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RECENSIONI LETTERARIE

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CHI SONO
Lavoro nell’ambito editoriale da circa dieci anni, collaborando con case editrici e autori indipendenti; ho pubblicato, a mia volta, già 11 romanzi. Gestisco per Amande Edizioni la collana editoriale Nuove Luci, occupandomi di editing, correzione bozze, promozione e ricerca di nuovi autori.

Per informazioni, dettagli sull’offerta o per richiedere un preventivo, contattate ivanomingottiautore@libero.it o utilizzate il form sottostante:

 

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Altro, Cosa ne pensa un autore..?

COME FUNZIONA LA PUBBLICAZIONE DI UN LIBRO

Allora,  ho deciso di fare un piccolo sommario su come un libro inedito arriva, fisicamente, tra le mani di un lettore, giusto per chiarire un po’ le cose. Mi soffermerò quindi su tutti i principali passaggi, evitando i dettagli di cui, purtroppo, non sono ancora a conoscenza. Spero che la cosa possa aiutarvi a capire come “l’oggetto libro” si muove, e comprendendone quindi i meccanismi, a trovare poi una formula per promuovervi meglio (se siete autori).

COMINCIAMO DALLA PROPOSTA ALL’EDITORE

L’autore ha scritto un buon inedito: bene. Magari editandolo (correggendolo) più volte, dandolo in lettura ad alcuni beta-reader (soggetti che, in anteprima, leggono l’inedito e danno un parere), rileggendolo di nuovo per trovare fino all’ultimo problema insito nel testo. Ha deciso quindi di passare alla fase successiva: LA RICERCA DI UN EDITORE. Valuta prima di tutto se fiondarsi nel grande mondo dell’autopubblicazione (una cosa a costo zero ma a rischio elevatissimo di fallimento, perché il peso della promozione, dell’editing etc. ricade tutto sull’autore), quindi ricerca sul web delle guide, o magari qualche suggerimento per poter pubblicare il proprio scritto. Writer’s Dream, Il Mondo dello Scrittore, e perché no, anche questo sito: dopo aver tanto letto e tanto fatto, capisce che deve scegliere, all’interno di un’enorme lista, un piccolo gruppo di editori che potrebbero essere davvero interessati, per tematiche e genere, al proprio inedito. Decide quindi di seguire le procedure esposte sui siti degli editori che ha scelto, mandando per mail quando viene richiesto per mail e per posta quando viene richiesto per posta, e così la sua opera finisce nello sterminato archivio dei vari editori selezionati.

LA VALUTAZIONE EDITORIALE: COME L’EDITORE DECIDE COSA PUBBLICARE E COSA NO

L’inedito è arrivato all’editore. Adesso, a seconda della grandezza della casa editrice, della scelta si occuperanno una o più persone, secondo criteri differenti : prima di tutto, il modo in cui l’inedito viene presentato (la presenza o meno di Biografia e Sinossi, se non addirittura di un Target dell’opera; la presenza di errori nella mail o nella lettera allegata, il tono, a volte la particolarità o meno del testo della lettera/mail stessa), quindi il livello di saturazione della propria linea editoriale (quanti titoli sono previsti per i prossimi mesi, se c’è posto per un altro titolo), quindi se il libro si confà o no alla linea editoriale (per genere, tematiche), se è vendibile (non parliamo di essere o meno commerciale, ma di vendibilità in senso stretto: ci sono libri oggettivamente difficili da vendere, e l’editore deve tenere in conto anche questo), se l’autore, come descritto dalla biografia, ha spirito d’iniziativa o meno (se insomma ci si può affidare ANCHE a lui per la promozione), qual è l’età dell’autore, dove abita, e così via. A un primo superficiale esame passato ne segue un altro, che valuta le prime pagine del libro in senso stretto (quindi è importantissimo per l’autore concentrarsi sulla resa delle prime pagine), a cui segue un terzo che valuta la quasi interezza del libro. Se anche il terzo esame è ok, l’editore dà il via alle danze.

Piccola postilla: con l’agente funziona allo stesso modo. A volte c’è un rapporto fiduciario tra agente e editore che fa sì che l’inedito scavalchi la coda di valutazione e venga così valutato per primo, ma oltre questa leggera differenza non c’è altro di cui parlare (chiaramente a volte l’agente è pagato dall’autore per proporre il proprio inedito agli editori, a volte no).

