Cosa ne pensa un autore..?

Perché la collana YouFeel di Rizzoli è una “CAGATA PAZZESCA”

E dire che il compianto Paolo Villaggio ci ha anche pubblicato, con Rizzoli. Chissà lui, tanto critico con la classe media e con l’impoverimento culturale delle masse, cosa ne pensava di YouFeel.

Ma andiamo per gradi: cos’è YOUFEEL di Rizzoli? Sostanzialmente una collana di ebook, dall’orientamento rosa, a volte hard (quindi di base romance) che spinge soprattutto sui “talenti” (chiamiamoli così) provenienti dal self (ma anche non, vedasi alcune autrici di collana).

Allora, perché una cagata pazzesca?

Prima di tutto bisogna dire che Rizzoli ha avuto questa brillante idea sicuramente per far breccia in quella parte di mercato editoriale in forte crescita, appunto quella dei libri romance, che tanto sta prendendo piede negli ultimi tempi. Perché è innegabile: il romance vende, tanto, e piace, tanto (soprattutto a una certa fascia di popolazione, ma ne parleremo poi). Perché allora non sfruttare la cosa senza particolari sforzi, quindi relegando il tutto al settore digitale (e quindi a una collana digitale) potendo così guadagnare senza dover per forza puntare sull’azzardo del cartaceo?

Beh, i motivi per NON farlo sono tanti. Per questo, io vorrei porre qualche domanda a Rizzoli, concernente appunto la creazione e l’uso della collana YouFeel:

Perchè svalutare la credibilità letteraria di un marchio storico per qualche soldo in più?
Perché dare adito a paragoni tipo Rizzoli-Romance-LetteraturaDiBassaLega, perché cascarci senza pensare che l’abbinamento comincerà ad aggirarsi e a venire sempre più in risalto?
Perché affidare l’immagine web di un editore, o quantomeno la sua parte più ‘vendibile e venduta’, a questi libri dallo scarso contenuto letterario?
Perché vendere l’anima per guadagnare lettori che, è vero, non leggerebbero altro, ma andrebbero altresì accuditi e guidati verso migliori letture?
Perché perdere la propria mission di ‘miglioramento del mondo’? Perché i libri teoricamente servono a questo, a migliorare il mondo.
Perché svendersi per qualcosa che su Internet ha preso fin troppo piede e che sta letteralmente rovinando l’immagine del self in Italia, marchiandolo con lo stereotipo di un certo romanzo di genere e di quel genere soltanto, per altro malvisto dal resto degli autori (anche Self) e dalla gran parte dei lettori NON di romance/hard?
Perché alimentarlo, questo stesso fenomeno, dandogli ufficialità e permettendo così a gente che ha sempre venduto libri di scarso valore letterario di fregiarsi del titolo di ‘autori Rizzoli’?
Perché dare a un tipo di libri di scarso, se non scarsissimo valore letterario, il marchio di libri di grande editore (e qui casca l’asino anche su altri grandi editori, ma ne parleremo in altro momento)?
Perché non pensare a strategie alternative per guadagnare, strategie di marketing per valorizzare invece libri validi, invece che inventarsi l’ennesima furbata controproducente?
Perché arrendersi alla popolarizzazione della letteratura, alla vanity press, alla letteratura da quattro soldi, allo svilimento della cultura?
Perché finire per arrendersi al trash dilagante, e così alimentarlo (guardiamo alcune copertine e alcuni titoli e ne riparliamo)?
Perché aiutare e coadiuvare quella che sarà se già non è la decadenza della cultura italiana in toto, musicale e letteraria in primis?
Perché?

In tutto questo, rivolgendosi a un tipo di lettori/lettrici che non comprano altro, se non in piccola quantità: chi legge romance tendenzialmente legge solo romance, o prevalentemente romance; un po’ come una droga di cui non si può fare a meno: l’immedesimazione nei libri di quel genere, forse per un meccanismo di neuroni a specchio, dà lo stesso effetto del giocare alle macchinette, o del mangiare tanta cioccolata, cioè rilascia endorfine di cui il corpo poi sente il bisogno: una soddisfazione che arriva con facilità, e per questo è sempre più cercata e agognata e, a volte, difesa con le unghie e con i denti: una vera e propria dipendenza.

