Altro, Cosa ne pensa un autore..?

COME FUNZIONA LA PUBBLICAZIONE DI UN LIBRO

Allora,  ho deciso di fare un piccolo sommario su come un libro inedito arriva, fisicamente, tra le mani di un lettore, giusto per chiarire un po’ le cose. Mi soffermerò quindi su tutti i principali passaggi, evitando i dettagli di cui, purtroppo, non sono ancora a conoscenza. Spero che la cosa possa aiutarvi a capire come “l’oggetto libro” si muove, e comprendendone quindi i meccanismi, a trovare poi una formula per promuovervi meglio (se siete autori).

COMINCIAMO DALLA PROPOSTA ALL’EDITORE

L’autore ha scritto un buon inedito: bene. Magari editandolo (correggendolo) più volte, dandolo in lettura ad alcuni beta-reader (soggetti che, in anteprima, leggono l’inedito e danno un parere), rileggendolo di nuovo per trovare fino all’ultimo problema insito nel testo. Ha deciso quindi di passare alla fase successiva: LA RICERCA DI UN EDITORE. Valuta prima di tutto se fiondarsi nel grande mondo dell’autopubblicazione (una cosa a costo zero ma a rischio elevatissimo di fallimento, perché il peso della promozione, dell’editing etc. ricade tutto sull’autore), quindi ricerca sul web delle guide, o magari qualche suggerimento per poter pubblicare il proprio scritto. Writer’s Dream, Il Mondo dello Scrittore, e perché no, anche questo sito: dopo aver tanto letto e tanto fatto, capisce che deve scegliere, all’interno di un’enorme lista, un piccolo gruppo di editori che potrebbero essere davvero interessati, per tematiche e genere, al proprio inedito. Decide quindi di seguire le procedure esposte sui siti degli editori che ha scelto, mandando per mail quando viene richiesto per mail e per posta quando viene richiesto per posta, e così la sua opera finisce nello sterminato archivio dei vari editori selezionati.

LA VALUTAZIONE EDITORIALE: COME L’EDITORE DECIDE COSA PUBBLICARE E COSA NO

L’inedito è arrivato all’editore. Adesso, a seconda della grandezza della casa editrice, della scelta si occuperanno una o più persone, secondo criteri differenti : prima di tutto, il modo in cui l’inedito viene presentato (la presenza o meno di Biografia e Sinossi, se non addirittura di un Target dell’opera; la presenza di errori nella mail o nella lettera allegata, il tono, a volte la particolarità o meno del testo della lettera/mail stessa), quindi il livello di saturazione della propria linea editoriale (quanti titoli sono previsti per i prossimi mesi, se c’è posto per un altro titolo), quindi se il libro si confà o no alla linea editoriale (per genere, tematiche), se è vendibile (non parliamo di essere o meno commerciale, ma di vendibilità in senso stretto: ci sono libri oggettivamente difficili da vendere, e l’editore deve tenere in conto anche questo), se l’autore, come descritto dalla biografia, ha spirito d’iniziativa o meno (se insomma ci si può affidare ANCHE a lui per la promozione), qual è l’età dell’autore, dove abita, e così via. A un primo superficiale esame passato ne segue un altro, che valuta le prime pagine del libro in senso stretto (quindi è importantissimo per l’autore concentrarsi sulla resa delle prime pagine), a cui segue un terzo che valuta la quasi interezza del libro. Se anche il terzo esame è ok, l’editore dà il via alle danze.

Piccola postilla: con l’agente funziona allo stesso modo. A volte c’è un rapporto fiduciario tra agente e editore che fa sì che l’inedito scavalchi la coda di valutazione e venga così valutato per primo, ma oltre questa leggera differenza non c’è altro di cui parlare (chiaramente a volte l’agente è pagato dall’autore per proporre il proprio inedito agli editori, a volte no).

L’EDITORE DECIDE DI PUBBLICARE: L’EDITING

A questo punto entra in gioco l’editor: il testo viene corretto e ricorretto più e più volte da una o più persone, a seconda della grandezza della casa editrice, con diversi passaggi del testo di bozza tra correttori e autore. Dopo un lungo round di esami sintattici, grammaticali, strutturali etc etc, il libro è cotto a puntino, e passa quindi alla linea grafica per formattazione e scelta di copertina: il gioco è fatto.