L’EDITORE DECIDE DI PUBBLICARE: L’EDITING

A questo punto entra in gioco l’editor: il testo viene corretto e ricorretto più e più volte da una o più persone, a seconda della grandezza della casa editrice, con diversi passaggi del testo di bozza tra correttori e autore. Dopo un lungo round di esami sintattici, grammaticali, strutturali etc etc, il libro è cotto a puntino, e passa quindi alla linea grafica per formattazione e scelta di copertina: il gioco è fatto.

L’EDITORE E IL DISTRIBUTORE

E a questo punto le danze si fanno davvero interessanti. Se l’editore è piccolo o addirittura micro, si accontenterà di pagare la SIAE per il codice ISBN, ossia il codice identificativo che trovate sulla quarta di copertina e permette al libro di essere venduto nei negozi online e in libreria; metterà quindi il libro in vendita sul web e si affiderà agli autori per la promozione dello stesso. Se l’editore è medio, entrano in gioco i veri pezzi grossi del mercato editoriale: i distributori.

Un distributore è un ente che si occupa appunto di DISTRIBUIRE il libro, sia in libreria che online, contattando direttamente i negozi con cui vuole instaurare un rapporto, a volte tramite veri e propri agenti di commercio che si presentano in libreria a mostrare i propri prodotti (con titoli fisici e non). Per mettersi in moto, il distributore chiede all’editore, il più delle volte, tra il 60 e il 70% del prezzo di copertina, impuntandosi su una tiratura di non meno di 2000 copie, che provvederà a (TENTARE DI) smerciare. Una parte di questo suo 60/70% andrà alle librerie con cui entrerà in contatto (a seconda di dove si trovano e quanto sono frequentate, la loro percentuale oscilla tra il 18 il 50%), il restante rimarrà nelle mani dei distributori.

L’EDITORE E LA STAMPA

Dopo il visto si stampi, se l’editore è piccolo – o mini – affiderà la stampa del libro a una tipografia, con una piccola tiratura (mediamente tra le 20 e le 50 copie) per poi ristampare quando il mercato richiederà altre copie. Con la stampa digitale di oggi, il micro editore potrà permettersi di stampare anche una sola copia alla volta.

Se l’editore è medio e si affida appunto a un distributore, sarà obbligato a stampare 2000 copie di questo nostro libro. Tenendo conto che a copia stampata spende intorno ai 3 euro  di media, l’editore dovrà preventivamente sborsare una cifra intorno ai 6000 euro alle tipografie per ogni titolo pubblicato. Contando che di queste 2000 copie molto spesso il distributore riuscirà a piazzarne circa la metà (poco più di 1200, in media) e che di queste saranno vendute (sempre secondo media) intorno alle 600 copie, capite bene che l’editore non riuscirà mai a coprire i costi di stampa. E allora come può pubblicare ogni volta un nuovo libro? Semplice: chiedendo un prestito in banca.

Per ogni titolo a tiratura 2000 copie c’è un titolo a tiratura 2000 copie che funge da garanzia. Vi spiego meglio: l’editore x ha pubblicato il libro y, che ha venduto 400 copie. Alla sottoscrizione del contratto di distribuzione del libro y, l’editore x si è impegnato a dare al distributore z 2000 copie dello stesso; il distributore fornisce così all’editore un documento w che prova che, vendute le copie del libro y, tolta la sua parte, dovrà il restante 30 o 40% all’editore x. L’editore x quindi si presenta quindi col documento w in banca, chiedendo un prestito diciamo di 6000 euro (a copertura della stampa del prossimo libro, che chiameremo k), mettendo come garanzia della copertura del prestito il ben noto documento w.

Cosa intendo quindi dire che per ogni titolo da 2000 copie c’è un titolo a tiratura 2000 copie che funge da garanzia? Semplice, che l’editore medio lavora “a prestito”, cioè molto spesso finanziando ogni nuovo libro con un prestito bancario “coperto e garantito” dal documento del libro “Y” pubblicato in precedenza. Si innesca così una catena di prestiti che, è vero, non fa altro che aumentare il debito dell’editore verso la banca e il rischio che l’editore diventi insolvente, ma che permette alla casa editrice di continuare a pubblicare e sopravvivere, coprendo non solo i costi di stampa, ma quelli di gestione, di personale etc., magari sperando che il boom di uno dei propri titoli vada a coprire tutti i buchi lasciati dalle precedenti pubblicazioni.

