sottoscrizione del contratto di distribuzione del libro y, l’editore x si è impegnato a dare al distributore z 2000 copie dello stesso; il distributore fornisce così all’editore un documento w che prova che, vendute le copie del libro y, tolta la sua parte, dovrà il restante 30 o 40% all’editore x. L’editore x quindi si presenta quindi col documento w in banca, chiedendo un prestito diciamo di 6000 euro (a copertura della stampa del prossimo libro, che chiameremo k), mettendo come garanzia della copertura del prestito il ben noto documento w.

Cosa intendo quindi dire che per ogni titolo da 2000 copie c’è un titolo a tiratura 2000 copie che funge da garanzia? Semplice, che l’editore medio lavora “a prestito”, cioè molto spesso finanziando ogni nuovo libro con un prestito bancario “coperto e garantito” dal documento del libro “Y” pubblicato in precedenza. Si innesca così una catena di prestiti che, è vero, non fa altro che aumentare il debito dell’editore verso la banca e il rischio che l’editore diventi insolvente, ma che permette alla casa editrice di continuare a pubblicare e sopravvivere, coprendo non solo i costi di stampa, ma quelli di gestione, di personale etc., magari sperando che il boom di uno dei propri titoli vada a coprire tutti i buchi lasciati dalle precedenti pubblicazioni.

Un sistema fragile? Sì. Il rischio è soprattutto sulle spalle degli editori. Quindi, quando venite pubblicati, ringraziate e baciate il terreno (non so voi, ma a me i mutui non sono mai stati particolarmente simpatici).

LE LIBRERIE

Il libro arriva in libreria, in qualche modo: un agente del distributore, un suggerimento da parte di un lettore, un passaparola, e il libro è a scaffale.

Ora tutto è nelle mani dei lettori – e dei librai che lo hanno letto e lo consigliano – e della loro curiosità: se il libro attira l’attenzione e vende, può cominciare a camminare sulle proprie gambe e promuoversi da solo. Altrimenti, se resta fermo più e più mesi a scaffale, subisce quello che è il naturale ciclo della vita: viene sostituito da un altro libro che si spera possa venir comprato, permettendo così al libraio di guadagnare e di sopravvivere. Sì, è la legge della giungla, cari miei: sopravvive il più forte – e il più bello.

GLI EVENTI

Se il libro non cammina da solo, l’autore può pensare di mettersi in gioco: presentazioni, firmacopie, insomma, di modi in cui proporsi ce n’è davvero a bizzeffe, basta mettersi all’opera. Può essere l’editore stesso a contattere librerie, biblioteche, circoli culturali o altro, o può essere direttamente l’autore – dipende anche qui dalla grandezza e dalla serietà della casa editrice. Molti enti diranno no alle richieste di organizzare eventi, molte librerie diranno no a firmacopie con autori minori, ma alla fin fine, impegnandosi, si può davvero mettere su un bel calendario di eventi in poco tempo, e se l’opera è promossa bene, arriva nelle mani di un bel numero di lettori. E poi, volete mettere il piacere di incontrare l’autore vis a vis?

LA CAMPAGNA PUBBLICITARIA

E poi, beh, c’è la pubblicità. Recensioni, interviste, ospitate, video non convenzionali, performance pubbliche, insomma, tutto ciò che serve per attirare l’attenzione va fatto. L’autore andrà in tv, in radio o sul web solo se si muoverà BENE personalmente o se l’editore ci metterà del suo, e la cosa avrà risultati diversi a seconda della grandezza del media ospitante: le webradio e le webtv, così come i piccoli siti di recensioni, offrono pochissima visibilità, se non nulla; se la tv o la radio è di riferimento regionale o addirittura nazionale, beh, l’opera è a cavallo. Più pubblico viene toccato dall’intervista, dall’ospitata o dal mero passaggio pubblicitario, e più gente acquisterà il libro. Mai visto gente entrare in libreria e chiedere il libro di “quello lì che ha parlato l’altro giorno in televisione”?

Chiaro che, per una promozione fatta bene, serve una buona rete di contatti, e questo si può raggiungere solo con una buona gavetta o affidandosi a un editore serio ed esperto – e non ce ne sono moltissimi, in giro. E poi, cari autori, non contate troppo sulle recensioni fatte da piccoli siti o blog: spesso saranno gli stessi gestori a sperare che IL VOSTRO pubblico venga a vedere il post, anzi, spesso sarà la loro unica ragione – e motivazione – per recensirvi.