L’EDITORE E IL DISTRIBUTORE

E a questo punto le danze si fanno davvero interessanti. Se l’editore è piccolo o addirittura micro, si accontenterà di pagare la SIAE per il codice ISBN, ossia il codice identificativo che trovate sulla quarta di copertina e permette al libro di essere venduto nei negozi online e in libreria; metterà quindi il libro in vendita sul web e si affiderà agli autori per la promozione dello stesso. Se l’editore è medio, entrano in gioco i veri pezzi grossi del mercato editoriale: i distributori.

Un distributore è un ente che si occupa appunto di DISTRIBUIRE il libro, sia in libreria che online, contattando direttamente i negozi con cui vuole instaurare un rapporto, a volte tramite veri e propri agenti di commercio che si presentano in libreria a mostrare i propri prodotti (con titoli fisici e non). Per mettersi in moto, il distributore chiede all’editore, il più delle volte, tra il 60 e il 70% del prezzo di copertina, impuntandosi su una tiratura di non meno di 2000 copie, che provvederà a (TENTARE DI) smerciare. Una parte di questo suo 60/70% andrà alle librerie con cui entrerà in contatto (a seconda di dove si trovano e quanto sono frequentate, la loro percentuale oscilla tra il 18 il 50%), il restante rimarrà nelle mani dei distributori.

L’EDITORE E LA STAMPA

Dopo il visto si stampi, se l’editore è piccolo – o mini – affiderà la stampa del libro a una tipografia, con una piccola tiratura (mediamente tra le 20 e le 50 copie) per poi ristampare quando il mercato richiederà altre copie. Con la stampa digitale di oggi, il micro editore potrà permettersi di stampare anche una sola copia alla volta.

Se l’editore è medio e si affida appunto a un distributore, sarà obbligato a stampare 2000 copie di questo nostro libro. Tenendo conto che a copia stampata spende intorno ai 3 euro  di media, l’editore dovrà preventivamente sborsare una cifra intorno ai 6000 euro alle tipografie per ogni titolo pubblicato. Contando che di queste 2000 copie molto spesso il distributore riuscirà a piazzarne circa la metà (poco più di 1200, in media) e che di queste saranno vendute (sempre secondo media) intorno alle 600 copie, capite bene che l’editore non riuscirà mai a coprire i costi di stampa. E allora come può pubblicare ogni volta un nuovo libro? Semplice: chiedendo un prestito in banca.

Per ogni titolo a tiratura 2000 copie c’è un titolo a tiratura 2000 copie che funge da garanzia. Vi spiego meglio: l’editore x ha pubblicato il libro y, che ha venduto 400 copie. Alla sottoscrizione del contratto di distribuzione del libro y, l’editore x si è impegnato a dare al distributore z 2000 copie dello stesso; il distributore fornisce così all’editore un documento w che prova che, vendute le copie del libro y, tolta la sua parte, dovrà il restante 30 o 40% all’editore x. L’editore x quindi si presenta quindi col documento w in banca, chiedendo un prestito diciamo di 6000 euro (a copertura della stampa del prossimo libro, che chiameremo k), mettendo come garanzia della copertura del prestito il ben noto documento w.

Cosa intendo quindi dire che per ogni titolo da 2000 copie c’è un titolo a tiratura 2000 copie che funge da garanzia? Semplice, che l’editore medio lavora “a prestito”, cioè molto spesso finanziando ogni nuovo libro con un prestito bancario “coperto e garantito” dal documento del libro “Y” pubblicato in precedenza. Si innesca così una catena di prestiti che, è vero, non fa altro che aumentare il debito dell’editore verso la banca e il rischio che l’editore diventi insolvente, ma che permette alla casa editrice di continuare a pubblicare e sopravvivere, coprendo non solo i costi di stampa, ma quelli di gestione, di personale etc., magari sperando che il boom di uno dei propri titoli vada a coprire tutti i buchi lasciati dalle precedenti pubblicazioni.

Un sistema fragile? Sì. Il rischio è soprattutto sulle spalle degli editori. Quindi, quando venite pubblicati, ringraziate e baciate il terreno (non so voi, ma a me i mutui non sono mai stati particolarmente simpatici).

LE LIBRERIE

Il libro arriva in libreria, in qualche modo: un agente del distributore, un suggerimento da parte di un lettore, un passaparola, e il libro è a scaffale.

