Cosa ne pensa un autore..?

COSA NE PENSA UN AUTORE – PERCHE’ LE RECENSIONI NON SERVONO A VENDERE

Ci sono molteplici ragioni per cui il richiedere e l’ottenere una recensione non possono e non devono essere direttamente collegati a un’esigenza di vendita, ma semplicemente a un piccolo piacere edonistico, il soddisfacimento di un piacere personale nel vedersi riconosciuto qualcosa per un qualcosa di proprio, di partorito dal dentro di sé; in questo momento, comunque, elencherò i tre motivi principali per NON spremervi a tutti i costi per farvi fare recensioni (quindi chiedere, ottenere, pregare, piangere per averne XD ) con il solo scopo di vendere qualche copia in più del vostro romanzo.

Autori, leggete bene:

  1. CHI DIFFONDE E LEGGE LE RECENSIONI DEL VOSTRO LIBRO? Se siete piccoli autori, quindi sconosciuti o quasi, la risposta è semplice. Voi. Sarete voi a diffondere la recensione, e nessun altro. Quindi leggerà la recensione solo chi vi conosce o chi è già venuto  a vostra conoscenza. La recensione non si aprirà a estranei, per un semplice motivo: si cercano recensioni di un qualcosa che si conosce o a cui si è affini, non di qualcosa che non si conosce. Non diverrete famosi, insomma, per una recensione.
  2. CHI SCRIVE LE RECENSIONI? LE FALSE RECENSIONI. Questo è un punto molto, molto importante: nel mercato editoriale odierno, che coinvolge ANCHE la rete, spesso avviene una cosa curiosa, ma ormai diffusissima: gli autori si scambiano ”recensioni”, o meglio dire ”giudizi”, soprattutto su piattaforme come amazon, senza prima aver letto i rispettivi romanzi – o opere. C’è un vero e proprio scambio di questo tipo: ‘io ti do cinque stelline, tu mi dai cinque stelline, così, subito, e siamo a posto’. Ho ricevuto personalmente molte richieste di questo tipo, rimandate tutte al mittente.
  3. CHI SCRIVE LE RECENSIONI? LE FAIDE PERSONALI. Succede anche che, semplicemente, qualche recensione (negativa) sia scritta per il solo scopo di attaccare personalmente l’autore, per qualsivoglia motivo. Faccio un esempio, capitatomi giusto qualche giorno fa. Compare una recensione sul mio ultimo romanzo, Celeste 1872, in data 6 settembre. Il romanzo è uscito a fine luglio, ma è disponibile per i distributori e, per esempio, Ibs, solo da due settimane. Il tempo di invio (e quindi d’arrivo) è stimato, per ogni acquirente, in TRE settimane, quindi a settimana prossima. Ripeto, il 6 settembre esce una recensione negativa, tra l’altro un sunto di un’altra recensione precedente (sempre negativa, sempre Ad personam – ma per altri motivi, che qui non elenco, di semplice antipatia tra due persone. EH, non è colpa mia se risulto antipatico). Recensione a cui è stata da me inviata la risposta: sei un mago, il libro non ti è ancora arrivato e già lo hai letto e recensito. Se vuoi fare il cattivo, almeno sii furbo. In poche parole: ci sarà anche chi, per chissà quale motivo (antipatia, invidia, sadismo gratuito) tenterà di minare il libro con una recensione cattiva (brrr che paura. Otterrai sicuramente grandi risultati!).

Ma arriviamo al nocciolo della questione: una recensione non vi farà vendere di più. Le recensioni sono viste da pochi, commentate da pochissimi, diffuse da voi e basta. Ciò che vi farà vendere il libro è, semplicemente, l’atto di vendere il libro. E non mi stancherò mai di ripeterlo: per noi piccoli autori, l’unico modo di vendere è il firmacopie in libreria. Punto.

ps. per chi volesse saperne di più sui vari punti o sul firmacopie, mi scriva pure qui sotto 😉  E behold the reviewers, che mozziCan!

