Perché la collana YouFeel di Rizzoli è una “CAGATA PAZZESCA”

E dire che il compianto Paolo Villaggio ci ha anche pubblicato, con Rizzoli. Chissà lui, tanto critico con la classe media e con l’impoverimento culturale delle masse, cosa ne pensava di YouFeel.

Ma andiamo per gradi: cos’è YOUFEEL di Rizzoli? Sostanzialmente una collana di ebook, dall’orientamento rosa, a volte hard (quindi di base romance) che spinge soprattutto sui “talenti” (chiamiamoli così) provenienti dal self (ma anche non, vedasi alcune autrici di collana).

Allora, perché una cagata pazzesca?

Prima di tutto bisogna dire che Rizzoli ha avuto questa brillante idea sicuramente per far breccia in quella parte di mercato editoriale in forte crescita, appunto quella dei libri romance, che tanto sta prendendo piede negli ultimi tempi. Perché è innegabile: il romance vende, tanto, e piace, tanto (soprattutto a una certa fascia di popolazione, ma ne parleremo poi). Perché allora non sfruttare la cosa senza particolari sforzi, quindi relegando il tutto al settore digitale (e quindi a una collana digitale) potendo così guadagnare senza dover per forza puntare sull’azzardo del cartaceo?

Beh, i motivi per NON farlo sono tanti. Per questo, io vorrei porre qualche domanda a Rizzoli, concernente appunto la creazione e l’uso della collana YouFeel:

Perchè svalutare la credibilità letteraria di un marchio storico per qualche soldo in più?
Perché dare adito a paragoni tipo Rizzoli-Romance-LetteraturaDiBassaLega, perché cascarci senza pensare che l’abbinamento comincerà ad aggirarsi e a venire sempre più in risalto?
Perché affidare l’immagine web di un editore, o quantomeno la sua parte più ‘vendibile e venduta’, a questi libri dallo scarso contenuto letterario?
Perché vendere l’anima per guadagnare lettori che, è vero, non leggerebbero altro, ma andrebbero altresì accuditi e guidati verso migliori letture?
Perché perdere la propria mission di ‘miglioramento del mondo’? Perché i libri teoricamente servono a questo, a migliorare il mondo.
Perché svendersi per qualcosa che su Internet ha preso fin troppo piede e che sta letteralmente rovinando l’immagine del self in Italia, marchiandolo con lo stereotipo di un certo romanzo di genere e di quel genere soltanto, per altro malvisto dal resto degli autori (anche Self) e dalla gran parte dei lettori NON di romance/hard?
Perché alimentarlo, questo stesso fenomeno, dandogli ufficialità e permettendo così a gente che ha sempre venduto libri di scarso valore letterario di fregiarsi del titolo di ‘autori Rizzoli’?
Perché dare a un tipo di libri di scarso, se non scarsissimo valore letterario, il marchio di libri di grande editore (e qui casca l’asino anche su altri grandi editori, ma ne parleremo in altro momento)?
Perché non pensare a strategie alternative per guadagnare, strategie di marketing per valorizzare invece libri validi, invece che inventarsi l’ennesima furbata controproducente?
Perché arrendersi alla popolarizzazione della letteratura, alla vanity press, alla letteratura da quattro soldi, allo svilimento della cultura?
Perché finire per arrendersi al trash dilagante, e così alimentarlo (guardiamo alcune copertine e alcuni titoli e ne riparliamo)?
Perché aiutare e coadiuvare quella che sarà se già non è la decadenza della cultura italiana in toto, musicale e letteraria in primis?
Perché?

In tutto questo, rivolgendosi a un tipo di lettori/lettrici che non comprano altro, se non in piccola quantità: chi legge romance tendenzialmente legge solo romance, o prevalentemente romance; un po’ come una droga di cui non si può fare a meno: l’immedesimazione nei libri di quel genere, forse per un meccanismo di neuroni a specchio, dà lo stesso effetto del giocare alle macchinette, o del mangiare tanta cioccolata, cioè rilascia endorfine di cui il corpo poi sente il bisogno: una soddisfazione che arriva con facilità, e per questo è sempre più cercata e agognata e, a volte, difesa con le unghie e con i denti: una vera e propria dipendenza.

