Altro, Cosa ne pensa un autore..?

COME FUNZIONA LA PUBBLICAZIONE DI UN LIBRO

Allora,  ho deciso di fare un piccolo sommario su come un libro inedito arriva, fisicamente, tra le mani di un lettore, giusto per chiarire un po’ le cose. Mi soffermerò quindi su tutti i principali passaggi, evitando i dettagli di cui, purtroppo, non sono ancora a conoscenza. Spero che la cosa possa aiutarvi a capire come “l’oggetto libro” si muove, e comprendendone quindi i meccanismi, a trovare poi una formula per promuovervi meglio (se siete autori).

COMINCIAMO DALLA PROPOSTA ALL’EDITORE

L’autore ha scritto un buon inedito: bene. Magari editandolo (correggendolo) più volte, dandolo in lettura ad alcuni beta-reader (soggetti che, in anteprima, leggono l’inedito e danno un parere), rileggendolo di nuovo per trovare fino all’ultimo problema insito nel testo. Ha deciso quindi di passare alla fase successiva: LA RICERCA DI UN EDITORE. Valuta prima di tutto se fiondarsi nel grande mondo dell’autopubblicazione (una cosa a costo zero ma a rischio elevatissimo di fallimento, perché il peso della promozione, dell’editing etc. ricade tutto sull’autore), quindi ricerca sul web delle guide, o magari qualche suggerimento per poter pubblicare il proprio scritto. Writer’s Dream, Il Mondo dello Scrittore, e perché no, anche questo sito: dopo aver tanto letto e tanto fatto, capisce che deve scegliere, all’interno di un’enorme lista, un piccolo gruppo di editori che potrebbero essere davvero interessati, per tematiche e genere, al proprio inedito. Decide quindi di seguire le procedure esposte sui siti degli editori che ha scelto, mandando per mail quando viene richiesto per mail e per posta quando viene richiesto per posta, e così la sua opera finisce nello sterminato archivio dei vari editori selezionati.

LA VALUTAZIONE EDITORIALE: COME L’EDITORE DECIDE COSA PUBBLICARE E COSA NO

L’inedito è arrivato all’editore. Adesso, a seconda della grandezza della casa editrice, della scelta si occuperanno una o più persone, secondo criteri differenti : prima di tutto, il modo in cui l’inedito viene presentato (la presenza o meno di Biografia e Sinossi, se non addirittura di un Target dell’opera; la presenza di errori nella mail o nella lettera allegata, il tono, a volte la particolarità o meno del testo della lettera/mail stessa), quindi il livello di saturazione della propria linea editoriale (quanti titoli sono previsti per i prossimi mesi, se c’è posto per un altro titolo), quindi se il libro si confà o no alla linea editoriale (per genere, tematiche), se è vendibile (non parliamo di essere o meno commerciale, ma di vendibilità in senso stretto: ci sono libri oggettivamente difficili da vendere, e l’editore deve tenere in conto anche questo), se l’autore, come descritto dalla biografia, ha spirito d’iniziativa o meno (se insomma ci si può affidare ANCHE a lui per la promozione), qual è l’età dell’autore, dove abita, e così via. A un primo superficiale esame passato ne segue un altro, che valuta le prime pagine del libro in senso stretto (quindi è importantissimo per l’autore concentrarsi sulla resa delle prime pagine), a cui segue un terzo che valuta la quasi interezza del libro. Se anche il terzo esame è ok, l’editore dà il via alle danze.

Piccola postilla: con l’agente funziona allo stesso modo. A volte c’è un rapporto fiduciario tra agente e editore che fa sì che l’inedito scavalchi la coda di valutazione e venga così valutato per primo, ma oltre questa leggera differenza non c’è altro di cui parlare (chiaramente a volte l’agente è pagato dall’autore per proporre il proprio inedito agli editori, a volte no).

