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TRADUZIONI LOW-COST

Cercate una traduzione a tariffa agevolata, che non vi costi cioè troppo, ma che sia comunque di qualità?
Volete vedere il vostro libro tradotto in inglese, spagnolo o francese senza spendere troppi soldi?
Allora questa è l’offerta che stavate cercando.

Tradurrò il vostro libro a 1,5 euro per ogni pagina a5, cercando di ottimizzare i tempi e mantenendo una linea comunicativa con voi per un risultato finale ottimale.
A lavoro finito, potrete poi cercare un editore estero per il libro tradotto o autopubblicarlo online per il paese di riferimento (francese – paesi francofoni, inglese – globale, spagnolo – paesi ispanofoni), aprendovi così a nuove, inesplorate prospettive commerciali.

CHI SONO
Lavoro nell’ambito editoriale da circa dieci anni, collaborando con case editrici e autori indipendenti; ho pubblicato, a mia volta, già 11 romanzi. Gestisco per Amande Edizioni la collana editoriale Nuove Luci, occupandomi di editing, promozione e ricerca degli autori.
Ho tradotto diversi romanzi, saggi e raccolte per svariati editori e autori. Qui un elenco approssimativo delle opere tradotte:

  • “Il Fiorino Nero” di Marco Del Pasqua, autopubblicazione, romanzo
  • “La storia del male” di Mario Serroni, autopubblicazione, romanzo
  • “NeXt, una nuova economia è possibile” di Leonardo Becchetti, Albeggi, saggio
  • “Il killer delle fiabe” di Roberto Re, GDS, romanzo
  • “Quel nome era Evoc” di Lorenzo Crescentini, autopubblicazione, racconto breve
  • “Un viaggio di nozze da amare e da odiare” di Mery Lambert, autopubblicazione, racconto breve
  • “Marsiglia-Algeri, viaggio al chiaro di luna” di Ilaria Guidantoni, Albeggi, saggio
  • “Dal Fachiro al 730” di Elena Manzoni, autopubblicazione, romanzo
  • “La Bomba Zar” di Andrea Brunetti, autopubblicazione, romanzo
  • “Io, Fidel” di Noa Bonetti, Iris4, saggio
  • estratti commerciali di alcuni libri per Parallelo45, da lingua estera a italiano (francese, inglese)
  • “Christmas Wedding” di Anna Giraldo, autopubblicazione, racconto breve
  • “Gabbie” di Enrico Mattioli, autopubblicazione, romanzo
  • “Il mondo al rallentatore” di Erica Rossi e Stefano De Giorgis, autopubblicazione, diario di viaggio
  • “La Città D’oro” di Andrea Brunetti, autopubblicazione, romanzo
  • “Octoflexus” di Sandro Di Nardo, autopubblicazione, romanzo
  • “Petali di Sinapsi” di Roberta DeFassi, autopubblicazione, romanzo
  • “Virus” di Andrea Brunetti, autopubblicazione, romanzo
  • “Storie di Qualunquisti Anonimi” di Enrico Mattioli, autopubblicazione, romanzo
  • “Evadne y el valle de las gorgonas” di Diana Al Azem, Dunwich Edizioni, romanzo
  • “Ibernazione” di Andrea Brunetti, autopubblicazione, romanzo
  • “L’aliena” di Roberta Mella-Simion, autopubblicazione, romanzo
  • “Gli spiriti selvaggi” di Andrea De Angelis, autopubblicazione, romanzo
  • “In Fondo al Cuore” di Rachel Queen, autopubblicazione, romanzo
  • “Punto di non ritorno” di Mario Serroni, autopubblicazione, romanzo
  • “Amor de madre” di Fernando Pérez Rodriguez, autopubblicazione, romanzo
  • “La Fine del Mondo” di Mario Serroni, autopubblicazione, romanzo
  • “L’arte del realizzare il sogno dell’anima” di Georgia Briata, autopubblicazione, saggio
  • “Le foglie del destino” di Enrico Baccarini, Enigma Edizioni, saggio
  • “Inmigrantes españoles en Hawaii” di Francisco Javier Albertos, autopubblicazione, saggio
  • “Cody Carter, L’infiltrato” di Emily Cross, autopubblicazione, romanzo
  • “The Vatican Knights” di Rick Jones, autopubblicazione, romanzo