IL LIBRO NELLE MANI DEL LETTORE

Ed eccoci arrivati all’ultimo punto: la quarta di copertina, se non l’immagine di copertina, lo hanno tanto convinto che il lettore non ha potuto fare a meno di acquistare il libro. O magari il passaparola, un suggerimento del libraio, una buona pubblicità su internet, un’intervista alla tv, passata in radio: insomma, in qualche modo il lettore è stato convinto. E beh, ora è un terno al lotto, perché da qui si decide se partirà o meno la massificazione del prodotto libro: il lettore ha il potere di rendere l’opera un successo o meno, e questo è il vero e proprio problema della scena editoriale italiana di oggi. Non i prestiti degli editori, non i distributori che mangiano la quasi totalità dei profitti, non la poca gente in libreria o l’alto prezzo dei libri, non lo scarso valore della maggioranza degli inediti. Perché il lettore medio, soprattutto il lettore medio italiano, vuole cinque cose specifiche:

  • LO SCANDALO
  • IL ROMANZO ROSA CHE SI LEGGE E SI DIMENTICA IL GIORNO DOPO
  • IL ROMANZETTO LEGGERO CHE SI LEGGE E SI DIMENTICA UN’ORA DOPO
  • IL FAMOSO
  • LE RICETTE

Spesso le cose si intersecano, come i libri di ricette scritti da personaggi famosi, o i romanzi rosa scritti da personaggi famosi, o gli scandali su personaggi famosi o gli scandali sulle ricette: resta il fatto che, scorrendo qualsiasi classifica dei dieci libri più venduti in qualsiasi mese dell’anno, troverete per 10/10 questi argomenti qua, non si scappa.

Questo si vende in Italia, perché IN ITALIA NON SI LEGGE. In Italia i libri si vendono per essere venduti, non per essere letti. In Italia i libri si vendono per coprire le spese, perché un NON lettore non compra un romanzo forte, un NON LETTORE compra la biografia di Totti. Un lettore medio non compra L’assedio di Lisbona di Saramago, un lettore medio compra una Ferrante, una Sveva Casati, un Simoni, un Cognetti, un Pennac, un Giordano. Bisogna andarci leggeri con i lettori italiani, perché la lettura è vista, già dalle scuole medie, come un mostro divora tempo, una palla al piede, un obbligo: più è impegnativa, più è da evitare.

E quindi via con i Mondadori sugli Youtuber, via coi romanzi rosa o storici o trhiller alla cotto e mangiato, via alla letteratura come CONSUMO VELOCE, un fast food delle pagine.

Mi rendo conto che la cosa può essere inquietante, e pesante, ma una cosa posso consigliare agli autori emergenti: FOTTETE IL LETTORE MEDIO. Lo so, sembra una cosa da stronzi, ma l’unico modo per farsi leggere da un lettore medio è FARGLI CREDERE CHE IL LIBRO CHE GLI SI STA PROPONENDO SIA LEGGERO. State lontani dalla parola impegnativo, è un consiglio. Meno pensano di fare andare le rotelle del cervello, meglio è. Che poi magari scoprono che non è così male leggere e trovarsi a pensare.

Come ho detto altrove, la chiave nell’affrontare una crisi è capire che la crisi stessa è un segnale che qualcosa deve cambiare, evolversi, adattarsi al momento per poter crescere. Bisogna capire che è proprio in questi momenti che ci si offre un’opportunità mai avuta prima, quella di cambiare le cose e prendere in mano la situazione.

Beh, ora avete un quadro più chiaro. Se avete qualche informazione con cui arricchire il testo, fatemelo sapere.

E voi, che ne pensate? Aspetto vostre, e buona lettura.

Ivano


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Altro, Eventi

IS THERE ANYBODY OUT THERE?

Quindici giorni fa ho dato un annuncio ben preciso, dicendo che la collana che gestisco e che pubblica FREE, cioè SENZA COSTI per l’autore, è in cerca di nuove proposte letterarie. Beh, sono ancora in cerca, se ve lo state chiedendo.

Ciò che mi sorprende è che, avessi fatto questo tipo di annuncio un paio di anni fa, sarei stato sommerso di mail, e invece niente! BAH. Che la gente abbia smesso di scrivere? Che abbia mollato qualsivoglia velleità letteraria?

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Questa sorta di depressione propositiva si collega bene con quello che, purtroppo, vedo e sento in giro in questi mesi. Notizia recentissima la chiusura di una bellissima libreria milanese, La Tramite, di cui sono stato gradevolmente ospite giusto un mesetto fa; notizia che fa il paio con quello che i librai mi dicono spesso, indicandomi dati che mostrano dal 20 al 50% di fatturato in meno rispetto all’anno precedente, e con quello che constato personalmente durante i firmacopie: i negozi sono paurosamente vuoti.

Non solo: nel mio peregrinare in giro per il Nord per promuovere Belve, noto che anche il centro delle città si è svuotato, e che non solo i negozi ‘culturali’ hanno subito una pesante flessione: abbigliamento, alimentari, bar, ristoranti, ogni negozio è spaventosamente vuoto. I soldi sono finiti? Non lo so. Il fatto è che la gente non esce di casa, e questo è difficile da negare.

