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Recensione: Nimal Kingdom di Ivano Mingotti

Una bella recensione per il mio Nimal 🙂

Il mondo di Lexy

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Voglio iniziare questa recensione ringraziando di cuore Ivano per avermi gentilmente contattata, proponendomi di leggere la sua nuova opera in cambio di un onesto commento.
Questo libro è stata una graditissima sorpresa, difficilmente infatti lo avrei scoperto e letto in quanto fin da subito mi è sembrato molto diverso dal mio genere e sopratutto dallo stile con cui avevo conosciuto l’autore. Di Ivano Mingotti avevo infatti letto parecchio tempo fa “Sotto un sole nero” che mi aveva conquistata, la storia era forte, intensa, disperata, viva e mi aveva colpito come un pugno nello stomaco guadagnandosi 5 stelline e un piccolo spazio nel mio cuore. Dopo tale esperienza anche solo l’idea di ritrovarmi l’autore alle prese con un romanzo come Nimal Kingdom era… bizzarra. Temevo di non riuscire ad apprezzare fino in fondo il libro e di rimanerne un po’ delusa essendo così diverso rispetto la mia precedente lettura. Ho spesso…

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Cosa ne pensa un autore..?

Perché la collana YouFeel di Rizzoli è una “CAGATA PAZZESCA”

E dire che il compianto Paolo Villaggio ci ha anche pubblicato, con Rizzoli. Chissà lui, tanto critico con la classe media e con l’impoverimento culturale delle masse, cosa ne pensava di YouFeel.

Ma andiamo per gradi: cos’è YOUFEEL di Rizzoli? Sostanzialmente una collana di ebook, dall’orientamento rosa, a volte hard (quindi di base romance) che spinge soprattutto sui “talenti” (chiamiamoli così) provenienti dal self (ma anche non, vedasi alcune autrici di collana).

Allora, perché una cagata pazzesca?

Prima di tutto bisogna dire che Rizzoli ha avuto questa brillante idea sicuramente per far breccia in quella parte di mercato editoriale in forte crescita, appunto quella dei libri romance, che tanto sta prendendo piede negli ultimi tempi. Perché è innegabile: il romance vende, tanto, e piace, tanto (soprattutto a una certa fascia di popolazione, ma ne parleremo poi). Perché allora non sfruttare la cosa senza particolari sforzi, quindi relegando il tutto al settore digitale (e quindi a una collana digitale) potendo così guadagnare senza dover per forza puntare sull’azzardo del cartaceo?

Beh, i motivi per NON farlo sono tanti. Per questo, io vorrei porre qualche domanda a Rizzoli, concernente appunto la creazione e l’uso della collana YouFeel:

Perchè svalutare la credibilità letteraria di un marchio storico per qualche soldo in più?
Perché dare adito a paragoni tipo Rizzoli-Romance-LetteraturaDiBassaLega, perché cascarci senza pensare che l’abbinamento comincerà ad aggirarsi e a venire sempre più in risalto?
Perché affidare l’immagine web di un editore, o quantomeno la sua parte più ‘vendibile e venduta’, a questi libri dallo scarso contenuto letterario?
Perché vendere l’anima per guadagnare lettori che, è vero, non leggerebbero altro, ma andrebbero altresì accuditi e guidati verso migliori letture?
Perché perdere la propria mission di ‘miglioramento del mondo’? Perché i libri teoricamente servono a questo, a migliorare il mondo.
Perché svendersi per qualcosa che su Internet ha preso fin troppo piede e che sta letteralmente rovinando l’immagine del self in Italia, marchiandolo con lo stereotipo di un certo romanzo di genere e di quel genere soltanto, per altro malvisto dal resto degli autori (anche Self) e dalla gran parte dei lettori NON di romance/hard?
Perché alimentarlo, questo stesso fenomeno, dandogli ufficialità e permettendo così a gente che ha sempre venduto libri di scarso valore letterario di fregiarsi del titolo di ‘autori Rizzoli’?
Perché dare a un tipo di libri di scarso, se non scarsissimo valore letterario, il marchio di libri di grande editore (e qui casca l’asino anche su altri grandi editori, ma ne parleremo in altro momento)?
Perché non pensare a strategie alternative per guadagnare, strategie di marketing per valorizzare invece libri validi, invece che inventarsi l’ennesima furbata controproducente?
Perché arrendersi alla popolarizzazione della letteratura, alla vanity press, alla letteratura da quattro soldi, allo svilimento della cultura?
Perché finire per arrendersi al trash dilagante, e così alimentarlo (guardiamo alcune copertine e alcuni titoli e ne riparliamo)?
Perché aiutare e coadiuvare quella che sarà se già non è la decadenza della cultura italiana in toto, musicale e letteraria in primis?
Perché?