Per informazioni, dettagli sull’offerta o per richiedere un preventivo, contattate ivanomingottiautore@libero.it o utilizzate il form sottostante:

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Altro

Chiedere un euro a pagina a5 per una traduzione è immorale?

Allora, finalmente mi riaffaccio sulla superficie del blog, dopo insulti ricevuti da destra e da manca per aver detto che, PER ME, il genere soft-porn, soprattutto se autopubblicato, è MERDA (e lo ribadisco, per me è assolutamente merda, in toto). Quindi, dopo aver beccato per questo del segaiolo, del misogino, del qualunquista, del frustrato, del “povera la sua compagna”, il tutto frammisto a minacce di bastonate, badilate, sberle etc etc (qualcosa come 600/700 commenti su facebook, sito e pagina personale, insomma siamo a livelli da bullismo digitale, ma se poi si ammazza una ragazza perché gira un’immagine di lei che ha appena avuto un rapporto orale e dice “BRAVOH” ci sdegniamo e pensiamo che la gente sia una merda. Una roba schifosa ciò che le è accaduto, come una roba schifosa è ciò che mi sta accadendo. Una vergogna) ora vado al nocciolo della questione.

Alcuni “autori” di questo genere mi hanno attaccato sul fatto che farei pagare un euro a pagina a5 per le traduzioni che svolgo, soprattutto di autopubblicati e piccoli editori. Mi chiedo questo cosa c’entri con il tema dell’articolo, ma, comunque, parliamo d’altro: ora, francamente, e pacatamente, voglio esporre il mio perché sulla moralità o meno di questa tariffa.

Mi è stato detto che il prezzo a cartella di un traduttore professionista è di 16, 17 euro, quindi siamo intorno agli otto euro e cinquanta in media a pagina a5. Devo supporre che questi professionisti lavorino solo con grandi editori, perché per un libro medio questo supporrebbe un costo netto, per l’editore, di (100 cartellex16 euro) 1600 euro. Ora, mettiamo che un grande editore sia anche disposto a spenderli, 1600 euro, per la traduzione di un libro (perché comunque otterrà un profitto maggiore). Bene, ma: come posso io, con la mia bella faccia, chiedere a un autopubblicato o a un piccolo editore, che di media vende, quando va bene, 300 copie, 1600 euro?

I libri che traduco sono opere che non andrebbero tradotte, altrimenti. Io mi presto a una tariffa agevolata, perché lo faccio per passione, non certo perché lo faccia peggio di altri. Chiaramente tra i professionisti ci sarà chi lo fa meglio di me, ma uno psicologo che applica una tariffa agevolata certo non fa un lavoro peggiore di uno psicologo che chiede 50 euro, o di uno psicoterapeuta che ne chiede 100.

La maglietta di Zara o H&M, le scarpe all’Eurospin, avranno sicuramente una qualità peggiore rispetto a Versace e Nike, ma non per questo sono immorali.

E non mi sembra di pestare i piedi a chi traduce per 16, 17 euro a cartella, perché un grande editore non si è mai affidato a me né, probabilmente, mai lo farà.

E preferisco di gran lunga aiutare un autore che non verrebbe mai tradotto, o aiutare un piccolo editore a importare in Italia un piccolo, medio titolo, piuttosto che lasciare questi lavori all’oblio.

Sono immorale? Non credo.

