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COSA CI HA DETTO IL VOTO

Domenica 4 marzo più del 70 per cento degli italiani ha alzato il culo dalla sedia ed è andato a votare. Vediamo un po’ cosa ci dicono i dati percentuali – praticamente ufficiali – di ogni partito votato.

CENTRODESTRA

FORZA ITALIA – Il ritorno di Berlusconi non ha portato grandi cambiamenti. Con il 14% Forza Italia diventa il secondo partito dopo la Lega all’interno della coalizione. Uno smacco non indifferente per il Cavaliere, che ha visto confluire parte dei propri elettori delusi nel M5s e, soprattutto, nella Lega di Salvini. Più effetto mediatico che elettorale, ma questo si capiva già dalle varie presenze televisive (colme di gaffe) e dalla mancanza di un vero candidato forte a Premier nel caso di vittoria nel testa a testa forzista-leghista (Berlusconi non è candidabile fino al 2019).

FRATELLI D’ITALIA – Un risultato a sorpresa, per quanto mi riguarda. Il 4% della Meloni e il contemporaneo svaporamento di Casa Pound e Forza Nuova suggerisce che gli elettori di destra o estrema destra abbiano preferito seguire una certa istituzionalità e, magari, una più alta possibilità di finire parte di un governo.

LEGA – Ritenuto il grande vincitore da parte di molti, Salvini è riuscito nell’impresa di ritornare alle percentuali leghiste ante-movimento5stelle con il suo 18%. Canalizzato un certo sentimento xenofobo, nazionalista e conservatore, Salvini si candida a un possibile governo euroscettico, protezionista, chiuso a grandi cambiamenti sociali. Le promesse di tassazione “differente” non sono state il vero motore del voto, quanto un certo risentimento verso l’establishment di centrosinistra, un certo populismo dei toni e il costante, pesante riferimento all’immigrazione. Una politica della paura, del lamento, che a conti fatti ha funzionato.

CENTROSINISTRA

PARTITO DEMOCRATICO – Il grande sconfitto delle elezioni 2018. Renzi porta il suo partito a uno storico dimezzamento elettorale, una vera e propria debacle. Di chi è la colpa? Possiamo cercarla nelle fake news, nell’imbarbarimento mediatico, nel “cattivismo”, nella chiusura a troppi, repentini cambiamenti sociali non accettati da una parte della popolazione quali le unioni di fatto, l’integrazione, lo ius soli mai raggiunto, etc etc etc. Forse la soluzione è più semplice: l’aver puntato, in campagna elettorale, su toni distensivi (“va tutto bene, con noi pian piano si migliora”), e forse una certa delusione dell’ex premier stesso, abbastanza visibile, mai sembrato troppo convinto nelle sue varie apparizioni, hanno dato agli elettori la sensazione che non ci fosse una politica di speranza, di futuro, di promesse; nessun sogno, poca attenzione alle fasce più povere, ben poco menzionate. Focalizzarsi sul già fatto, non sul faremo, una certa fumosità, la mancanza di coerenza nell’essersi prima “ritirato dalla politica” e poi ripresentato, e, colpo di grazia, lo scontro totale con i 5stelle: Renzi ha scelto l’avversario sbagliato per la propria campagna, con toni più morbidi verso i pentastellati probabilmente le cose sarebbero andate meglio (anche se di poco). La personificazione del partito in Renzi ha poi messo la croce definitiva sulla tomba: come per il referendum, la simpatia o l’antipatia per Renzi hanno decretato il voto o meno al partito, sia per i moderati che per i tradizionali elettori di centrosinistra, che sono finiti nel serbatoio 5stelle, in quello LeU, o semplicemente non hanno votato. Chiaro che FanPage, e tutto ciò che è scaturito dall’inchiesta sui rifiuti, certo non hanno aiutato.

+ EUROPA – Il vero vincitore del centrosinistra, a mio parere. Uno dei partiti in cui sono confluiti i voti dei delusi dal Pd, che per continuare a votare centrosinistra hanno optato per il voto di coalizione. Certo la campagna elettorale, soprattutto attraverso i media, è stata portentosa: davvero ben costruita. Ai tradizionali elettori radicali si è sommata quindi una percentuale di delusi dal PD. Poco credibile che questa percentuale derivi da una focalizzazione sui temi di una Europa più presente.

INSIEME, CIVICA POPOLARE, SVP – Risultato insoddisfacente per gli altri appartenenti alla coalizione, ma c’era da aspettarselo. A parte SVP, che ha una forte connotazione territoriale, di Insieme e Civica Popolare si sono perse le tracce. Troppo fumosi e poco distinguibili, forse. O forse, semplicemente, l’elettore di centrosinistra ha preferito dare un voto più utile.