Rizzoli ha fatto una scelta prevalentemente commerciale, non certo di valore letterario. Punto primo, perché nessuno di questi libri verrà mai candidato a uno Strega, a un Bancarella, a un Pulitzer: anzi, non c’è niente di più lontano. Punto secondo perchè questo genere, se non proprio questi libri, pubblicati già in self, VENDEVANO GIA’, anche senza il bisogno dell’entrata in scena di Rizzoli: l’editore si è approfittato della situazione e le ha dato LEGITTIMITA’.

Non sto dicendo che questi libri siano illeggibili, affatto. Magari qualched’uno presenta errori, o buchi di trama, ma sostanzialmente, se un editing c’è o c’è stato, il libro passa al vaglio di un qualsiasi lettore medio. Il punto è che un libro deve TRASMETTERE UN MESSAGGIO per essere considerato tale, e questi libri quale messaggio trasmettono? Che amare è bello? Che fare l’amore è bello? Questo lo sapevamo già, da quando siamo nati, circa. Quindi parliamo di valore letterario di questi tomi, ribadisco:

Libri che si legano alla parte più primitiva del cervello umano, quella rettile, quella che ha a che fare con sentimenti, pulsione sessuale, libido, emozioni, soddisfazione, riproduzione. Libri che tradiscono la parte più evoluta del cervello per poter essere desiderati da quella più interna. Libri che devono affidarsi all’ideale di una bellezza maschile o femminile stereotipata, che spesso ricalca l’immagine di attori o attrici, tra l’altro spesso usate nella promozione degli stessi libri (questo è il mio/questa è la mia protagonista, con allegata foto di attore o attrice). Libri che si devono legare a stereotipi anche di genere, per bilanciare quel piattume stilistico di cui sono testimoni: in assenza di altro, ci si lega al cliché, alla sicurezza. Perché QUELLE lettrici vogliono questo, e solo questo.

Perché un libro senza messaggio, contenente solo lo stesso schema di storia ripetuto cento e cento volte per soddisfare sempre lo stesso appetito delle stesse lettrici/lettori, è un libro che ha un solo scopo: VENDERE.

A me spiace, francamente, perché così Rizzoli ha deciso di dedicarsi ANCHE a lettrici che, purtroppo, cercheranno sempre la stessa storia, con piccole variazioni. Sempre le stesse fantasie sentimentali o sessuali, sempre lo stesso schema. Lettrici di questo tipo.

Gente che, sinceramente, ha da sempre paura del giudizio degli altri lettori, perché sa che legge libri ritenuti di categoria inferiore, e per questo sbrana il malcapitato che gli dice: fa schifo. Perché meglio aggredire che essere nuovamente aggrediti. Gente che sa che sta buttando via tempo, non rendendo quel tempo prezioso, gente che sa che legge quel genere perché non ha voglia né stimolo di leggere altro, quantomeno in quei momenti di lettura. Gente che non vuole più sforzarsi.

Gente che ordina libri online (per questo questi ebook hanno grande successo) perché ha il timore di entrare in libreria ed essere giudicata nel chiedere quel titolo, se mai in una libreria ci è entrata.

Gente che spesso si esprime con un linguaggio da quarta elementare, e che quando glielo si fa notare è già pronta a cercare il pelo nell’uovo del proprio detrattore, come se dire ‘tu hai sbagliato un’acca in quarta elementare’ rendesse meno problematico e pesante non saper scrivere un è con l’accento o un a senza l’acca a 30, 40, 50 anni.