Certo di immorale c’è questa battaglia all’ultimo sangue che mi vede vittima sacrificale, una tempesta in cui si cerca di trovare ogni mio minimo difetto per abbattere colui che critica un genere che, per sua opinione, è merda. Io non leggerei mai quel genere, ma si chiude lì la cosa. Se qualcuno critica un manga che io adoro, e dice che è merda, me ne sbatto, e continuo a leggere quel manga. Se mi offendo, una ragione c’è.

E per favore, basta. Piuttosto prendetevela con l’autrice che, nel suddetto articolo, ho additato, e che anche voi avete additato in precedenza, e che ora invece se ne va bella tranquilla a pubblicare la sua prossima opera.

Io, contro di voi, non ho fatto niente. E voi, se mi avete insultato o offeso, rendetevi conto di essere stati solo dei bulli. E nient’altro. E vergognatevi, un po’. Perché QUESTO è immorale (come è immorale che più autrici di RIZZOLI, e dico RIZZOLI fomentino il tutto. Roba da querela. Chissà cosa ne pensa, Rizzoli, di questo).

Ivano

edit, ore 21.13

Mi è stata appena AUGURATA LA MORTE da tale Alice Land, blogger, per i suddetti fatti. Il tutto su una discussione nella pagina FB della famosissima (MAH) Cafaro, partita da un insulto della Cafaro (non svelato ai suoi lettori) nei miei confronti a cui è seguita una mia risposta alla suddetta  via messaggio e, appunto, quel suo post. Le ho detto di vergognarsi (ad Alice Land, chiariamo, che qui bisogna essere chiari quanto verso un bambino delle elementari), mi ha risposto che lo ha detto in modo sarcastico, e che devo imparare a stare al mondo. Direi che con questa ho chiuso.

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Altro, Cosa ne pensa un autore..?

COME FUNZIONA LA PUBBLICAZIONE DI UN LIBRO

Allora,  ho deciso di fare un piccolo sommario su come un libro inedito arriva, fisicamente, tra le mani di un lettore, giusto per chiarire un po’ le cose. Mi soffermerò quindi su tutti i principali passaggi, evitando i dettagli di cui, purtroppo, non sono ancora a conoscenza. Spero che la cosa possa aiutarvi a capire come “l’oggetto libro” si muove, e comprendendone quindi i meccanismi, a trovare poi una formula per promuovervi meglio (se siete autori).

COMINCIAMO DALLA PROPOSTA ALL’EDITORE

L’autore ha scritto un buon inedito: bene. Magari editandolo (correggendolo) più volte, dandolo in lettura ad alcuni beta-reader (soggetti che, in anteprima, leggono l’inedito e danno un parere), rileggendolo di nuovo per trovare fino all’ultimo problema insito nel testo. Ha deciso quindi di passare alla fase successiva: LA RICERCA DI UN EDITORE. Valuta prima di tutto se fiondarsi nel grande mondo dell’autopubblicazione (una cosa a costo zero ma a rischio elevatissimo di fallimento, perché il peso della promozione, dell’editing etc. ricade tutto sull’autore), quindi ricerca sul web delle guide, o magari qualche suggerimento per poter pubblicare il proprio scritto. Writer’s Dream, Il Mondo dello Scrittore, e perché no, anche questo sito: dopo aver tanto letto e tanto fatto, capisce che deve scegliere, all’interno di un’enorme lista, un piccolo gruppo di editori che potrebbero essere davvero interessati, per tematiche e genere, al proprio inedito. Decide quindi di seguire le procedure esposte sui siti degli editori che ha scelto, mandando per mail quando viene richiesto per mail e per posta quando viene richiesto per posta, e così la sua opera finisce nello sterminato archivio dei vari editori selezionati.

