Cosa ne pensa un autore..?

Perché la collana YouFeel di Rizzoli è una “CAGATA PAZZESCA”

E dire che il compianto Paolo Villaggio ci ha anche pubblicato, con Rizzoli. Chissà lui, tanto critico con la classe media e con l’impoverimento culturale delle masse, cosa ne pensava di YouFeel.

Ma andiamo per gradi: cos’è YOUFEEL di Rizzoli? Sostanzialmente una collana di ebook, dall’orientamento rosa, a volte hard (quindi di base romance) che spinge soprattutto sui “talenti” (chiamiamoli così) provenienti dal self (ma anche non, vedasi alcune autrici di collana).

Allora, perché una cagata pazzesca?

Prima di tutto bisogna dire che Rizzoli ha avuto questa brillante idea sicuramente per far breccia in quella parte di mercato editoriale in forte crescita, appunto quella dei libri romance, che tanto sta prendendo piede negli ultimi tempi. Perché è innegabile: il romance vende, tanto, e piace, tanto (soprattutto a una certa fascia di popolazione, ma ne parleremo poi). Perché allora non sfruttare la cosa senza particolari sforzi, quindi relegando il tutto al settore digitale (e quindi a una collana digitale) potendo così guadagnare senza dover per forza puntare sull’azzardo del cartaceo?

Beh, i motivi per NON farlo sono tanti. Per questo, io vorrei porre qualche domanda a Rizzoli, concernente appunto la creazione e l’uso della collana YouFeel:

Perchè svalutare la credibilità letteraria di un marchio storico per qualche soldo in più?
Perché dare adito a paragoni tipo Rizzoli-Romance-LetteraturaDiBassaLega, perché cascarci senza pensare che l’abbinamento comincerà ad aggirarsi e a venire sempre più in risalto?
Perché affidare l’immagine web di un editore, o quantomeno la sua parte più ‘vendibile e venduta’, a questi libri dallo scarso contenuto letterario?
Perché vendere l’anima per guadagnare lettori che, è vero, non leggerebbero altro, ma andrebbero altresì accuditi e guidati verso migliori letture?
Perché perdere la propria mission di ‘miglioramento del mondo’? Perché i libri teoricamente servono a questo, a migliorare il mondo.
Perché svendersi per qualcosa che su Internet ha preso fin troppo piede e che sta letteralmente rovinando l’immagine del self in Italia, marchiandolo con lo stereotipo di un certo romanzo di genere e di quel genere soltanto, per altro malvisto dal resto degli autori (anche Self) e dalla gran parte dei lettori NON di romance/hard?
Perché alimentarlo, questo stesso fenomeno, dandogli ufficialità e permettendo così a gente che ha sempre venduto libri di scarso valore letterario di fregiarsi del titolo di ‘autori Rizzoli’?
Perché dare a un tipo di libri di scarso, se non scarsissimo valore letterario, il marchio di libri di grande editore (e qui casca l’asino anche su altri grandi editori, ma ne parleremo in altro momento)?
Perché non pensare a strategie alternative per guadagnare, strategie di marketing per valorizzare invece libri validi, invece che inventarsi l’ennesima furbata controproducente?
Perché arrendersi alla popolarizzazione della letteratura, alla vanity press, alla letteratura da quattro soldi, allo svilimento della cultura?
Perché finire per arrendersi al trash dilagante, e così alimentarlo (guardiamo alcune copertine e alcuni titoli e ne riparliamo)?
Perché aiutare e coadiuvare quella che sarà se già non è la decadenza della cultura italiana in toto, musicale e letteraria in primis?
Perché?

In tutto questo, rivolgendosi a un tipo di lettori/lettrici che non comprano altro, se non in piccola quantità: chi legge romance tendenzialmente legge solo romance, o prevalentemente romance; un po’ come una droga di cui non si può fare a meno: l’immedesimazione nei libri di quel genere, forse per un meccanismo di neuroni a specchio, dà lo stesso effetto del giocare alle macchinette, o del mangiare tanta cioccolata, cioè rilascia endorfine di cui il corpo poi sente il bisogno: una soddisfazione che arriva con facilità, e per questo è sempre più cercata e agognata e, a volte, difesa con le unghie e con i denti: una vera e propria dipendenza.

Rizzoli ha fatto una scelta prevalentemente commerciale, non certo di valore letterario. Punto primo, perché nessuno di questi libri verrà mai candidato a uno Strega, a un Bancarella, a un Pulitzer: anzi, non c’è niente di più lontano. Punto secondo perchè questo genere, se non proprio questi libri, pubblicati già in self, VENDEVANO GIA’, anche senza il bisogno dell’entrata in scena di Rizzoli: l’editore si è approfittato della situazione e le ha dato LEGITTIMITA’.