Rizzoli ha fatto una scelta prevalentemente commerciale, non certo di valore letterario. Punto primo, perché nessuno di questi libri verrà mai candidato a uno Strega, a un Bancarella, a un Pulitzer: anzi, non c’è niente di più lontano. Punto secondo perchè questo genere, se non proprio questi libri, pubblicati già in self, VENDEVANO GIA’, anche senza il bisogno dell’entrata in scena di Rizzoli: l’editore si è approfittato della situazione e le ha dato LEGITTIMITA’.

Non sto dicendo che questi libri siano illeggibili, affatto. Magari qualched’uno presenta errori, o buchi di trama, ma sostanzialmente, se un editing c’è o c’è stato, il libro passa al vaglio di un qualsiasi lettore medio. Il punto è che un libro deve TRASMETTERE UN MESSAGGIO per essere considerato tale, e questi libri quale messaggio trasmettono? Che amare è bello? Che fare l’amore è bello? Questo lo sapevamo già, da quando siamo nati, circa. Quindi parliamo di valore letterario di questi tomi, ribadisco:

Libri che si legano alla parte più primitiva del cervello umano, quella rettile, quella che ha a che fare con sentimenti, pulsione sessuale, libido, emozioni, soddisfazione, riproduzione. Libri che tradiscono la parte più evoluta del cervello per poter essere desiderati da quella più interna. Libri che devono affidarsi all’ideale di una bellezza maschile o femminile stereotipata, che spesso ricalca l’immagine di attori o attrici, tra l’altro spesso usate nella promozione degli stessi libri (questo è il mio/questa è la mia protagonista, con allegata foto di attore o attrice). Libri che si devono legare a stereotipi anche di genere, per bilanciare quel piattume stilistico di cui sono testimoni: in assenza di altro, ci si lega al cliché, alla sicurezza. Perché QUELLE lettrici vogliono questo, e solo questo.

Perché un libro senza messaggio, contenente solo lo stesso schema di storia ripetuto cento e cento volte per soddisfare sempre lo stesso appetito delle stesse lettrici/lettori, è un libro che ha un solo scopo: VENDERE.

A me spiace, francamente, perché così Rizzoli ha deciso di dedicarsi ANCHE a lettrici che, purtroppo, cercheranno sempre la stessa storia, con piccole variazioni. Sempre le stesse fantasie sentimentali o sessuali, sempre lo stesso schema. Lettrici di questo tipo.

Gente che, sinceramente, ha da sempre paura del giudizio degli altri lettori, perché sa che legge libri ritenuti di categoria inferiore, e per questo sbrana il malcapitato che gli dice: fa schifo. Perché meglio aggredire che essere nuovamente aggrediti. Gente che sa che sta buttando via tempo, non rendendo quel tempo prezioso, gente che sa che legge quel genere perché non ha voglia né stimolo di leggere altro, quantomeno in quei momenti di lettura. Gente che non vuole più sforzarsi.

Gente che ordina libri online (per questo questi ebook hanno grande successo) perché ha il timore di entrare in libreria ed essere giudicata nel chiedere quel titolo, se mai in una libreria ci è entrata.

Gente che spesso si esprime con un linguaggio da quarta elementare, e che quando glielo si fa notare è già pronta a cercare il pelo nell’uovo del proprio detrattore, come se dire ‘tu hai sbagliato un’acca in quarta elementare’ rendesse meno problematico e pesante non saper scrivere un è con l’accento o un a senza l’acca a 30, 40, 50 anni.

Gente che si incazza e che è pronta a linciare chi critica il proprio genere preferito di letture, che è pronta anche ad augurare la morte per questo, solo e soltanto perché profondamente insicura sulle proprie letture, e forse anche nella propria vita, e allora al primo quasi attacco reagisce a sua volta attaccando, con una veemenza terribile. Che quando gli si fa notare la gravità di ciò che dice, non se ne rende conto, perché la vita digitale, magari edulcorata appunto da questi libri in maggioranza digitali, non è più la vita reale, e il nemico digitale non è più un essere umano, non esiste davvero, quindi non può certo andare a denunciarmi dai carabinieri.

