Cosa ne pensa un autore..?

L’IDIOZIA DEL CONCORSO IOSCRITTORE

Esiste un concorso in Italia che evidenzia come la classe degli autori, se così si può definire, sia un cumulo di cialtroneria, arroganza e tracotanza. Esiste un concorso capace di tirare fuori il peggio da una categoria che quotidianamente tira già fuori di suo, umanamente parlando, solo il proprio peggio, preda di invidie e guerre tra poveri per poter vendere una copia all’anno del proprio libro. E quel concorso è IoScrittore.

Ma andiamo con ordine.

Qualche anno fa partecipo al concorso, appena inaugurato, con la speranza di trovare in una giuria di soli autori un conforto rispetto alla scarsa conoscenza letteraria generale riscontrata nelle giurie dei vari concorsi italiani, piene di personaggetti dalla scarsa fama e dall’ancora più scarsa voglia di analizzare davvero un testo. Il concorso, infatti, è costruito in modo tale che chiunque partecipi debba leggere anonimamente l’incipit di altri concorrenti anonimi e giudicarli, dando suggerimenti e selezionando un voto tra 1 e 10 per diverse caratteristiche testuali (grammatica, lessico, originalità, etc.). Ma come mi illudo, quanta innocenza! Chiaramente, a concorso chiuso, dai vari voti al mio testo e dai vari giudizi traspare che gli autori hanno giudicato O senza aver letto, O avendo letto in modo sbrigativo (perché occorre appunto valutare diversi incipit, ben più di uno), O esprimendo criteri soggettivi (politici, religiosi, etc), O azzoppando chiaramente il testo, per avere più possibilità di passare alla fase successiva abbassando il voto medio di un probabile candidato vincente avversario.

Passano gli anni e ignoro bellamente il concorso, sapendo bene di cosa si tratta e quali siano le problematiche relative a una giuria del genere, che oltre appunto all’essere giuria è UN GRUPPO DI AVVERSARI. Nonostante le notifiche mail da parte dell’organizzazione che mi invitano annualmente a partecipare, niente, vado avanti per la mia strada.

Quest’anno decido di ritentare, un po’ per esperimento (magari proprio per scrivere un bell’articolozzo nuovo nuovo) e un po’ per curiosità: per capire, insomma, se qualcosa è cambiato. Allego quindi l’incipit di un mio LIBRO PER BAMBINI togliendo i riferimenti al mio nome e scrivendo una breve sinossi, come da regolamento. Esamino gli incipit degli altri concorrenti cercando di essere il più obbiettivo possibile (e da curatore di collana posso dire di essere diventato abbastanza bravo nel distinguere un buon testo da un testo scritto male) e attendo di capire se passerò o meno il turno e se i giudizi saranno positivi. Insomma, se qualcosa è cambiato.

Bene.

No, non bene.

Gli 8 giudizi arrivano (mi chiedo dove siano finiti gli altri due). 8 giudizi in cui:

  • si dichiara che il “giudice/autore” avrebbe segnalato il testo perché conteneva, a suo dire, i nomi e cognomi delle due AUTRICI, e la cosa va contro il regolamento. Ah, buono a sapersi. Quindi io sarei due donne. Non una, due. Buono. E siamo al primo.
  • si dice che i libri per bambini o ragazzi non devono avere coordinate o subordinate, ma devono essere costruiti solo secondo lo schema S V O, cioè Soggetto Verbo e Oggetto, e punto, perché i bambini di oggi non sono quelli degli anni ’50, sono rincitrulliti e quindi va usato il linguaggio più semplice. Bene, un ringraziamento da parte dei bambini e dei ragazzi del 2018. E siamo al secondo.
  • si dice che il testo opera una discriminazione sessuale perché quando c’è una cosa bella da dire, il papà (che racconta la storia) si riferisce sempre alla mamma del bimbo a cui viene raccontata, e non a un uomo. Ah beh. Che il serpente buono è un attacco ai simboli che da sempre simboleggiano il male e bisogna finirla con questo sdoganamento anti-cristiano. Che non si può insegnare ai bambini che tutti sono uguali, anzi, che bisogna dire che tutti son diversi e che tutto è relativo. Coerente, direi. Comunque, bene. Molto bene. E siamo al terzo. Olé direi.
  • si afferma che non è niente di nuovo (su 16 pagine eh), perché un bambino protagonista di un’avventura in un bosco è una cosa già sentita, quindi buuuu. E siamo al quarto. Cazzarola.
  • si fa bene, bravo, bis. Ogni tanto, eh. Quinto giudizio positivo. Alla faccia, siamo dovuti arrivare al quinto per un briciolo di complimenti.
  • si conferma che i bambini di oggi non riescono a stare attenti perché non hanno più attenzione, mai, quindi anche qui: SVO. Insomma, lo scenario dei bambini rincitrulliti è dichiaratamente palese. Buono a sapersi.E siamo al sesto.
  • si adduce che è troppo carino. Oh, siamo quasi alla luce nel buio, eh. Un po’ di respiro. Settimo commento, quantomeno, positivo. Alla facciazza.
  • si dice che… che… beh, l’ottavo giudizio non è scritto in italiano corretto. “Più” con l’aggiunta di un apostrofo, virgole dove non ci devono stare, punti mancanti, “è” scritto senza accento. Insomma, come fa uno che scrive così a sentirsela di commentare un qualsiasi testo? Non ci siamo. Sunto del giudizio (se sono riuscito a capire bene, perché l’analfabetese non lo comprendo molto, anche se con le lingue me la cavo abbastanza): altresì e gradevole non si possono scrivere in un libro per bambini, né che un serpente stia in piedi, né che una nutria si chiami Signora Nutria, che dire Signora è antiquato. Ah beh, se è così, scusami. Pardon. Aspetta, mi nascondo dietro una roccia e me lo scrivo sulla mia tavoletta di creta babilonese. Ok. Ok ok.