Domenica sarò a Modena per il BUK Festival, dove spero di vedere segnali incoraggianti. Mancano ancora un paio di mesi alla fine della promozione di Belve, e vorrei finire in bellezza, insomma. Anche perché, tra poco, in un modo o nell’altro, NIMAL KINGDOM verrà editorialmente alla luce.

Insomma, fatemi sapere la vostra: voi che ne pensate della situazione? Vedete quel che vedo io? Secondo voi perché la gente non esce, non vive la propria comunità? E gli scrittori, dove sono finiti?

ps. ripeto: se avete un indedito, inviatemelo! amande-nuoveluci@libero.it

Vi aspetto!

 

Ivano

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Il paese dei poveri

IL PAESE DEI POVERI: recensione su Arancini Letterari

Un grazie sincero a Sebastiano Cappello per la bella recensione 😀

copertina

Buongiorno a tutti!
Oggi vi parlerò di un libro, che ho letto in questi due giorni in ebook sul mio fidato Kobo.
Il libro si intitola “il paese dei poveri” ed è stato scritto da Ivano Mingotti, pubblicato dalla Edizioni R.E.I.
Mingotti per i più attenti non è un nome nuovo; infatti, ha scritto altri libri, tra i quali “Sotto un sole nero”, romanzo distopico molto originale, che ho avuto l’occasione di leggere l’anno scorso.
Prima di parlarvi del libro e di cosa ne penso, è doveroso spiegarvi come sono venuto in possesso di questo libro:
Un giorno ho acceso il computer, sono entrato nella mia email per vedere la posta ricevuta, cosa che faccio quasi sempre prima di andare su Facebook o su altri siti, vedo un messaggio dell’autore, che mi ha contattato perché aveva scelto il mio blog per parlare del suo ultimo libro, io gli ho risposto dicendo che accettavo la sua proposta volentieri e così eccomi qua oggi a parlarvi de “il paese dei poveri”.

“Il paese dei poveri” è la storia di Achille DiMea che si trova rinchiuso in un istituto, una sorta di “ospizio” denominato proprio “Il Paese dei Poveri”, che accoglie tutte quelle persone disagiate, povere, che non hanno di che vivere, quindi parliamo di barboni, nullatenenti e nullafacenti. In questo istituto le persone vengono denudate, lavate, rasate, gli viene fatta indossare una tunica verde e devono sottostare a rigide regole. La stessa sorte capita ad Achille. La storia ci viene raccontata dall’autore con dovizia di dettagli, di particolari e in maniera da suscitare nel lettore la curiosità e la voglia di andare avanti a leggere.

Quando ho iniziato a leggere il libro, devo dire con sincerità che ho avuto qualche difficoltà a entrare nella storia e pensavo di trovarmi di fronte a un romanzo distopico, nel quale il protagonista si trovava in questo istituto che non ha nulla di diverso, a mio parere, dai lager nazisti di Auschwitz e Buchenwald: infatti, le persone in questo “Paese dei Poveri” vengono trattati senza alcuna dignità, di giorno lavorano duramente la pietra con dei picconi, consumano frugali pasti e qualsiasi aiuto verso gli altri viene severamente punito. Entrando di più nella storia, ho cominciato ad apprezzarla e ha suscitato in me un’angoscia terribile, perché ho realizzato il fatto che questo potrebbe accadere ai giorni nostri; un aspetto che mi ha colpito è proprio il suo essere molto attuale, molto spesso io mi domandavo nella mia testa: “Sarà questo il futuro dell’Italia e dei giovani che in questo momento sono senza lavoro e non hanno quindi una propria indipendenza a livello economico?”,questo romanzo mi ha fatto riflettere molto sulla situazione di crisi che stiamo vivendo oggi: “Il paese dei poveri” potrebbe essere perfettamente una rappresentazione metaforica della nostra Italia, Achille e gli altri il popolo e coloro che dirigono l’istituto i nostri rappresentanti. Un’altro motivo, per cui questo romanzo mi ha angosciato, è legato al mio modo di pensare della storia: io ho un’idea ciclica della storia e quindi penso che la storia si ripeta sempre e che gli eventi in diversi contesti, in diverse vesti possano ritornare; quindi, avendo paragonato questo”paese dei poveri” ai lager nazisti ho realizzato il fatto che l’esperienza orribile dei campi di concentramento possa manifestarsi di nuovo.
Un altro pregio del romanzo è lo stile, il modo in cui viene raccontata la vicenda: l’autore si pone allo stesso livello del lettore e, insieme, cercano di capire dove si trovano, cosa sta succedendo; l’autore e il lettore diventano spettatori della vicenda, il lettore non è solo, non deve affrontare da solo la vicenda, ma con lui c’è anche l’autore,che non si pone al di fuori della storia, ma come il lettore ne rimane coinvolto; il romanzo quindi diventa un viaggio sia del lettore sia dell’autore alla scoperta di questo “paese dei poveri”. Per quanto mi riguarda, è la prima volta che mi trovo davanti a questo stile, a questo modo di raccontare ed è un aspetto che ho apprezzato molto. Ultimo aspetto che ho apprezzato e che per altri potrebbe essere un difetto è la minuziosità delle descrizioni, ricche di particolari, di dettagli e di ripetizioni, che potrebbero rallentare il ritmo di lettura e risultare noiosi, ma a mio parere aumentano l’angoscia, creano la suspense.