LA VALUTAZIONE EDITORIALE: COME L’EDITORE DECIDE COSA PUBBLICARE E COSA NO

L’inedito è arrivato all’editore. Adesso, a seconda della grandezza della casa editrice, della scelta si occuperanno una o più persone, secondo criteri differenti : prima di tutto, il modo in cui l’inedito viene presentato (la presenza o meno di Biografia e Sinossi, se non addirittura di un Target dell’opera; la presenza di errori nella mail o nella lettera allegata, il tono, a volte la particolarità o meno del testo della lettera/mail stessa), quindi il livello di saturazione della propria linea editoriale (quanti titoli sono previsti per i prossimi mesi, se c’è posto per un altro titolo), quindi se il libro si confà o no alla linea editoriale (per genere, tematiche), se è vendibile (non parliamo di essere o meno commerciale, ma di vendibilità in senso stretto: ci sono libri oggettivamente difficili da vendere, e l’editore deve tenere in conto anche questo), se l’autore, come descritto dalla biografia, ha spirito d’iniziativa o meno (se insomma ci si può affidare ANCHE a lui per la promozione), qual è l’età dell’autore, dove abita, e così via. A un primo superficiale esame passato ne segue un altro, che valuta le prime pagine del libro in senso stretto (quindi è importantissimo per l’autore concentrarsi sulla resa delle prime pagine), a cui segue un terzo che valuta la quasi interezza del libro. Se anche il terzo esame è ok, l’editore dà il via alle danze.

Piccola postilla: con l’agente funziona allo stesso modo. A volte c’è un rapporto fiduciario tra agente e editore che fa sì che l’inedito scavalchi la coda di valutazione e venga così valutato per primo, ma oltre questa leggera differenza non c’è altro di cui parlare (chiaramente a volte l’agente è pagato dall’autore per proporre il proprio inedito agli editori, a volte no).

L’EDITORE DECIDE DI PUBBLICARE: L’EDITING

A questo punto entra in gioco l’editor: il testo viene corretto e ricorretto più e più volte da una o più persone, a seconda della grandezza della casa editrice, con diversi passaggi del testo di bozza tra correttori e autore. Dopo un lungo round di esami sintattici, grammaticali, strutturali etc etc, il libro è cotto a puntino, e passa quindi alla linea grafica per formattazione e scelta di copertina: il gioco è fatto.

L’EDITORE E IL DISTRIBUTORE

E a questo punto le danze si fanno davvero interessanti. Se l’editore è piccolo o addirittura micro, si accontenterà di pagare la SIAE per il codice ISBN, ossia il codice identificativo che trovate sulla quarta di copertina e permette al libro di essere venduto nei negozi online e in libreria; metterà quindi il libro in vendita sul web e si affiderà agli autori per la promozione dello stesso. Se l’editore è medio, entrano in gioco i veri pezzi grossi del mercato editoriale: i distributori.

Un distributore è un ente che si occupa appunto di DISTRIBUIRE il libro, sia in libreria che online, contattando direttamente i negozi con cui vuole instaurare un rapporto, a volte tramite veri e propri agenti di commercio che si presentano in libreria a mostrare i propri prodotti (con titoli fisici e non). Per mettersi in moto, il distributore chiede all’editore, il più delle volte, tra il 60 e il 70% del prezzo di copertina, impuntandosi su una tiratura di non meno di 2000 copie, che provvederà a (TENTARE DI) smerciare. Una parte di questo suo 60/70% andrà alle librerie con cui entrerà in contatto (a seconda di dove si trovano e quanto sono frequentate, la loro percentuale oscilla tra il 18 il 50%), il restante rimarrà nelle mani dei distributori.

L’EDITORE E LA STAMPA

Dopo il visto si stampi, se l’editore è piccolo – o mini – affiderà la stampa del libro a una tipografia, con una piccola tiratura (mediamente tra le 20 e le 50 copie) per poi ristampare quando il mercato richiederà altre copie. Con la stampa digitale di oggi, il micro editore potrà permettersi di stampare anche una sola copia alla volta.

