Altro, Cosa ne pensa un autore..?

La verità su tutto ciò che avete scritto, state scrivendo o scriverete

Con i libri non si diventa famosi, né si fanno soldi. I soldi si fanno con gli autori.

Metto subito le mani avanti: questo è un discorso tra e per autori di libri cartacei, che il mondo dell’editoria digitale non mi piace, non lo intendo e francamente mi puzza anche di buffonata truffaldina (perché se posso prendere un ebook gratis su amazon e poi renderlo subito dopo beh, inficio un bel po’ la serietà delle statistiche di vendita).

Partiamo subito con la cifra fondamentale della cosa: quanti libri avete pubblicato, e da quanto tempo siete nel magico mondo dell’editoria? Perché se dopo uno, due, tre, cinque anni cominciate a sentirvi disillusi e fragili e frustrati beh, vi rivelo un segreto: non c’è nessunissima luce alla fine del tunnel. Non diventerete famosi coi vostri libri, se siete partiti da un piccolo o medio editore. No no, ma proprio per niente. Rassegnatevi. Chi parte da un grande editore può anche avere qualche chance, viste le enormi campagne pubblicitarie, la presenza nelle innumerevoli librerie di catena, ma voi, voi no, voi decisamente no. Perché se faticate ancora, dopo anni, a ficcare il vostro libro a scaffale, perché se ancora, cercando il vostro nominativo su internet, compaiono meno di centinaia di migliaia di link, perché se non avete alle spalle una major che spinga sulla vostra promozione, beh, è finita ancora prima di nascere.

Ragazzi, possiamo raccontarcela come vogliamo. Un autore scaltro e intraprendente, se si muove da solo, può anche riuscire a vendere cento, duecento, addirittura cinquecento copie da solo, ma finisce lì. Perché l’editore piccolo o medio non ha le forze per fare promozione, ma proprio zero, e soprattutto non può indebitarsi per farlo (cosa che il grande può fare tranquillamente: pensiamo a un enorme editore con la M e andiamo a vedere quanto debito ha accumulato negli anni, debito che però può permettersi di trascinare avanti). Diciamolo: l’editore piccolo o medio non entra nelle librerie di catena, e se ci entra non ottiene niente: perché chi se ne fotte del vostro libro, dico io; chi se ne fotte, io sono entrato per farmi un giro, per perdere tempo, mica per comprare il libro di uno sconosciuto, che ha pure una brutta copertina.

Cosa ci avete guadagnato nel mettere il vostro libro in vetrina o a scaffale in una piccola libreria indipendente? Ve lo dico io: dopo tanti anni che sta là, proprio là sopra, non avete guadagnato niente. Perché chi se lo incula il vostro libro, la gente entra per altro.

Cosa ci avete guadagnato nel fare presentazioni e vedere sempre la stessa scena: o conoscenti che vi comprano una copia per mantenere le apparenze o sconosciuti che ve la comprano e la dimenticano poi su un tavolino, ritrovandola dopo anni e tentando di rivenderla su un gruppo fb qualunque in un lotto di 50 libri a 15 euro?

Cosa ci avete guadagnato nel fare tremila firmacopie, vendendo bene, certo, però solo per vedere che di quei potenziali vostri lettori non ne avete più sentito mezzo, perché nemmeno mezzo vi ha ricontattati per darvi un’opinione, un feedback, non so. Perché, di quel bel gruppetto, nessuno ha letto, e se lo ha fatto ha già dimenticato: perché non siete la Tartt o Saramago, santo Dio, non lo siete: avreste già pubblicato con Feltrinelli, o Mondadori, altrimenti.