Gente che non riesce a scindere ‘ciò che mi piace’ da ‘ciò che sono’, un po’ come se qualcuno mi dicesse ‘a me non piacciono i peperoni’ e io gli rispondessi ‘vaffanculo, muori, stronzo’.

In tutto questo, la mia domanda a Rizzoli è e rimane questa: perché?

E ora aspetto le vostre risposte, pacate o meno, ricordandovi che segnalerò e bannerò chiunque oltrepassi il limite con minacce o insulti, come d’altronde già fatto settimana scorsa.

Perché sono ancora vivo, sapete, e scrivo e leggo e mi promuovo come e più di prima, alla faccia dei vostri “devi morire”, dei vostri “lo abbiamo distrutto, lo abbiamo ricoperto di merda”, dei vostri “l’abbiamo buttato a fondo, sì!”. Tutto per un’opinione, come nei migliori regimi fascisti.

Oh, in gamba eh

Ivano

ps. seriamente, autrici YouFeel, cosa c’è da prendersela? Seriamente pensavate di arrivare al Bancarella o allo Strega con “Amami, baciami, toccami, noi insieme per sempre, sì, ancora, io e te uniti, siamo una cosa sola, unici”? Per favore. Chiedetevelo: perché Rizzoli vi ha abbordate e fatte entrare nel team? Forse perché scrivete da dio? Forse perché i vostri sono da premio letterario? O più probabilmente perché vendete? Cioè, veramente, chiedetevelo: il mio libro potrebbe mai essere in lizza per il Bancarella? Anche solo lontanamente? E perché solo in ebook?
E per favore, non attaccatemi con il pretesto dell’invidia. Certo, piacerebbe anche a me vendere 10.000 copie. Certo, mi piacerebbe che grandi libri di piccolissimi autori che conosco fossero al posto vostro, in classifica. Ma nel vendere, dipende sempre A CHI. Cioè, se devo pensare che il mio libro è destinato a gente che non sa dividere la critica a una cosa dalla critica a una persona, che non sa argomentare, che non sa capire un testo, che non si prende le proprie responsabilità, etc etc etc, piuttosto preferisco il macero. Sul serio!
Facciamo una bella cosa: voi tenetevi le vendite, io mi tengo la mia opinione e la mia preferenza per i libri di qualità (perché anch’io leggo, sapete, non è che un autore scrive e basta e allora se una cosa gli fa schifo lo attacco su come o cosa scrive). Che poi, nessuno ci perde ed entrambi ci guadagniamo: voi vendete, io non leggo merda. Ok?

 

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Altro, Cosa ne pensa un autore..?

COME FUNZIONA LA PUBBLICAZIONE DI UN LIBRO

Allora,  ho deciso di fare un piccolo sommario su come un libro inedito arriva, fisicamente, tra le mani di un lettore, giusto per chiarire un po’ le cose. Mi soffermerò quindi su tutti i principali passaggi, evitando i dettagli di cui, purtroppo, non sono ancora a conoscenza. Spero che la cosa possa aiutarvi a capire come “l’oggetto libro” si muove, e comprendendone quindi i meccanismi, a trovare poi una formula per promuovervi meglio (se siete autori).

COMINCIAMO DALLA PROPOSTA ALL’EDITORE

L’autore ha scritto un buon inedito: bene. Magari editandolo (correggendolo) più volte, dandolo in lettura ad alcuni beta-reader (soggetti che, in anteprima, leggono l’inedito e danno un parere), rileggendolo di nuovo per trovare fino all’ultimo problema insito nel testo. Ha deciso quindi di passare alla fase successiva: LA RICERCA DI UN EDITORE. Valuta prima di tutto se fiondarsi nel grande mondo dell’autopubblicazione (una cosa a costo zero ma a rischio elevatissimo di fallimento, perché il peso della promozione, dell’editing etc. ricade tutto sull’autore), quindi ricerca sul web delle guide, o magari qualche suggerimento per poter pubblicare il proprio scritto. Writer’s Dream, Il Mondo dello Scrittore, e perché no, anche questo sito: dopo aver tanto letto e tanto fatto, capisce che deve scegliere, all’interno di un’enorme lista, un piccolo gruppo di editori che potrebbero essere davvero interessati, per tematiche e genere, al proprio inedito. Decide quindi di seguire le procedure esposte sui siti degli editori che ha scelto, mandando per mail quando viene richiesto per mail e per posta quando viene richiesto per posta, e così la sua opera finisce nello sterminato archivio dei vari editori selezionati.