Ivano

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Cosa ne pensa un autore..?

AUTORI: DICIAMO BASTA ALLE PRESENTAZIONI

Chiamate una libreria per promuovere la vostra opera. Vi vengono, in qualche modo, chiesti soldi per presentare: o una percentuale enorme su ogni copia venduta durante l’evento, o direttamente una somma di denaro, fissa. Il tutto viene giustificato con loro spese doverose di promozione dell’evento.

La promozione dell’evento? La sera stessa, o il pomeriggio stesso, vi renderete conto che è: una fotocopia sulla porta d’ingresso della libreria, un evento su fb – magari nemmeno quello – qualche fotocopia sul bancone – magari nemmeno quella. Punto.

La presentazione va, bene, o, più spesso, male: a volte non viene nessuno, a volte vengono cinque, sei, sette, dieci persone. Siete emergenti, vi dicono, è normale. Non bisogna stare a guardare i soldi, è una passione, vi dicono. E’ normale: in fondo, che ci perdono, loro?

Loro, appunto, si tengono la percentuale, o la somma, e voi ve ne tornate a casa avendo speso in benzina, magari in pranzo, magari in casello autostradale.

E’ normale, no?

No.

Basta.

E’ ora di dire basta al malcostume delle presentazioni.
E’ ora di dire basta al fatto che ogni peso di una presentazione sia sull’autore.

E’ ora di finirla di speculare sugli autori, perché deve essere chiaro: le presentazioni di esordienti ed emergenti SONO una fonte di sostentamento per le librerie, molto spesso.

Questo costume, o malcostume, deve necessariamente cambiare.

Se vi siete ritrovati nella descrizione, se siete un autore emergente o esordiente che continua a veder queste richieste o questi scenari, condividete il post. Fate girare la voce.

Cominciamo a chiedere di fare firmacopie (e cioè stare, anche più ore, in libreria a cercare di vendere ai clienti, direttamente, la nostra opera) invece che presentazioni.

Cominciamo a pretendere di essere trattati in modo equo, di non vederci chiesti soldi e di vederci richiesta solo e soltanto una percentuale umana (il 20% o meno) sulla copia venduta DURANTE IL FIRMACOPIE.

Cominciamo a farlo più spesso, magari con tutte le librerie che conosciamo: attiviamoci in modo da diffondere questo costume corretto.

Cominciamo a farlo tutti. Insieme, le cose cambiano.

Da domani, per le vostre promozioni, dite no alle presentazioni in libreria.

Dite sì ai firmacopie.

Parlatene, discutetene, diffondete.

Finiamola con lo sfruttamento.

#bastamerdasugliemergenti

ps. è chiaro che non me la sto prendendo con tutte le librerie, ma solo con quelle che sono use a questo malcostume. Ci sono librerie virtuose, di cui mi piacerebbe fare un elenco, anche se sono (dati alla mano) il 20% del totale (per mia esperienza diretta). Altro punto da precisare: con i firmacopie, si ha una media di 10 copie vendute ogni due ore. Con le presentazioni, è tutto un’incognita. Quale conviene di più? Cambiamo le cose!


Se l’articolo vi è piaciuto, date un occhio al mio ultimo libro, Nimal Kingdom, pubblicato da Nulla Die nel 2016. Qui sotto potete trovare i link per saperne di più e per acquistarne una copia (o anche più d’una, se volete. Io di sicuro non ve lo impedisco!)

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Anteprima scaricabile

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COSA NE PENSA UN AUTORE: IL MAGICO MONDO DELL’EDITORIA PER I LETTORI – SFATIAMO UN MITO

Allora, quest’oggi, resomi conto di quanto oscuro sia il mondo dell’editoria per chi non lo conosce, e sapendo di essere più o meno fornito di quel che basta per delinearlo anche sottilmente, parlerò di quello che il lettore crede sia il mondo dell’editoria e di quello che, invece, è. Senza drammatizzare o esacerbare: perché sono certo che qualcuno salterà fuori con una storia da favola di uno scrittore venuto dal nulla che sì, sicuramente è vera, ma è decisamente rara, rara e rara.