Cosa ci avete guadagnato nel farvi recensire gratis da migliaia di persone su internet? Niente, perché le recensioni si basano sull’autore, sul recensore, ma certo non sul libro. Se state simpatici, se state antipatici, se davvero il recensore ha letto, se davvero il recensore ha capito, se vuole fare con voi una bella figura o se vi vuole demolire apposta, se non ha voglia e spara quattro cagate che continua a ripetere per ogni libro, se ha voglia e crede di essere a sua volta scrittore e del libro non parla mezza volta, ma vedessi come l’ha scritta bene sta recensione. E poi, qualcuno davvero legge recensioni di sconosciuti libri su sconosciuti blog o vlog o chissà che? Dai, andiamo.

E cosa ci avete guadagnato dalle mille foto, dai post a valanga, da tutte quelle puttanate inutili su social e blog e vlog e youtube e blablabla? Niente. Perché in mano non vi resta la fama, un feedback, un contatto, zero.

Volete sapere come si guadagna nel mondo della letteratura? Sugli autori. Punto. Sugli autori che necessitano aiuto per la promozione, per l’editing, per la traduzione. Sugli autori che ti vengono in libreria e a cui chiedi una percentuale, sugli autori che ti vengono all’evento e ti fanno vendere qualche drink a conoscenti e amici che si portano appresso, sugli autori che promuovono un post su facebook spendendo qualche decina di euro, sugli autori che vendono le copie del romanzo che gli hai pubblicato e così ti riempiono le tasche senza che tu muova un dito. Tutte cose nobili e giuste eh, alcune le faccio anch’io, è professionismo: io ti faccio un lavoro, tu mi paghi. Ma la triste realtà è questa: se non sei di Mondadori & co, sappi che fama e successo sono e saranno sempre lontani da te. Ti potrai togliere lo sfizio di vedere un libro editato bene, invece che una merda, o di avere un’affascinante traduzione in inglese o spagnolo o chissà che, invece che trovarlo solo nella tua lingua natale e stop, o di partecipare a un X factor letterario in cui magari ti piglieranno anche per il culo, quando sarai on stage, ma almeno per una sera qualcuno vedrà la tua faccia  e la assocerà alla professione più nobile del mondo.

Quindi sapete cosa? Pubblicate. Anche con l’editore più misero, che tanto tra piccolo, minuscolo e medio non cambia molto: nessuno vi caga, fate tutto da soli. Pubblicate e sentitevi liberi, il più possibile, di dire e scrivere quel che vi pare. Provate gusto in quello che fate, e se non lo provate, cambiate editore, o modus operandi, ma fatelo sempre e solo per piacere personale.

Perché se volete diventare ricchi e famosi, avete sbagliato lavoro. A dare qualche calcio a un pallone in più, da piccoli, magari a quest’ora eravate messi meglio.

Buona lettura e buona scrittura

Ivano


Se l’articolo vi è piaciuto, date un occhio al mio ultimo libro, Nimal Kingdom, pubblicato da Nulla Die nel 2016. Qui sotto potete trovare i link per saperne di più e per acquistarne una copia (o anche più d’una, se volete. Io di sicuro non ve lo impedisco!)

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Se invece siete autori e siete in cerca di una buona consulenza editoriale, o di un buon editing, di una correzione bozze, di una traduzione ben fatta – ma senza svenarsi – contattatemi su ivanomingottiautore@libero.it

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Altro, Cosa ne pensa un autore..?

COME FUNZIONA LA PUBBLICAZIONE DI UN LIBRO

Allora,  ho deciso di fare un piccolo sommario su come un libro inedito arriva, fisicamente, tra le mani di un lettore, giusto per chiarire un po’ le cose. Mi soffermerò quindi su tutti i principali passaggi, evitando i dettagli di cui, purtroppo, non sono ancora a conoscenza. Spero che la cosa possa aiutarvi a capire come “l’oggetto libro” si muove, e comprendendone quindi i meccanismi, a trovare poi una formula per promuovervi meglio (se siete autori).

