Cosa ne pensa un autore..?

Perchè smettere di pubblicare con piccole o mediopiccole case editrici conviene (assai)

Parliamoci chiaro: se avete già pubblicato (senza pagare, è chiaro) lo avete fatto con piccole, o mediopiccole case editrici. Non credo siate tanto fortunati da aver pubblicato con grandi (se è così, touché. E vorrei conoscere la vostra esperienza. YOUFEEEEEEL NON CONTA). Ora, ammettiamolo, buttiamo la maschera e diciamocelo chiaramente: cosa hanno fatto questi editori per i vostri libri? Vi devo rispondere seriamente, o sappiamo già tutti la risposta?

Posso sembrare un po’ ipocrita, perché anch’io gestisco una collana editoriale di un piccolo editore, MA, e c’è un bel MA, a me piace essere corretto e diretto con i miei autori. Dico subito cosa ci aspetta, come ci muoveremo, cosa posso dare io e cosa possono dare loro, quanto o meno gli convenga. Altrimenti, sarei scorretto. Metto subito in chiaro, insomma, un bel piano promozionale: che poi sia un piano piccolo, minuscolo, rispetto alla grande editoria, è ovvio. Puntiamo alle 50, 100 copie, e quel che viene viene.

Ma torniamo a bomba: quanto hanno fatto per voi gli editori con cui avete pubblicato?
Quanti contatti vi hanno passato? Quanta promozione han fatto ai vostri libri? Quanto hanno distribuito? Quanto NON vi hanno tartassati per farvi muovere, per farvi promuovere?

Diciamocelo subito: se devo andare da un editore piccolo per far quello che farei con un’autopubblicazione, forse è meglio che autopubblichi. Perché? Perché se un editore non promuove, ma devo promuovere io; se un editore non sceglie il testo della quarta, ma lo devo scegliere io; se il pubblico non lo trova lui, se non trova il target, se non muove un dito, ma lo devo fare io; se sceglie la copertina ma è orrenda, perché tanto vende l’autore, non certo il mercato; se non sceglie la copertina, ma me la devo fare io; se non fa promozione su facebook, né a pagamento né non, e la devo fare io; se non cerca recensioni, non cerca contatti, non cerca giornali da contattare, ma lo devo fare io; se è talmente piccolo, o comunque mediopiccolo, e nessuno lo conosce, tanto che la gente che ti trova in libreria ti chiede “quanto hai pagato per pubblicare?”, che è come dire che NON hai pubblicato con NoEap se loro non lo sanno; se sul contratto scrive una cosa, ma non ne rispetta mezza: BEH, ALLORA L’AUTOPUBBLICAZIONE E’ MEGLIO.

Perché non c’è alcuna autorevolezza in un marchio editoriale sconosciuto: il segnalino al centro della copertina, in basso, col nome dell’editore, non favorisce in alcun modo voi, a meno che non sia un simbolo conosciuto e riconoscibile. Tantovale ficcarcene uno voi, palesemente finto e senza rimandi, e avrete lo stesso effetto.

Perché chiariamocelo: se dopo cento mail in cui l’editore vi spinge a leggere i libri degli altri autori di collana, o a comprare i vostri stessi libri a prezzo scontato, o vi chiede con insistenza cosa farete per promuovere, VOI non rispondete “e voi, cosa state facendo?”, gli scemi siete voi.

Quindi, uno spassionato consiglio: autopubblicate e toglietevi almeno il peso e l’ansia di dover compiacere qualcuno che da voi ottiene e basta.

Io comincerò dall’anno prossimo, quando e come ne avrò voglia. Per i miei parenti, i miei conoscenti, che tanto i lettori sono quelli, lo sappiamo bene. Poi vi farò sapere, nel caso.

E buona lettura.

Ivano

ps. se volete riportarmi le vostre esperienze a proposito, sono tutt’orecchie.

pps. chiaramente come gestore di collana non faccio nulla di tutto quello che ho riportato.

ppps. per chi volesse provare la promozione facebook: è inutile a basse cifre. E ad alte non recuperate la spesa. Tantovale fare volantinaggio, che è comunque buttare denaro, ma senza l’angoscia della mancanza di risultati in classifica Ibs o Amazon.

 

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12 thoughts on “Perchè smettere di pubblicare con piccole o mediopiccole case editrici conviene (assai)

  1. Ho fatto questa considerazione con i miei libri due anni fa quando ho pubblicato con una brillante casa editrice della mia zona. Poi ho di nuovo autopubblicato, ma ultimamente ho perso anche questo “vizio”.

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  2. E’ un punto di vista interessante. Non credo che un piccolo editore possa smuovere chissa che cosa, certo è che se ha buoni editor ti aiuta e molto. Parlo per esperienza personale.
    La pubblicità e la promozione sono ben altro quando sono affidate a Case bene introdotte e grandi, però sulla parte di editing, di supporto e di disponibilità almeno io mi sono trovato molto bene.
    Il vero scoglio, nel mio caso, è la spendibilità di ciò che ho scritto. Non sono Joyce… 😉 l’investimento che almeno adesso si può fare coi miei scritti è limitato. Attenzione non è che mi sminuisco, affatto, è proprio perché so quanto valgo avendolo saputo da chi ha letto quel che ho pubblicato.
    Quindi che dire… i grandi non mi considererebbero i piccoli si e mi aiutano a crescere.