Un sistema fragile? Sì. Il rischio è soprattutto sulle spalle degli editori. Quindi, quando venite pubblicati, ringraziate e baciate il terreno (non so voi, ma a me i mutui non sono mai stati particolarmente simpatici).

LE LIBRERIE

Il libro arriva in libreria, in qualche modo: un agente del distributore, un suggerimento da parte di un lettore, un passaparola, e il libro è a scaffale.

Ora tutto è nelle mani dei lettori – e dei librai che lo hanno letto e lo consigliano – e della loro curiosità: se il libro attira l’attenzione e vende, può cominciare a camminare sulle proprie gambe e promuoversi da solo. Altrimenti, se resta fermo più e più mesi a scaffale, subisce quello che è il naturale ciclo della vita: viene sostituito da un altro libro che si spera possa venir comprato, permettendo così al libraio di guadagnare e di sopravvivere. Sì, è la legge della giungla, cari miei: sopravvive il più forte – e il più bello.

GLI EVENTI

Se il libro non cammina da solo, l’autore può pensare di mettersi in gioco: presentazioni, firmacopie, insomma, di modi in cui proporsi ce n’è davvero a bizzeffe, basta mettersi all’opera. Può essere l’editore stesso a contattere librerie, biblioteche, circoli culturali o altro, o può essere direttamente l’autore – dipende anche qui dalla grandezza e dalla serietà della casa editrice. Molti enti diranno no alle richieste di organizzare eventi, molte librerie diranno no a firmacopie con autori minori, ma alla fin fine, impegnandosi, si può davvero mettere su un bel calendario di eventi in poco tempo, e se l’opera è promossa bene, arriva nelle mani di un bel numero di lettori. E poi, volete mettere il piacere di incontrare l’autore vis a vis?

LA CAMPAGNA PUBBLICITARIA

E poi, beh, c’è la pubblicità. Recensioni, interviste, ospitate, video non convenzionali, performance pubbliche, insomma, tutto ciò che serve per attirare l’attenzione va fatto. L’autore andrà in tv, in radio o sul web solo se si muoverà BENE personalmente o se l’editore ci metterà del suo, e la cosa avrà risultati diversi a seconda della grandezza del media ospitante: le webradio e le webtv, così come i piccoli siti di recensioni, offrono pochissima visibilità, se non nulla; se la tv o la radio è di riferimento regionale o addirittura nazionale, beh, l’opera è a cavallo. Più pubblico viene toccato dall’intervista, dall’ospitata o dal mero passaggio pubblicitario, e più gente acquisterà il libro. Mai visto gente entrare in libreria e chiedere il libro di “quello lì che ha parlato l’altro giorno in televisione”?

Chiaro che, per una promozione fatta bene, serve una buona rete di contatti, e questo si può raggiungere solo con una buona gavetta o affidandosi a un editore serio ed esperto – e non ce ne sono moltissimi, in giro. E poi, cari autori, non contate troppo sulle recensioni fatte da piccoli siti o blog: spesso saranno gli stessi gestori a sperare che IL VOSTRO pubblico venga a vedere il post, anzi, spesso sarà la loro unica ragione – e motivazione – per recensirvi.

IL LIBRO NELLE MANI DEL LETTORE

Ed eccoci arrivati all’ultimo punto: la quarta di copertina, se non l’immagine di copertina, lo hanno tanto convinto che il lettore non ha potuto fare a meno di acquistare il libro. O magari il passaparola, un suggerimento del libraio, una buona pubblicità su internet, un’intervista alla tv, passata in radio: insomma, in qualche modo il lettore è stato convinto. E beh, ora è un terno al lotto, perché da qui si decide se partirà o meno la massificazione del prodotto libro: il lettore ha il potere di rendere l’opera un successo o meno, e questo è il vero e proprio problema della scena editoriale italiana di oggi. Non i prestiti degli editori, non i distributori che mangiano la quasi totalità dei profitti, non la poca gente in libreria o l’alto prezzo dei libri, non lo scarso valore della maggioranza degli inediti. Perché il lettore medio, soprattutto il lettore medio italiano, vuole cinque cose specifiche:

  • LO SCANDALO
  • IL ROMANZO ROSA CHE SI LEGGE E SI DIMENTICA IL GIORNO DOPO
  • IL ROMANZETTO LEGGERO CHE SI LEGGE E SI DIMENTICA UN’ORA DOPO
  • IL FAMOSO
  • LE RICETTE

Spesso le cose si intersecano, come i libri di ricette scritti da personaggi famosi, o i romanzi rosa scritti da personaggi famosi, o gli scandali su personaggi famosi o gli scandali sulle ricette: resta il fatto che, scorrendo qualsiasi classifica dei dieci libri più venduti in qualsiasi mese dell’anno, troverete per 10/10 questi argomenti qua, non si scappa.

Questo si vende in Italia, perché IN ITALIA NON SI LEGGE. In Italia i libri si vendono per essere venduti, non per essere letti. In Italia i libri si vendono per coprire le spese, perché un NON lettore non compra un romanzo forte, un NON LETTORE compra la biografia di Totti. Un lettore medio non compra L’assedio di Lisbona di Saramago, un lettore medio compra una Ferrante, una Sveva Casati, un Simoni, un Cognetti, un Pennac, un Giordano. Bisogna andarci leggeri con i lettori italiani, perché la lettura è vista, già dalle scuole medie, come un mostro divora tempo, una palla al piede, un obbligo: più è impegnativa, più è da evitare.

E quindi via con i Mondadori sugli Youtuber, via coi romanzi rosa o storici o trhiller alla cotto e mangiato, via alla letteratura come CONSUMO VELOCE, un fast food delle pagine.

Mi rendo conto che la cosa può essere inquietante, e pesante, ma una cosa posso consigliare agli autori emergenti: FOTTETE IL LETTORE MEDIO. Lo so, sembra una cosa da stronzi, ma l’unico modo per farsi leggere da un lettore medio è FARGLI CREDERE CHE IL LIBRO CHE GLI SI STA PROPONENDO SIA LEGGERO. State lontani dalla parola impegnativo, è un consiglio. Meno pensano di fare andare le rotelle del cervello, meglio è. Che poi magari scoprono che non è così male leggere e trovarsi a pensare.

Come ho detto altrove, la chiave nell’affrontare una crisi è capire che la crisi stessa è un segnale che qualcosa deve cambiare, evolversi, adattarsi al momento per poter crescere. Bisogna capire che è proprio in questi momenti che ci si offre un’opportunità mai avuta prima, quella di cambiare le cose e prendere in mano la situazione.

Beh, ora avete un quadro più chiaro. Se avete qualche informazione con cui arricchire il testo, fatemelo sapere.

E voi, che ne pensate? Aspetto vostre, e buona lettura.

Ivano


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Altro, Eventi

IS THERE ANYBODY OUT THERE?

Quindici giorni fa ho dato un annuncio ben preciso, dicendo che la collana che gestisco e che pubblica FREE, cioè SENZA COSTI per l’autore, è in cerca di nuove proposte letterarie. Beh, sono ancora in cerca, se ve lo state chiedendo.

Ciò che mi sorprende è che, avessi fatto questo tipo di annuncio un paio di anni fa, sarei stato sommerso di mail, e invece niente! BAH. Che la gente abbia smesso di scrivere? Che abbia mollato qualsivoglia velleità letteraria?

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Questa sorta di depressione propositiva si collega bene con quello che, purtroppo, vedo e sento in giro in questi mesi. Notizia recentissima la chiusura di una bellissima libreria milanese, La Tramite, di cui sono stato gradevolmente ospite giusto un mesetto fa; notizia che fa il paio con quello che i librai mi dicono spesso, indicandomi dati che mostrano dal 20 al 50% di fatturato in meno rispetto all’anno precedente, e con quello che constato personalmente durante i firmacopie: i negozi sono paurosamente vuoti.