Non sto dicendo che questi libri siano illeggibili, affatto. Magari qualched’uno presenta errori, o buchi di trama, ma sostanzialmente, se un editing c’è o c’è stato, il libro passa al vaglio di un qualsiasi lettore medio. Il punto è che un libro deve TRASMETTERE UN MESSAGGIO per essere considerato tale, e questi libri quale messaggio trasmettono? Che amare è bello? Che fare l’amore è bello? Questo lo sapevamo già, da quando siamo nati, circa. Quindi parliamo di valore letterario di questi tomi, ribadisco:

Libri che si legano alla parte più primitiva del cervello umano, quella rettile, quella che ha a che fare con sentimenti, pulsione sessuale, libido, emozioni, soddisfazione, riproduzione. Libri che tradiscono la parte più evoluta del cervello per poter essere desiderati da quella più interna. Libri che devono affidarsi all’ideale di una bellezza maschile o femminile stereotipata, che spesso ricalca l’immagine di attori o attrici, tra l’altro spesso usate nella promozione degli stessi libri (questo è il mio/questa è la mia protagonista, con allegata foto di attore o attrice). Libri che si devono legare a stereotipi anche di genere, per bilanciare quel piattume stilistico di cui sono testimoni: in assenza di altro, ci si lega al cliché, alla sicurezza. Perché QUELLE lettrici vogliono questo, e solo questo.

Perché un libro senza messaggio, contenente solo lo stesso schema di storia ripetuto cento e cento volte per soddisfare sempre lo stesso appetito delle stesse lettrici/lettori, è un libro che ha un solo scopo: VENDERE.

A me spiace, francamente, perché così Rizzoli ha deciso di dedicarsi ANCHE a lettrici che, purtroppo, cercheranno sempre la stessa storia, con piccole variazioni. Sempre le stesse fantasie sentimentali o sessuali, sempre lo stesso schema. Lettrici di questo tipo.

Gente che, sinceramente, ha da sempre paura del giudizio degli altri lettori, perché sa che legge libri ritenuti di categoria inferiore, e per questo sbrana il malcapitato che gli dice: fa schifo. Perché meglio aggredire che essere nuovamente aggrediti. Gente che sa che sta buttando via tempo, non rendendo quel tempo prezioso, gente che sa che legge quel genere perché non ha voglia né stimolo di leggere altro, quantomeno in quei momenti di lettura. Gente che non vuole più sforzarsi.

Gente che ordina libri online (per questo questi ebook hanno grande successo) perché ha il timore di entrare in libreria ed essere giudicata nel chiedere quel titolo, se mai in una libreria ci è entrata.

Gente che spesso si esprime con un linguaggio da quarta elementare, e che quando glielo si fa notare è già pronta a cercare il pelo nell’uovo del proprio detrattore, come se dire ‘tu hai sbagliato un’acca in quarta elementare’ rendesse meno problematico e pesante non saper scrivere un è con l’accento o un a senza l’acca a 30, 40, 50 anni.

Gente che si incazza e che è pronta a linciare chi critica il proprio genere preferito di letture, che è pronta anche ad augurare la morte per questo, solo e soltanto perché profondamente insicura sulle proprie letture, e forse anche nella propria vita, e allora al primo quasi attacco reagisce a sua volta attaccando, con una veemenza terribile. Che quando gli si fa notare la gravità di ciò che dice, non se ne rende conto, perché la vita digitale, magari edulcorata appunto da questi libri in maggioranza digitali, non è più la vita reale, e il nemico digitale non è più un essere umano, non esiste davvero, quindi non può certo andare a denunciarmi dai carabinieri.

Gente che non riesce a scindere ‘ciò che mi piace’ da ‘ciò che sono’, un po’ come se qualcuno mi dicesse ‘a me non piacciono i peperoni’ e io gli rispondessi ‘vaffanculo, muori, stronzo’.

In tutto questo, la mia domanda a Rizzoli è e rimane questa: perché?

E ora aspetto le vostre risposte, pacate o meno, ricordandovi che segnalerò e bannerò chiunque oltrepassi il limite con minacce o insulti, come d’altronde già fatto settimana scorsa.

Perché sono ancora vivo, sapete, e scrivo e leggo e mi promuovo come e più di prima, alla faccia dei vostri “devi morire”, dei vostri “lo abbiamo distrutto, lo abbiamo ricoperto di merda”, dei vostri “l’abbiamo buttato a fondo, sì!”. Tutto per un’opinione, come nei migliori regimi fascisti.