COMINCIAMO DALLA PROPOSTA ALL’EDITORE

L’autore ha scritto un buon inedito: bene. Magari editandolo (correggendolo) più volte, dandolo in lettura ad alcuni beta-reader (soggetti che, in anteprima, leggono l’inedito e danno un parere), rileggendolo di nuovo per trovare fino all’ultimo problema insito nel testo. Ha deciso quindi di passare alla fase successiva: LA RICERCA DI UN EDITORE. Valuta prima di tutto se fiondarsi nel grande mondo dell’autopubblicazione (una cosa a costo zero ma a rischio elevatissimo di fallimento, perché il peso della promozione, dell’editing etc. ricade tutto sull’autore), quindi ricerca sul web delle guide, o magari qualche suggerimento per poter pubblicare il proprio scritto. Writer’s Dream, Il Mondo dello Scrittore, e perché no, anche questo sito: dopo aver tanto letto e tanto fatto, capisce che deve scegliere, all’interno di un’enorme lista, un piccolo gruppo di editori che potrebbero essere davvero interessati, per tematiche e genere, al proprio inedito. Decide quindi di seguire le procedure esposte sui siti degli editori che ha scelto, mandando per mail quando viene richiesto per mail e per posta quando viene richiesto per posta, e così la sua opera finisce nello sterminato archivio dei vari editori selezionati.

LA VALUTAZIONE EDITORIALE: COME L’EDITORE DECIDE COSA PUBBLICARE E COSA NO

L’inedito è arrivato all’editore. Adesso, a seconda della grandezza della casa editrice, della scelta si occuperanno una o più persone, secondo criteri differenti : prima di tutto, il modo in cui l’inedito viene presentato (la presenza o meno di Biografia e Sinossi, se non addirittura di un Target dell’opera; la presenza di errori nella mail o nella lettera allegata, il tono, a volte la particolarità o meno del testo della lettera/mail stessa), quindi il livello di saturazione della propria linea editoriale (quanti titoli sono previsti per i prossimi mesi, se c’è posto per un altro titolo), quindi se il libro si confà o no alla linea editoriale (per genere, tematiche), se è vendibile (non parliamo di essere o meno commerciale, ma di vendibilità in senso stretto: ci sono libri oggettivamente difficili da vendere, e l’editore deve tenere in conto anche questo), se l’autore, come descritto dalla biografia, ha spirito d’iniziativa o meno (se insomma ci si può affidare ANCHE a lui per la promozione), qual è l’età dell’autore, dove abita, e così via. A un primo superficiale esame passato ne segue un altro, che valuta le prime pagine del libro in senso stretto (quindi è importantissimo per l’autore concentrarsi sulla resa delle prime pagine), a cui segue un terzo che valuta la quasi interezza del libro. Se anche il terzo esame è ok, l’editore dà il via alle danze.

Piccola postilla: con l’agente funziona allo stesso modo. A volte c’è un rapporto fiduciario tra agente e editore che fa sì che l’inedito scavalchi la coda di valutazione e venga così valutato per primo, ma oltre questa leggera differenza non c’è altro di cui parlare (chiaramente a volte l’agente è pagato dall’autore per proporre il proprio inedito agli editori, a volte no).

L’EDITORE DECIDE DI PUBBLICARE: L’EDITING

A questo punto entra in gioco l’editor: il testo viene corretto e ricorretto più e più volte da una o più persone, a seconda della grandezza della casa editrice, con diversi passaggi del testo di bozza tra correttori e autore. Dopo un lungo round di esami sintattici, grammaticali, strutturali etc etc, il libro è cotto a puntino, e passa quindi alla linea grafica per formattazione e scelta di copertina: il gioco è fatto.

L’EDITORE E IL DISTRIBUTORE

E a questo punto le danze si fanno davvero interessanti. Se l’editore è piccolo o addirittura micro, si accontenterà di pagare la SIAE per il codice ISBN, ossia il codice identificativo che trovate sulla quarta di copertina e permette al libro di essere venduto nei negozi online e in libreria; metterà quindi il libro in vendita sul web e si affiderà agli autori per la promozione dello stesso. Se l’editore è medio, entrano in gioco i veri pezzi grossi del mercato editoriale: i distributori.