L’EDITORE DECIDE DI PUBBLICARE: L’EDITING

A questo punto entra in gioco l’editor: il testo viene corretto e ricorretto più e più volte da una o più persone, a seconda della grandezza della casa editrice, con diversi passaggi del testo di bozza tra correttori e autore. Dopo un lungo round di esami sintattici, grammaticali, strutturali etc etc, il libro è cotto a puntino, e passa quindi alla linea grafica per formattazione e scelta di copertina: il gioco è fatto.

L’EDITORE E IL DISTRIBUTORE

E a questo punto le danze si fanno davvero interessanti. Se l’editore è piccolo o addirittura micro, si accontenterà di pagare la SIAE per il codice ISBN, ossia il codice identificativo che trovate sulla quarta di copertina e permette al libro di essere venduto nei negozi online e in libreria; metterà quindi il libro in vendita sul web e si affiderà agli autori per la promozione dello stesso. Se l’editore è medio, entrano in gioco i veri pezzi grossi del mercato editoriale: i distributori.

Un distributore è un ente che si occupa appunto di DISTRIBUIRE il libro, sia in libreria che online, contattando direttamente i negozi con cui vuole instaurare un rapporto, a volte tramite veri e propri agenti di commercio che si presentano in libreria a mostrare i propri prodotti (con titoli fisici e non). Per mettersi in moto, il distributore chiede all’editore, il più delle volte, tra il 60 e il 70% del prezzo di copertina, impuntandosi su una tiratura di non meno di 2000 copie, che provvederà a (TENTARE DI) smerciare. Una parte di questo suo 60/70% andrà alle librerie con cui entrerà in contatto (a seconda di dove si trovano e quanto sono frequentate, la loro percentuale oscilla tra il 18 il 50%), il restante rimarrà nelle mani dei distributori.

L’EDITORE E LA STAMPA

Dopo il visto si stampi, se l’editore è piccolo – o mini – affiderà la stampa del libro a una tipografia, con una piccola tiratura (mediamente tra le 20 e le 50 copie) per poi ristampare quando il mercato richiederà altre copie. Con la stampa digitale di oggi, il micro editore potrà permettersi di stampare anche una sola copia alla volta.

Se l’editore è medio e si affida appunto a un distributore, sarà obbligato a stampare 2000 copie di questo nostro libro. Tenendo conto che a copia stampata spende intorno ai 3 euro  di media, l’editore dovrà preventivamente sborsare una cifra intorno ai 6000 euro alle tipografie per ogni titolo pubblicato. Contando che di queste 2000 copie molto spesso il distributore riuscirà a piazzarne circa la metà (poco più di 1200, in media) e che di queste saranno vendute (sempre secondo media) intorno alle 600 copie, capite bene che l’editore non riuscirà mai a coprire i costi di stampa. E allora come può pubblicare ogni volta un nuovo libro? Semplice: chiedendo un prestito in banca.

Per ogni titolo a tiratura 2000 copie c’è un titolo a tiratura 2000 copie che funge da garanzia. Vi spiego meglio: l’editore x ha pubblicato il libro y, che ha venduto 400 copie. Alla sottoscrizione del contratto di distribuzione del libro y, l’editore x si è impegnato a dare al distributore z 2000 copie dello stesso; il distributore fornisce così all’editore un documento w che prova che, vendute le copie del libro y, tolta la sua parte, dovrà il restante 30 o 40% all’editore x. L’editore x quindi si presenta quindi col documento w in banca, chiedendo un prestito diciamo di 6000 euro (a copertura della stampa del prossimo libro, che chiameremo k), mettendo come garanzia della copertura del prestito il ben noto documento w.