Il lettore pensa che, se scrivi un bel libro, automaticamente arriverai a vendere. Per il magico passaparola, che da lettore a lettore passa e fa vendere tante copie. Ma vediamo, nel dettaglio, ipotizzando che l’autore dell’esempio, uno sconosciuto, abbia scritto un capolavoro, come davvero vanno le cose.

– PROPORSI A UN GRANDE EDITORE: bene, ho scritto un capolavoro. Sicuramente, se lo invio ai grandi editori, lo accetteranno e me lo pubblicheranno immediatamente. Peccato che, dopo 6, 7 mesi dall’invio (spesso in cartaceo) non risponda nessuno: sono talmente tanti i libri che arrivano a un editore importante (si parla di MIGLIAIA al giorno) che i più vengono direttamente cestinati senza esser guardati. Non contando che spesso molte pubblicazioni sono già state programmate da tempo, con autori o già conosciuti, o tradotti in italiano, o con personaggi televisivi/radiofonici/vip vari. Mettiamoci nei panni di un grande editore: devo vendere migliaia e migliaia di copie per rientrare dell’investimento: se pubblico uno sconosciuto, il rischio flop è molto alto, a meno che non rientri in un dato genere o tipologia già ampiamente vendibile.

– PROPORSI A UN AGENTE LETTERARIO: allora facciamo così, mi propongo a un agente letterario. Bene, gli agenti potrebbero anche risponderti: ti chiedono però 450, 300, 500 euro soltanto per leggere il tuo romanzo. Ovviamente, davanti a cifre del genere, declini: non sia mai che si paghi per pubblicare. Mettiamoci nei panni dell’agente: io lavoro per guadagnare la commissione dall’editore che sceglie il mio romanzo: se è uno sconosciuto, prevedo che l’editore non lo scelga, e dunque che non guadagno.

– PROPORSI A ALTRI EDITORI: allora puntiamo su medi editori. Risposte: su decine di contattati, risponderanno in 3 o 4, dicendoti tutti che il libro non rientra nella loro linea editoriale. Perché? Perché anche i medi editori DEVONO VENDERE, e se il libro non è commerciale (e spesso un capolavoro NON lo è) col cavolo che si pubblica. A meno che tu non sia già leggermente conosciuto o, appunto, proposto dagli agenti (molto raro, più spesso accade la prima opzione). Allora punti sui piccoli editori: di certo, tra tutti, se è un capolavoro, 5 o 10 proposte di contratto ti arriveranno. Pubblichi, quindi, per fare un nome, con ZippoZappo editore di Canicattì.

– LA DISTRIBUZIONE: il piccolo editore O non ha distribuzione O ce l’ha regionale. Magari va su ibs (uau, che culo), ma se non proporrete VOI direttamente il vostro libro nelle librerie limitrofe, è molto difficile trovarvelo poi a scaffale. Piccolo particolare: le librerie ‘limitrofe’ devono sopravvivere, quindi daranno MOLTO spazio ai grandi editori (che vendono), un po’ ai medi e praticamente nulla ai piccoli. Magari troverete davvero il libro, ma nascosto in qualche sperduto angolo della libreria. E sicuramente il lettore non lo troverà, a meno che, appunto, non vi proponiate direttamente a lui, fisicamente. Piccolo particolare: a meno che non siano sicuri di vendere, o comunque vi conoscano, le librerie DIFFICILMENTE esporranno anche nel suddetto angolo il vostro libro. Mettiamoci appunto nelle librerie: esporvi è una perdita quasi sicura di denaro; e perché gli editori non distribuiscono di più? Perché per farlo ci vogliono soldi. Tanti soldi. Che i medi editori e i grandi editori hanno. I piccoli, ovviamente, no.