Non solo: nel mio peregrinare in giro per il Nord per promuovere Belve, noto che anche il centro delle città si è svuotato, e che non solo i negozi ‘culturali’ hanno subito una pesante flessione: abbigliamento, alimentari, bar, ristoranti, ogni negozio è spaventosamente vuoto. I soldi sono finiti? Non lo so. Il fatto è che la gente non esce di casa, e questo è difficile da negare.

Domenica sarò a Modena per il BUK Festival, dove spero di vedere segnali incoraggianti. Mancano ancora un paio di mesi alla fine della promozione di Belve, e vorrei finire in bellezza, insomma. Anche perché, tra poco, in un modo o nell’altro, NIMAL KINGDOM verrà editorialmente alla luce.

Insomma, fatemi sapere la vostra: voi che ne pensate della situazione? Vedete quel che vedo io? Secondo voi perché la gente non esce, non vive la propria comunità? E gli scrittori, dove sono finiti?

ps. ripeto: se avete un indedito, inviatemelo! amande-nuoveluci@libero.it

Vi aspetto!

 

Ivano

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Altro, Minoica

LE PAROLE DEI LETTORI A PROPOSITO DI MINOICA

Come per ogni mio libro precedente, ho voluto sondare, con un piccolo questionario, quelli che sono i pareri e l’effetto dato dalla lettura dei miei libri. Questa volta ho scelto un piccolo campione di una decina di lettori e lettrici, dalla blogger alla lettrice onnivora, dalla giornalista all’autore teatrale, e così via. Spero che le domande, e soprattutto le risposte – che io ho trovato molto, molto interessanti – possano incuriosirvi. E.. buona lettura!

Dimenticavo: SPOILER ALERT!

1. Come potresti riassumere la tua esperienza con Minoica in una parola?

Alice Milanese (A): Conoscendo già lo stile dell’autore avevo buone aspettative, ma se dovessi riassumerlo in una parola direi, sicuramente: Interessante.

Cristina Biolcati (C): Catalizzante.

Lucia Morigi (L): Emozionante.

Gresi Vitale (G): Intensa.

Miryam Marturano (M): Umana. Minoica è il classico esempio di come dietro i miti, fantastiche leggende di dei e semidei straordinari, ci siano in realtà eventi e persone tutt’altro che divini e straordinari.

Lady Writer (W): Coscenziosa.

Katia LP (K): Interessante.

Silvia Gerbalena (S): Intensa.

Maria Pia Pintus (P): Catartica.

Valentina Zanin (Z): Interessante

Elisa Luniddi (E): Difficile riassumere in una sola parola una simile lettura, tuttavia tra tutte le parole la prima che mi viene in mente è “Coinvolgente”, perché questo è quel tipo di romanzo che in pochissime righe riesce a trascinarti nel suo mondo e difficilmente ti lascia andare.

2. Conoscevi già la leggenda del Minotauro? E, se sì, cosa ne pensi della rielaborazione fatta da Ivano Mingotti?

A: Avevo già sentito parlare più volte di questa leggenda ma non l’avevo mai approfondita, ho trovato molto interessante e ben fatta la rielaborazione dell’autore.

C: Sì, la conoscevo. Ivano Mingotti ha reso questa leggenda più “umana”, più moderna e alla portata di tutti.

L: Sì, la conoscevo: amo la mitologia in modo particolare, e penso che questa potrebbe essere davvero la verità dietro un mito. La nascita di un bambino deforme spesso era collegata all’incesto o a consanguineità fra individui che si sposavano fra loro per mantenere magari titoli e terreni.

G: Si, la conoscevo! Ma non ricordo che la sua lettura avesse sortito in me così tante emozioni, al contrario di quella revisionata da Ivano.

M: Conoscevo già la leggenda. mi piace la rielaborazione. Ha reso logica la presenza di un mostro, rendendolo, da punizione divina, la logica conseguenza di ciò che accadeva nell’antichità. Ovvero: le famiglie reali, per mantenere il sangue reale, si sposavano tra di loro. L’incesto era permesso. Ma Arianna invece lo condanna, sembra quasi ragionare come una donna contemporanea. Però ha senso. Quindi eccellente.

W: Sì. L’ho trovata un’altra buona versione del mito, nella mente di qualche autore greco potrebbe esserci già stata.

K: Si. Originale.