In tutto questo, rivolgendosi a un tipo di lettori/lettrici che non comprano altro, se non in piccola quantità: chi legge romance tendenzialmente legge solo romance, o prevalentemente romance; un po’ come una droga di cui non si può fare a meno: l’immedesimazione nei libri di quel genere, forse per un meccanismo di neuroni a specchio, dà lo stesso effetto del giocare alle macchinette, o del mangiare tanta cioccolata, cioè rilascia endorfine di cui il corpo poi sente il bisogno: una soddisfazione che arriva con facilità, e per questo è sempre più cercata e agognata e, a volte, difesa con le unghie e con i denti: una vera e propria dipendenza.

Rizzoli ha fatto una scelta prevalentemente commerciale, non certo di valore letterario. Punto primo, perché nessuno di questi libri verrà mai candidato a uno Strega, a un Bancarella, a un Pulitzer: anzi, non c’è niente di più lontano. Punto secondo perchè questo genere, se non proprio questi libri, pubblicati già in self, VENDEVANO GIA’, anche senza il bisogno dell’entrata in scena di Rizzoli: l’editore si è approfittato della situazione e le ha dato LEGITTIMITA’.

Non sto dicendo che questi libri siano illeggibili, affatto. Magari qualched’uno presenta errori, o buchi di trama, ma sostanzialmente, se un editing c’è o c’è stato, il libro passa al vaglio di un qualsiasi lettore medio. Il punto è che un libro deve TRASMETTERE UN MESSAGGIO per essere considerato tale, e questi libri quale messaggio trasmettono? Che amare è bello? Che fare l’amore è bello? Questo lo sapevamo già, da quando siamo nati, circa. Quindi parliamo di valore letterario di questi tomi, ribadisco:

Libri che si legano alla parte più primitiva del cervello umano, quella rettile, quella che ha a che fare con sentimenti, pulsione sessuale, libido, emozioni, soddisfazione, riproduzione. Libri che tradiscono la parte più evoluta del cervello per poter essere desiderati da quella più interna. Libri che devono affidarsi all’ideale di una bellezza maschile o femminile stereotipata, che spesso ricalca l’immagine di attori o attrici, tra l’altro spesso usate nella promozione degli stessi libri (questo è il mio/questa è la mia protagonista, con allegata foto di attore o attrice). Libri che si devono legare a stereotipi anche di genere, per bilanciare quel piattume stilistico di cui sono testimoni: in assenza di altro, ci si lega al cliché, alla sicurezza. Perché QUELLE lettrici vogliono questo, e solo questo.

Perché un libro senza messaggio, contenente solo lo stesso schema di storia ripetuto cento e cento volte per soddisfare sempre lo stesso appetito delle stesse lettrici/lettori, è un libro che ha un solo scopo: VENDERE.

A me spiace, francamente, perché così Rizzoli ha deciso di dedicarsi ANCHE a lettrici che, purtroppo, cercheranno sempre la stessa storia, con piccole variazioni. Sempre le stesse fantasie sentimentali o sessuali, sempre lo stesso schema. Lettrici di questo tipo.

Gente che, sinceramente, ha da sempre paura del giudizio degli altri lettori, perché sa che legge libri ritenuti di categoria inferiore, e per questo sbrana il malcapitato che gli dice: fa schifo. Perché meglio aggredire che essere nuovamente aggrediti. Gente che sa che sta buttando via tempo, non rendendo quel tempo prezioso, gente che sa che legge quel genere perché non ha voglia né stimolo di leggere altro, quantomeno in quei momenti di lettura. Gente che non vuole più sforzarsi.