Oh, in gamba eh

Ivano

ps. seriamente, autrici YouFeel, cosa c’è da prendersela? Seriamente pensavate di arrivare al Bancarella o allo Strega con “Amami, baciami, toccami, noi insieme per sempre, sì, ancora, io e te uniti, siamo una cosa sola, unici”? Per favore. Chiedetevelo: perché Rizzoli vi ha abbordate e fatte entrare nel team? Forse perché scrivete da dio? Forse perché i vostri sono da premio letterario? O più probabilmente perché vendete? Cioè, veramente, chiedetevelo: il mio libro potrebbe mai essere in lizza per il Bancarella? Anche solo lontanamente? E perché solo in ebook?
E per favore, non attaccatemi con il pretesto dell’invidia. Certo, piacerebbe anche a me vendere 10.000 copie. Certo, mi piacerebbe che grandi libri di piccolissimi autori che conosco fossero al posto vostro, in classifica. Ma nel vendere, dipende sempre A CHI. Cioè, se devo pensare che il mio libro è destinato a gente che non sa dividere la critica a una cosa dalla critica a una persona, che non sa argomentare, che non sa capire un testo, che non si prende le proprie responsabilità, etc etc etc, piuttosto preferisco il macero. Sul serio!
Facciamo una bella cosa: voi tenetevi le vendite, io mi tengo la mia opinione e la mia preferenza per i libri di qualità (perché anch’io leggo, sapete, non è che un autore scrive e basta e allora se una cosa gli fa schifo lo attacco su come o cosa scrive). Che poi, nessuno ci perde ed entrambi ci guadagniamo: voi vendete, io non leggo merda. Ok?

 

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LE INTERVISTE – Andrea Chiodi, Tutta colpa del ciclismo

Oggi intervistiamo Andrea Chiodi autore di Tutta Colpa del Ciclimo, edito da Nulla Die.

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Allora Andrea, bando alle ciance: scegli un animale per farci capire chi sei. Uno eh, mi raccomando.

La tigre, ma solo perché, quand’ero bambino, adoravo il manga “L’uomo tigre”.

Se dovessi scegliere una parola per spiegare perché scrivere, quale sarebbe? E perché?

Terapia. Scrivere è terapeutico, il miglior antidoto contro lo stress, la cura migliore per riprendersi dopo una giornata particolarmente dura.

Dicci qualcosa di bello che hai scoperto sul mondo della letteratura, e qualcosa di brutto.

È stato tutto bello: la ricerca dell’editore, la trepidante attesa per una risposta positiva riguardo all’opera inviata, le presentazioni, le belle recensioni, gli articoli di giornale. Il lato negativo sarebbero gli pseudo editori, quelli che si approfittano dei sogni altrui offrendo di pubblicare libri soltanto dietro un lauto contributo economico, rifiutare queste indecenti offerte mi ha comunque divertito parecchio.

Ora passiamo al tuo libro, Tutta colpa del ciclismo. Un libro di formazione sul ciclismo, giusto?

Esatto. Un libro ambientato principalmente nel mondo dello sport giovanile che termina quando i protagonisti sono adulti. Nel romanzo ho cercato di far emergere le debolezze caratteriali degli esseri umani nel momento in cui, in età matura, si trovano a dover fronteggiare i problemi dello sport e della vita.

Perché hai scelto di pubblicare con Nulla Die?

È stata la casa editrice che, più delle altre, ha dimostrato di credere nei miei libri.

Cosa ne pensi dell’editoria, in generale?

È un settore affascinante.

Quanti libri compri, più o meno, all’anno?

Più di quelli che riesco a leggere.

Se dovessi paragonare il tuo libro a un piatto, quale sarebbe?

Una fresca insalata di riso da consumare durante un torrido mezzogiorno di luglio.

L’ultimo libro che hai letto?

Mr.Mercedes di Stephen King.

Raccontaci in breve cosa secondo te ha spinto l’autore a scrivere quel libro.

Immagino che abbia voluto cimentarsi in un genere nuovo per lui. Una sfida(vinta) con sé stesso.

In che modo ti ha arricchito quest’ultimo libro letto?

Rimango sempre affascinato dal modo in cui King costruisca i suoi romanzi partendo da situazioni apparentemente insignificanti, che poi, precedendo con il racconto, tanto insignificanti non sono.

Facci il nome di un autore emergente secondo te in rampa di lancio, pronto quindi per il grande salto, e di un autore emergente che, invece, secondo te, non merita il successo che sta avendo.

Fabio Girelli, credo che in futuro sentiremo parlare molto bene di lui, ha un grande talento. Alla seconda parte della domanda (fortunatamente) non so rispondere.

Ok, ora buttiamoci sul 50 e 50. Rispondi sinceramente, d’impulso: youtube o tv?

YouTube

Netflix o Sky?

Netflix

Cioccolato o salame?

Salame

Autunno o primavera?

Primavera

Sirmione o Ventimiglia?

Ventimiglia

Bollicine o naturale?

Bollicine

Pop o Indie?

Pop

Destra o sinistra?

Più sinistra che destra, ma adesso come adesso nessuna delle due.

Dove possiamo trovare il tuo libro? Dacci qualche link 

Sui principali Store on Line come Ibs, Amazon, Libreria universitaria, oppure nel sito di Nulla Die.