Cosa intendo quindi dire che per ogni titolo da 2000 copie c’è un titolo a tiratura 2000 copie che funge da garanzia? Semplice, che l’editore medio lavora “a prestito”, cioè molto spesso finanziando ogni nuovo libro con un prestito bancario “coperto e garantito” dal documento del libro “Y” pubblicato in precedenza. Si innesca così una catena di prestiti che, è vero, non fa altro che aumentare il debito dell’editore verso la banca e il rischio che l’editore diventi insolvente, ma che permette alla casa editrice di continuare a pubblicare e sopravvivere, coprendo non solo i costi di stampa, ma quelli di gestione, di personale etc., magari sperando che il boom di uno dei propri titoli vada a coprire tutti i buchi lasciati dalle precedenti pubblicazioni.

Un sistema fragile? Sì. Il rischio è soprattutto sulle spalle degli editori. Quindi, quando venite pubblicati, ringraziate e baciate il terreno (non so voi, ma a me i mutui non sono mai stati particolarmente simpatici).

LE LIBRERIE

Il libro arriva in libreria, in qualche modo: un agente del distributore, un suggerimento da parte di un lettore, un passaparola, e il libro è a scaffale.

Ora tutto è nelle mani dei lettori – e dei librai che lo hanno letto e lo consigliano – e della loro curiosità: se il libro attira l’attenzione e vende, può cominciare a camminare sulle proprie gambe e promuoversi da solo. Altrimenti, se resta fermo più e più mesi a scaffale, subisce quello che è il naturale ciclo della vita: viene sostituito da un altro libro che si spera possa venir comprato, permettendo così al libraio di guadagnare e di sopravvivere. Sì, è la legge della giungla, cari miei: sopravvive il più forte – e il più bello.

GLI EVENTI

Se il libro non cammina da solo, l’autore può pensare di mettersi in gioco: presentazioni, firmacopie, insomma, di modi in cui proporsi ce n’è davvero a bizzeffe, basta mettersi all’opera. Può essere l’editore stesso a contattere librerie, biblioteche, circoli culturali o altro, o può essere direttamente l’autore – dipende anche qui dalla grandezza e dalla serietà della casa editrice. Molti enti diranno no alle richieste di organizzare eventi, molte librerie diranno no a firmacopie con autori minori, ma alla fin fine, impegnandosi, si può davvero mettere su un bel calendario di eventi in poco tempo, e se l’opera è promossa bene, arriva nelle mani di un bel numero di lettori. E poi, volete mettere il piacere di incontrare l’autore vis a vis?

LA CAMPAGNA PUBBLICITARIA

E poi, beh, c’è la pubblicità. Recensioni, interviste, ospitate, video non convenzionali, performance pubbliche, insomma, tutto ciò che serve per attirare l’attenzione va fatto. L’autore andrà in tv, in radio o sul web solo se si muoverà BENE personalmente o se l’editore ci metterà del suo, e la cosa avrà risultati diversi a seconda della grandezza del media ospitante: le webradio e le webtv, così come i piccoli siti di recensioni, offrono pochissima visibilità, se non nulla; se la tv o la radio è di riferimento regionale o addirittura nazionale, beh, l’opera è a cavallo. Più pubblico viene toccato dall’intervista, dall’ospitata o dal mero passaggio pubblicitario, e più gente acquisterà il libro. Mai visto gente entrare in libreria e chiedere il libro di “quello lì che ha parlato l’altro giorno in televisione”?

Chiaro che, per una promozione fatta bene, serve una buona rete di contatti, e questo si può raggiungere solo con una buona gavetta o affidandosi a un editore serio ed esperto – e non ce ne sono moltissimi, in giro. E poi, cari autori, non contate troppo sulle recensioni fatte da piccoli siti o blog: spesso saranno gli stessi gestori a sperare che IL VOSTRO pubblico venga a vedere il post, anzi, spesso sarà la loro unica ragione – e motivazione – per recensirvi.