PROPORSI PER LE PRESENTAZIONI: chiamate allora librerie, enti culturali e comuni per fare presentazioni (perché, semplicemente, anche qui l’editore piccolo piccolo non farà nulla: non contatterà per fare presentazioni, ma sarete voi a farlo). I più vi diranno che se non c’è il grande nome non funziona la presentazione (e tante volte, a dire il vero, anche con il grande nome non va alla grande). Gli altri nemmeno vi risponderanno. Solo qualche rara pagliuzza tra centinaia sarà disponibile a presentarvi. Attenti, perché a volte, agli sconosciuti esordienti o emergenti, chiedono anche soldi per presentare: rifiutate categoricamente e andate dritti a proporvi ad altri enti. In totale, dopo una settimana di chiamate e mail, avrete forse 10, 20 posti in cui presentare. Nelle regioni limitrofe e nella vostra, non nella sola vostra provincia (a meno che non siate di Roma..fortunelli). Mettiamoci negli enti e nelle librerie: se organizziamo una serata e va a vuoto, è una perdita doppia.

PROPORSI SU FB NEI GRUPPI: allora pensate: ok, mi propongo su facebook, nei gruppi. Il futuro sono i social e internet. Sbagliato. Io, autore di un capolavoro, pubblico in, diciamo, 77 gruppi letterari su fb un link al mio libro. Risultati: nulli. Magari qualche mi piace, qualche commento, ma vendite da questo: zero. Alcuni si riducono addirittura a mandare a sconosciuti – contatti appena aggiunti – messaggi su fb riguardanti il libro: voi non lo fate, c’è una certa dignità da difendere. Mettiamoci nei panni di chi è nei gruppi di fb: siamo noi stessi che formiamo, creiamo e spesso riempiamo i gruppi letterari su fb.

– CHIEDERE RECENSIONI A YOUTUBER E BLOG: bene, allora mi propongo a youtuber, o blogger, e vediamo se mi recensiscono il libro. Detto, fatto: il 90% vi risponderà O che non recensisce a richiesta, O che ha già troppi libri da leggere. Il restante, oggettivamente, o è composto da persone incredibilmente gentili – e ne conosco e ringrazio – o cerca visualizzazioni tramite LA VOSTRA UTENZA. Il vostro ‘bacino fan’ accumulato nel tempo. Che, per dire, saranno 50, 60 persone che, per curiosità, vengono a vedere che diavolo dicono del vostro libro. Risultato delle recensioni: nullo. Gli utenti youtube o guardano il canale perché piace il canale stesso, o son venuti a vedere il vostro video perché già VI conoscono. Gli utenti blog semplicemente NON verranno a vedere (molto spesso vedrete ZERO commenti sotto le recensioni: non è raro). Mettiamoci nei loro panni: se non siete conosciuti, d’altronde, perché leggere una vostra recensione? Solo se devo comprare un libro vado a vedere che ne dicono gli altri, ma se nemmeno lo conosco perché dovrei?

– PROPORSI SUI SOCIAL (ANOBII, GOODREADS): ma io ho ancora un capolavoro. Come posso fare? Semplice, lo propongo direttamente ai lettori sulle piattaforme di lettori di internet: anobii, goodreads. Certo, 100, 200 persone al giorno, e prima o poi qualcuno parlerà di me. Bene, sulle 100 contattate al giorno 50 non risponderanno, 20 mi manderanno a cagare perché rompo le scatole, 30 risponderanno: 15 no, che hanno troppo da leggere, 10 no, che non leggono quel tipo di romanzo, 5 sì, leggeranno l’anteprima. Dicono. Perché, ai fatti, o scaricheranno l’anteprima senza leggerla, o non la scaricheranno affatto (‘sì sì, lo farò. Come no’), o davvero la leggeranno e non gradiranno, o la leggeranno e gradiranno ma non vorranno comprare il libro: d’altronde, gliene danno continuamente pezzi gratis. Se riuscite a trovare 1 compratore su 500 contattati è già ottimo. Questi sono i social letterari. Ma mettiamoci nella loro pelle: perché dovrei leggere il romanzo o l’opera di un autore tanto disperato da proporsi su anobii? D’altronde, fosse bravo, sarebbe arrivato in libreria, o comunque ne avrei sentito parlare: questo, appunto, deriva dalla scarsa conoscenza del mercato editoriale: ma succede, e molto, molto spesso.