Ora tutto è nelle mani dei lettori – e dei librai che lo hanno letto e lo consigliano – e della loro curiosità: se il libro attira l’attenzione e vende, può cominciare a camminare sulle proprie gambe e promuoversi da solo. Altrimenti, se resta fermo più e più mesi a scaffale, subisce quello che è il naturale ciclo della vita: viene sostituito da un altro libro che si spera possa venir comprato, permettendo così al libraio di guadagnare e di sopravvivere. Sì, è la legge della giungla, cari miei: sopravvive il più forte – e il più bello.

GLI EVENTI

Se il libro non cammina da solo, l’autore può pensare di mettersi in gioco: presentazioni, firmacopie, insomma, di modi in cui proporsi ce n’è davvero a bizzeffe, basta mettersi all’opera. Può essere l’editore stesso a contattere librerie, biblioteche, circoli culturali o altro, o può essere direttamente l’autore – dipende anche qui dalla grandezza e dalla serietà della casa editrice. Molti enti diranno no alle richieste di organizzare eventi, molte librerie diranno no a firmacopie con autori minori, ma alla fin fine, impegnandosi, si può davvero mettere su un bel calendario di eventi in poco tempo, e se l’opera è promossa bene, arriva nelle mani di un bel numero di lettori. E poi, volete mettere il piacere di incontrare l’autore vis a vis?

LA CAMPAGNA PUBBLICITARIA

E poi, beh, c’è la pubblicità. Recensioni, interviste, ospitate, video non convenzionali, performance pubbliche, insomma, tutto ciò che serve per attirare l’attenzione va fatto. L’autore andrà in tv, in radio o sul web solo se si muoverà BENE personalmente o se l’editore ci metterà del suo, e la cosa avrà risultati diversi a seconda della grandezza del media ospitante: le webradio e le webtv, così come i piccoli siti di recensioni, offrono pochissima visibilità, se non nulla; se la tv o la radio è di riferimento regionale o addirittura nazionale, beh, l’opera è a cavallo. Più pubblico viene toccato dall’intervista, dall’ospitata o dal mero passaggio pubblicitario, e più gente acquisterà il libro. Mai visto gente entrare in libreria e chiedere il libro di “quello lì che ha parlato l’altro giorno in televisione”?

Chiaro che, per una promozione fatta bene, serve una buona rete di contatti, e questo si può raggiungere solo con una buona gavetta o affidandosi a un editore serio ed esperto – e non ce ne sono moltissimi, in giro. E poi, cari autori, non contate troppo sulle recensioni fatte da piccoli siti o blog: spesso saranno gli stessi gestori a sperare che IL VOSTRO pubblico venga a vedere il post, anzi, spesso sarà la loro unica ragione – e motivazione – per recensirvi.

IL LIBRO NELLE MANI DEL LETTORE

Ed eccoci arrivati all’ultimo punto: la quarta di copertina, se non l’immagine di copertina, lo hanno tanto convinto che il lettore non ha potuto fare a meno di acquistare il libro. O magari il passaparola, un suggerimento del libraio, una buona pubblicità su internet, un’intervista alla tv, passata in radio: insomma, in qualche modo il lettore è stato convinto. E beh, ora è un terno al lotto, perché da qui si decide se partirà o meno la massificazione del prodotto libro: il lettore ha il potere di rendere l’opera un successo o meno, e questo è il vero e proprio problema della scena editoriale italiana di oggi. Non i prestiti degli editori, non i distributori che mangiano la quasi totalità dei profitti, non la poca gente in libreria o l’alto prezzo dei libri, non lo scarso valore della maggioranza degli inediti. Perché il lettore medio, soprattutto il lettore medio italiano, vuole cinque cose specifiche:

  • LO SCANDALO
  • IL ROMANZO ROSA CHE SI LEGGE E SI DIMENTICA IL GIORNO DOPO
  • IL ROMANZETTO LEGGERO CHE SI LEGGE E SI DIMENTICA UN’ORA DOPO
  • IL FAMOSO
  • LE RICETTE

Spesso le cose si intersecano, come i libri di ricette scritti da personaggi famosi, o i romanzi rosa scritti da personaggi famosi, o gli scandali su personaggi famosi o gli scandali sulle ricette: resta il fatto che, scorrendo qualsiasi classifica dei dieci libri più venduti in qualsiasi mese dell’anno, troverete per 10/10 questi argomenti qua, non si scappa.