Consigliaci il libro di un altro autore emergente.

La tua vita un inferno” di Tiziano Trevisan.


Che altro dirvi? Andate a cercarvi Tutta colpa del ciclismo, Andrea Chiodi, ed. Nulla Die!

E… buona lettura!

Ivano

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Chiedere un euro a pagina a5 per una traduzione è immorale?

Allora, finalmente mi riaffaccio sulla superficie del blog, dopo insulti ricevuti da destra e da manca per aver detto che, PER ME, il genere soft-porn, soprattutto se autopubblicato, è MERDA (e lo ribadisco, per me è assolutamente merda, in toto). Quindi, dopo aver beccato per questo del segaiolo, del misogino, del qualunquista, del frustrato, del “povera la sua compagna”, il tutto frammisto a minacce di bastonate, badilate, sberle etc etc (qualcosa come 600/700 commenti su facebook, sito e pagina personale, insomma siamo a livelli da bullismo digitale, ma se poi si ammazza una ragazza perché gira un’immagine di lei che ha appena avuto un rapporto orale e dice “BRAVOH” ci sdegniamo e pensiamo che la gente sia una merda. Una roba schifosa ciò che le è accaduto, come una roba schifosa è ciò che mi sta accadendo. Una vergogna) ora vado al nocciolo della questione.

Alcuni “autori” di questo genere mi hanno attaccato sul fatto che farei pagare un euro a pagina a5 per le traduzioni che svolgo, soprattutto di autopubblicati e piccoli editori. Mi chiedo questo cosa c’entri con il tema dell’articolo, ma, comunque, parliamo d’altro: ora, francamente, e pacatamente, voglio esporre il mio perché sulla moralità o meno di questa tariffa.

Mi è stato detto che il prezzo a cartella di un traduttore professionista è di 16, 17 euro, quindi siamo intorno agli otto euro e cinquanta in media a pagina a5. Devo supporre che questi professionisti lavorino solo con grandi editori, perché per un libro medio questo supporrebbe un costo netto, per l’editore, di (100 cartellex16 euro) 1600 euro. Ora, mettiamo che un grande editore sia anche disposto a spenderli, 1600 euro, per la traduzione di un libro (perché comunque otterrà un profitto maggiore). Bene, ma: come posso io, con la mia bella faccia, chiedere a un autopubblicato o a un piccolo editore, che di media vende, quando va bene, 300 copie, 1600 euro?

I libri che traduco sono opere che non andrebbero tradotte, altrimenti. Io mi presto a una tariffa agevolata, perché lo faccio per passione, non certo perché lo faccia peggio di altri. Chiaramente tra i professionisti ci sarà chi lo fa meglio di me, ma uno psicologo che applica una tariffa agevolata certo non fa un lavoro peggiore di uno psicologo che chiede 50 euro, o di uno psicoterapeuta che ne chiede 100.

La maglietta di Zara o H&M, le scarpe all’Eurospin, avranno sicuramente una qualità peggiore rispetto a Versace e Nike, ma non per questo sono immorali.

E non mi sembra di pestare i piedi a chi traduce per 16, 17 euro a cartella, perché un grande editore non si è mai affidato a me né, probabilmente, mai lo farà.

E preferisco di gran lunga aiutare un autore che non verrebbe mai tradotto, o aiutare un piccolo editore a importare in Italia un piccolo, medio titolo, piuttosto che lasciare questi lavori all’oblio.

Sono immorale? Non credo.

Certo di immorale c’è questa battaglia all’ultimo sangue che mi vede vittima sacrificale, una tempesta in cui si cerca di trovare ogni mio minimo difetto per abbattere colui che critica un genere che, per sua opinione, è merda. Io non leggerei mai quel genere, ma si chiude lì la cosa. Se qualcuno critica un manga che io adoro, e dice che è merda, me ne sbatto, e continuo a leggere quel manga. Se mi offendo, una ragione c’è.

E per favore, basta. Piuttosto prendetevela con l’autrice che, nel suddetto articolo, ho additato, e che anche voi avete additato in precedenza, e che ora invece se ne va bella tranquilla a pubblicare la sua prossima opera.

Io, contro di voi, non ho fatto niente. E voi, se mi avete insultato o offeso, rendetevi conto di essere stati solo dei bulli. E nient’altro. E vergognatevi, un po’. Perché QUESTO è immorale (come è immorale che più autrici di RIZZOLI, e dico RIZZOLI fomentino il tutto. Roba da querela. Chissà cosa ne pensa, Rizzoli, di questo).