PROPORSI ALLE LIBRERIE PER I FIRMACOPIE: contatto allora le librerie per fare un bel firmacopie. Facciamo che mi metto lì e ne contatto un centinaio! Bene: le prime 50 mi diranno che con gli sconosciuti non ne fanno, perché i lettori snobberebbero l’evento. Altre 30 dicono che proprio non ne fanno. Addirittura 5 quasi arrivano all’insulto tanto sei sconosciuto. 15, miracolosamente, ti diranno di sì: ora devi sperare di essere messo in un giorno in cui ci sia passaggio di pubblico, e avere la faccia tosta di proporti. E non è facile. Mettiamoci nei panni delle librerie: come detto, la libreria deve vendere: se sei un esordiente o un emergente, io libreria non ho alcuna sicurezza economica.

– PROPORSI AI GIORNALI: beh, posso propormi ai giornali di zona, almeno metteranno un bell’articolo su di me. Non dico Il Giorno o Repubblica, ma anche Il Cittadino di Barlasfusa, o il Giornale di BimBumBam. Bene: la cultura, sui giornali, non è letta. E se viene messo un articolo, è microscopico. O pagate per la pubblicità, o finite in un angolino, FORSE, nella sezione cultura, o, PEGGIO, nella sezione del vostro paese ancora più in piccolo. Risultato: IL NULLA. A meno che i lettori non sappiano già del vostro articolo perché da voi informati, non lo leggeranno. Mettiamoci nei panni del giornale: devo vendere tante copie localmente, quindi punto su ciò che interessa a un pubblico locale: conoscenti, fatti di cronaca, mosse politiche, novità amministrative. Non cultura. Mettiamoci nei panni dei lettori: ‘a me interessa cosa mi succede intorno e cosa sta cambiando nel mio paese. Non che pinco pallino ha scritto un nuovo libro (e chi lo conosce???)’

– PROPORSI ALLE RADIO O ALLE TV: proponiamoci allora alle radio, alle tv. Le radio non risponderanno, a meno che siano web radio. Le tv, idem. Se risponderanno, sarà perché avete conoscenze interne alle stesse, altrimenti, beh, sapete. E con tutto il bene che voglio a web radio e web tv, anche perché ci lavoro dentro, il pubblico è scarso, scarsissimo: e quanti del pubblico ascoltano PROPRIO per comprare il vostro libro? Mettiamoci nei panni delle grandi radio e tv: campano di pubblicità, e la pubblicità si fa con le visualizzazioni. E le visualizzazioni non arrivano con lo sconosciuto che ha scritto un libro. Mettiamoci negli ascoltatori di web radio/tv: o le ascolto perché conosco qualcuno che ci lavora dentro, o non le ascolto (e magari nemmeno so cosa siano).

– RISULTATI PRESENTAZIONI: bene, avete la vostra presentazione stasera, dopo le altre 19 già fatte. Risultati: una media di 5, 10 spettatori al massimo (se va MOLTO, MOLTO BENE) e di 2, 3 copie vendute a presentazione (SE VA BENE). A volte ne venderete 10, a volte 0. A volte ci saranno 30 persone, a volte 0. Mettiamoci nei panni di chi dovrebbe venire: se conosco l’autore di persona, perché dovrei venire? E se non lo conosco, perché dovrei venire?