Un distributore è un ente che si occupa appunto di DISTRIBUIRE il libro, sia in libreria che online, contattando direttamente i negozi con cui vuole instaurare un rapporto, a volte tramite veri e propri agenti di commercio che si presentano in libreria a mostrare i propri prodotti (con titoli fisici e non). Per mettersi in moto, il distributore chiede all’editore, il più delle volte, tra il 60 e il 70% del prezzo di copertina, impuntandosi su una tiratura di non meno di 2000 copie, che provvederà a (TENTARE DI) smerciare. Una parte di questo suo 60/70% andrà alle librerie con cui entrerà in contatto (a seconda di dove si trovano e quanto sono frequentate, la loro percentuale oscilla tra il 18 il 50%), il restante rimarrà nelle mani dei distributori.

L’EDITORE E LA STAMPA

Dopo il visto si stampi, se l’editore è piccolo – o mini – affiderà la stampa del libro a una tipografia, con una piccola tiratura (mediamente tra le 20 e le 50 copie) per poi ristampare quando il mercato richiederà altre copie. Con la stampa digitale di oggi, il micro editore potrà permettersi di stampare anche una sola copia alla volta.

Se l’editore è medio e si affida appunto a un distributore, sarà obbligato a stampare 2000 copie di questo nostro libro. Tenendo conto che a copia stampata spende intorno ai 3 euro  di media, l’editore dovrà preventivamente sborsare una cifra intorno ai 6000 euro alle tipografie per ogni titolo pubblicato. Contando che di queste 2000 copie molto spesso il distributore riuscirà a piazzarne circa la metà (poco più di 1200, in media) e che di queste saranno vendute (sempre secondo media) intorno alle 600 copie, capite bene che l’editore non riuscirà mai a coprire i costi di stampa. E allora come può pubblicare ogni volta un nuovo libro? Semplice: chiedendo un prestito in banca.

Per ogni titolo a tiratura 2000 copie c’è un titolo a tiratura 2000 copie che funge da garanzia. Vi spiego meglio: l’editore x ha pubblicato il libro y, che ha venduto 400 copie. Alla sottoscrizione del contratto di distribuzione del libro y, l’editore x si è impegnato a dare al distributore z 2000 copie dello stesso; il distributore fornisce così all’editore un documento w che prova che, vendute le copie del libro y, tolta la sua parte, dovrà il restante 30 o 40% all’editore x. L’editore x quindi si presenta quindi col documento w in banca, chiedendo un prestito diciamo di 6000 euro (a copertura della stampa del prossimo libro, che chiameremo k), mettendo come garanzia della copertura del prestito il ben noto documento w.

Cosa intendo quindi dire che per ogni titolo da 2000 copie c’è un titolo a tiratura 2000 copie che funge da garanzia? Semplice, che l’editore medio lavora “a prestito”, cioè molto spesso finanziando ogni nuovo libro con un prestito bancario “coperto e garantito” dal documento del libro “Y” pubblicato in precedenza. Si innesca così una catena di prestiti che, è vero, non fa altro che aumentare il debito dell’editore verso la banca e il rischio che l’editore diventi insolvente, ma che permette alla casa editrice di continuare a pubblicare e sopravvivere, coprendo non solo i costi di stampa, ma quelli di gestione, di personale etc., magari sperando che il boom di uno dei propri titoli vada a coprire tutti i buchi lasciati dalle precedenti pubblicazioni.

Un sistema fragile? Sì. Il rischio è soprattutto sulle spalle degli editori. Quindi, quando venite pubblicati, ringraziate e baciate il terreno (non so voi, ma a me i mutui non sono mai stati particolarmente simpatici).

LE LIBRERIE

Il libro arriva in libreria, in qualche modo: un agente del distributore, un suggerimento da parte di un lettore, un passaparola, e il libro è a scaffale.