Gente che si incazza e che è pronta a linciare chi critica il proprio genere preferito di letture, che è pronta anche ad augurare la morte per questo, solo e soltanto perché profondamente insicura sulle proprie letture, e forse anche nella propria vita, e allora al primo quasi attacco reagisce a sua volta attaccando, con una veemenza terribile. Che quando gli si fa notare la gravità di ciò che dice, non se ne rende conto, perché la vita digitale, magari edulcorata appunto da questi libri in maggioranza digitali, non è più la vita reale, e il nemico digitale non è più un essere umano, non esiste davvero, quindi non può certo andare a denunciarmi dai carabinieri.

Gente che non riesce a scindere ‘ciò che mi piace’ da ‘ciò che sono’, un po’ come se qualcuno mi dicesse ‘a me non piacciono i peperoni’ e io gli rispondessi ‘vaffanculo, muori, stronzo’.

In tutto questo, la mia domanda a Rizzoli è e rimane questa: perché?

E ora aspetto le vostre risposte, pacate o meno, ricordandovi che segnalerò e bannerò chiunque oltrepassi il limite con minacce o insulti, come d’altronde già fatto settimana scorsa.

Perché sono ancora vivo, sapete, e scrivo e leggo e mi promuovo come e più di prima, alla faccia dei vostri “devi morire”, dei vostri “lo abbiamo distrutto, lo abbiamo ricoperto di merda”, dei vostri “l’abbiamo buttato a fondo, sì!”. Tutto per un’opinione, come nei migliori regimi fascisti.

Oh, in gamba eh

Ivano

ps. seriamente, autrici YouFeel, cosa c’è da prendersela? Seriamente pensavate di arrivare al Bancarella o allo Strega con “Amami, baciami, toccami, noi insieme per sempre, sì, ancora, io e te uniti, siamo una cosa sola, unici”? Per favore. Chiedetevelo: perché Rizzoli vi ha abbordate e fatte entrare nel team? Forse perché scrivete da dio? Forse perché i vostri sono da premio letterario? O più probabilmente perché vendete? Cioè, veramente, chiedetevelo: il mio libro potrebbe mai essere in lizza per il Bancarella? Anche solo lontanamente? E perché solo in ebook?
E per favore, non attaccatemi con il pretesto dell’invidia. Certo, piacerebbe anche a me vendere 10.000 copie. Certo, mi piacerebbe che grandi libri di piccolissimi autori che conosco fossero al posto vostro, in classifica. Ma nel vendere, dipende sempre A CHI. Cioè, se devo pensare che il mio libro è destinato a gente che non sa dividere la critica a una cosa dalla critica a una persona, che non sa argomentare, che non sa capire un testo, che non si prende le proprie responsabilità, etc etc etc, piuttosto preferisco il macero. Sul serio!
Facciamo una bella cosa: voi tenetevi le vendite, io mi tengo la mia opinione e la mia preferenza per i libri di qualità (perché anch’io leggo, sapete, non è che un autore scrive e basta e allora se una cosa gli fa schifo lo attacco su come o cosa scrive). Che poi, nessuno ci perde ed entrambi ci guadagniamo: voi vendete, io non leggo merda. Ok?

 

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Informazioni su ivanomingottiautore

Autore di diversi romanzi, fondatore di LiberoLibro, curatore della collana Nuove Luci per Amande Edizioni, genio, filantropo, con le pezze al culo.
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14 risposte a Perché la collana YouFeel di Rizzoli è una “CAGATA PAZZESCA”

  1. janefademerrick ha detto:

    è bello leggere articoli così approfonditi sull’argomento. Mi spiace che ti abbiano “attaccato” e tacciato d’invidia e capisco la tua riflessione finale, ma temo anche che, ahimè, i diretti interessati non siano lettori talmente “forti” da arrivare a fine articolo. XD

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  2. Grace ha detto:

    Ciao Ivano, condivido in toto. Continua così!