LA VALUTAZIONE EDITORIALE: COME L’EDITORE DECIDE COSA PUBBLICARE E COSA NO

L’inedito è arrivato all’editore. Adesso, a seconda della grandezza della casa editrice, della scelta si occuperanno una o più persone, secondo criteri differenti : prima di tutto, il modo in cui l’inedito viene presentato (la presenza o meno di Biografia e Sinossi, se non addirittura di un Target dell’opera; la presenza di errori nella mail o nella lettera allegata, il tono, a volte la particolarità o meno del testo della lettera/mail stessa), quindi il livello di saturazione della propria linea editoriale (quanti titoli sono previsti per i prossimi mesi, se c’è posto per un altro titolo), quindi se il libro si confà o no alla linea editoriale (per genere, tematiche), se è vendibile (non parliamo di essere o meno commerciale, ma di vendibilità in senso stretto: ci sono libri oggettivamente difficili da vendere, e l’editore deve tenere in conto anche questo), se l’autore, come descritto dalla biografia, ha spirito d’iniziativa o meno (se insomma ci si può affidare ANCHE a lui per la promozione), qual è l’età dell’autore, dove abita, e così via. A un primo superficiale esame passato ne segue un altro, che valuta le prime pagine del libro in senso stretto (quindi è importantissimo per l’autore concentrarsi sulla resa delle prime pagine), a cui segue un terzo che valuta la quasi interezza del libro. Se anche il terzo esame è ok, l’editore dà il via alle danze.

Piccola postilla: con l’agente funziona allo stesso modo. A volte c’è un rapporto fiduciario tra agente e editore che fa sì che l’inedito scavalchi la coda di valutazione e venga così valutato per primo, ma oltre questa leggera differenza non c’è altro di cui parlare (chiaramente a volte l’agente è pagato dall’autore per proporre il proprio inedito agli editori, a volte no).

L’EDITORE DECIDE DI PUBBLICARE: L’EDITING

A questo punto entra in gioco l’editor: il testo viene corretto e ricorretto più e più volte da una o più persone, a seconda della grandezza della casa editrice, con diversi passaggi del testo di bozza tra correttori e autore. Dopo un lungo round di esami sintattici, grammaticali, strutturali etc etc, il libro è cotto a puntino, e passa quindi alla linea grafica per formattazione e scelta di copertina: il gioco è fatto.

L’EDITORE E IL DISTRIBUTORE

E a questo punto le danze si fanno davvero interessanti. Se l’editore è piccolo o addirittura micro, si accontenterà di pagare la SIAE per il codice ISBN, ossia il codice identificativo che trovate sulla quarta di copertina e permette al libro di essere venduto nei negozi online e in libreria; metterà quindi il libro in vendita sul web e si affiderà agli autori per la promozione dello stesso. Se l’editore è medio, entrano in gioco i veri pezzi grossi del mercato editoriale: i distributori.

Un distributore è un ente che si occupa appunto di DISTRIBUIRE il libro, sia in libreria che online, contattando direttamente i negozi con cui vuole instaurare un rapporto, a volte tramite veri e propri agenti di commercio che si presentano in libreria a mostrare i propri prodotti (con titoli fisici e non). Per mettersi in moto, il distributore chiede all’editore, il più delle volte, tra il 60 e il 70% del prezzo di copertina, impuntandosi su una tiratura di non meno di 2000 copie, che provvederà a (TENTARE DI) smerciare. Una parte di questo suo 60/70% andrà alle librerie con cui entrerà in contatto (a seconda di dove si trovano e quanto sono frequentate, la loro percentuale oscilla tra il 18 il 50%), il restante rimarrà nelle mani dei distributori.