Gente che ordina libri online (per questo questi ebook hanno grande successo) perché ha il timore di entrare in libreria ed essere giudicata nel chiedere quel titolo, se mai in una libreria ci è entrata.

Gente che spesso si esprime con un linguaggio da quarta elementare, e che quando glielo si fa notare è già pronta a cercare il pelo nell’uovo del proprio detrattore, come se dire ‘tu hai sbagliato un’acca in quarta elementare’ rendesse meno problematico e pesante non saper scrivere un è con l’accento o un a senza l’acca a 30, 40, 50 anni.

Gente che si incazza e che è pronta a linciare chi critica il proprio genere preferito di letture, che è pronta anche ad augurare la morte per questo, solo e soltanto perché profondamente insicura sulle proprie letture, e forse anche nella propria vita, e allora al primo quasi attacco reagisce a sua volta attaccando, con una veemenza terribile. Che quando gli si fa notare la gravità di ciò che dice, non se ne rende conto, perché la vita digitale, magari edulcorata appunto da questi libri in maggioranza digitali, non è più la vita reale, e il nemico digitale non è più un essere umano, non esiste davvero, quindi non può certo andare a denunciarmi dai carabinieri.

Gente che non riesce a scindere ‘ciò che mi piace’ da ‘ciò che sono’, un po’ come se qualcuno mi dicesse ‘a me non piacciono i peperoni’ e io gli rispondessi ‘vaffanculo, muori, stronzo’.

In tutto questo, la mia domanda a Rizzoli è e rimane questa: perché?

E ora aspetto le vostre risposte, pacate o meno, ricordandovi che segnalerò e bannerò chiunque oltrepassi il limite con minacce o insulti, come d’altronde già fatto settimana scorsa.

Perché sono ancora vivo, sapete, e scrivo e leggo e mi promuovo come e più di prima, alla faccia dei vostri “devi morire”, dei vostri “lo abbiamo distrutto, lo abbiamo ricoperto di merda”, dei vostri “l’abbiamo buttato a fondo, sì!”. Tutto per un’opinione, come nei migliori regimi fascisti.

Oh, in gamba eh

Ivano

ps. seriamente, autrici YouFeel, cosa c’è da prendersela? Seriamente pensavate di arrivare al Bancarella o allo Strega con “Amami, baciami, toccami, noi insieme per sempre, sì, ancora, io e te uniti, siamo una cosa sola, unici”? Per favore. Chiedetevelo: perché Rizzoli vi ha abbordate e fatte entrare nel team? Forse perché scrivete da dio? Forse perché i vostri sono da premio letterario? O più probabilmente perché vendete? Cioè, veramente, chiedetevelo: il mio libro potrebbe mai essere in lizza per il Bancarella? Anche solo lontanamente? E perché solo in ebook?
E per favore, non attaccatemi con il pretesto dell’invidia. Certo, piacerebbe anche a me vendere 10.000 copie. Certo, mi piacerebbe che grandi libri di piccolissimi autori che conosco fossero al posto vostro, in classifica. Ma nel vendere, dipende sempre A CHI. Cioè, se devo pensare che il mio libro è destinato a gente che non sa dividere la critica a una cosa dalla critica a una persona, che non sa argomentare, che non sa capire un testo, che non si prende le proprie responsabilità, etc etc etc, piuttosto preferisco il macero. Sul serio!
Facciamo una bella cosa: voi tenetevi le vendite, io mi tengo la mia opinione e la mia preferenza per i libri di qualità (perché anch’io leggo, sapete, non è che un autore scrive e basta e allora se una cosa gli fa schifo lo attacco su come o cosa scrive). Che poi, nessuno ci perde ed entrambi ci guadagniamo: voi vendete, io non leggo merda. Ok?

 

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LE INTERVISTE – Andrea Chiodi, Tutta colpa del ciclismo

Oggi intervistiamo Andrea Chiodi autore di Tutta Colpa del Ciclimo, edito da Nulla Die.

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Allora Andrea, bando alle ciance: scegli un animale per farci capire chi sei. Uno eh, mi raccomando.

La tigre, ma solo perché, quand’ero bambino, adoravo il manga “L’uomo tigre”.

Se dovessi scegliere una parola per spiegare perché scrivere, quale sarebbe? E perché?