IL LIBRO NELLE MANI DEL LETTORE

Ed eccoci arrivati all’ultimo punto: la quarta di copertina, se non l’immagine di copertina, lo hanno tanto convinto che il lettore non ha potuto fare a meno di acquistare il libro. O magari il passaparola, un suggerimento del libraio, una buona pubblicità su internet, un’intervista alla tv, passata in radio: insomma, in qualche modo il lettore è stato convinto. E beh, ora è un terno al lotto, perché da qui si decide se partirà o meno la massificazione del prodotto libro: il lettore ha il potere di rendere l’opera un successo o meno, e questo è il vero e proprio problema della scena editoriale italiana di oggi. Non i prestiti degli editori, non i distributori che mangiano la quasi totalità dei profitti, non la poca gente in libreria o l’alto prezzo dei libri, non lo scarso valore della maggioranza degli inediti. Perché il lettore medio, soprattutto il lettore medio italiano, vuole cinque cose specifiche:

  • LO SCANDALO
  • IL ROMANZO ROSA CHE SI LEGGE E SI DIMENTICA IL GIORNO DOPO
  • IL ROMANZETTO LEGGERO CHE SI LEGGE E SI DIMENTICA UN’ORA DOPO
  • IL FAMOSO
  • LE RICETTE

Spesso le cose si intersecano, come i libri di ricette scritti da personaggi famosi, o i romanzi rosa scritti da personaggi famosi, o gli scandali su personaggi famosi o gli scandali sulle ricette: resta il fatto che, scorrendo qualsiasi classifica dei dieci libri più venduti in qualsiasi mese dell’anno, troverete per 10/10 questi argomenti qua, non si scappa.

Questo si vende in Italia, perché IN ITALIA NON SI LEGGE. In Italia i libri si vendono per essere venduti, non per essere letti. In Italia i libri si vendono per coprire le spese, perché un NON lettore non compra un romanzo forte, un NON LETTORE compra la biografia di Totti. Un lettore medio non compra L’assedio di Lisbona di Saramago, un lettore medio compra una Ferrante, una Sveva Casati, un Simoni, un Cognetti, un Pennac, un Giordano. Bisogna andarci leggeri con i lettori italiani, perché la lettura è vista, già dalle scuole medie, come un mostro divora tempo, una palla al piede, un obbligo: più è impegnativa, più è da evitare.

E quindi via con i Mondadori sugli Youtuber, via coi romanzi rosa o storici o trhiller alla cotto e mangiato, via alla letteratura come CONSUMO VELOCE, un fast food delle pagine.

Mi rendo conto che la cosa può essere inquietante, e pesante, ma una cosa posso consigliare agli autori emergenti: FOTTETE IL LETTORE MEDIO. Lo so, sembra una cosa da stronzi, ma l’unico modo per farsi leggere da un lettore medio è FARGLI CREDERE CHE IL LIBRO CHE GLI SI STA PROPONENDO SIA LEGGERO. State lontani dalla parola impegnativo, è un consiglio. Meno pensano di fare andare le rotelle del cervello, meglio è. Che poi magari scoprono che non è così male leggere e trovarsi a pensare.

Come ho detto altrove, la chiave nell’affrontare una crisi è capire che la crisi stessa è un segnale che qualcosa deve cambiare, evolversi, adattarsi al momento per poter crescere. Bisogna capire che è proprio in questi momenti che ci si offre un’opportunità mai avuta prima, quella di cambiare le cose e prendere in mano la situazione.

Beh, ora avete un quadro più chiaro. Se avete qualche informazione con cui arricchire il testo, fatemelo sapere.

E voi, che ne pensate? Aspetto vostre, e buona lettura.

Ivano


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Cosa ne pensa un autore..?

COSA NE PENSA UN AUTORE: IL MAGICO MONDO DELL’EDITORIA PER I LETTORI – SFATIAMO UN MITO

Allora, quest’oggi, resomi conto di quanto oscuro sia il mondo dell’editoria per chi non lo conosce, e sapendo di essere più o meno fornito di quel che basta per delinearlo anche sottilmente, parlerò di quello che il lettore crede sia il mondo dell’editoria e di quello che, invece, è. Senza drammatizzare o esacerbare: perché sono certo che qualcuno salterà fuori con una storia da favola di uno scrittore venuto dal nulla che sì, sicuramente è vera, ma è decisamente rara, rara e rara.