Questo si vende in Italia, perché IN ITALIA NON SI LEGGE. In Italia i libri si vendono per essere venduti, non per essere letti. In Italia i libri si vendono per coprire le spese, perché un NON lettore non compra un romanzo forte, un NON LETTORE compra la biografia di Totti. Un lettore medio non compra L’assedio di Lisbona di Saramago, un lettore medio compra una Ferrante, una Sveva Casati, un Simoni, un Cognetti, un Pennac, un Giordano. Bisogna andarci leggeri con i lettori italiani, perché la lettura è vista, già dalle scuole medie, come un mostro divora tempo, una palla al piede, un obbligo: più è impegnativa, più è da evitare.

E quindi via con i Mondadori sugli Youtuber, via coi romanzi rosa o storici o trhiller alla cotto e mangiato, via alla letteratura come CONSUMO VELOCE, un fast food delle pagine.

Mi rendo conto che la cosa può essere inquietante, e pesante, ma una cosa posso consigliare agli autori emergenti: FOTTETE IL LETTORE MEDIO. Lo so, sembra una cosa da stronzi, ma l’unico modo per farsi leggere da un lettore medio è FARGLI CREDERE CHE IL LIBRO CHE GLI SI STA PROPONENDO SIA LEGGERO. State lontani dalla parola impegnativo, è un consiglio. Meno pensano di fare andare le rotelle del cervello, meglio è. Che poi magari scoprono che non è così male leggere e trovarsi a pensare.

Come ho detto altrove, la chiave nell’affrontare una crisi è capire che la crisi stessa è un segnale che qualcosa deve cambiare, evolversi, adattarsi al momento per poter crescere. Bisogna capire che è proprio in questi momenti che ci si offre un’opportunità mai avuta prima, quella di cambiare le cose e prendere in mano la situazione.

Beh, ora avete un quadro più chiaro. Se avete qualche informazione con cui arricchire il testo, fatemelo sapere.

E voi, che ne pensate? Aspetto vostre, e buona lettura.

Ivano


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Altro, Eventi

IS THERE ANYBODY OUT THERE?

Quindici giorni fa ho dato un annuncio ben preciso, dicendo che la collana che gestisco e che pubblica FREE, cioè SENZA COSTI per l’autore, è in cerca di nuove proposte letterarie. Beh, sono ancora in cerca, se ve lo state chiedendo.

Ciò che mi sorprende è che, avessi fatto questo tipo di annuncio un paio di anni fa, sarei stato sommerso di mail, e invece niente! BAH. Che la gente abbia smesso di scrivere? Che abbia mollato qualsivoglia velleità letteraria?

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Questa sorta di depressione propositiva si collega bene con quello che, purtroppo, vedo e sento in giro in questi mesi. Notizia recentissima la chiusura di una bellissima libreria milanese, La Tramite, di cui sono stato gradevolmente ospite giusto un mesetto fa; notizia che fa il paio con quello che i librai mi dicono spesso, indicandomi dati che mostrano dal 20 al 50% di fatturato in meno rispetto all’anno precedente, e con quello che constato personalmente durante i firmacopie: i negozi sono paurosamente vuoti.

Non solo: nel mio peregrinare in giro per il Nord per promuovere Belve, noto che anche il centro delle città si è svuotato, e che non solo i negozi ‘culturali’ hanno subito una pesante flessione: abbigliamento, alimentari, bar, ristoranti, ogni negozio è spaventosamente vuoto. I soldi sono finiti? Non lo so. Il fatto è che la gente non esce di casa, e questo è difficile da negare.

Domenica sarò a Modena per il BUK Festival, dove spero di vedere segnali incoraggianti. Mancano ancora un paio di mesi alla fine della promozione di Belve, e vorrei finire in bellezza, insomma. Anche perché, tra poco, in un modo o nell’altro, NIMAL KINGDOM verrà editorialmente alla luce.

Insomma, fatemi sapere la vostra: voi che ne pensate della situazione? Vedete quel che vedo io? Secondo voi perché la gente non esce, non vive la propria comunità? E gli scrittori, dove sono finiti?

ps. ripeto: se avete un indedito, inviatemelo! amande-nuoveluci@libero.it

Vi aspetto!

 

Ivano

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Momento Poesia

Nostro, di Ivano Mingotti

O virginale bellezza
di questa nostra epoca opaca
o tragica bellezza
della nostra giovinezza
con una corona di spine
sulla fronte
ti lanci dai balconi

A te che hai ucciso
a me che l’ho colpita
con la pistola ancora in pugno
voi dite
soltanto
fumo.