L’EDITORE E LA STAMPA

Dopo il visto si stampi, se l’editore è piccolo – o mini – affiderà la stampa del libro a una tipografia, con una piccola tiratura (mediamente tra le 20 e le 50 copie) per poi ristampare quando il mercato richiederà altre copie. Con la stampa digitale di oggi, il micro editore potrà permettersi di stampare anche una sola copia alla volta.

Se l’editore è medio e si affida appunto a un distributore, sarà obbligato a stampare 2000 copie di questo nostro libro. Tenendo conto che a copia stampata spende intorno ai 3 euro  di media, l’editore dovrà preventivamente sborsare una cifra intorno ai 6000 euro alle tipografie per ogni titolo pubblicato. Contando che di queste 2000 copie molto spesso il distributore riuscirà a piazzarne circa la metà (poco più di 1200, in media) e che di queste saranno vendute (sempre secondo media) intorno alle 600 copie, capite bene che l’editore non riuscirà mai a coprire i costi di stampa. E allora come può pubblicare ogni volta un nuovo libro? Semplice: chiedendo un prestito in banca.

Per ogni titolo a tiratura 2000 copie c’è un titolo a tiratura 2000 copie che funge da garanzia. Vi spiego meglio: l’editore x ha pubblicato il libro y, che ha venduto 400 copie. Alla sottoscrizione del contratto di distribuzione del libro y, l’editore x si è impegnato a dare al distributore z 2000 copie dello stesso; il distributore fornisce così all’editore un documento w che prova che, vendute le copie del libro y, tolta la sua parte, dovrà il restante 30 o 40% all’editore x. L’editore x quindi si presenta quindi col documento w in banca, chiedendo un prestito diciamo di 6000 euro (a copertura della stampa del prossimo libro, che chiameremo k), mettendo come garanzia della copertura del prestito il ben noto documento w.

Cosa intendo quindi dire che per ogni titolo da 2000 copie c’è un titolo a tiratura 2000 copie che funge da garanzia? Semplice, che l’editore medio lavora “a prestito”, cioè molto spesso finanziando ogni nuovo libro con un prestito bancario “coperto e garantito” dal documento del libro “Y” pubblicato in precedenza. Si innesca così una catena di prestiti che, è vero, non fa altro che aumentare il debito dell’editore verso la banca e il rischio che l’editore diventi insolvente, ma che permette alla casa editrice di continuare a pubblicare e sopravvivere, coprendo non solo i costi di stampa, ma quelli di gestione, di personale etc., magari sperando che il boom di uno dei propri titoli vada a coprire tutti i buchi lasciati dalle precedenti pubblicazioni.

Un sistema fragile? Sì. Il rischio è soprattutto sulle spalle degli editori. Quindi, quando venite pubblicati, ringraziate e baciate il terreno (non so voi, ma a me i mutui non sono mai stati particolarmente simpatici).

LE LIBRERIE

Il libro arriva in libreria, in qualche modo: un agente del distributore, un suggerimento da parte di un lettore, un passaparola, e il libro è a scaffale.

Ora tutto è nelle mani dei lettori – e dei librai che lo hanno letto e lo consigliano – e della loro curiosità: se il libro attira l’attenzione e vende, può cominciare a camminare sulle proprie gambe e promuoversi da solo. Altrimenti, se resta fermo più e più mesi a scaffale, subisce quello che è il naturale ciclo della vita: viene sostituito da un altro libro che si spera possa venir comprato, permettendo così al libraio di guadagnare e di sopravvivere. Sì, è la legge della giungla, cari miei: sopravvive il più forte – e il più bello.

GLI EVENTI

Se il libro non cammina da solo, l’autore può pensare di mettersi in gioco: presentazioni, firmacopie, insomma, di modi in cui proporsi ce n’è davvero a bizzeffe, basta mettersi all’opera. Può essere l’editore stesso a contattere librerie, biblioteche, circoli culturali o altro, o può essere direttamente l’autore – dipende anche qui dalla grandezza e dalla serietà della casa editrice. Molti enti diranno no alle richieste di organizzare eventi, molte librerie diranno no a firmacopie con autori minori, ma alla fin fine, impegnandosi, si può davvero mettere su un bel calendario di eventi in poco tempo, e se l’opera è promossa bene, arriva nelle mani di un bel numero di lettori. E poi, volete mettere il piacere di incontrare l’autore vis a vis?