Il lettore pensa che, se scrivi un bel libro, automaticamente arriverai a vendere. Per il magico passaparola, che da lettore a lettore passa e fa vendere tante copie. Ma vediamo, nel dettaglio, ipotizzando che l’autore dell’esempio, uno sconosciuto, abbia scritto un capolavoro, come davvero vanno le cose.

– PROPORSI A UN GRANDE EDITORE: bene, ho scritto un capolavoro. Sicuramente, se lo invio ai grandi editori, lo accetteranno e me lo pubblicheranno immediatamente. Peccato che, dopo 6, 7 mesi dall’invio (spesso in cartaceo) non risponda nessuno: sono talmente tanti i libri che arrivano a un editore importante (si parla di MIGLIAIA al giorno) che i più vengono direttamente cestinati senza esser guardati. Non contando che spesso molte pubblicazioni sono già state programmate da tempo, con autori o già conosciuti, o tradotti in italiano, o con personaggi televisivi/radiofonici/vip vari. Mettiamoci nei panni di un grande editore: devo vendere migliaia e migliaia di copie per rientrare dell’investimento: se pubblico uno sconosciuto, il rischio flop è molto alto, a meno che non rientri in un dato genere o tipologia già ampiamente vendibile.

– PROPORSI A UN AGENTE LETTERARIO: allora facciamo così, mi propongo a un agente letterario. Bene, gli agenti potrebbero anche risponderti: ti chiedono però 450, 300, 500 euro soltanto per leggere il tuo romanzo. Ovviamente, davanti a cifre del genere, declini: non sia mai che si paghi per pubblicare. Mettiamoci nei panni dell’agente: io lavoro per guadagnare la commissione dall’editore che sceglie il mio romanzo: se è uno sconosciuto, prevedo che l’editore non lo scelga, e dunque che non guadagno.

– PROPORSI A ALTRI EDITORI: allora puntiamo su medi editori. Risposte: su decine di contattati, risponderanno in 3 o 4, dicendoti tutti che il libro non rientra nella loro linea editoriale. Perché? Perché anche i medi editori DEVONO VENDERE, e se il libro non è commerciale (e spesso un capolavoro NON lo è) col cavolo che si pubblica. A meno che tu non sia già leggermente conosciuto o, appunto, proposto dagli agenti (molto raro, più spesso accade la prima opzione). Allora punti sui piccoli editori: di certo, tra tutti, se è un capolavoro, 5 o 10 proposte di contratto ti arriveranno. Pubblichi, quindi, per fare un nome, con ZippoZappo editore di Canicattì.

– LA DISTRIBUZIONE: il piccolo editore O non ha distribuzione O ce l’ha regionale. Magari va su ibs (uau, che culo), ma se non proporrete VOI direttamente il vostro libro nelle librerie limitrofe, è molto difficile trovarvelo poi a scaffale. Piccolo particolare: le librerie ‘limitrofe’ devono sopravvivere, quindi daranno MOLTO spazio ai grandi editori (che vendono), un po’ ai medi e praticamente nulla ai piccoli. Magari troverete davvero il libro, ma nascosto in qualche sperduto angolo della libreria. E sicuramente il lettore non lo troverà, a meno che, appunto, non vi proponiate direttamente a lui, fisicamente. Piccolo particolare: a meno che non siano sicuri di vendere, o comunque vi conoscano, le librerie DIFFICILMENTE esporranno anche nel suddetto angolo il vostro libro. Mettiamoci appunto nelle librerie: esporvi è una perdita quasi sicura di denaro; e perché gli editori non distribuiscono di più? Perché per farlo ci vogliono soldi. Tanti soldi. Che i medi editori e i grandi editori hanno. I piccoli, ovviamente, no.