DESTRA

CASA POUND & ITALIA AGLI ITALIANI – Debacle per la destra: quella che veniva ritenuta una vera e propria minaccia, cioè l’ingresso in parlamento di movimenti cosiddetti Neofascisti, non è avvenuta. Ampiamente sotto l’1% entrambi, fagocitati dal voto utile alla Meloni.

SINISTRA

LIBERI E UGUALI – Altro grande sconfitto delle elezioni 2018. Ha influito forse l’aria di “vecchio, già presentato” dei candidati Bersani, Grasso, Boldrini, Civati, e soprattutto D’Alema. Come sempre, alla sinistra del centrosinistra si pronosticano sempre grandi risultati, per poi assistere grandi debacle. Scontata la scissione del partito e la riformulazione del tutto. C’è bisogno di un vero partito di sinistra, ma nemmeno stavolta è andata bene. Campagna elettorale fallimentare.

POTERE AL POPOLO – Le scene di festa per l’1% ottenuto non porteranno il partito alle camere. Come al solito, il grande divisionismo a Sinistra (oltre a LeU e PaP abbiamo altre 2 liste proto-laburiste) non fa che ledere la Sinistra stessa. Stavolta però il risultato di LeU e PaP è conseguenza più di un voto altrove (M5s) o di un astensionismo più che della divisione (le percentuali infatti sono risibili. Se aggiungiamo al 3.4% di LeU l’1.1% di PaP, più le piccole percentuali delle altre liste, non arriviamo comunque al 5%). Insomma, l’elettore di sinistra non vota più a sinistra. Ad ogni modo, per Potere al Popolo, lista nata solo qualche mese fa, si prospetta un bivio: diventare il soggetto politico della Sinistra nei prossimi anni o svanire e scindersi come le altre liste.

ALTRI

MOVIMENTO 5 STELLE – Il partito pigliatutto si trasforma in partito di Governo? Sicuramente il malcontento continua a rifornire di energia elettorale il movimento, ma non è la sola cosa a spingere gli elettori a vorare 5s, non più. Se una gran parte della sinistra finisce per votare 5stelle è anche per l’attenzione agli ultimi, connotata certo da un populismo spiccato, e per la coerenza dimostrata: il partito degli Onesti è rimasto il partito degli Onesti nonostante qualche minuscolo scoop. Altro successo è stato il riuscire a riportare un elettorato deluso, che non votava più, alle urne. I toni censori e risoluti hanno fatto il resto. Ma ora, che ne sarà del Partito non Partito? Davvero ci sarà un governo pentastellato, e con chi? E dopo un governo pentastellato, l’elettore medio 5stelle sarà ancora con Di Maio & Co.? Con questo 33%, la grande prova dei fatti è arrivata.

IL POPOLO DELLA FAMIGLIA – Risultato insoddisfacente per Adinolfi, che non riesce ad accedere alle camere. Sicuramente parte dell’elettorato conservatore ha preferito partiti più grandi che facessero comunque riferimento alle tematiche del PdP (per esempio, la Lega).

PARTITO COMUNISTA, SINISTRA RIVOLUZIONARIA – Altre due liste che non entrano alle Camere e che, probabilmente, sono servite solo a disperdere i voti della sinistra. Ancora una volta, un grande peccato che non si riesca a formare una lista unitaria.

PARTITO VALORE UMANO, GRANDE NORD, AUTODETERMINAZIONE, PATTO PER L’AUTONOMIA, BLOCCO NAZIONALE PER LE LIBERTA’, SIAMO, RINASCIMENTO, ITALIA NEL CUORE, DESTRE UNITE FORCONI, DEMOCRAZIA CRISTIANA, STATO MODERNO SOLIDALE – Siamo sinceri, quanti di noi avevano sentito parlare di queste liste? A parte Siamo, per le tematiche legate ai vaccini, e Rinascimento, per Sgarbi, quanti? I risultati confermano la visibilità mediatica di questi movimenti: praticamente nulla.

10 VOLTE MEGLIO – Movimento interessante venutosi a creare poco prima delle elezioni, con una campagna elettorale fatta magistralmente. Certo, non riuscire a collocare il partito a primo impatto, e una certa fumosità sull’immediato hanno condannato il tutto a una fine prematura (forse).

PARTITO REPUBBLICANO – Un gradito ritorno sulla scena politica, che però non ha portato a nessun risultato.

LISTA DEL POPOLO – Il movimento arancione ci ha riprovato anche stavolta, facendosi connotare ANCHE dal tema vaccinista, forse in un ultimo tentativo di legarsi al treno del 3%. Il risultato è clamoroso, secondo Repubblica la lista ha ottenuto lo 0.0%. Drammatico.

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2 risposte a "COSA CI HA DETTO IL VOTO"

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