Ora tutto è nelle mani dei lettori – e dei librai che lo hanno letto e lo consigliano – e della loro curiosità: se il libro attira l’attenzione e vende, può cominciare a camminare sulle proprie gambe e promuoversi da solo. Altrimenti, se resta fermo più e più mesi a scaffale, subisce quello che è il naturale ciclo della vita: viene sostituito da un altro libro che si spera possa venir comprato, permettendo così al libraio di guadagnare e di sopravvivere. Sì, è la legge della giungla, cari miei: sopravvive il più forte – e il più bello.

GLI EVENTI

Se il libro non cammina da solo, l’autore può pensare di mettersi in gioco: presentazioni, firmacopie, insomma, di modi in cui proporsi ce n’è davvero a bizzeffe, basta mettersi all’opera. Può essere l’editore stesso a contattere librerie, biblioteche, circoli culturali o altro, o può essere direttamente l’autore – dipende anche qui dalla grandezza e dalla serietà della casa editrice. Molti enti diranno no alle richieste di organizzare eventi, molte librerie diranno no a firmacopie con autori minori, ma alla fin fine, impegnandosi, si può davvero mettere su un bel calendario di eventi in poco tempo, e se l’opera è promossa bene, arriva nelle mani di un bel numero di lettori. E poi, volete mettere il piacere di incontrare l’autore vis a vis?

LA CAMPAGNA PUBBLICITARIA

E poi, beh, c’è la pubblicità. Recensioni, interviste, ospitate, video non convenzionali, performance pubbliche, insomma, tutto ciò che serve per attirare l’attenzione va fatto. L’autore andrà in tv, in radio o sul web solo se si muoverà BENE personalmente o se l’editore ci metterà del suo, e la cosa avrà risultati diversi a seconda della grandezza del media ospitante: le webradio e le webtv, così come i piccoli siti di recensioni, offrono pochissima visibilità, se non nulla; se la tv o la radio è di riferimento regionale o addirittura nazionale, beh, l’opera è a cavallo. Più pubblico viene toccato dall’intervista, dall’ospitata o dal mero passaggio pubblicitario, e più gente acquisterà il libro. Mai visto gente entrare in libreria e chiedere il libro di “quello lì che ha parlato l’altro giorno in televisione”?

Chiaro che, per una promozione fatta bene, serve una buona rete di contatti, e questo si può raggiungere solo con una buona gavetta o affidandosi a un editore serio ed esperto – e non ce ne sono moltissimi, in giro. E poi, cari autori, non contate troppo sulle recensioni fatte da piccoli siti o blog: spesso saranno gli stessi gestori a sperare che IL VOSTRO pubblico venga a vedere il post, anzi, spesso sarà la loro unica ragione – e motivazione – per recensirvi.

IL LIBRO NELLE MANI DEL LETTORE

Ed eccoci arrivati all’ultimo punto: la quarta di copertina, se non l’immagine di copertina, lo hanno tanto convinto che il lettore non ha potuto fare a meno di acquistare il libro. O magari il passaparola, un suggerimento del libraio, una buona pubblicità su internet, un’intervista alla tv, passata in radio: insomma, in qualche modo il lettore è stato convinto. E beh, ora è un terno al lotto, perché da qui si decide se partirà o meno la massificazione del prodotto libro: il lettore ha il potere di rendere l’opera un successo o meno, e questo è il vero e proprio problema della scena editoriale italiana di oggi. Non i prestiti degli editori, non i distributori che mangiano la quasi totalità dei profitti, non la poca gente in libreria o l’alto prezzo dei libri, non lo scarso valore della maggioranza degli inediti. Perché il lettore medio, soprattutto il lettore medio italiano, vuole cinque cose specifiche:

  • LO SCANDALO
  • IL ROMANZO ROSA CHE SI LEGGE E SI DIMENTICA IL GIORNO DOPO
  • IL ROMANZETTO LEGGERO CHE SI LEGGE E SI DIMENTICA UN’ORA DOPO
  • IL FAMOSO
  • LE RICETTE

Spesso le cose si intersecano, come i libri di ricette scritti da personaggi famosi, o i romanzi rosa scritti da personaggi famosi, o gli scandali su personaggi famosi o gli scandali sulle ricette: resta il fatto che, scorrendo qualsiasi classifica dei dieci libri più venduti in qualsiasi mese dell’anno, troverete per 10/10 questi argomenti qua, non si scappa.