LA CAMPAGNA PUBBLICITARIA

E poi, beh, c’è la pubblicità. Recensioni, interviste, ospitate, video non convenzionali, performance pubbliche, insomma, tutto ciò che serve per attirare l’attenzione va fatto. L’autore andrà in tv, in radio o sul web solo se si muoverà BENE personalmente o se l’editore ci metterà del suo, e la cosa avrà risultati diversi a seconda della grandezza del media ospitante: le webradio e le webtv, così come i piccoli siti di recensioni, offrono pochissima visibilità, se non nulla; se la tv o la radio è di riferimento regionale o addirittura nazionale, beh, l’opera è a cavallo. Più pubblico viene toccato dall’intervista, dall’ospitata o dal mero passaggio pubblicitario, e più gente acquisterà il libro. Mai visto gente entrare in libreria e chiedere il libro di “quello lì che ha parlato l’altro giorno in televisione”?

Chiaro che, per una promozione fatta bene, serve una buona rete di contatti, e questo si può raggiungere solo con una buona gavetta o affidandosi a un editore serio ed esperto – e non ce ne sono moltissimi, in giro. E poi, cari autori, non contate troppo sulle recensioni fatte da piccoli siti o blog: spesso saranno gli stessi gestori a sperare che IL VOSTRO pubblico venga a vedere il post, anzi, spesso sarà la loro unica ragione – e motivazione – per recensirvi.

IL LIBRO NELLE MANI DEL LETTORE

Ed eccoci arrivati all’ultimo punto: la quarta di copertina, se non l’immagine di copertina, lo hanno tanto convinto che il lettore non ha potuto fare a meno di acquistare il libro. O magari il passaparola, un suggerimento del libraio, una buona pubblicità su internet, un’intervista alla tv, passata in radio: insomma, in qualche modo il lettore è stato convinto. E beh, ora è un terno al lotto, perché da qui si decide se partirà o meno la massificazione del prodotto libro: il lettore ha il potere di rendere l’opera un successo o meno, e questo è il vero e proprio problema della scena editoriale italiana di oggi. Non i prestiti degli editori, non i distributori che mangiano la quasi totalità dei profitti, non la poca gente in libreria o l’alto prezzo dei libri, non lo scarso valore della maggioranza degli inediti. Perché il lettore medio, soprattutto il lettore medio italiano, vuole cinque cose specifiche:

  • LO SCANDALO
  • IL ROMANZO ROSA CHE SI LEGGE E SI DIMENTICA IL GIORNO DOPO
  • IL ROMANZETTO LEGGERO CHE SI LEGGE E SI DIMENTICA UN’ORA DOPO
  • IL FAMOSO
  • LE RICETTE

Spesso le cose si intersecano, come i libri di ricette scritti da personaggi famosi, o i romanzi rosa scritti da personaggi famosi, o gli scandali su personaggi famosi o gli scandali sulle ricette: resta il fatto che, scorrendo qualsiasi classifica dei dieci libri più venduti in qualsiasi mese dell’anno, troverete per 10/10 questi argomenti qua, non si scappa.

Questo si vende in Italia, perché IN ITALIA NON SI LEGGE. In Italia i libri si vendono per essere venduti, non per essere letti. In Italia i libri si vendono per coprire le spese, perché un NON lettore non compra un romanzo forte, un NON LETTORE compra la biografia di Totti. Un lettore medio non compra L’assedio di Lisbona di Saramago, un lettore medio compra una Ferrante, una Sveva Casati, un Simoni, un Cognetti, un Pennac, un Giordano. Bisogna andarci leggeri con i lettori italiani, perché la lettura è vista, già dalle scuole medie, come un mostro divora tempo, una palla al piede, un obbligo: più è impegnativa, più è da evitare.