– RISULTATI FIRMACOPIE: bene, se avete la faccia di tolla, avete venduto anche una decina, a volte una ventina di copie. Molto bene. Ma di questi, quanti davvero leggeranno il libro? Quanti invece malediranno di essere stati ‘fregati’ dalla vostra parlantina? E quanti, dopo averlo letto, DAVVERO ne parleranno ad altri? Mettiamoci nei loro panni: entro in libreria, quel signore/ragazzo/a mi propone il suo libro. Ma sì, tentiamo, che sarà mai. Arrivo a casa, lo appoggio, ‘ma sì, lo leggerò, dai. Ma prima leggiamo quest’altro che ho preso l’altro giorno e mi interessava. E poi quest’altro che ho già preso. E questo che ho ordinato. E questo, e l’altro…’

– IL PASSAPAROLA: bene, qualche vostro lettore è andato da altre persone a dire di leggere il vostro libro. Se vi va bene, c’è riuscito, e hanno comprato il libro. Molto spesso, invece, sarà così: ‘ah, bello. Magari ci faccio un pensiero’: cosa che si trasforma in: ‘dieci euro? Vabbé, dai, al massimo me lo farò prestare dal mio amico. O magari lo prendo in biblioteca, almeno non ci perdo. Però c’è il libro di Wilbur Smith al supermercato! Cavoli, devo comprarlo!’ Mettiamoci nei loro panni: la parola di un amico è sempre interessante, ma quante volte davvero la ascoltiamo?

– COSA FA IL PICCOLO EDITORE, INTANTO: l’editore mini-micro farà questo: contatterà gli uffici stampa, diramerà comunicati, parlerà col distributore per distribuire il libro. PUNTO. Se è un BUON piccolo editore, manderà il vostro libro ai vari concorsi letterari (si spera gratuiti) attendendo e sperando in un riconoscimento che potrebbe fare LEGGERMENTE alzare le vostre vendite (si parla di autorevolezza. A questo punto, sareste un nessuno, ma premiato, e invogliereste di più a comprarvi e a starvi a sentire. Ma, ormai, ci sono talmente tanti premi che il ‘prestigio’ si è notevolmente abbassato). Mettiamoci ancora nei loro panni: siamo piccoli, non ci sono soldi per fare le cose. A volte, non c’è nemmeno la voglia, purtroppo, perché cose per promuovere i propri autori IN MODO GRATUITO ci sono eccome.

– RENDICONTO FINALE, MOLTO SPESSO: le vendite che vedrete sul resoconto finale sono tutte opera vostra: i firmacopie, qualche presentazione, i rarissimi casi in cui siete riusciti a convincere online qualcuno. E basta. Queste saranno le vendite del vostro capolavoro. Magari fra dieci anni, quando in qualche modo avrete imboccato la strada del ‘sono leggermente conosciuto’, potrete pensare di vendere il vostro capolavoro come corollario di un vostro libro per un editore medio. Un libro, stavolta, COMMERCIALE.

Sembra drammatico, ma è quello che tutti noi autori FREE e PICCOLI dobbiamo affrontare, tutti i giorni. Ed è un dato di fatto che spero qualche altro autore avrà il coraggio di ammettere, perché, purtroppo, per sperare di vendere di più, noi autori ci gonfiamo, nascondendo i fallimenti e gonfiando invece a dismisura i piccoli successi. E perché? Per non essere sommersi dalla frustrazione.

Questa è l’editoria oggi.

Se avete idee diverse, fate pure e ditemi qua sotto 🙂

ps. premetto che conosco bene gli argomenti perché lavoro per un editore, sono presidente di un’associazione che FA PRESENTAZIONI e intervisto in radio MOLTI, MOLTI AUTORI free e piccoli. Questi sono dati di fatto.

Ivano


Se siete in cerca di consigli, trucchi e dati su pubblicazione, promozione e distribuzione del vostro libro, potete acquistare il mio manuale “Come Diventare Uno Scrittore” alla modica cifra di 1.99 (versione ebook su Amazon, cliccando direttamente il link qui sotto)

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COSA NE PENSA UN AUTORE..? – LA PROMOZIONE

Allora ragazzi… il post che avevo pensato di scrivere era diverso, ma dopo attente riflessioni, ho deciso di ripensarci su, e dare a tutti una cosa utile, anzi, direi necessaria.