Terapia. Scrivere è terapeutico, il miglior antidoto contro lo stress, la cura migliore per riprendersi dopo una giornata particolarmente dura.

Dicci qualcosa di bello che hai scoperto sul mondo della letteratura, e qualcosa di brutto.

È stato tutto bello: la ricerca dell’editore, la trepidante attesa per una risposta positiva riguardo all’opera inviata, le presentazioni, le belle recensioni, gli articoli di giornale. Il lato negativo sarebbero gli pseudo editori, quelli che si approfittano dei sogni altrui offrendo di pubblicare libri soltanto dietro un lauto contributo economico, rifiutare queste indecenti offerte mi ha comunque divertito parecchio.

Ora passiamo al tuo libro, Tutta colpa del ciclismo. Un libro di formazione sul ciclismo, giusto?

Esatto. Un libro ambientato principalmente nel mondo dello sport giovanile che termina quando i protagonisti sono adulti. Nel romanzo ho cercato di far emergere le debolezze caratteriali degli esseri umani nel momento in cui, in età matura, si trovano a dover fronteggiare i problemi dello sport e della vita.

Perché hai scelto di pubblicare con Nulla Die?

È stata la casa editrice che, più delle altre, ha dimostrato di credere nei miei libri.

Cosa ne pensi dell’editoria, in generale?

È un settore affascinante.

Quanti libri compri, più o meno, all’anno?

Più di quelli che riesco a leggere.

Se dovessi paragonare il tuo libro a un piatto, quale sarebbe?

Una fresca insalata di riso da consumare durante un torrido mezzogiorno di luglio.

L’ultimo libro che hai letto?

Mr.Mercedes di Stephen King.

Raccontaci in breve cosa secondo te ha spinto l’autore a scrivere quel libro.

Immagino che abbia voluto cimentarsi in un genere nuovo per lui. Una sfida(vinta) con sé stesso.

In che modo ti ha arricchito quest’ultimo libro letto?

Rimango sempre affascinato dal modo in cui King costruisca i suoi romanzi partendo da situazioni apparentemente insignificanti, che poi, precedendo con il racconto, tanto insignificanti non sono.

Facci il nome di un autore emergente secondo te in rampa di lancio, pronto quindi per il grande salto, e di un autore emergente che, invece, secondo te, non merita il successo che sta avendo.

Fabio Girelli, credo che in futuro sentiremo parlare molto bene di lui, ha un grande talento. Alla seconda parte della domanda (fortunatamente) non so rispondere.

Ok, ora buttiamoci sul 50 e 50. Rispondi sinceramente, d’impulso: youtube o tv?

YouTube

Netflix o Sky?

Netflix

Cioccolato o salame?

Salame

Autunno o primavera?

Primavera

Sirmione o Ventimiglia?

Ventimiglia

Bollicine o naturale?

Bollicine

Pop o Indie?

Pop

Destra o sinistra?

Più sinistra che destra, ma adesso come adesso nessuna delle due.

Dove possiamo trovare il tuo libro? Dacci qualche link 

Sui principali Store on Line come Ibs, Amazon, Libreria universitaria, oppure nel sito di Nulla Die.

Consigliaci il libro di un altro autore emergente.

“La tua vita un inferno” di Tiziano Trevisan.


Che altro dirvi? Andate a cercarvi Tutta colpa del ciclismo, Andrea Chiodi, ed. Nulla Die!

E… buona lettura!

Ivano

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Chiedere un euro a pagina a5 per una traduzione è immorale?

Allora, finalmente mi riaffaccio sulla superficie del blog, dopo insulti ricevuti da destra e da manca per aver detto che, PER ME, il genere soft-porn, soprattutto se autopubblicato, è MERDA (e lo ribadisco, per me è assolutamente merda, in toto). Quindi, dopo aver beccato per questo del segaiolo, del misogino, del qualunquista, del frustrato, del “povera la sua compagna”, il tutto frammisto a minacce di bastonate, badilate, sberle etc etc (qualcosa come 600/700 commenti su facebook, sito e pagina personale, insomma siamo a livelli da bullismo digitale, ma se poi si ammazza una ragazza perché gira un’immagine di lei che ha appena avuto un rapporto orale e dice “BRAVOH” ci sdegniamo e pensiamo che la gente sia una merda. Una roba schifosa ciò che le è accaduto, come una roba schifosa è ciò che mi sta accadendo. Una vergogna) ora vado al nocciolo della questione.