PROPORSI PER LE PRESENTAZIONI: chiamate allora librerie, enti culturali e comuni per fare presentazioni (perché, semplicemente, anche qui l’editore piccolo piccolo non farà nulla: non contatterà per fare presentazioni, ma sarete voi a farlo). I più vi diranno che se non c’è il grande nome non funziona la presentazione (e tante volte, a dire il vero, anche con il grande nome non va alla grande). Gli altri nemmeno vi risponderanno. Solo qualche rara pagliuzza tra centinaia sarà disponibile a presentarvi. Attenti, perché a volte, agli sconosciuti esordienti o emergenti, chiedono anche soldi per presentare: rifiutate categoricamente e andate dritti a proporvi ad altri enti. In totale, dopo una settimana di chiamate e mail, avrete forse 10, 20 posti in cui presentare. Nelle regioni limitrofe e nella vostra, non nella sola vostra provincia (a meno che non siate di Roma..fortunelli). Mettiamoci negli enti e nelle librerie: se organizziamo una serata e va a vuoto, è una perdita doppia.

PROPORSI SU FB NEI GRUPPI: allora pensate: ok, mi propongo su facebook, nei gruppi. Il futuro sono i social e internet. Sbagliato. Io, autore di un capolavoro, pubblico in, diciamo, 77 gruppi letterari su fb un link al mio libro. Risultati: nulli. Magari qualche mi piace, qualche commento, ma vendite da questo: zero. Alcuni si riducono addirittura a mandare a sconosciuti – contatti appena aggiunti – messaggi su fb riguardanti il libro: voi non lo fate, c’è una certa dignità da difendere. Mettiamoci nei panni di chi è nei gruppi di fb: siamo noi stessi che formiamo, creiamo e spesso riempiamo i gruppi letterari su fb.

– CHIEDERE RECENSIONI A YOUTUBER E BLOG: bene, allora mi propongo a youtuber, o blogger, e vediamo se mi recensiscono il libro. Detto, fatto: il 90% vi risponderà O che non recensisce a richiesta, O che ha già troppi libri da leggere. Il restante, oggettivamente, o è composto da persone incredibilmente gentili – e ne conosco e ringrazio – o cerca visualizzazioni tramite LA VOSTRA UTENZA. Il vostro ‘bacino fan’ accumulato nel tempo. Che, per dire, saranno 50, 60 persone che, per curiosità, vengono a vedere che diavolo dicono del vostro libro. Risultato delle recensioni: nullo. Gli utenti youtube o guardano il canale perché piace il canale stesso, o son venuti a vedere il vostro video perché già VI conoscono. Gli utenti blog semplicemente NON verranno a vedere (molto spesso vedrete ZERO commenti sotto le recensioni: non è raro). Mettiamoci nei loro panni: se non siete conosciuti, d’altronde, perché leggere una vostra recensione? Solo se devo comprare un libro vado a vedere che ne dicono gli altri, ma se nemmeno lo conosco perché dovrei?

– PROPORSI SUI SOCIAL (ANOBII, GOODREADS): ma io ho ancora un capolavoro. Come posso fare? Semplice, lo propongo direttamente ai lettori sulle piattaforme di lettori di internet: anobii, goodreads. Certo, 100, 200 persone al giorno, e prima o poi qualcuno parlerà di me. Bene, sulle 100 contattate al giorno 50 non risponderanno, 20 mi manderanno a cagare perché rompo le scatole, 30 risponderanno: 15 no, che hanno troppo da leggere, 10 no, che non leggono quel tipo di romanzo, 5 sì, leggeranno l’anteprima. Dicono. Perché, ai fatti, o scaricheranno l’anteprima senza leggerla, o non la scaricheranno affatto (‘sì sì, lo farò. Come no’), o davvero la leggeranno e non gradiranno, o la leggeranno e gradiranno ma non vorranno comprare il libro: d’altronde, gliene danno continuamente pezzi gratis. Se riuscite a trovare 1 compratore su 500 contattati è già ottimo. Questi sono i social letterari. Ma mettiamoci nella loro pelle: perché dovrei leggere il romanzo o l’opera di un autore tanto disperato da proporsi su anobii? D’altronde, fosse bravo, sarebbe arrivato in libreria, o comunque ne avrei sentito parlare: questo, appunto, deriva dalla scarsa conoscenza del mercato editoriale: ma succede, e molto, molto spesso.