©Ivano Mingotti

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Il paese dei poveri

Il Paese dei Poveri – Intervista con Federico Gasparini

Oggi vi propongo una bellissima intervista che ho rilasciato al gentilissimo Federico Gasparini 🙂 Godetevela

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Oggi, mio caro lettore, ti propongo l’intervista ad Ivano Mingotti, giovane scrittore che ho scoperto vagabondando per la Rete. Di lui, oltre alla giovane età, mi ha colpito la sua grande passione per la scrittura che trasuda da tutto il suo essere.

Buona lettura!

Quale è stato il tuo percorso scolastico?

Ho studiato lingue alle scuole superiori e per questo, ora, svolgo anche qualche traduzione per alcuni editori minori.

Dopodiché ho affrontato la laurea triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione. Ci ho messo un po’, poiché contemporaneamente lavoravo per mantenermi agli studi.

Come nasce la tua passione per la scrittura?

Penso di portarmela dietro da sempre. Da bambino parlavo poco e pensavo molto: quindi la scrittura è stata il mezzo più naturale che ho trovato per esprimermi. Ora direi che parlo e scrivo molto, il che, a volte, non è il massimo.

Quale è stato il percorso che ti ha portato dall’autopubblicazione alla pubblicazione presso una casa editrice?

In realtà, e lo dico senza vergogna perché agli inizi, non conoscendo i modi e le vie più consone – ero ancora ignaro e innocente, soprattutto perché molto giovane –, ci si finisce spesso, ho iniziato pubblicando due romanzi con un editore a pagamento.

Ovviamente, a 19 anni, era difficile capire che anche la promozione non sarebbe stata un granché, soprattutto per il fatto che un editore a pagamento tende a non farla.

Ci ho messo un po’ a comprendere il mondo dell’editoria ed alla fine, a 22 anni, ho pubblicato, senza pagare nemmeno un euro, il mio primo romanzo con un editore puro (non a pagamento, n.d.r.). S’intitolava: “Sotto un sole nero”. Da lì, non ho più smesso.

All’autopubblicazione ci sono arrivato più tardi, tenendola in parallelo con l’altro tipo di pubblicazione. Perché come ho detto prima scrivo molto e non mi va di tenere alcuni libri nel cassetto.

Cosa ne pensi del panorama editoriale italiano?

In quanto autore e presidente di un’associazione il cui scopo è la valorizzazione della letteratura direi che conosco bene l’ambiente e i suoi difetti che, essenzialmente, sono quattro: il lettore, l’editore, l’autore e le istituzioni. I quali, a dire il vero, sono tutti elementi del sistema di cui stiamo parlando.

Tutti e quattro hanno comportamenti paradossali:

Il lettore è schivo. Tende a non dare credito alle giovani leve e a fiondarsi sui titoli delle grandi editrici, lamentandosi però dell’offerta ripetitiva e scarna delle stesse. Poi quando viene a trovarsi davanti a nomi, titoli, o stili diversi, e per questo originali, tende al rifiuto totale. In poche parole: è chiuso e si lamenta, dichiarandosi aperto, che non c’è altro che la solita minestra.

L’editore puro si lamenta degli autori che ”non vendono” e ”non si prodigano”; però finisce spesso per comportarsi come gli editori a pagamento: pubblica e non fa promozione, nascondendosi dietro al fatto che ”non ci sono soldi”. I metodi gratuiti per promuovere un libro in realtà ci sono, ma viene delegato tutto all’autore e al suo proporsi (che, ovviamente, non avendo supporto, sarà fallimentare o quasi).

L’autore che attende la promozione dell’editore, lasciando quindi che i titoli scompaiano, non calcolati da nessun lettore. Poi, ovvio, ci sono tanti autori che si autopromuovono, ma questo parte da un’esigenza personale che scatta, se scatta, solo allorquando lo scrittore si rende conto che l’editore fa poco o nulla per promuoverlo.

Le istituzioni sono spaventate dagli scrittori sconosciuti al grande pubblico (non vengono fatti eventi sui piccoli autori e, quindi, non li si aiuta) e dai COSTI. Anche in questo caso, però, ci sono molti eventi a costo zero che possono essere utilizzati per promuovere la cultura e la letteratura, ma è difficile farlo capire alle istituzioni, ed ancor più difficile proporvisi da piccoli autori.

Cosa ne pensi dei premi letterari in Italia?

Ho idee contrastanti. Ci sono premi validi, che aiutano l’autore a farsi conoscere o a dargli la spinta emotiva per farlo. E poi ci sono premi inutili, atti al solo scopo di finanziare, con le iscrizioni al bando, l’associazione o l’ente che li propone. Costume molto diffuso, a dire il vero.

