Altro

Un brano da “Nebbia” – DeD’A, 2013

“La redazione è silenziosa stamattina.
Fin troppo silenziosa.
Eppure, tutto è come al solito.
Clythia è al suo computer, Jerome alla sua postazione.
Tobie alla sua scrivania. Legge, tra le scartoffie.
Tutto come sempre.
Eppure.
Eppure c’è qualcosa di diverso.
Qualcosa di penetrante, di rilevante.
Qualcosa che serpeggia nell’aria.
Che passa come uno spiffero dalla porta.
Che si insinua, dentro.
Dentro gli occhi di Clythia.
Sulle sue mani tremolanti, sugli occhi lucidi.
Sul morale a terra di Jerome, sulla finta incuranza di Tobie.
Tobie ne è colpito. Ne è colpito come gli altri.
Una grande tristezza.
Una grande tristezza, di nuovo.
E’ successo di nuovo. Dovevano aspettarselo, d’altronde.
Perché qui a Beaumont village, ogni anno è così.
Perché qui a Beaumont village, ogni anno arriva.
Arriva, e si insinua sotto la porta. Tutti gli anni.
Insieme alla nebbia.
Non fa differenze, è sempre puntuale, non ignora mai i suoi compiti.
Sempre lì, ogni anno.
Sempre, sulle prime pagine.
La signora Portland è sparita.
La nebbia se l’è portata via, ieri.
Clythia sa già che non tornerà, mentre scrive l’articolo.
Clythia lo sa, come lo sanno tutti.
Tutti quanti, a Beaumont.
Questo pomeriggio andranno a fare visita alla famiglia.
Come ogni anno.
Come ogni fottuto, puntualissimo anno.
Non possono fare altro.”

https://i1.wp.com/johell.altervista.org/categorie/img/triste.jpg

Standard
Momento Poesia

DONO, di Ivano Mingotti

Sorgenti d’acqua chiara, limpida
come spezzarsi di catene tra le cantine
o pertugi nella pietra
nell’inedita voce di un grido
che ti sussurra sotto le unghie

Un catalizzatore di pensieri invani
questo leggere,
la testardaggine di un’opinione illusa
e ribellarsi alla creazione tutta
per il vezzo soltanto
di vederne il simbolo

Ed un dono di Abele
nelle mani
crocifisso come un agnello
nel giorno della pace eterna
a voi
mostriamo

L’amore rifuggir dalle platee
e cercarsi cento volte
nuovi vicoli.

©Ivano Mingotti

Standard
Momento Poesia

CHIAMI, di Ivano Mingotti

Baciando il vento
vai
tra queste strade strette
nel rammentarti i giorni
al tavolo
stretti nelle nostre sedie
in un bicchiere d’aranciata
o tra un grissino
e il pane caldo

Scivoli come il riso caldo
che trama, tra lingua e bocca
il suo respiro
come goccia che cade nell’oceano
credendo di trovare un ventre tiepido
in cui venire digerita

Chiami il mare, a volte
seduta sul tuo lato del nostro letto
fissando una parete
come trovassi il tuo riflesso lì
tra lo sporger fastidioso di un quadro nostro
e il mondo, enorme, che guarda te
dalla finestra
spiando i tuoi vestiti

Credimi
se fossi tanto uomo quanto dovrei
ti avvolgerei di un unico sospiro
pregandoti tutte le notti
donna
del rosso imporporato
di ogni mio tempo immemore
e ormai sacrificato

Chiami
come la terra chiama le sue foglie
e grida al tempo degli amori
per ogni spoglia
di petalo infiammato,
di morte in fiore.

©Ivano Mingotti

Standard
Momento Poesia

PATIBOLI, di Ivano Mingotti

Figli di cera e di creta
conficcati nelle scapole come spilli
sovrani di ogni respiro
paiono celebrarsi
ad ogni alba
al suono dei singhiozzi

Infiniti cristalli di riflessioni
al vento andati
come foglie cadute al respiro
di un inverno brutale
e macabro

Tentenna, il cuore
al pensarsi in dovere
di esprimersi
sapendosi destinato a vedere
i propri pargoli
avvinghiati al patio
e immolati come impiccati
al passare del tempo.

© Ivano Mingotti

index

Standard