PROPORSI ALLE LIBRERIE PER I FIRMACOPIE: contatto allora le librerie per fare un bel firmacopie. Facciamo che mi metto lì e ne contatto un centinaio! Bene: le prime 50 mi diranno che con gli sconosciuti non ne fanno, perché i lettori snobberebbero l’evento. Altre 30 dicono che proprio non ne fanno. Addirittura 5 quasi arrivano all’insulto tanto sei sconosciuto. 15, miracolosamente, ti diranno di sì: ora devi sperare di essere messo in un giorno in cui ci sia passaggio di pubblico, e avere la faccia tosta di proporti. E non è facile. Mettiamoci nei panni delle librerie: come detto, la libreria deve vendere: se sei un esordiente o un emergente, io libreria non ho alcuna sicurezza economica.

– PROPORSI AI GIORNALI: beh, posso propormi ai giornali di zona, almeno metteranno un bell’articolo su di me. Non dico Il Giorno o Repubblica, ma anche Il Cittadino di Barlasfusa, o il Giornale di BimBumBam. Bene: la cultura, sui giornali, non è letta. E se viene messo un articolo, è microscopico. O pagate per la pubblicità, o finite in un angolino, FORSE, nella sezione cultura, o, PEGGIO, nella sezione del vostro paese ancora più in piccolo. Risultato: IL NULLA. A meno che i lettori non sappiano già del vostro articolo perché da voi informati, non lo leggeranno. Mettiamoci nei panni del giornale: devo vendere tante copie localmente, quindi punto su ciò che interessa a un pubblico locale: conoscenti, fatti di cronaca, mosse politiche, novità amministrative. Non cultura. Mettiamoci nei panni dei lettori: ‘a me interessa cosa mi succede intorno e cosa sta cambiando nel mio paese. Non che pinco pallino ha scritto un nuovo libro (e chi lo conosce???)’

– PROPORSI ALLE RADIO O ALLE TV: proponiamoci allora alle radio, alle tv. Le radio non risponderanno, a meno che siano web radio. Le tv, idem. Se risponderanno, sarà perché avete conoscenze interne alle stesse, altrimenti, beh, sapete. E con tutto il bene che voglio a web radio e web tv, anche perché ci lavoro dentro, il pubblico è scarso, scarsissimo: e quanti del pubblico ascoltano PROPRIO per comprare il vostro libro? Mettiamoci nei panni delle grandi radio e tv: campano di pubblicità, e la pubblicità si fa con le visualizzazioni. E le visualizzazioni non arrivano con lo sconosciuto che ha scritto un libro. Mettiamoci negli ascoltatori di web radio/tv: o le ascolto perché conosco qualcuno che ci lavora dentro, o non le ascolto (e magari nemmeno so cosa siano).

– RISULTATI PRESENTAZIONI: bene, avete la vostra presentazione stasera, dopo le altre 19 già fatte. Risultati: una media di 5, 10 spettatori al massimo (se va MOLTO, MOLTO BENE) e di 2, 3 copie vendute a presentazione (SE VA BENE). A volte ne venderete 10, a volte 0. A volte ci saranno 30 persone, a volte 0. Mettiamoci nei panni di chi dovrebbe venire: se conosco l’autore di persona, perché dovrei venire? E se non lo conosco, perché dovrei venire?