Che cosa è “LiberoLibro Macherio”, l’associazione culturale di cui sei Presidente?

LiberoLibro Macherio è nata il 27 novembre 2013, con l’intento, fondamentalmente, di dare una mano a risolvere tutte le problematiche di cui ho appena parlato.

È un’associazione fondata prevalentemente da autori e artisti, ed ha ormai compiuto il suo primo anno.

Cresciamo giorno dopo giorno, per fortuna. Non usiamo un solo euro pubblico, ma solo il nostro tempo e la nostra attenzione.

Ci dedichiamo a presentare libri di vari piccoli autori nelle ”serate letterarie”. Un piccolo format di un paio d’ore, il mercoledì sera, in cui tre autori presentano le loro creazioni.

Dopodiché proponiamo ad alcuni editori con cui siamo in contatto gli inediti più meritevoli che ci arrivano per il nostro progetto “Sogno nel Cassetto”. Glieli spediamo corredati da una breve relazione e dal video della serata di ‘presentazione dell’inedito’.

Oltre a ciò, facciamo informazione attraverso “Assaggi di psicologia”, un intervento mensile sul nostro sito in cui grazie all’aiuto ed alla penna della nostra collaboratrice e psicologa Silvia Guerini Rocco affrontiamo diversi temi culturali dal punto di vista della psicologia; inoltre, intervistiamo anziani e bambini appartenenti a etnie o gruppi sociali differenti e altre tipologie di persone, per il progetto “La parola a…”; stiamo, infine, organizzando il concorso LiberoLibro Macherio, che sarà bandito entro gennaio/febbraio, e collaboriamo con le altre associazioni del luogo, per far rete, su varie iniziative.

Per esempio, in quest’ultimo anno, abbiamo proposto la creazione:

di una bacheca da apporre per le strade di Macherio per informare la cittadinanza degli eventi culturali che si terranno nel paese che è stata avvallata dalle istituzioni ed è ”in fase di costruzione”;

di una piccola fiera del libro che vedrà la luce nell’estate del 2015 e per cui faccio un appello a tutti gli autori che leggono il tuo blog: “Venite a presentare i vostri romanzi alla nostra fiera!”.

di una festa delle associazioni da tenersi in ottobre che, per la verità, dobbiamo ancora proporre alle istituzioni.

Come s’intitola il tuo ultimo romanzo e di che cosa parla?

Il mio ultimo romanzo si intitola “Il paese dei poveri”. È una distopia, ambientata in un presente parallelo in cui la società è totalmente aggrappata al concetto di produttività e guadagno economico, e per questo non solo emargina, ma sbatte tutti coloro che non rientrano nei suoi parametri in campi di prigionia chiamati “paesi dei poveri” (molto simili ai lager nazisti, per struttura e regole). Mi pare una metafora calzante per la nostra società, prese le dovute misure.

Il protagonista è uno di questi ‘poveri’, e ci porterà a ‘visitare’ la sua prigionia e le caratteristiche di questi ‘paesi dei poveri’, che la gente di questa distopia finge di non vedere. Insomma, un parallelo anche con l’Olocausto.

Ho uno stile particolare, evolutosi ancora una volta soprattutto per questo romanzo, che invito, quantomeno, a sbirciare.

Quanti anni hai?

Ho 26 anni. E purtroppo, checché se ne dica, essere giovani, in Italia, è un difetto.

Com’è il tuo rapporto col pubblico?

Direi buono da certi punti di vista e non buono per altri. Amo la condivisione, la rete che si è venuta a creare con i miei contatti, l’affetto vero, la stima. Non amo che, dopo tutti questi anni in cui ho tessuto reti e reti, si usi più spesso il complimento che il supporto vero e proprio.

Insomma, un artista ha bisogno di vendere, e purtroppo, benché stimato e riempito di complimenti, i dati di vendita sono bassi.

È una situazione allarmante, perché, e parlo da Presidente di LiberoLibro Macherio, moltissimi autori validi, con lettori che li conoscono bene e li leggono (purtroppo gratuitamente, magari con anteprime ed altri piccoli brani), non riescono poi a vendere il loro prodotto finale.

Il lettore preferisce sempre il libro Mondadori, non c’è nulla da fare.

Grazie ancora a Federico, e un abbraccio a tutti!

Ecco il link all’intervista!

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