Eccola: non fatevi mangiare vivi dall’ansia di promuovervi.

Il mercato italiano vi divora, vi mangia vivi, e pensate che solo spremendovi come un limone potete raggiungere i risultati. Sbagliato. Nemmeno spremendovi come un limone raggiungerete il grande pubblico.

Non faccio questo per demoralizzarvi, ma per aprirvi gli occhi, e per prendere la letteratura e lo scrivere come dev’essere presa, e cioè: come una passione. Non un passatempo, non un hobby, ma qualcosa che vi piaccia e che fate solo perché vi piace.

Non badate ai numeri, tenete lontana l’ansia che vi mettono addosso gli editori per le poche copie vendute, o per l’opinione che hanno degli autori (“non si danno mai da fare”): chi deve fare promozione sono in primis loro. Voi fate del vostro, ovviamente, contribuite, ma non esauritevi, perché non c’è una sola via utile al raggiungimento di questo fine:

– facebook non funziona: i vostri contatti potrebbero interessarsi ai vostri lavori, ma essendo conoscenti non li compreranno. Magari vi faranno complimenti, ma saranno di circostanza. Sono poche le persone che possono davvero sostenervi tra i vostri contatti, anche ad averne migliaia. E, soprattutto, un ”amico” di fb stressato più volte tende a non sentire più ciò che dite.

– anobii non funziona: anche cercando i lettori uno per uno, e ottenendo migliaia di contatti di gente che vi ha letto e vi apprezza, e inviando poi, a questi contatti, anteprime o dati, non otterrete nulla: chi vi ha letto lo ha fatto per farvi un favore, spesso, e spessissimo in forma gratuita (da parte vostra, soprattutto, e loro). Saranno pochissime le persone disposte a spendere, anche con MIGLIAIA di contatti. Ve lo dico per esperienza personale (6500 contatti. Risultato: 15 copie vendute contattandoli)

– youtube non funziona: la gente non guarda video lunghi e in cui doversi concentrare. E men che meno video sulla letteratura. La gente che guarda video sulla letteratura spesso FA letteratura, quindi raramente potrà finanziarvi.

– le presentazioni non funzionano: pochissima gente va a vedere presentazioni, e di questi solo un numero minuscolo compra poi il libro. Ve lo dice chi gestisce un’associazione che fa presentazioni. Fate voi.

– lo spam non funziona: la gente è ormai impermeabile a qualsiasi stimolo conosciuto. Fatevene una ragione.

In poche parole: NON perdete la testa dietro alla promozione. Fate con calma e per passione, lentamente, coi vostri tempi, e nei luoghi che ritenete più opportuni, tenendo bene a mente che, in primis, dovete arricchirvi nel cuore, e non nel portafoglio, e divertirvi. Le copie vendute sono un problema dell’editore, non vostro: a voi sta creare un libro di qualità, di cui siate fieri, e che arricchisca di esperienza la gente a cui arriva.

E, soprattutto, a voi sta godere del dono della scrittura.

Se scrivete per essere letti da tanti, riponete subito la penna.

Insomma, prendete la vita meno ansiosamente ( e ve lo dice uno che ha una fissa d’ansia incredibile, e un’ossessività nelle cose a dir poco spaventosa ).
E, come diceva qualcuno, poco poeticamente, SCIALLA.

Scrivete per voi, e per dare qualcosa.

Ma non aspettatevi mai, mai, di vendere in Italia.

Un abbraccio forte. E ricordate: fate cose per cui, alla sera, nel letto, possiate sorridere e di cui andare fieri.

Ivano Mingotti

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ps. giusto per questi motivi, d’ora in poi mi prenderò un bel pausone dalla letteratura e dallo scrivere. Meno promozione serrata, più tranquillità. Per carità di Dio, continuerò a farlo, nel mio piccolo, ma senza ammazzarmi. Se mi vedete meno in giro, sapete il perché.

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