– RISULTATI FIRMACOPIE: bene, se avete la faccia di tolla, avete venduto anche una decina, a volte una ventina di copie. Molto bene. Ma di questi, quanti davvero leggeranno il libro? Quanti invece malediranno di essere stati ‘fregati’ dalla vostra parlantina? E quanti, dopo averlo letto, DAVVERO ne parleranno ad altri? Mettiamoci nei loro panni: entro in libreria, quel signore/ragazzo/a mi propone il suo libro. Ma sì, tentiamo, che sarà mai. Arrivo a casa, lo appoggio, ‘ma sì, lo leggerò, dai. Ma prima leggiamo quest’altro che ho preso l’altro giorno e mi interessava. E poi quest’altro che ho già preso. E questo che ho ordinato. E questo, e l’altro…’

– IL PASSAPAROLA: bene, qualche vostro lettore è andato da altre persone a dire di leggere il vostro libro. Se vi va bene, c’è riuscito, e hanno comprato il libro. Molto spesso, invece, sarà così: ‘ah, bello. Magari ci faccio un pensiero’: cosa che si trasforma in: ‘dieci euro? Vabbé, dai, al massimo me lo farò prestare dal mio amico. O magari lo prendo in biblioteca, almeno non ci perdo. Però c’è il libro di Wilbur Smith al supermercato! Cavoli, devo comprarlo!’ Mettiamoci nei loro panni: la parola di un amico è sempre interessante, ma quante volte davvero la ascoltiamo?

– COSA FA IL PICCOLO EDITORE, INTANTO: l’editore mini-micro farà questo: contatterà gli uffici stampa, diramerà comunicati, parlerà col distributore per distribuire il libro. PUNTO. Se è un BUON piccolo editore, manderà il vostro libro ai vari concorsi letterari (si spera gratuiti) attendendo e sperando in un riconoscimento che potrebbe fare LEGGERMENTE alzare le vostre vendite (si parla di autorevolezza. A questo punto, sareste un nessuno, ma premiato, e invogliereste di più a comprarvi e a starvi a sentire. Ma, ormai, ci sono talmente tanti premi che il ‘prestigio’ si è notevolmente abbassato). Mettiamoci ancora nei loro panni: siamo piccoli, non ci sono soldi per fare le cose. A volte, non c’è nemmeno la voglia, purtroppo, perché cose per promuovere i propri autori IN MODO GRATUITO ci sono eccome.

– RENDICONTO FINALE, MOLTO SPESSO: le vendite che vedrete sul resoconto finale sono tutte opera vostra: i firmacopie, qualche presentazione, i rarissimi casi in cui siete riusciti a convincere online qualcuno. E basta. Queste saranno le vendite del vostro capolavoro. Magari fra dieci anni, quando in qualche modo avrete imboccato la strada del ‘sono leggermente conosciuto’, potrete pensare di vendere il vostro capolavoro come corollario di un vostro libro per un editore medio. Un libro, stavolta, COMMERCIALE.

Sembra drammatico, ma è quello che tutti noi autori FREE e PICCOLI dobbiamo affrontare, tutti i giorni. Ed è un dato di fatto che spero qualche altro autore avrà il coraggio di ammettere, perché, purtroppo, per sperare di vendere di più, noi autori ci gonfiamo, nascondendo i fallimenti e gonfiando invece a dismisura i piccoli successi. E perché? Per non essere sommersi dalla frustrazione.

Questa è l’editoria oggi.

Se avete idee diverse, fate pure e ditemi qua sotto 🙂

ps. premetto che conosco bene gli argomenti perché lavoro per un editore, sono presidente di un’associazione che FA PRESENTAZIONI e intervisto in radio MOLTI, MOLTI AUTORI free e piccoli. Questi sono dati di fatto.

Ivano


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