Questo si vende in Italia, perché IN ITALIA NON SI LEGGE. In Italia i libri si vendono per essere venduti, non per essere letti. In Italia i libri si vendono per coprire le spese, perché un NON lettore non compra un romanzo forte, un NON LETTORE compra la biografia di Totti. Un lettore medio non compra L’assedio di Lisbona di Saramago, un lettore medio compra una Ferrante, una Sveva Casati, un Simoni, un Cognetti, un Pennac, un Giordano. Bisogna andarci leggeri con i lettori italiani, perché la lettura è vista, già dalle scuole medie, come un mostro divora tempo, una palla al piede, un obbligo: più è impegnativa, più è da evitare.

E quindi via con i Mondadori sugli Youtuber, via coi romanzi rosa o storici o trhiller alla cotto e mangiato, via alla letteratura come CONSUMO VELOCE, un fast food delle pagine.

Mi rendo conto che la cosa può essere inquietante, e pesante, ma una cosa posso consigliare agli autori emergenti: FOTTETE IL LETTORE MEDIO. Lo so, sembra una cosa da stronzi, ma l’unico modo per farsi leggere da un lettore medio è FARGLI CREDERE CHE IL LIBRO CHE GLI SI STA PROPONENDO SIA LEGGERO. State lontani dalla parola impegnativo, è un consiglio. Meno pensano di fare andare le rotelle del cervello, meglio è. Che poi magari scoprono che non è così male leggere e trovarsi a pensare.

Come ho detto altrove, la chiave nell’affrontare una crisi è capire che la crisi stessa è un segnale che qualcosa deve cambiare, evolversi, adattarsi al momento per poter crescere. Bisogna capire che è proprio in questi momenti che ci si offre un’opportunità mai avuta prima, quella di cambiare le cose e prendere in mano la situazione.

Beh, ora avete un quadro più chiaro. Se avete qualche informazione con cui arricchire il testo, fatemelo sapere.

E voi, che ne pensate? Aspetto vostre, e buona lettura.

Ivano


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NEWS – FEBBRAIO

“Semper sti Mohamed chi, Porcu Diu!”

“Eh, lo so, ho capito, ma cosa ti aspetti, non è che ci sia molto altro da raccontare.”

“E la Rosa? E la Pina? E chela lì che l’han masada in ca sua, ti gh’a disi un osti de chela lì.”

“Gianni, non è il momento, magari un po’ più avanti”

“Avanti, avanti, l’è semper la stessa storia.”

“Ancora qualche mese, dai, aspetta un ancora un pochino.”

“Mi voeri no speta asé. Cristu, moeves.”

Eh già, ancora qualche mese e ne vedrete delle belle. Il mio Nimal Kingdom è ormai in uscita, e già i San Gervasini non vedono l’ora di metttersi sotto la lente d’ingrandimento e farvi sbellicare dalle risate e bestemmiare di rabbia. Insomma, anche voi dovrete avere ancora un po’ di pazienza, ma le cose sono sui  binari giusti.

Intanto la promozione di Belve va a gonfie vele. Per questo mese sarò a Piacenza, Milano, Abbiategrasso e Gallarate, ma già Vervelli, Busto Arsizio, Vigevano, Tortona e Novara mi aspettano.

Per il resto, godetevi i bellissimi libri della collana che gestisco, una meraviglia da collezionare.

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E comunque sì, noi di Nuove Luci stiamo cercando nuove opere da pubblicare. Per la precisione, un saggio e un romanzo, preferibilmente da autrici (dopo tre autori, è venuta l’ora di dare spazio al gentil sesso).