S: Sì. Trovo la rielaborazione originale e moderna. Senza stravolgerne il senso, l’ha attualizzata e reso profondità ai personaggi.

P: Sì: conoscevo, seppure a grandi linee, la leggenda del Minotauro. La rielaborazione fatta da Ivano Mingotti l’ho trovata molto interessante e affascinante, in particolare trovo che la storia acquisti un sapore più “psicologico” grazie al punto di vista da cui è narrata.

Z: Conoscevo già la leggenda e mi aspettavo che rimanessi su quel filone, quindi mi ha sorpreso inizialmente; penso che sia una rielaborazione non semplice, ma senza dubbio notevole!

E: Sì, conoscevo già la leggenda del Minotauro. Nonostante i miei studi superiori non abbiano contemplato la mitologia, da bambina ho subito il fascino di questo mondo e ho tuttora un piccolo dizionario di mitologia greca e romana che ogni tanto mi piace consultare. Ammetto che Arianna, Teseo e il Minotauro non sono mai stati tra i miei soggetti preferiti, ma la rielaborazione fatta da Ivano Mingotti in Minoica è stata davvero spettacolare: narrando la vicenda dal punto di vista di Arianna ha rafforzato la sua figura, mostrandola sotto la luce non solo della ragazza innamorata ma anche in quella della principessa combattuta tra il suo status e i suoi sentimenti, quella della giovane alle prese con la prima, devastante, folle passione e, soprattutto, quella della donna che nasce dalle ceneri della fanciulla.

3. Arianna, Teseo, Fedra, il Minotauro, Minosse e Pasifae: quale personaggio ti ha affascinata di più?

A: Sin dalla prima volta che avevo sentito parlare di questa leggenda ero rimasta affascinata dalla figura del Minotauro, ma nel romanzo mi ha incuriosita anche la figura di Arianna nella quale a tratti mi sono ritrovata.

C: Arianna. Perché amo quando un autore analizza i sentimenti di un personaggio nel profondo.

L: Il Minotauro, da sempre, sia che fosse stato un uomo nato deforme o un vero mostro, non per questo per forza sarebbe stato malvagio, ma chiunque, rinchiuso e solo in un labirinto, odiato da tutti, lo sarebbe diventato. L’ho sempre trovato un personaggio triste.

G: Arianna.

M: Temo che la risposta sia tutti e nessuno in particolare. E’ una storia in cui tutti sono affascinanti,  ognuno è indispensabile. Se uno prevalesse sull’altro, in fascino ed importanza, non avrebbe senso la storia.

W: Il Minotauro.

K: .Sicuramente Arianna.

S: Sicuramente Arianna.

P: Ho trovato affascinante Pasifae, sebbene compaia brevemente, ma il suo intervento nella storia è molto intenso e si può definire risolutivo.

Z: Ho amato e odiato Arianna allo stesso tempo e in alcuni passaggi mi sono rispecchiata in lei.

E: Il personaggio che più mi ha affascinata è stato Minosse, un uomo diviso tra il dovere di sovrano e quello di padre, straziato dalla follia di quella passione della figlia, ma non per questo meno fermo nel suo compito di guida monolitica del suo paese, un compito che il re Minosse deve compiere in maniera quasi spietata per il bene del suo popolo e che con la medesima violenza deve portare a termine per proteggere una figlia il cui giudizio sembra ed è ottenebrato da un desiderio carnale nel quale probabilmente Minosse rivede quello sfrenato di sua moglie Pasifae.

4. In quale ti sei rispecchiata, invece?

A:  Arianna, a tratti.

C: Sempre Arianna. La storia di un amore impossibile è sempre attuale e condivisa credo da tutti. A chi non è mai capitato?

L: Sinceramente in nessuno di loro.

G: Sempre Arianna, poiché fra me e lei ci sono state molte affinità.

M: Mi sono rispecchiata nella ribellione di Arianna verso il proprio genitore. Chi di noi non ha attraversato quella fase, con l’adolescenza?

W: Arianna e Arianna, sento la stessa confusione.

K: Ora, forse, in Fedra; vent’anni fa in Arianna.

S: In Arianna ho ritrovato l’adolescente che sono stata tanti anni fa.