Insomma, tutto questo mi porta ancora una volta a pensare a quanto sia sbagliato dare la possibilità a dei concorrenti, che arbitreranno la cosa con soggettività, carenze letterarie, troppa aggressività, troppa competitività e scarsa oggettività, di giudicare proprio i testi in gara. Nel complesso, per dirla alla populista, quanto sia un’idiozia clamorosa.

Ps. il libretto magari lo pubblicherò lo stesso, se siete interessati a una favola per bambini da leggere insieme ai vostri figli o, se siete ragazzi, da sfogliare soli soletti. Tra l’altro avevo anche tutte le illustrazioni pronte di George, il bimbo, della Signora Nutria, del simpatico Signor Serpente e di tutte le altre bestioline del bosco magico. Peccato, sono riusciti a profanare anche questo. E comunque, una conferma: il mondo letterario, così come internet, è popolato da una pletora di personaggi di Mmmmmmmmm… che buono il gelato!

Buona lettura

Ivano


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12 risposte a "L’IDIOZIA DEL CONCORSO IOSCRITTORE"

  1. beh! tu hai riprovato. Io ho rinunciato del tutto. Per un paio d’anni ho fatto il lettore del testo completo. Qualcuno è arrivato alla fatidica decina con relativa pubblicazione ma ingenuamente pensavo che avrebbero almeno corretto gli errori. Beata ingenuità!
    Poi ho garbatamente declinato di leggere testi interi. Vivo felice e contento da quel momento e non mi hanno più invitato a partecipare. Nessun rimpianto.

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  2. Farsi valutare dai concorrenti! Ma siamo pazzi? Tra un po’ Marquez troverà Valentino Rossi come giudice di gara, il Napoli sarà giudicato dalla Juve, Berlusconi da Travaglio, Renzi da Bersani, Federer da Nadal. In genere poi gli scrittori, come giudici, sono inaffidabili e prevenuti, quasi quanto i lettori (imprevedibili). Sarei per l’abolizione dei concorsi letterari (e non solo). Persino nei concorsi pubblici la valutazione comporta elementi discrezionali che rendono inaffidabile ogni selezione.

    Piace a 1 persona

  3. Non solo il mondo letterario è pienno di questi personaggetti. Leggere questa storia mi ha fatto pensare a quello che succede nel mio campo, dove dei giudici (referee) anonomi giudicano gli articoli sottomessi alle riviste con una discrezionalità che li rende arbitri quasi incontestabili del destino del tuo lavoro.
    Discrezionalità che spesso rasenta un atteggiamento mafioso, “se vuoi che il tuo articolo venga accettato devi riportare [e citare! ndr) questo [oscuro, ndr] lavoro di …”, dove l’autore è naturalmente il giudice stesso.
    E più questi figuri sono prevenuti a prescindere, più i loro commenti assomigliano a quelli che riporti tu. Purtroppo un loro giudizio negativo, anche poco fondato, può impedire la pubblicazione e distruggere anni di fatica.

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