Quindi, se volete mandarmi qualche inedito, inviate tutto a amande-nuoveluci@libero.it.

Oh, io vi aspetto.

Buon febbraio, e buona lettura!

 

Ivano

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COME FARSI CONOSCERE DAI LETTORI

Se siete autori, non conosciuti o poco conosciuti, questo è proprio l’articolo che fa per voi. Lasciate perdere la frustrazione, l’ansia, la paranoia e la depressione: un modo per farsi conoscere c’è, ed è molto più semplice di quel che si pensi.

Dopo dieci anni di esperienza nel campo letterario italiano (circa) e dopo otto, nove anni di fallimenti parziali o totali nell’arte del ‘farsi conoscere’, o banalmente nel ‘promuoversi’, ho capito una cosa molto, molto lineare: per farsi conoscere si deve essere presenti in libreria. Sì, avete capito bene.

Essere presenti in libreria non vuol dire, però, avere il proprio libro tra gli scaffali: non basta. Ci sono esempi di grandi autori, premi bancarella o più in alto ancora, che dicono spesso che, senza la propria presenza in libreria, il libro non vende. Perché, diciamocelo chiaro e tondo (e questo lo dicono anche quegli stessi autori), il cliente, davanti a un libro seppur di grande editore, e seppur premiato, si porrà sempre la stessa domanda: chi è questo autore? Non l’ho mai sentito; ergo perché dovrei comprarlo, ergo non varrà granché: non lo compro.

Quindi che vuol dire essere presenti in libreria? Beh, semplicemente andare a conoscere personalmente i propri possibili clienti.

Anche due chiacchiere, se non proprio firmacopie, cene letterarie e presentazioni, possono permettono all’autore ITALIANO di entrare in contatto col cliente, di creare un’autorevolezza, una comunicazione, una possibilità di vendita (chiaro, per gli autori stranieri parliamo di tutt’altra tattica e strategia pubblicitaria, ma questo è appunto un altro discorso).

Come dicono tanti autori grandi e piccoli che hanno raggiunto un qualche successo (non di notorietà, parliamoci chiaro, perché la notorietà letteraria in Italia è cosa quasi impossibile, non durevole e comunque suddita alle strategie commerciali; successo invece di copie vendute, chiaramente) bisogna passare più tempo possibile in libreria, agli eventi, a contatto col pubblico: se possibile, tutti i giorni della settimana, senza interruzioni. Tanti autori di successo promuovono tutti i giorni, mattina pomeriggio e sera, per un anno intero, il proprio libro, per poi concedersi un periodo di pausa in cui scrivere il nuovo testo, per poi ripartire con lo stesso ciclo promozionale, di nuovo. Certo, non c’è bisogno di girare l’Italia tutti i giorni se vi accontentate di un successo piccolino (anche una, due volte alla settimana vanno benissimo), ma vi posso garantire che muovendovi anche poco (appunto una o due volte alla settimana) i risultati arrivano. Diciamocelo, è anche una certezza statistica: nel mucchio, in tutte queste date, con tutte queste persone che passano, il libro si vende per forza a qualcuno.

E poi più persone, più contatti, più lettori e più clienti si conoscono e più si aprono possibilità insondate e impensabili: corsi di scrittura, sceneggiature, teatro, cinema, radio, interviste, recensioni: insomma, chi più ne ha più ne metta.

Per questo lasciatevi consigliare su un piccolo particolare: lasciate perdere la richiesta di recensione ai vari blog, vlog, contatti anobii e facebook e goodreads e compagnia cantante. Lasciate perdere la promozione nei gruppi facebook, o su internet in generale, o lo spam, o chissà che altro. Tutto questo (e parliamo del libro cartaceo) non funziona. Io l’ho lasciato perdere, e i risultati stanno arrivando: il buon vecchio porta a porta, cioè appunto lo stare in libreria, funziona sempre.

Ivano Mingotti

nb: se vi chiedete come stare in libreria, e insomma come arrivarci, ho scritto un altro articolo in merito qui.


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