Ivano

edit, ore 21.13

Mi è stata appena AUGURATA LA MORTE da tale Alice Land, blogger, per i suddetti fatti. Il tutto su una discussione nella pagina FB della famosissima (MAH) Cafaro, partita da un insulto della Cafaro (non svelato ai suoi lettori) nei miei confronti a cui è seguita una mia risposta alla suddetta  via messaggio e, appunto, quel suo post. Le ho detto di vergognarsi (ad Alice Land, chiariamo, che qui bisogna essere chiari quanto verso un bambino delle elementari), mi ha risposto che lo ha detto in modo sarcastico, e che devo imparare a stare al mondo. Direi che con questa ho chiuso.

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Vi meritate questo shit-publishing? – Il caso Elisa Artemide

Mi sveglio per prendermi un cappuccino in santa pace in terrazza, con il naso all’insù per gustarmi l’aria di lago e fiori di Sirmione, ed ecco che mi arriva il tanfo di letame e sudore e sangue dell’ennesimo alterco-caso letterario-sbudellamento in diretta su Fb. A quanto pare, un’autrice AVREBBE plagiato un’altra autrice; beh, c’è un disastro in atto, la letteratura è in pericolo serio, dovrebbe intervenire la SIAE, ma che dico, gli avvocati, ma che dico, il questore, ma che dico, il Garante, ma che dico, il Pubblico Ministero!

Divaghiamo poco, che sono tutto scottato per colpa della bell’idea di non portarmi dietro la crema solare perché no, figurati se ci scottiamo, alla fine siamo al lago, mica in Liguria:

Elisa Artemide, questo il suo nome (un’illustre sconosciuta per me, e mi sento poco colpevole di questo, vedendo l’elenco e il tema delle sue opere) AVREBBE, secondo una sua lettrice, copiato PARI PARI, ma PARI PARI PARI, interi paragrafi, pagine – addirittura, si mormora, tomi, ma che dico, abiti e calzature, ma che dico, arredamento della casa e mezzi, ma che dico, lo stesso stile di vita – dal libro di un’altra famosissima autrice, Rayne Miller (anche qui mi sento colpevole poco e niente di non conoscerla, vedendo l’elenco e il tema delle opere che, va da sé, sono similari – se non, come qualcuno ASSERIREBBE, identiche – a quelle della prima autrice citata).

Per dovere di cronaca, riporto alcuni dei “sorprendenti” brani “beccati” dall’indomita lettrice, presi dai due libri in questione, Doni rari e preziosi della Miller, uscito a maggio 2015, e Un cuore da conquistare della Artemide, datato giugno 2017.

(il tutto è tratto da una delle recensioni Amazon al libro in questione, che non linko: non faccio pubblicità allo shit-publishing)

ELISA ARTEMIDE:

Davvero? Michael conosce qualcuno a questo party? Penso che dopo tutto non sarà così male come ho previsto. Non vedo l’ora di provocarlo con le sue lamentele al fatto di doverci venire.
«Oh, be’, meglio così. Vorrei conoscerli anche io, ma prima mi serve
dell’acqua. Ho davvero sete dopo la lunga nuotata del pomeriggio. Deve
essere colpa del sale».
«Vieni con me, bella mia, ci penso io a te».
Un’ora più tardi sono pronta ad andarmene, ma sfortunatamente sembra sia l’unica a pensarla così. Michael e la sua vecchia amica Caroline siedono uno accanto all’altra su un divano, ridendo e chiacchierando delle elezioni e di tutto ciò che possa esserci: dalle migliori piste da sci sulle Alpi, alle scarpe di Ferragamo. Sembrano divertirsi molto assieme.

RAINE MILLER:

Davvero? Ethan conosceva qualcuno a questo party? Pensai che dopo tutto non sarebbe stato così male come aveva previsto. Non vedevo l’ora di provocarlo con le sue lamentele al fatto di doverci venire.
«Oh, be’, meglio così. Vorrei conoscerli anche io, ma prima mi serve dell’acqua. Ho davvero sete dopo la lunga nuotata del pomeriggio. Deve essere colpa del sale.»
«Vieni con me, bella mia, ci penso io a te.»
UN’ora più tardi ero pronta ad andarmene ma sfortunatamente sembrava fossi l’unica a pensarla così. Ethan e la sua vecchia amica Carolina sedevano uno accanto all’altra su un divano, ridendo e chiacchierando delle elezioni italiane e di tutto ciò che potesse esserci:
dalle migliori piste da sci sulle Alpi, alle scarpe di Ferragamo. Sembravano divertirsi molto assieme.

ELISA ARTEMIDE:

Manuel mi fa fare un giro della sua villa seicentesca elegantemente
ristrutturata e le numerose opere d’arte presenti mi lasciano di stucco. Ha addirittura adibito un’intera stanza a galleria fotografica. Mentre torniamo alla festa, cerco Michael con il mio drink per tutta la stanza senza riuscire a vederlo nonostante sia più alto degli altri. Mi serve dell’acqua.
«Sta parlando con Caroline e Roger, dei miei amici», mi spiega Manuel, interpretando correttamente il mio bisogno di trovare Michael. «Credo che si conoscessero già».