Se l’editore è medio e si affida appunto a un distributore, sarà obbligato a stampare 2000 copie di questo nostro libro. Tenendo conto che a copia stampata spende intorno ai 3 euro  di media, l’editore dovrà preventivamente sborsare una cifra intorno ai 6000 euro alle tipografie per ogni titolo pubblicato. Contando che di queste 2000 copie molto spesso il distributore riuscirà a piazzarne circa la metà (poco più di 1200, in media) e che di queste saranno vendute (sempre secondo media) intorno alle 600 copie, capite bene che l’editore non riuscirà mai a coprire i costi di stampa. E allora come può pubblicare ogni volta un nuovo libro? Semplice: chiedendo un prestito in banca.

Per ogni titolo a tiratura 2000 copie c’è un titolo a tiratura 2000 copie che funge da garanzia. Vi spiego meglio: l’editore x ha pubblicato il libro y, che ha venduto 400 copie. Alla sottoscrizione del contratto di distribuzione del libro y, l’editore x si è impegnato a dare al distributore z 2000 copie dello stesso; il distributore fornisce così all’editore un documento w che prova che, vendute le copie del libro y, tolta la sua parte, dovrà il restante 30 o 40% all’editore x. L’editore x quindi si presenta quindi col documento w in banca, chiedendo un prestito diciamo di 6000 euro (a copertura della stampa del prossimo libro, che chiameremo k), mettendo come garanzia della copertura del prestito il ben noto documento w.

Cosa intendo quindi dire che per ogni titolo da 2000 copie c’è un titolo a tiratura 2000 copie che funge da garanzia? Semplice, che l’editore medio lavora “a prestito”, cioè molto spesso finanziando ogni nuovo libro con un prestito bancario “coperto e garantito” dal documento del libro “Y” pubblicato in precedenza. Si innesca così una catena di prestiti che, è vero, non fa altro che aumentare il debito dell’editore verso la banca e il rischio che l’editore diventi insolvente, ma che permette alla casa editrice di continuare a pubblicare e sopravvivere, coprendo non solo i costi di stampa, ma quelli di gestione, di personale etc., magari sperando che il boom di uno dei propri titoli vada a coprire tutti i buchi lasciati dalle precedenti pubblicazioni.

Un sistema fragile? Sì. Il rischio è soprattutto sulle spalle degli editori. Quindi, quando venite pubblicati, ringraziate e baciate il terreno (non so voi, ma a me i mutui non sono mai stati particolarmente simpatici).

LE LIBRERIE

Il libro arriva in libreria, in qualche modo: un agente del distributore, un suggerimento da parte di un lettore, un passaparola, e il libro è a scaffale.

Ora tutto è nelle mani dei lettori – e dei librai che lo hanno letto e lo consigliano – e della loro curiosità: se il libro attira l’attenzione e vende, può cominciare a camminare sulle proprie gambe e promuoversi da solo. Altrimenti, se resta fermo più e più mesi a scaffale, subisce quello che è il naturale ciclo della vita: viene sostituito da un altro libro che si spera possa venir comprato, permettendo così al libraio di guadagnare e di sopravvivere. Sì, è la legge della giungla, cari miei: sopravvive il più forte – e il più bello.

GLI EVENTI

Se il libro non cammina da solo, l’autore può pensare di mettersi in gioco: presentazioni, firmacopie, insomma, di modi in cui proporsi ce n’è davvero a bizzeffe, basta mettersi all’opera. Può essere l’editore stesso a contattere librerie, biblioteche, circoli culturali o altro, o può essere direttamente l’autore – dipende anche qui dalla grandezza e dalla serietà della casa editrice. Molti enti diranno no alle richieste di organizzare eventi, molte librerie diranno no a firmacopie con autori minori, ma alla fin fine, impegnandosi, si può davvero mettere su un bel calendario di eventi in poco tempo, e se l’opera è promossa bene, arriva nelle mani di un bel numero di lettori. E poi, volete mettere il piacere di incontrare l’autore vis a vis?