Alcuni “autori” di questo genere mi hanno attaccato sul fatto che farei pagare un euro a pagina a5 per le traduzioni che svolgo, soprattutto di autopubblicati e piccoli editori. Mi chiedo questo cosa c’entri con il tema dell’articolo, ma, comunque, parliamo d’altro: ora, francamente, e pacatamente, voglio esporre il mio perché sulla moralità o meno di questa tariffa.

Mi è stato detto che il prezzo a cartella di un traduttore professionista è di 16, 17 euro, quindi siamo intorno agli otto euro e cinquanta in media a pagina a5. Devo supporre che questi professionisti lavorino solo con grandi editori, perché per un libro medio questo supporrebbe un costo netto, per l’editore, di (100 cartellex16 euro) 1600 euro. Ora, mettiamo che un grande editore sia anche disposto a spenderli, 1600 euro, per la traduzione di un libro (perché comunque otterrà un profitto maggiore). Bene, ma: come posso io, con la mia bella faccia, chiedere a un autopubblicato o a un piccolo editore, che di media vende, quando va bene, 300 copie, 1600 euro?

I libri che traduco sono opere che non andrebbero tradotte, altrimenti. Io mi presto a una tariffa agevolata, perché lo faccio per passione, non certo perché lo faccia peggio di altri. Chiaramente tra i professionisti ci sarà chi lo fa meglio di me, ma uno psicologo che applica una tariffa agevolata certo non fa un lavoro peggiore di uno psicologo che chiede 50 euro, o di uno psicoterapeuta che ne chiede 100.

La maglietta di Zara o H&M, le scarpe all’Eurospin, avranno sicuramente una qualità peggiore rispetto a Versace e Nike, ma non per questo sono immorali.

E non mi sembra di pestare i piedi a chi traduce per 16, 17 euro a cartella, perché un grande editore non si è mai affidato a me né, probabilmente, mai lo farà.

E preferisco di gran lunga aiutare un autore che non verrebbe mai tradotto, o aiutare un piccolo editore a importare in Italia un piccolo, medio titolo, piuttosto che lasciare questi lavori all’oblio.

Sono immorale? Non credo.

Certo di immorale c’è questa battaglia all’ultimo sangue che mi vede vittima sacrificale, una tempesta in cui si cerca di trovare ogni mio minimo difetto per abbattere colui che critica un genere che, per sua opinione, è merda. Io non leggerei mai quel genere, ma si chiude lì la cosa. Se qualcuno critica un manga che io adoro, e dice che è merda, me ne sbatto, e continuo a leggere quel manga. Se mi offendo, una ragione c’è.

E per favore, basta. Piuttosto prendetevela con l’autrice che, nel suddetto articolo, ho additato, e che anche voi avete additato in precedenza, e che ora invece se ne va bella tranquilla a pubblicare la sua prossima opera.

Io, contro di voi, non ho fatto niente. E voi, se mi avete insultato o offeso, rendetevi conto di essere stati solo dei bulli. E nient’altro. E vergognatevi, un po’. Perché QUESTO è immorale (come è immorale che più autrici di RIZZOLI, e dico RIZZOLI fomentino il tutto. Roba da querela. Chissà cosa ne pensa, Rizzoli, di questo).

Ivano

edit, ore 21.13

Mi è stata appena AUGURATA LA MORTE da tale Alice Land, blogger, per i suddetti fatti. Il tutto su una discussione nella pagina FB della famosissima (MAH) Cafaro, partita da un insulto della Cafaro (non svelato ai suoi lettori) nei miei confronti a cui è seguita una mia risposta alla suddetta  via messaggio e, appunto, quel suo post. Le ho detto di vergognarsi (ad Alice Land, chiariamo, che qui bisogna essere chiari quanto verso un bambino delle elementari), mi ha risposto che lo ha detto in modo sarcastico, e che devo imparare a stare al mondo. Direi che con questa ho chiuso.

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