RAINE MILLER:

Marco mi fece fare un giro della sua villa seicentesca elegantemente ristrutturata e le
numerose opere d’arte presenti mi lasciarono di stucco. Aveva adibito un’intera stanza a galleria fotografica.
Dov’era finito Ethan con il mio drink? Lo cercai per tutta la stanza senza riuscire a vederlo nonostante fosse più alto degli altri. Mi serviva dell’acqua.
«Sta parlando con Carolina e Rogelio, dei miei amici» mi spiegò Marco,
interpretando correttamente il mio bisogno di trovare Ethan, «Credo che si conoscessero già.»

ELISA ARTEMIDE

«Pronti a diventare genitori?», domanda il dottore allegro.
«Sì».
«Ok, può guardare adesso se vuole, Mister Walker», mi avvisa il dottore con quel tono secco che mi dice quanto si stia concentrando sul da farsi.
Mantengo gli occhi su Elen, mentre lui pratica l’incisione, strofinandole il
pollice con la mano, conscio che niente al mondo mi avrebbe mai spinto a guardare un bisturi che incida la sua pelle perfetta. Lei è calma e senza emozioni: non sembra provare alcuna paura, solo una forte determinazione ad andare avanti e terminare. È così sorprendente.
Le donne sul punto di dare la vita sono magnificamente coraggiose nel modo di arrivare in fondo alla cosa e vedere Elen sotto questa luce è qualcosa di eccezionale.
Il suono dei monitor fa da sottofondo a quello degli strumenti medici e ai
movimenti del suo corpo sul tavolo, mentre gli addetti arrivano alla bambina.
«Senti male?», sussurro a mia moglie.
«Non sento dolore, Alex, solo spingere e tirare. È una sensazione strana, ma sto bene». Annuisce, sorridendomi. «Voglio solo conoscere nostra figlia».
«Anche io, mia bellissima, anche io».
«Ci siamo», dichiara il dottore con una certa autorità.
Do un’occhiata oltre il telo e vedo una corona di capelli scuri che esce dalla pancia di Elen, poi un viso accartocciato, dall’espressione arrabbiata per il modo brusco in cui è stato portato in quel mondo di luci e rumori, infine spalle e braccia minuscole e il resto di un corpicino che esce dall’apertura.
L’intero processo dura forse dieci secondi e altrettanto velocemente Lei arriva.

RAINE MILLER

«Pronti a diventare genitori?» domandò Fred allegro.
«OK, puoi guardare adesso se vuoi, E» mi avvisò Fred con quel tono secco che mi diceva
quanto si stesse concentrando sul da farsi.
Avevo mantenuto gli occhi su Brynne mentre lui faceva l’incisione; strofinandole il pollice con la mani, conscio che niente al mondo mi avrebbe mai spinto a guardare un bisturi che affettava la sua pelle perfetta. Lei era calma e senza emozioni: non sembrava provare alcuna paura, solo una forte determinazione ad andare avanti e terminare.
È così sorprendente.
Le donne sul punto di dare la vita erano magnificamente coraggiose nel modo di arrivare in fondo alla cosa e vedere Brynne sotto questa luce era qualcosa di eccezionale.
Il suono dei monitor faceva da sottofondo a quello degli strumenti medici e ai movimenti del suo corpo sul tavolo, mentre gli addetti arrivavano al bambino.
«Non sento dolore, Ethan, solo spingere e tirare. È una sensazione strana, ma sto bene.» Lei annuì sorridendomi, «Voglio solo conoscere nostro figlio.»
«Anche io, mia bellissima, anche io.»
«Ci siamo» dichiarò Fred con una certa autorità.
Diedi un’occhiata oltre il telo e vidi una corona di capelli scuri che usciva dalla pancia di Brynne, poi un viso accartocciato, dall’espressione arrabbiata per il modo brusco in cui era stato portato in quel mondo di luci e rumori, infine spalle e braccia minuscole e il
resto di un corpicino che usciva dall’apertura.
L’intero processo durò forse dieci secondi e altrettanto velocemente… lei arrivò.

ELISA ARTEMIDE – UN CUORE DA CONQUISTARE uscita del 20/6/2017 CAPITOLO VENTISEI Alex «Dottore, cosa sta succedendo? Mi dica qualcosa di utile!». Prendo il medico di turno per il colletto avvicinandolo al mio viso, mentre mi sembra che il cuore mi esploda da un minuto all’altro.«Smettila di maltrattare il dottore e lascia che faccia nascere tuo figlio»,dice Cate calma, liberando il dottore.«Vada con l’infermiera, signore. La preparerà per il parto», dice il medico.«Dovete per forza praticarle il taglio cesareo?», gracchio.«Temo di sì, Mister Walker. La bambina è podalica e non possiamo rischiareche nasca con i piedi. Elen non riuscirebbe a sopportarlo».Michael mi dà una pacca forte sulla schiena. «Starà bene. Smettila di preoccuparti e vai a prepararti».Il dottore mi lascia nell’ingresso e sparisce oltre una porta con la scritta Riservato al Personale.Deglutisco, seguendo l’infermiera nella speranza dinon svenire prima di arrivare dovunque mi stia portando.«Dov’è mia moglie?», domando.«La stanno preparando per l’intervento e le stanno facendo l’epidurale. Ildottor Grey le spiegherà tutto passo per passo durante la procedura. Lei potrà seguire il parto parlandole». Mi sorride amabilmente. «Congratulazioni,papà».