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  3. guido mura ha detto:

    Beh, certe cose qualcuno deve pur dirle. Comunque, una ragione per queste scelte da parte di Rizzoli (ma Amazon si sta muovendo nella stessa direzione) c’è ed è storica. Rizzoli pubblicava collane rosa in tempi non sospetti (Anni Quaranta-Cinquanta). I romanzi di Novella e I nostri romanzi vendevano un bel po’ di copie, con scrittrici come Luciana Peverelli, Carola Prosperi, Flavia Steno, Teresa Sensi, Giana Anguissola, Milly Dandolo, ma anche con Scerbanenco. Probabilmente, rifarsi alle origini può servire a ridurre il profondo rosso dei conti dell’ex RCS, sperando, magari, di trovare un’altra Luciana Peverelli.

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    • però diciamocelo Guido… tutt’altro livello 😛

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      • Guido Mura ha detto:

        I tempi sono cambiati. La Peverelli poteva permettersi di vendere un libro dal titolo “Violette nei capelli”. Oggi per venderlo dovrebbe intitolarlo “Sborra nelle mutande”. Comunque il problema non è solo di misura e di buon gusto, ma di contenuti. Joyce ogni tanto ci andava giù duro, tanto da farsi considerare osceno (a differenza di Faulkner, che era capace di raccontare storie terribili senza usare una parolaccia). Le scrittrici/scrittori di oggi invece sono capaci di riempire un romanzo di membri e di escrementi, senza metterci dentro altro. Anche per questo ci vuole una certa abilità, confessiamolo. Io per esempio non ne sarei capace ;-D

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  4. Manuel Pomaro ha detto:

    Condivido tutto quanto e non ho molto da aggiungere. L’unica cosa che posso sottolineare è il fatto di quanta spazzatura ci sia su Amazon (compresi forse un paio di miei lavori, non lo nego). Ho letto lavori con trama inesistente, buttati lì solo dopo aver scopiazzato 50 sfumature, dove si confondeva l’essere Master con qualcosa di psicopatico, un protagonista con le idee confuse che prima diceva ad una donna di spogliarsi ( una donna capitata a casa sua per caso, come se domani suonasse il mio campanello un’estranea e io la facessi accomodare in casa) e di mettersi un vestito scelto da lui, per poi cercare di cacciarla in malo modo solo perché lui è un Master. Detto ciò credo che le piattaforme on line e le case editrici dovrebbero dare un’occhiata a ciò che mettono in vendita, anche perché sono i lettori che alla fine buttano i soldi e un servizio andrebbe sempre dato in modo decente.

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  5. letterandoblog ha detto:

    Mi dispiace molto perché in quella collana pubblicano anche mie amiche, colleghe scrittrici che, secondo me, con un piccolo sforzo potrebbero fare molto di più. Ma purtroppo ci si svilisce con queste pubblicazioni che non vanno demonizzate in toto, un numero è accettabile (si tratta pur sempre di gusti personali), ma la proliferazione indiscriminata mi pare non solo eccessiva, ma anche, e soprattutto, offensiva per il genere femminile che si relega, questa volta da solo, al ruolo tradizionalmente affibbiatogli nel corso dei secoli e legato al sentimento; perché di più non può aspirare, ché la politica, la filosofia e tutte queste cose sono più adatte a una mente maschile! Per non parlare del cliché della donna fragile in attesa del principe azzurro, incapace di trovare la felicità da sola. Insomma: anni di femminismo buttati alle ortiche. Lo dico da donna, ma anche da scrittrice, dobbiamo ritrovare il coraggio di osare, ragazze, fregarsene del mercato e chi ha capacità e testa dovrebbe sentirsi moralmente obbligato a dare di più, a fare di più, è troppo comodo “avere successo” lasciandosi trascinare dalla corrente, questo dico, e chi guarda solo al dio denaro può anche avere successo, ma è un successo effimero che prima o poi svanirà.

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  6. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Una collana destinata a morire nel giro di poco tempo, così come è giusto che sia.

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