E quindi via con i Mondadori sugli Youtuber, via coi romanzi rosa o storici o trhiller alla cotto e mangiato, via alla letteratura come CONSUMO VELOCE, un fast food delle pagine.

Mi rendo conto che la cosa può essere inquietante, e pesante, ma una cosa posso consigliare agli autori emergenti: FOTTETE IL LETTORE MEDIO. Lo so, sembra una cosa da stronzi, ma l’unico modo per farsi leggere da un lettore medio è FARGLI CREDERE CHE IL LIBRO CHE GLI SI STA PROPONENDO SIA LEGGERO. State lontani dalla parola impegnativo, è un consiglio. Meno pensano di fare andare le rotelle del cervello, meglio è. Che poi magari scoprono che non è così male leggere e trovarsi a pensare.

Come ho detto altrove, la chiave nell’affrontare una crisi è capire che la crisi stessa è un segnale che qualcosa deve cambiare, evolversi, adattarsi al momento per poter crescere. Bisogna capire che è proprio in questi momenti che ci si offre un’opportunità mai avuta prima, quella di cambiare le cose e prendere in mano la situazione.

Beh, ora avete un quadro più chiaro. Se avete qualche informazione con cui arricchire il testo, fatemelo sapere.

E voi, che ne pensate? Aspetto vostre, e buona lettura.

Ivano

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La parola ai miei lettori

CELESTE 1872: LA PAROLA AI MIEI LETTORI – CARLA PIROVANO

Continuiamo con la nostra rubrica, dando voce direttamente a un lettore o a una lettrice  che ha avuto la fortuna, o la sfortuna ( eheh ) di leggermi. E’ il turno di Carla Pirovano, lettrice accanita e recensitrice per i giornali Il Melegnanese e Il Cittadino di Lodi.

I: Ciao Carla! Raccontaci, come sei venuta a contatto con Celeste 1872?

1) Mi è stato proposto in lettura dall’autore per farne una recensione. Infatti sono una giornalista free lance.

I: Conoscevi Ivano Mingotti già prima di leggere Celeste?

2) Sì. Ci siamo conosciuti in occasione della promozione della mia raccolta di racconti “In volo”.

I: Allora, dicci: come hai trovato il libro? Ti è piaciuto?

3) Nel complesso mi è piaciuto, anche se il finale mi ha un po’ disorientata.

I: È stata una lettura facile o difficile?

4) Generalmente scorrevole.

I: Ti sei sentita coinvolta dalla narrazione, o non vedevi l’ora di finirlo?

5) Mi sono sentita abbastanza coinvolta e in alcuni passaggi mi sono immedesimata con la protagonista.

I: Quale personaggio ti sembra realizzato meglio, e a quale ti sei più affezionata?

6) Il personaggio a cui mi sono più affezionata è la bambina, involontaria vittima degli umori e delle cattive scelte di alcuni adulti. Quanto alla realizzazione dei personaggi da parte dell’autore, ritengo che l’unico che sia stato oggetto di un vero e proprio approfondimento psicologico sia quello di Sarah.

I: Secondo te cosa sta a significare il finale di Celeste 1872?

7) Sinceramente me lo chiedo ancora..

I: Celeste 1872 ti ha fatto riflettere? Se sì, a cosa ti ha fatto pensare?

8) Mi ha fatto riflettere sulla natura femminile e su come sia considerato variabile l’umore di una donna.

I: Conoscevi la storia della Mary Celeste prima di leggere il libro?

9) No.

I: Che ne dici, leggerai altro di Ivano Mingotti?

10) Probabilmente sì.

I: Cosa ne pensi di Ivano come persona e del suo modo di scrivere?

11) Non lo conosco abbastanza a fondo per giudicarlo come persona. Quanto al suo modo di scrivere, ne sono rimasta incuriosita e ritengo sia un autore valido che può crescere positivamente.