RAINE MILLER – DONI RARI E PREZIOSI uscita del 14/5/2015 «FRED, cosa sta succedendo? Dimmi qualcosa di utile!» Presi mio cognato per il colletto avvicinandolo al mio viso, mentre mi sembrava che il cuore mi dovesse esplodere da un minuto all’altro. «Smettila di maltrattare il dottore e lascia che faccia nascere tuo figlio» disse lui calmo,liberandosi, «Vai con Mary Ellen, ti farà preparare per il parto. Stai per diventare padre, gransignore!» «Taglio cesareo? Davvero, Fred?» gracchiai. «Temo di sì, amico. Il bambino è podalico e non possiamo rischiare che nasca con i piedi.Brynne non riuscirebbe a sopportarlo.» Mi diede una pacca forte sulla schiena. «Starà bene. Smettila di preoccuparti e vai a prepararti.» Fred mi lasciò nell’ingresso e sparì oltre una porta con la scritta Riservato al Personale. Deglutii seguendo Mary Ellen nella speranza di non svenire prima di arrivare dovunque mi stesse portando. «Dov’è mia moglie?» domandai. «La stanno preparando per l’intervento e le stanno facendo l’epidurale. Il dottor Greymont le spiegherà tutto passo per passo durante la procedura. Lei potrà seguire il parto parlandole.» Mi sorrise amabilmente, «Congratulazioni, papà.»

 

Allora, tralasciando il fatto che uno dei due libri è pubblicato, e da Corbaccio, editore iscritto regolarmente a Siae (e che quindi l’autrice dell’autopubblicato rischia seriamente, NEL CASO, una denuncia per plagio da Corbaccio e la richiesta di restituzione dei guadagni sommata a una bella multozza), analizziamo punto per punto le mie opinioni in merito.

Punto primo: senza il self-publishing questo non sarebbe mai successo. O MEGLIO, il self-publishing ha certamente influito.

Avete presente quelle clausole GRANDI COSI’ nei contratti che gli editori mandano agli autori e che dicono SI AFFERMA CHE L’INEDITO E’ FRUTTO ESCLUSIVAMENTE DELL’INVENTIVA DELL’AUTORE E NON E’ MAI STATO PUBBLICATO O DIVULGATO IN QUESTA O ALTRA FORMA?

Ecco, appunto. Un editore, NEL CASO, si sarebbe subito sganciato dalla polemica di oggi, avrebbe fatto il culo a quattro all’autore e probabilmente avrebbe sommato denuncia a denuncia (per mancato rispetto del contratto). Ora c’è da chiedersi: Amazon Direct Publishing è un editore, e in quanto tale POTREBBE passare a denuncia? Staremo a vedere. NEL CASO (oh, si sa mai, dicono che questa abbia il gratuito patrocinio, e io non ho soldi da buttare in avvocati).

Chiaro che, senza un contratto minimo da rispettare, uno fa un po’ il cazzo che gli pare. Anche copiare.

Punto secondo: gli pseudonimi e il self-publishing

Ora: cosa vieta ai lettori, dopo questa polemica, di pensare che la cara Elisa, autrice sotto pseudonimo, NON SIA anche Clara, ed Elisabetta, e Gina, e ABBIA, nel caso, copiato e venduto altri dieci, cento, mille romanzi? E cosa vieta, IN CASO DI PLAGIO, a un’autrice sotto pseudonimo di crearne uno nuovo e lavarsi via di dosso l’etichetta dell’autrice colpevole?

Punto terzo: il libro scelto per il plagio

Diciamocelo: non è che stiamo parlando di capisaldi della letteratura. Stiamo parlando di merda. Ma di merda nel vero senso del termine. Di quei libri che meglio gli Harmony, che Cento colpi di spazzola scansati, che in confronto Volo è Leonardo Da Vinci. Cioè, non me ne vogliate: libri per analfabeti.

D’altronde, con tutta la ragione che posso dare a lettrici incazzatissime per aver scoperto una cosa simile (e aver quindi, NEL CASO, la conferma di esser state prese per il culo da mesi), leggiamoci un po’ i commenti al fatto avvenuto, o anche solo le altre recensioni su Amazon: errori grammaticali, sintattici etc etc a profusione. Robe da quinta elementare scarsa. Tipo che D’Annunzio non si volta nella tomba, ci rotola dentro stile Fidget Spinner (così facciamo anche moda, dai).

