LE INTERVISTE

LE INTERVISTE – Gianluca Pomo, Viaggio Dunque Sono

Oggi intervistiamo Gianluca Pomo, autore di Viaggio Dunque Sono, edito da Leucotea Edizioni.

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Allora Gianluca, bando alle ciance: dicci subito, in tre parole, chi sei. Tre eh, mi raccomando.

Un cervello incontentabile.

Se dovessi scegliere una parola per spiegare perché scrivi, quale sarebbe? E perché?

Complementarietà. Credo che la scrittura vada a completare in parte la mia figura, le mie attitudini. Mi permette di esplorare un mondo totalmente parallelo a quello relativo alle mie attività professionali quotidiane. A modo suo mi completa, mi riempie.

Difficile, facile, migliore o peggiore di quanto ti aspettassi: com’è il mondo della letteratura? Lo consiglieresti a qualcuno?

Sono stato fortunato in quanto ho trovato in un arco di tempo ragionevole una casa editrice seria che ha deciso di investire sulle mie parole, pertanto non solo lo consiglio ma consiglio altresì di non lasciarsi scoraggiare dalle lunghe attese. Emergere so invece sarà senza dubbio impresa difficile ma dipende anche molto dalle proprie aspettative. Ad ogni modo credo che se si ha del talento, nonostante l’usuale scetticismo, questo è ancora un paese che ha la possibilità di premiarlo.

Raccontaci un evento legato ai tuoi libri che ti ha fatto stare particolarmente bene, e uno che ti ha fatto stare particolarmente male.

Male direi nulla. Ho sempre scritto per me. Quindi al massimo non avrei avuto modo di vivere questo mondo, e sarebbe stato davvero un peccato, ma non sarei stato male. Per ora non mi posso lamentare.

Bene mi fa stare invece la sensazione di pienezza che talvolta mi travolge quando mi rileggo, mi rileggo e mi rileggo ancora… E non perché io elogi le parole scritte, ma proprio per il fatto che io stia leggendo qualcosa di mio.

Inoltre non posso negare che un profilo autorevole che legge un tuo estratto e ti spinge a continuare in quanto convinto “verrà fuori un buono scritto” non può far altro che stimolare ulteriormente.

Ora passiamo al tuo libro. Perché il viaggio? Ha un significato metaforico?

Anche. Il libro racconta di viaggi reali, seppur vissuti non sempre in maniera consuetudinaria. Ma anche di uno altrettanto importante, semplicemente umano, naturale. È una storia che rappresenta fortemente la normalità. Si può immedesimare il giovane ventenne che vivrà formative esperienze ed emozioni, così come l’uomo e la donna di un’età più avanzata in quanto hanno modo di pensare a quanto vissuto, con gioia e, perché no, con un po’ di sana nostalgia. E ovviamente si ritrovano giovani uomini e donne, categoria ben rappresentata dai personaggi del libro. Infine, come sfondo, c’è la ricerca di una condivisione della propria serenità, una ricerca della felicità a cui credo tutti aspirino.

Ora chiudi gli occhi e pensa al tuo libro: qual è la prima immagine che ti viene in mente?

La partita a scacchi giocata da un ciclista di passaggio con un senzatetto sulla sesta strada a San Francisco. Rappresenta fortemente la mia idea di viaggio. E anche di sorriso.

Se dovessi paragonare il tuo libro a un piatto, quale sarebbe?

Un ricco pinzimonio. Genuino, sano e colorato.

Prova a convincerci a comprare il tuo libro in 10 parole.

Si viaggia qua e là per il mondo lasciandosi sorprendere dalla quotidianità, con le gambe e con il cuore.

Dove possiamo trovare il libro? Dacci qualche link utile!

In tutte le migliori librerie italiane su prenotazione. Online su tutte le principali piattaforme (i.e Amazon), cercando Viaggio dunque sono di Gianluca Pomo.