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  3. Gnoma Irma ha detto:

    Per averci lavorato, in una diciamo “media” che non nominerò, devo dire che per fare un buon lavoro di promozione spesso non c’è il giusto personale. Dieci persone impegnate a far firmare i contratti agli autori (paganti, e ce n’erano parecchi) e una sola alla promozione? E cosa vuoi che promuova? È già tanto se riesce a leggere la lista dei libri pubblicati al mese e magari a mandare una mail per autore. Per ogni 100 libri magari si riesce a seguirne un paio (spesso neanche i migliori) e il resto finisce nel dimenticatoio. Ma c’è poco da fare se l’editore è tutto impegnato nella vendita dei contratti e non in quella dei libri.
    Non voglio dire che sia sempre così, perché ripeto che la mia esperienza è stata singola. Ma almeno se rimediando una free-press con qualche casa editrice ci si investe del tempo, ma non anche i soldi, per ottenere praticamente la stessa promozione.

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    • gnoma, aspetta… io non parlo di editoria a pagamento, che quella per me è NON pubblicare a priori, ma di editoria reale, NO eap, quella che ci deve sopravvivere con le vendite dei libri, non certo speculando sui soldi che arrivano DAGLI autori. prender soldi dagli autori, di per sé, è incivile e marcio.

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      • Gnoma Irma ha detto:

        Utopisticamente hai perfettamente ragione.
        Nel mondo reale magari prendere pochi soldi dagli autori per fare davvero qualcosa potrebbe anche andare. Magari io ce li investirei pure, se ci fosse qualcuno “più bravo di me” ad aiutarmi, a farmi le cose mentre io vado al lavoro o mi occupo della mia vita.
        Ma per come ho visto girare le cose mi sa che conviene davvero farsi tutto da soli come dici.

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      • allora, ci sono diversi step: le case editrici a pagamento che non fanno un cazzo e prendono pure soldi. le case editrici a doppio binario che prendono soldi e dicono di essere non a pagamento. le case editrici non a pagamento piccole che non fanno un cazzo, ma non prendono soldi, almeno, e contano di vendere perché l’autore si smazza. tutti e tre sono comportamenti sbagliati. poi esiste l’autopubblicazione, in cui uno non spende una fava e si dà da fare e stop, e la pubblicazione seria, quella delle medio grandi, o delle grandi, in cui l’autore e l’editore promuovono insieme, l’editore trova contatti per l’autore, e l’editing, la copertina, etc etc le fa solo e soltanto l’editore, perché appunto ci deve vivere, quindi deve vendere, quindi deve fare un buon prodotto. non è un mondo ideale irma, è la realtà… e appunto consiglio: piuttosto che pubblicare con editori fasulli, quindi NON mediograndi (specifichiamo: no eap), autopubblicate. che risparmiate, e tanto è uguale, tutto di guadagnato 😉

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  4. Caro Ivano, tutto giusto, ma con qualche piccolo problema. Ognuno deve valutare in base alla propria realtà. Se io dovessi pubblicare per amici e parenti, venderei quattro copie in un anno (e forse meno). Col firmacopie, come sai, riesco a fare entrare i miei libri (a costo di eroici sforzi e di arringhe degne di Perry Mason) nelle case di qualche sconosciuto lettore, che è il mio principale obiettivo. Ho sperimentato quasi tutti i modi di distribuzione, tranne quelli tradizionali della grande editoria. Il mio primo ebook gratuito è stato scaricato da circa 500 persone (anche se non ho le statistiche esatte), ma non mi è servito per diventare uno scrittore di chiara fama. Ora è in vendita a 2 euro e spero che qualcuno lo acquisti, anche se non percepisco diritti, Il romanzo pubblicato con il mio libro su carta e in ebook su Amazon credo sia stato letto al massimo da due o tre persone. Sto vendendo qualche copia solo grazie ai firmacopie. Uno strano regalo di Natale è rimasto invisibile sia su Streetlib che su Amazon e un po’ di copie le ho vendute sempre grazie ai firmacopie, e solo perché costa 5 euro. Dai volantini non mi pare che siano arrivati risultati, a meno che qualcuno sia andato a fare ricerche sui miei libri in libreria, dove non li ha trovati, o sul web, dove ha scoperto che per averli ci volevano dalle due alle tre settimane o che non erano ancora nemmeno pubblicati. L’unico è il librino da cinque euro che Amazon riesce a procurare in pochissimi giorni. Non so se qualcuno si sia deciso a comprarlo. Queste le mie esperienze, non troppo incoraggianti, di autopubblicazione. Devo decidere anch’io che fare per i miei prossimi libri. Magari ci metto veramente sotto il mio logo, cosa che avevo già previsto, per decidere poi di soprassedere. Volevo pubblicarci anche dei classici, utilizzando Amazon, ma poi finirebbero per considerarmi editore e mi obbligherebbero ad aprire una partita IVA e ad assumere personale. Fallirei in tre mesi.

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