Il Cenotafio di Simon Petit

Un brano da “Il Cenotafio di Simon Petit” – Leucotea, 2014

“Di Simon posso dir ciò che ho vissuto, e ciò che mi è stato raccontato.
Non molto, a dire il vero, su cui poggiar questa penna, questo mio ultimo ricordare.
Di Simon posso dire il poco che ho sentito sulla mia pelle, tra le mie lacrime, sulla mia bocca.
E posso dire quel che ho sentito, quel che ho capito, posso dire quel poco che ho pensato.
E posso dire quel poco che è rimasto di lui, quel poco che il mondo mi ha lasciato, donato, quel poco che il mondo mi ha lasciato intravedere.
E prendete tutto questo come un lontano ricordo, prendetelo come l’emozione già svanita, già nascosta, già sepolta di una giovane già vecchia, di una mano fragile e di dita già tre-manti, prendetelo come si prende una fiaba, o un pettegolezzo.
Prendetelo come un racconto, soltanto una parvenza dell’enormità di una vita vissuta, sgorgata in altri ed in altri fluita.
E onoratelo come si onora una tomba, onoratelo come si onora un sepolcro.
Di Simon non rimane che questo, un ricordo sbiadito, un sentire appoggiato al mio petto, ed il fremere ancora dei miei capelli al ricordarvi dentro le sue dita.
Di Simon posso dir ciò che ricordo, e ciò che penso di avere vissuto.
Ed il tremare incerto del battito di questo cuore, all’appoggiarsi dell’ennesima gelida lacrima sulla mia palpebra.  “

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Il Cenotafio di Simon Petit

Un brano da “Il Cenotafio di Simon Petit” – Leucotea, 2014

“Di quel giorno ricordo lo smarrimento, la caduta, il rimanere sospesi e sconnessi di quei ricordi lontani. E non più lo sporco, non più la sozzura, non più il pentimento nel ricordarli, il fuoco aveva mondato la colpa.
Quegli atti, quei fatti, quell’aver provato poteva anche non esser mai stato, non avevo più colpa, non avevo più macchia.
E la musica era musica quanto il pensiero era fatto, la musica era ormai un’invenzione, un racconto, una bugia, quella musica era ormai, nel cader degli appigli del mondo, soltanto una favola.
Solamente una favola di bimba.
Ricordo lo spiraglio di una porta socchiusa, le dure mani di mio padre annerite su un letto, un drappo sul volto sospeso del mio genitore.”

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Il Cenotafio di Simon Petit

Un brano da “Il Cenotafio di Simon Petit” – Leucotea, 2014

” Centinaia di giorni con lo stesso ricordo, e la stessa certezza di non averci poi pensato molto, in quei giorni, non aver poi pensato molto a Simon, alla colpa, a quell’essersi sentiti sporchi svanito in un lampo.
Centinaia di giorni e soltanto il ricordo di una spiga tra le labbra di una sorella stesa, un volto disteso, macchie di ricordo i suoi occhi socchiusi, un tepore leggero il ricordo del cielo.
E gote distese e molli, non le gote tirate e spintonate di una vecchia sorella, non le gote racchiuse, spremute, dell’unica sorella di cui mi venga in mente il volto pensando sorella, e gote leggere e non gote corrucciate, e occhi socchiusi e non occhi spezzati.
E forse il ricordo non è altro che un’altra vita, un’altra sorella sul prato, non la mia, un altro prato ed altri campi, e non la nostra casa, non la mia, certo non questa, certo non la solitudine delle stanze in cui mi ritrovo, certo non questo baglior di candela, certo non lo scuotersi forte della penna che accompagna ogni notte la mia insonnia, certo non questo cedere, questo crollare al tempo, certo non questa pesantezza grave, certo non questo esser spezzata.
Forse il ricordo non è altro che una vita altra, una vita altrui, ed io non sono certo quella bimba, non più almeno, o forse nemmeno lo son mai stata.
E forse ciò che è un leggero punzecchiare al ricordo era un tormento allora, e forse è solo troppo lontano per ricordarsene bene.”

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