CELESTE 1872

Nel 1872, Sarah Briggs si trova a bordo della Mary Celeste, nave di proprietà del marito, salpata dagli Stati Uniti e diretta verso il porto di Genova. Accompagnata dal consorte e dalla figlioletta, Sarah, donna pia e devota, racconta in prima persona i lunghi giorni di navigazione in mezzo all’oceano, costretta a sopportare la convivenza con marinai sporchi e volgari. La tranquillità del viaggio viene presto interrotta dal manifestarsi di eventi inspiegabili: cosa rappresenta la luce accecante che puntualmente avvolge la nave? E perché, ad ogni apparizione, un nuovo membro dell’equipaggio scompare letteralmente nel nulla?

Celeste 1872 è un lungo viaggio verso Genova, ma anche il lungo viaggio dentro al cuore di una donna. Un romanzo introspettivo attraverso cui l’autore esplora l’anima femminile con delicatezza, alternando tempeste a momenti di bonaccia, raccontando così la vicenda della Mary Celeste, che può essere considerata a tutti gli effetti la prima nave fantasma della storia.

Anteprima gratuita Celeste 1872 – cliccare per scaricare

Link per l’acquisto: Ibs, AlterEgo Edizioni, Libreria Universitaria

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Cosa ne pensa un autore..?

AUTORI: DICIAMO BASTA ALLE PRESENTAZIONI

Chiamate una libreria per promuovere la vostra opera. Vi vengono, in qualche modo, chiesti soldi per presentare: o una percentuale enorme su ogni copia venduta durante l’evento, o direttamente una somma di denaro, fissa. Il tutto viene giustificato con loro spese doverose di promozione dell’evento.

La promozione dell’evento? La sera stessa, o il pomeriggio stesso, vi renderete conto che è: una fotocopia sulla porta d’ingresso della libreria, un evento su fb – magari nemmeno quello – qualche fotocopia sul bancone – magari nemmeno quella. Punto.

La presentazione va, bene, o, più spesso, male: a volte non viene nessuno, a volte vengono cinque, sei, sette, dieci persone. Siete emergenti, vi dicono, è normale. Non bisogna stare a guardare i soldi, è una passione, vi dicono. E’ normale: in fondo, che ci perdono, loro?

Loro, appunto, si tengono la percentuale, o la somma, e voi ve ne tornate a casa avendo speso in benzina, magari in pranzo, magari in casello autostradale.

E’ normale, no?

No.

Basta.

E’ ora di dire basta al malcostume delle presentazioni.
E’ ora di dire basta al fatto che ogni peso di una presentazione sia sull’autore.

E’ ora di finirla di speculare sugli autori, perché deve essere chiaro: le presentazioni di esordienti ed emergenti SONO una fonte di sostentamento per le librerie, molto spesso.

Questo costume, o malcostume, deve necessariamente cambiare.

Se vi siete ritrovati nella descrizione, se siete un autore emergente o esordiente che continua a veder queste richieste o questi scenari, condividete il post. Fate girare la voce.

Cominciamo a chiedere di fare firmacopie (e cioè stare, anche più ore, in libreria a cercare di vendere ai clienti, direttamente, la nostra opera) invece che presentazioni.

Cominciamo a pretendere di essere trattati in modo equo, di non vederci chiesti soldi e di vederci richiesta solo e soltanto una percentuale umana (il 20% o meno) sulla copia venduta DURANTE IL FIRMACOPIE.

Cominciamo a farlo più spesso, magari con tutte le librerie che conosciamo: attiviamoci in modo da diffondere questo costume corretto.

Cominciamo a farlo tutti. Insieme, le cose cambiano.

Da domani, per le vostre promozioni, dite no alle presentazioni in libreria.

Dite sì ai firmacopie.

Parlatene, discutetene, diffondete.

Finiamola con lo sfruttamento.

#bastamerdasugliemergenti


ps. è chiaro che non me la sto prendendo con tutte le librerie, ma solo con quelle che sono use a questo malcostume. Ci sono librerie virtuose, di cui mi piacerebbe fare un elenco, anche se sono (dati alla mano) il 20% del totale (per mia esperienza diretta). Altro punto da precisare: con i firmacopie, si ha una media di 10 copie vendute ogni due ore. Con le presentazioni, è tutto un’incognita. Quale conviene di più? Cambiamo le cose!

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