P: Il personaggio in cui mi sono rispecchiata è Arianna, proprio grazie al suo dischiudersi psicologico che permette al lettore di immedesimarsi nei suoi turbamenti e farli suoi finché è immerso nella lettura.

Z: Arianna, come detto.

E: Probabilmente quello in cui più mi sono rispecchiata è stato Minosse: sono pienamente consapevole che nella mia fermezza a volte posso arrivare a essere vista quasi come una persona spietata, ma quando accade è solo perché credo ciecamente sia la cosa migliore.

5. E quale hai odiato?

A: In questa storia sono stati pochi i personaggi che non mi sono piaciuti, l’unica che a volte mi ha fatto storcere il naso è stata Arianna: strano da dire, ma essendomici ritrovata nel suo carattere per alcune cose ogni volta che faceva qualcosa che a me non stava bene mi infastidivo.

C: Pasifae. Non per il fatto di essere bigotti, bensì per il modo disumano in cui trattava la sua stessa figlia

L: Arianna per il suo modo di agire per me senza scusanti.

G: Mi spiace scriverlo, ma Teseo.

M: ho odiato Teseo. come nel mito, in cui abbandona Arianna (nella versione che mi piace), per poi sposarne la sorella Fedra, Teseo fa una pessima figura. Sfrutta la fragilità di Arianna, il desiderio di lei di fuggire da una famiglia che sostanzialmente odia. Lo fa per puro spirito di sopravvivenza e, dopo che lei è scesa nelle profondità delle prigioni, lui prima le uccide il fratello e poi la rinnega, sputandole in faccia e andandosene. Peggio dell’abbandono su un’isola. Perchè, lasciandola lì, lei pagherà il fio di quel tradimento.
E lo fa, in un certo senso.

W: Fedra, non ha avuto carattere.

K: Pasifae.

S: Nessuno. Ogni personaggio ha i suoi lati deboli, è umano. Lo stesso Minosse si rivela vulnerabile davanti all’esplosione di giovinezza della figlia, Pasifae è prigioniera della sua perversione.

P: Ho odiato Minosse per il modo ottuso di gestire le sofferenze della figlia.

Z: Arianna, ma senza dubbio anche i genitori non sono semplici da apprezzare.

E: Senz’ombra di dubbio Teseo. Sono stata molto combattuta tra lo scegliere lui o Pasifae, ma se a lei posso dare l’attenuante di un desiderio carnale tanto sfrenato da far supporre una vera e propria dipendenza, per lui non trovo attenuanti.

6. Come definiresti, in una parola, lo stile di scrittura di Ivano Mingotti?

A: Particolare.

C: Intimista.

L: Originale.

G: Melodico, quasi poetico.

M: Ipnotico. Dio, se sapessi scrivere così, senza usare dialoghi, probabilmente anch’io avrei già pubblicato 4 o 5 libri, perciò tanto di cappello. Inizi dalla prima parola e finisci con l’ultima e non ti sei nemmeno reso conto che hai letto tutto il libro. Pazzesco.

W: Coscienzioso.

K: Interessante.

S: Originale.

P: Ipnotico.

Z: Astratto.

E: Direi “Ricco”. Se letta ad alta voce la prosa di Ivano Mingotti riempie la bocca e dipinge un quadro di parole e pause; se letta semplicemente con la mente crea mondi di grande bellezza e varietà.

7. Quale episodio, all’interno del libro, ti ha più colpita?

A: Decisamente le prime scene, specialmente la prima volta che Arianna incontra Teseo.

C: Arianna e Teseo nel labirinto, quando lei capisce di essersi sbagliata sul conto di lui e, in pratica, di essere sola.

L: La reazione di Arianna a questa situazione l’ho trovata orribile: <<Per favore, mio nipote. Glielo dica, la prego, faccia liberare mio nipote. E’ innocente, innocente, la prego>> Non è la prima volta che mi succede, ed è il prezzo da pagare per essere la figlia di Minosse; la gente, di tanto in tanto, supera il timore che ha verso il potere, e la titubanza, l’ansia, la paura delle conseguenze; la gente, di tanto in tanto, si sente costretta a fermarmi il cammino, a pregarmi di fare qualcosa. E io, del popolino e della gente, ne ho proprio abbastanza. Non vedono che anch’io ho i miei problemi, maledizione? Non vedono che ho anch’io la mia vita, il mio tempo da vivere, e nulla da spartire con loro?

