Il paese dei poveri

Un brano da “IL PAESE DEI POVERI” – Edizioni Rei, 2014

“L’uomo trasandato, ora, è avvolto da spessi panni di spugna.
Una goccia sottile penzola da un ciuffo dei suoi capelli, appiattiti sul cranio dall’acqua bollente di poco prima; dondola, come ciondolava il pene poc’anzi, quasi cade, freme una caduta.
L’uomo è seduto, si stringe intorno ai panni e trema forte, tanto forte che pare ballare, danzare sulla panca che gli fa da scomoda sedia, vibra, freme.
Pare non sia più padrone del proprio corpo, a guardarlo; pare un altro a comandarne i movimenti, i tremiti, le dita grosse e grossolane che stringono ora il panno, ora gli sbuffi di lanuggine, ora i lunghi fili sfilacciati, ora ancora il panno, lo premono al corpo, forte.
Il grigio ronzio che con lui sentivamo si è fatto più forte, più nitido: pare un digrignar di metallo, un tagliare, un vociar di vibrare, è rumore bianco.”

Il paese dei poveri – Anteprima 40 pagine di estratto su 126 totali

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Il Cenotafio di Simon Petit

Un brano da “Il Cenotafio di Simon Petit” – Leucotea, 2014

“E ricordo una corsa, una corsa lontana, ancor più lontana nel ricordo, ancor più profonda nel sentire, ricordo i miei pie-di, ricordo i miei passi, ricordo ogni sasso, ogni spiga, ricordo ogni toccar di sole.
E ricordo il brillar della luce sopra i miei occhi, venire ed andare, nascondersi dietro ogni venir di spiga, dietro ogni sta-gliarsi di campo, ricordo la corsa.
Ricordo, le piccole gambe di bimba che avevo, gambe du-re e gambe concrete, gambe sottili e gambe di ali, ricordo quel vento. “

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Il paese dei poveri

Un brano da “IL PAESE DEI POVERI” – Edizioni Rei, 2014

“Conseguenze non accettabili, traumi, forse dolori; in fondo è nudo e ha di fronte una guardia.
E anche se non ha fatto nulla di male ha la concreta sensazione di poter essere punito, di dover scontare una colpa.
I peli intorno al pube tremano, le gambe si stringono, si strizzano, il sangue scorre sotto la pelle, preme, stringe.
I piedi pestano sul pavimento gelido, si sente forte il ronzar del rumore grigio.
Ha i capelli sporchi e unti, quest’uomo trasandato.
La guardia gli guarda un punto sul mento, aspetta solo che si muova, e in tutto questo si sente solo il ronzar forte del rumore grigio.
E il gelido splender delle lampade lontane.
Dondolano.”

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Il Cenotafio di Simon Petit

Un brano da “Il Cenotafio di Simon Petit” – Leucotea, 2014

“Di quel momento io non ebbi mai certezza, e nemmeno ora ne affondo le fondamenta nelle immense possibilità che la vita mi ha fatto vedere, mi ha mostrato, mi ha fatto capire.
Di quel momento io non ebbi conoscenza, non ebbi visio-ne, fu un momento solo regalatomi, raccontatomi, come tanti momenti d’altri raccontati da altrui bocca e altrui vita, come tanti altri momenti rubati, storpiati, piegati dall’altro, piegati dal non esserci stati.
Di quel momento io non ho certo ricordo, ricordo sola-mente il racconto sbiadito del vecchio, e nemmeno del vec-chio la voce, e nemmeno il volto, soltanto schiumare di barba e volteggiar di pelo.
E arruffarsi di voce.
Ricordo leggermente il battito stranito del mio cuore, ri-cordo la pesantezza di quella taverna, il buio sopra le mie pic-cole spalle, l’aria schiumosa e densa, scivolosa sulle mie mani.
Ricordo la mia fragilità, e il ritrovarmi più presente per il solo aver sentito Simon nel racconto del vecchio, soltanto un sentirmi più viva.”

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