Questo è tutto quello che ho da dire su questo romanzo, che vi consiglio fortemente perché vi lascia tanto e vi rimarrà un segno indelebile nel vostro cuore; vi consiglio magari di non approcciarvi a questo romanzo come ho fatto io, perché ancora oggi se ci ripenso mi viene un’angoscia e una paura tremende, quindi questo è l’unico consiglio che vi do: approcciatevi a questo libro in maniera distaccata, fatevi coinvolgere dalla storia, ma rimanetene distaccati per non avere troppa angoscia!
Io ringrazio Ivano, che mi ha dato la possibilità di leggere questo libro, gli auguro di avere successo nella vita e nel lavoro perché se lo meritaè una persona davvero deliziosa.

Vi lascio qua sotto con la copertina del libro, che a mio parere è molto bella e rispecchia le atmosfere della storia create da Ivano.
Io vi auguro buone letture!
A presto!
Ciaooo

Link alla recensione

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Celeste 1872

Un brano da “Celeste 1872” – Edizioni AlterEgo – anteprima assoluta

“Guarda, bambina mia: quelle si chiamano onde.
E quante ne avrai viste ormai, tra le mie braccia, dondolando come loro; quante, su questa nostra casa che viaggia, e va, e va ancora.
E quando arriveremo, bambina mia?
Genova è così lontana e tanto brutta, tesoro mio, tanto che mai vorrei arrivare; dovremmo pur scendere a terra, prima o poi, d’altronde.
Ma Genova non ha i nostri alberi, piccola; non ha i nostri prati, i nostri campi, le nostre case; e non i nostri camini, le nostre strade grandi, il nostro silenzio.
Genova è caotica e fastidiosa, e a pensarci è un bene che sia tanto lontana ancora.
Cosa dici, piccolina?
Devo stringerti un poco il ditino?
Eccolo, ecco che la mamma te lo stringe, il tuo piccolo dito; me lo mostri come fosse il tuo tesoro più grande, ed è il mio, è il mio di tesoro.
Guarda là fuori, piccola mia: abbiamo un intero oceano intorno.
Ed è tutto nostro, ora, e nessuno può impedirci di pensarlo.
Siamo americani, piccola mia, e l’Atlantico, come capirai quando sarai più grande, è il nostro piccolo mare.
Tu, piccola Sophia Matilda Briggs, dalla testa rasata, dai piccoli ciuffi di capelli biondi.
Guarda la mamma, piccola Sophia, ecco, ti porge la tua mammella preferita.
Bevi un poco di me, Sophia, resta tranquilla, e dormi, magari, un poco.
Ci aspetta un lungo, lunghissimo viaggio.
Papà è fuori dalla nostra cabina, da questa nostra minuscola casetta, e ondeggia con l’oceano; magari parla con il nostro capitano, o con gli uomini della ciurma, chissà.
O magari guarda come noi l’oceano, e dondola come dondolan le assi su cui stiamo vivendo.
Speriamo che la nostra cara Mary Celeste non ci faccia scherzi, e preghiamo nostra signora Maria perché ci protegga.
Piccola mia, ma certo, tu ancora non puoi pregare con me; bevi allora dal mio seno, stringilo un poco più dolcemente coi denti, resta tranquilla.
Ci sono io a vegliare su di te, e su noi il tuo bravo papà, che tanto amiamo e tanto aspettiamo.
Sarà là fuori, con la ciurma, a guardare l’oceano che ci circonda.
La nostra Mary Celeste non ci farà scherzi, arriveremo a Genova e poi torneremo a casa.
Papà porterà a destinazione tutto il suo carico, ancora una volta.
Vedrai, bambina mia.
E non stringermi così forte la carne coi denti, succhia un poco, ma rilassa la tua bocca.
Mentre io prego, tu riposati un poco.
E bevi di me, Genova è ancora lontana.
Genova è molto lontana, per fortuna.
Mi tornano in mente i miei cari alberi, la mia cara terra.
E guardo l’oceano con te, tesoro mio.
Riposati, riposati e bevi.”

Mary-Celeste

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