G: Il sogno di Arianna che giace col suo amato.

M: L’incontro con Pasifae. Nel mito, Pasifae, dopo la nascita del Minotauro, semplicemente scompare, ma qui si ritrova, in tutta la sua perversione. Comunque, mi ha colpita, perchè Arianna vince la sua repulsione, ma Pasifae, invece, nonostante la sua perversione, compie un ultimo atto materno, dopo il parto si intende. Aiuta la figlia.

W: La fine.

K: All’inizio, quando Arianna chiede a Minosse di prenderle Teseo. La sfida, la reticenza mista a determinazione sono di forte impatto. Le incontriamo ancora, ma è la prima volta che colpisce.

S: Più che un’episodio mi ha colpita l’emergere dei sensi: la vista (le parole evocano immagini nitide ),  l’udito (il canto degli uccellini, il rumore del mare, il mormorio e le grida), il tatto (le dita che si sfiorano).

P: Mi ha colpito moltissimo il finale, l’ho dovuto rileggere più volte per capacitarmene.

Z: Quando Arianna vede per la prima volta Teseo.

E: Sono rimasta particolarmente colpita dall’incontro tra Arianna e Pasifae perché in quel momento Arianna, pur continuando a detestare sua madre ed il suo modo di vivere, inizia a comprendere le pulsioni che ne guidano le azioni.

8. Senza svelare niente: parlando del finale, qual è stata la tua interpretazione?

C: È la vita. È realtà. Le illusioni che si scontrano con la crudeltà dell’essere umano che, dalla notte dei tempi, non è cambiato.

L: La giusta punizione per una donna che non ha pensato mai a nulla tranne a ciò che desiderava, senza curarsi del male che poteva fare, ma anche dolore per chi si è trovato nel posto sbagliato, nel momento sbagliato.

G: Arianna, regina di Creta, dominerà chiunque. Persino il suo Teseo.

M: Semplicemente che Arianna perde il senno e compie quell’unico atto che riteneva ripugnante, non per l’atto in sé, ma per la persona con cui lo compie. Leggete il libro e capirete.

W: Quella che ho avuto dall’inizio, il labirinto è anche e forse soprattutto interiore, non avrei voluto un finale diverso.

K: Nel finale ho visto la morte. La morte dell’anima, della ribellione, delle battaglie e la consapevolezza e il capire che non puoi essere quello che non sei.

S: Devo ammettere che questa è l’unica parte che mi è piaciuta meno. L’ho interpretata come uno sprazzo di infanzia che tiene legata ancora Arianna alla sua famiglia. Il segno di sprezzo di Teseo (lo sputo) e la compassione verso il fratello morente la ancorano e le
impediscono il balzo in avanti verso il futuro.

P: Credo che il finale voglia mostrare il climax del tormento sia fisico che psicologico di due anime abbandonate: la sofferenza di ciascuno dei due permette di capire quella dell’altro e la loro unione ne suggella l’alleviamento.

Z: Spero di non svelare niente dicendo Arianna che diventa donna!

E: E’ un finale liberatorio e molto potente. L’ultima scena vede sorgere dalle ceneri della fanciulla Arianna la donna Arianna, non più l’ingenua ragazza che incontriamo nella prima scena ma una creatura diversa, che accettando il retaggio che per tutto il romanzo ha cercato di rinnegare si tramuta in una donna forgiata dagli eventi che l’hanno travolta da quel primo sguardo a Teseo.

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Arianna è la famosa figlia di Minosse, re di Creta e dei cretesi. Arianna cerca la libertà dalla figura imponente del padre, da quella discussa della madre, Pasifae, e dalle storie che spesso la plebe racconta sul fratello, il famoso Minotauro. Arianna, dal palazzo del porto, vede le navi cretesi tornare dalla guerra, cariche di prigionieri ateniesi. Ma quando, tra questi, scoverà Teseo, la sua vita prenderà una piega imprevista. Cosa ci porterà a scoprire, sotto le strade di Cnosso, la sua ribellione?

Anteprima Minoica – Mingotti, 2016, ed. Nulla Die – cliccare per scaricare

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