Per tutti gli aggiornamenti seguite la pagina fb: Viaggio dunque sono di Gianluca Pomo

Consigliaci il libro di un altro autore emergente.

Consiglio “Quello che ti porti dentro” di Eliana Bellezza; una storia di vita vissuta. Una sorta di analisi introspettiva dell’essenza di ognuno di noi. Profondo ma di semplice lettura.


Ancora qualche giorno e potrete buttarvi sul libro d’esordio di Gianluca Pomo, Viaggio Dunque Sono, Leucotea Edizioni.

Per ora… buona lettura e… alla prossima

 

Ivano

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LE INTERVISTE

LE INTERVISTE – Luca Romani, In viaggio sulla via della Seta

Oggi intervistiamo Luca Romani, autore di In viaggio sulla via della seta, edito da Leucotea.

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Allora Luca, bando alle ciance, dicci subito, in tre parole, chi sei. Tre eh, mi raccomando.

Ne uso proprio tre: un informatico scrittore. E per ora, in quest’ordine. Spero un giorno, magari, di poterle invertire.

Se dovessi scegliere una parola per spiegare perché scrivi, quale sarebbe? e perché?

Guarda, ho iniziato a scrivere per ricordare le cose. Una storia inventata, una situazione vissuta, un viaggio fatto. Scrivere per ricordare. Quindi se devo riassumere il tutto in una sola parola direi “ricordo”.

Difficile, facile, migliore o peggiore di quanto ti aspettassi: com’è il mondo della letteratura? lo consiglieresti a qualcuno?

Diciamo che l’approccio con il mondo della letteratura è stato graduale, in quanto mi sono ben documentato e preparato prima di fare i primi passi. Sicuramente non è un mondo facile. La competizione è notevole. Più gli anni passano e più diventa una guerra riuscire a pubblicare. Questo è dovuto all’evoluzione del mondo: non solo nel mercato della letteratura la competizione è esponenzialmente aumentata. Purtroppo, volenti o nolenti, questo fa parte del progresso; che non sempre è un progresso positivo. È chiaro però che chi pensa di fermare il progresso, pensa che sia possibile mettersi sui binari di una ferrovia allungando un braccio e ponendo il palmo di una mano in avanti credendo che in questo modo riuscirà a fermare un treno in corsa. Impensabile.

Raccontaci un evento legato ai tuoi libri che ti ha fatto stare particolarmente bene, e uno che ti ha fatto stare particolarmente male.

Non c’è un singolo evento che mi ha fatto stare bene, diciamo ogni qualvolta un evento ha avuto seguito e ho potuto avere contatto con qualcuno che avesse letto un mio libro. Con la pubblicazione del secondo è stato molto piacevole rivedere persone che avevano letto il primo e, essendo piaciuto, volevano leggere anche il secondo.

Uno negativo invece è stato quando, dopo aver fatto più di 100 chilometri, ho scoperto che neanche una persona avrebbe partecipato alla mia presentazione. Sono rischi da mettere in conto.

Ora passiamo al libro, In viaggio sulla via della seta, edito da Leucotea. Perché la via della seta, perché adesso?

È un libro di viaggio. Un viaggio sulla Via della Seta che ho fatto nel 2013 con alcuni amici. Partendo dal Kirghizistan – stato bellissimo, ma sconosciuto ai più – fino a casa, con l’unico vincolo di percorrere i tracciati della Via della Seta via terra, senza bucare il cielo con aerei. Un viaggio lungo più di 10.000 chilometri.

Ora chiudi gli occhi e pensa al tuo libro: qual è la prima immagine che ti viene in mente?