LA CAMPAGNA PUBBLICITARIA

E poi, beh, c’è la pubblicità. Recensioni, interviste, ospitate, video non convenzionali, performance pubbliche, insomma, tutto ciò che serve per attirare l’attenzione va fatto. L’autore andrà in tv, in radio o sul web solo se si muoverà BENE personalmente o se l’editore ci metterà del suo, e la cosa avrà risultati diversi a seconda della grandezza del media ospitante: le webradio e le webtv, così come i piccoli siti di recensioni, offrono pochissima visibilità, se non nulla; se la tv o la radio è di riferimento regionale o addirittura nazionale, beh, l’opera è a cavallo. Più pubblico viene toccato dall’intervista, dall’ospitata o dal mero passaggio pubblicitario, e più gente acquisterà il libro. Mai visto gente entrare in libreria e chiedere il libro di “quello lì che ha parlato l’altro giorno in televisione”?

Chiaro che, per una promozione fatta bene, serve una buona rete di contatti, e questo si può raggiungere solo con una buona gavetta o affidandosi a un editore serio ed esperto – e non ce ne sono moltissimi, in giro. E poi, cari autori, non contate troppo sulle recensioni fatte da piccoli siti o blog: spesso saranno gli stessi gestori a sperare che IL VOSTRO pubblico venga a vedere il post, anzi, spesso sarà la loro unica ragione – e motivazione – per recensirvi.

IL LIBRO NELLE MANI DEL LETTORE

Ed eccoci arrivati all’ultimo punto: la quarta di copertina, se non l’immagine di copertina, lo hanno tanto convinto che il lettore non ha potuto fare a meno di acquistare il libro. O magari il passaparola, un suggerimento del libraio, una buona pubblicità su internet, un’intervista alla tv, passata in radio: insomma, in qualche modo il lettore è stato convinto. E beh, ora è un terno al lotto, perché da qui si decide se partirà o meno la massificazione del prodotto libro: il lettore ha il potere di rendere l’opera un successo o meno, e questo è il vero e proprio problema della scena editoriale italiana di oggi. Non i prestiti degli editori, non i distributori che mangiano la quasi totalità dei profitti, non la poca gente in libreria o l’alto prezzo dei libri, non lo scarso valore della maggioranza degli inediti. Perché il lettore medio, soprattutto il lettore medio italiano, vuole cinque cose specifiche:

  • LO SCANDALO
  • IL ROMANZO ROSA CHE SI LEGGE E SI DIMENTICA IL GIORNO DOPO
  • IL ROMANZETTO LEGGERO CHE SI LEGGE E SI DIMENTICA UN’ORA DOPO
  • IL FAMOSO
  • LE RICETTE

Spesso le cose si intersecano, come i libri di ricette scritti da personaggi famosi, o i romanzi rosa scritti da personaggi famosi, o gli scandali su personaggi famosi o gli scandali sulle ricette: resta il fatto che, scorrendo qualsiasi classifica dei dieci libri più venduti in qualsiasi mese dell’anno, troverete per 10/10 questi argomenti qua, non si scappa.

Questo si vende in Italia, perché IN ITALIA NON SI LEGGE. In Italia i libri si vendono per essere venduti, non per essere letti. In Italia i libri si vendono per coprire le spese, perché un NON lettore non compra un romanzo forte, un NON LETTORE compra la biografia di Totti. Un lettore medio non compra L’assedio di Lisbona di Saramago, un lettore medio compra una Ferrante, una Sveva Casati, un Simoni, un Cognetti, un Pennac, un Giordano. Bisogna andarci leggeri con i lettori italiani, perché la lettura è vista, già dalle scuole medie, come un mostro divora tempo, una palla al piede, un obbligo: più è impegnativa, più è da evitare.

E quindi via con i Mondadori sugli Youtuber, via coi romanzi rosa o storici o trhiller alla cotto e mangiato, via alla letteratura come CONSUMO VELOCE, un fast food delle pagine.