Se leggete Shitpublishing e non vi accorgete che questi libri sono tutti tutti tutti uguali, tanto che MAGARI sono DAVVERO tutti tutti tutti uguali (virgole e scene comprese), allora il problema siete voi. Sincero: come fa un libro di merda del genere ad aver preso 29 volte 5 stelle su 5? Ma serio? Ma avete mai letto un libro vero?

Punto quarto: qui siamo in presenza di un genio

Ci ho pensato su, e alla fine mi rendo conto che, forse, NEL CASO (ehm ehm) siamo davvero davanti alla più grande impresa nella letteratura italiana degli ultimi decenni: una presa per il culo globale.

Del tipo: questa gente legge merda? Bene, diamogli la merda che merita.

Cioè, seriamente, pensateci: questa persona (magari è un uomo, alla fin fine) si SAREBBE messa a COPIARE interi brani di un libro GIA’ pubblicato, stile puzzle, scegliendolo con cura tra altre migliaia, AVREBBE QUINDI POI confezionato una copertina con mezzo busto di un mezzo cretino nudo e poi clic, caricato il tutto, SE NE SAREBBE STATA lì ad aspettare che il mondo si muovesse da sé, che le mosche venissero alla merda, attratte dal profumino. Un genio. NEL CASO, pensava e sapeva che quasi nessuno se ne sarebbe accorto. Anzi, correggo: non fosse stato per quella lettrice che aveva appena letto il libro ‘copiato’, beh, sicuramente nessuno se ne sarebbe accorto. Davvero!

E se fosse stato, NEL CASO (coff coff), un esperimento, un gioco? Se fosse stata tutta una messa in scena per dimostrare che sì, la gente legge merda, la gente legge schifezze, e quindi si merita di essere presa per il culo? Beh, chapeau, devo dire, solo e soltanto chapeau.

Magari lui/lei è lì, NEL CASO EH, davanti allo schermo, che se la ride sotto i baffi mentre 4 gatti si scannano e imprecano per un libro che non esiste né è mai esistito e contro una persona che non esiste, che non è mai esistita e che non esisterà mai.

Insomma, in fin dei conti, tutta la mia stima per chi ha scoperto l’inghippo, ma, fosse stato davvero un esperimento, beh, mi alzo in piedi per dieci minuti d’applausi all’autore/autrice fantasma. Che tanto, quei dodici euro che avete buttato per quella merda li avreste buttati per altra merda, detto sinceramente. Mica ci avreste comprato un libro decente: voi, un libro decente, nemmeno sapete cos’è.

Ah, buona lettura eh

Ivano

ps. io avviserei Amazon, Corbaccio e la Miller, tanto per. Giusto per gustare, da dietro lo schermo, quei 4 gatti che si ammazzano tra loro – che stavolta può essere il vostro turno, alla faccia sua, NEL CASO EH. NEL CASO. NEL. CASO. Ah, altra cosa: io andrei, fossi in voi, a esaminare anche i vecchi libri. Sia mai, MAGARI, e dico MAGARI, non è una cosa nuova, è una roba partita in modo graduale, da lontano. Magari con altri pseudonimi. Dateci un occhio, ecco (io evito, la merda non mi piace nemmeno vederla da lontano)

pps. Punto quinto: cosa ho scoperto dopo

E niente, a quanto pare, la sedicente autrice AVREBBE copiato brani anche dalla “famosissima” Penelope Douglas (ah beh) e da una fantomatica Abbi Glines. NON AVREBBE mai chiesto scusa (che ci starebbe anche, in accordo al mio punto quarto) e AVREBBE addirittura minacciato querela per diffamazione (a quanto pare) chi l’ha beccata. E, punto finale, AVREBBE detto di essere protetta da patrocinio legale gratuito e AVREBBE cancellato ogni traccia e bloccato i suoi detrattori, tenendo così all’oscuro, in teoria, i propri lettori. Allora no, qui non siamo proprio in presenza di un genio. No, direi di no. NEL CASO FOSSE VERO, ma NEL CASO, EH (ehm ehm coff coff) più di una bambinata, di una grande cazzata dopo cui non si sa che fare, perché il casino è molto più grande di quanto si credeva potesse essere. Tanto, chi mi becca? E poi, se mi beccano, che vuoi che mi facciano? Ecco, immagino tutti gli insulti che la suddetta POTREBBE AVER ricevuto. Insomma, non c’è bisogno che ve li elenchi io, no? Ah, c’è? Ma andateveli a cercare, no? Ah, autrice originale e editore sono stati poi avvisati. Prevedo cazzi amarissimi. D’altronde, io ero già davanti allo schermo con i pop corn, pronto a vederli scannarsi. Vi avevo avvisati, no? Bon apetit!

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