Mi verrebbe da dire l’immagine che è presente sulla copertina, noi sullo sfondo dell’immenso cratere chiamato ‘La Porta dell’Inferno’ a Darwaza, nella parte centrale del Turkmenistan. Un posto incredibile, sconosciuto. Nel pieno del deserto turkmeno Kararum. Però poi chiudo gli occhi e vedo i volti delle persone incontrate, quelle tipologie di volti che, chilometro su chilometro, variavano dai lineamenti russo-asiatici fino ad arrivare a quelli più occidentali e famigliari per noi. Quei volti però che anche variando i lineamenti ci accoglievano sempre con un sorriso, con un aiuto e con l’ospitalità di chi accoglie persone straniere che arrivano da molto lontano. Un tema molto attuale anche in Italia, come ben puoi capire. Ecco, nel libro ho provato a raccontare le emozioni e le situazioni vissute.

Se dovessi paragonare il tuo libro a un piatto, quale sarebbe?

Bella domanda! Ti direi un panino. Un panino che i viaggiatori si portano sempre nello zaino e che si tira fuori quando si ha fame.

Prova a convincerci a comprare il tuo libro in 10 parole.

Come già detto ho provato a esprimere con la scrittura l’incredibile esperienza di percorrere la mitica Via della Seta. Un dedalo di percorsi millenari che hanno fatto da collante tra occidente e oriente. Chi non ha la fortuna di poter fare questo viaggio può assaporane le emozioni, gli odori e i sapori attraverso le pagine di questo libro.

Vuoi dare qualche link utile?

Il link dal quale si può acquistare il libro. Sia in formato cartaceo che in formato digitale:

http://www.amazon.it/viaggio-sulla-via-della-seta/dp/8897770509

Consigliaci il libro di un altro autore emergente.

Vi posso consigliare il libro d’esordio ‘La sottile visione dell’altalena’ di Eleonora Buompane – edito da Libro Aperto Edizioni. Riprendendo il titolo, il libro regala una sottile visione dell’animo umano della protagonista Irene. Un romanzo di formazione molto fresco che invoglia alla lettura.


Andate quindi a dare un occhio a In viaggio sulla via della seta, Luca Romani, ed.Leucotea e, come sempre..

Buona lettura!

Ivano

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Il Cenotafio di Simon Petit

Un brano da “Il Cenotafio di Simon Petit” – Leucotea, 2014

“E ricordo una corsa, una corsa lontana, ancor più lontana nel ricordo, ancor più profonda nel sentire, ricordo i miei pie-di, ricordo i miei passi, ricordo ogni sasso, ogni spiga, ricordo ogni toccar di sole.
E ricordo il brillar della luce sopra i miei occhi, venire ed andare, nascondersi dietro ogni venir di spiga, dietro ogni sta-gliarsi di campo, ricordo la corsa.
Ricordo, le piccole gambe di bimba che avevo, gambe du-re e gambe concrete, gambe sottili e gambe di ali, ricordo quel vento. “

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Il Cenotafio di Simon Petit

Un brano da “Il Cenotafio di Simon Petit” – Leucotea, 2014

“Di quel momento io non ebbi mai certezza, e nemmeno ora ne affondo le fondamenta nelle immense possibilità che la vita mi ha fatto vedere, mi ha mostrato, mi ha fatto capire.
Di quel momento io non ebbi conoscenza, non ebbi visio-ne, fu un momento solo regalatomi, raccontatomi, come tanti momenti d’altri raccontati da altrui bocca e altrui vita, come tanti altri momenti rubati, storpiati, piegati dall’altro, piegati dal non esserci stati.
Di quel momento io non ho certo ricordo, ricordo sola-mente il racconto sbiadito del vecchio, e nemmeno del vec-chio la voce, e nemmeno il volto, soltanto schiumare di barba e volteggiar di pelo.
E arruffarsi di voce.
Ricordo leggermente il battito stranito del mio cuore, ri-cordo la pesantezza di quella taverna, il buio sopra le mie pic-cole spalle, l’aria schiumosa e densa, scivolosa sulle mie mani.
Ricordo la mia fragilità, e il ritrovarmi più presente per il solo aver sentito Simon nel racconto del vecchio, soltanto un sentirmi più viva.”

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