Mi rendo conto che la cosa può essere inquietante, e pesante, ma una cosa posso consigliare agli autori emergenti: FOTTETE IL LETTORE MEDIO. Lo so, sembra una cosa da stronzi, ma l’unico modo per farsi leggere da un lettore medio è FARGLI CREDERE CHE IL LIBRO CHE GLI SI STA PROPONENDO SIA LEGGERO. State lontani dalla parola impegnativo, è un consiglio. Meno pensano di fare andare le rotelle del cervello, meglio è. Che poi magari scoprono che non è così male leggere e trovarsi a pensare.

Come ho detto altrove, la chiave nell’affrontare una crisi è capire che la crisi stessa è un segnale che qualcosa deve cambiare, evolversi, adattarsi al momento per poter crescere. Bisogna capire che è proprio in questi momenti che ci si offre un’opportunità mai avuta prima, quella di cambiare le cose e prendere in mano la situazione.

Beh, ora avete un quadro più chiaro. Se avete qualche informazione con cui arricchire il testo, fatemelo sapere.

E voi, che ne pensate? Aspetto vostre, e buona lettura.

Ivano


Se l’articolo vi è piaciuto, date un occhio al mio ultimo libro, Nimal Kingdom, pubblicato da Nulla Die nel 2016. Qui sotto potete trovare i link per saperne di più e per acquistarne una copia (o anche più d’una, se volete. Io di sicuro non ve lo impedisco!)

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Se invece siete autori e siete in cerca di una buona consulenza editoriale, o di un buon editing, di una correzione bozze, di una traduzione ben fatta – ma senza svenarsi – contattatemi su ivanomingottiautore@libero.it

 

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Altro, Eventi

IS THERE ANYBODY OUT THERE?

Quindici giorni fa ho dato un annuncio ben preciso, dicendo che la collana che gestisco e che pubblica FREE, cioè SENZA COSTI per l’autore, è in cerca di nuove proposte letterarie. Beh, sono ancora in cerca, se ve lo state chiedendo.

Ciò che mi sorprende è che, avessi fatto questo tipo di annuncio un paio di anni fa, sarei stato sommerso di mail, e invece niente! BAH. Che la gente abbia smesso di scrivere? Che abbia mollato qualsivoglia velleità letteraria?

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Questa sorta di depressione propositiva si collega bene con quello che, purtroppo, vedo e sento in giro in questi mesi. Notizia recentissima la chiusura di una bellissima libreria milanese, La Tramite, di cui sono stato gradevolmente ospite giusto un mesetto fa; notizia che fa il paio con quello che i librai mi dicono spesso, indicandomi dati che mostrano dal 20 al 50% di fatturato in meno rispetto all’anno precedente, e con quello che constato personalmente durante i firmacopie: i negozi sono paurosamente vuoti.

Non solo: nel mio peregrinare in giro per il Nord per promuovere Belve, noto che anche il centro delle città si è svuotato, e che non solo i negozi ‘culturali’ hanno subito una pesante flessione: abbigliamento, alimentari, bar, ristoranti, ogni negozio è spaventosamente vuoto. I soldi sono finiti? Non lo so. Il fatto è che la gente non esce di casa, e questo è difficile da negare.

Domenica sarò a Modena per il BUK Festival, dove spero di vedere segnali incoraggianti. Mancano ancora un paio di mesi alla fine della promozione di Belve, e vorrei finire in bellezza, insomma. Anche perché, tra poco, in un modo o nell’altro, NIMAL KINGDOM verrà editorialmente alla luce.

Insomma, fatemi sapere la vostra: voi che ne pensate della situazione? Vedete quel che vedo io? Secondo voi perché la gente non esce, non vive la propria comunità? E gli scrittori, dove sono finiti?

ps. ripeto: se avete un indedito, inviatemelo! amande-nuoveluci@libero.it

Vi aspetto!

 

Ivano

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