Venti motivi per cui vale la pena pubblicare

Ok, scrivere un libro, pubblicarlo e sprecare tempo e forze nel promuoverlo, spesso senza risultati, è davvero frustrante. Ma ci saranno cose positive riguardo la pubblicazione? Vale davvero la pena pubblicare?

Allora, facciamo mente locale e troviamo qualche cosa da salvare. Perché pubblicare?

Punto primo: per farsi belli con amici e parenti. Ué! Arrivò u scrittore!!!

Punto secondo: per conoscere gente interessante. Ah, sì, anch’io scrivo. Un autopubblicato, ma sai com’è, sicuramente diventerò uno di successo. Tu cos’hai scritto? Ah, per PincoPallino? Eh ma le case editrici sono brutte e cattive, ecco.

Punto terzo: per sentirsi arrivati. Dove non si sa, ma arrivati.

Punto quarto: perché non è mai stato tanto facile. Cioè, devo farvi presente certi titoli o ci arrivate da soli?

Punto quinto: perché è uno spreco non farlo. Cioè, che avete scritto a fare? Per perdere tempo? Per riempire un cassetto? Per sentirvi meno inutili nelle sere d’estate? Per dare un senso alle ferie? Cioè, perché?

Punto sesto: perché almeno potrete raccontare agli altri la mirabolante vita che avete vissuto. Come se non ce ne fossero migliaia come la vostra. O migliori. O decisamente migliori. O decisamente, decisamente migliori.

Punto settimo: per sentirsi persone interessanti. Cioè, oh, almeno potete dire di aver pubblicato un libro.

Punto nono: per andare col vostro faccione in tivù, in radio, sui giornali. Avere un pretesto per tentarci, quantomeno. Se poi arrivati lì non avete niente da dire, beh, tranquilli: siete in buona compagnia, la maggior parte delle trasmissioni è più o meno la stessa cosa.

Punto decimo: per mettere come status lavorativo SCRITTORE invece che Disoccupato. Cioè, sui social network fa anche tendenza. E poi magari ci guadagnate qualche conoscenza in più, qualche appuntamento, qualche approccio. Finto, ma approccio.

Punto undicesimo: per dire ai nonni e agli zii, quando te lo chiedono, che Sì, il lavoro va benissimo, pensa che addirittura tre persone hanno commentato il mio incipit!

Punto dodici: per poter finalmente indossare un magnifico cappello di feltro. Che tanto fa personaggio. Da quanto aspettavate questo momento?

Punto tredici: per poter partecipare a concorsi letterari e finalmente dire che Diamine, sono tutti truccati, è una merda, vincono sempre gli stessi! O vincerli, ignorando il fatto che poi, al concorso, in realtà partecipavano in 4, e tre non erano nemmeno italiani.

Punto quattordici: per sentirsi rifiutati ingiustamente dalla società culturale, fare un po’ i bohemienne e schifare tutti per l’affronto di essere ignorati. Tsé.

Punto quindici: per aspettare il colpo di culo che tanto non arriverà mai. Oh, quantomeno non ci rimettete i soldi in Lottomatica.

Punto sedici: per incazzarsi davanti al minimo errore grammaticale altrui, e poi finire a chiedersi per due ore di fila quale sia la forma più corretta tra Vale la pena di pubblicare e Vale la pena pubblicare.

Punto diciassette: per organizzare presentazioni e sperare che ci vengano almeno i parenti, e poi trovarsi davanti la sala vuota e poter di nuovo bestemmiare contro la società infame e corrotta.

Punto diciotto: per farsi fotografare con il proprio libro in mano, pensando di immortalare un momento eterno che i posteri andranno poi a vedere e rivedere. No, non succederà mai. No, non siete nessuno.

Punto diciannove: per fare le dediche ai firmacopie o alle presentazioni e sentirsi importanti per questo. Che poi, tornati al vostro vero lavoro, se ce l’avete, vi trattino di merda, questo è un altro discorso.

Punto venti: per incazzarsi per la mancanza del punto otto, o per incazzarsi nel non aver notato la mancanza del punto otto e sentirsi quindi  un po’ analfabeti funzionali.

Beh, che dire, stavolta credo di avervi fatti contenti.

Buona lettura

Ivano

 

 

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Informazioni su ivanomingottiautore

Autore di diversi romanzi, fondatore di LiberoLibro, curatore della collana Nuove Luci per Amande Edizioni, genio, filantropo, con le pezze al culo.
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4 risposte a Venti motivi per cui vale la pena pubblicare

  1. janefademerrick ha detto:

    È indubbio che molti pubblichino per risonanza del proprio ego. Questo articolo mi ha creato conflitto perchè io non ho detto a nessuno (benché meno alla mia famiglia) che ho (auto)publicato tre libri, non faccio presentazioni per rimanere anonima e di conseguenza non farò mai una foto con me che reggo il mio libro. Perchè cavolo ho pubblicato io? L’ultimo libro che pubblicherò sarà “La deficienza della scrittrice timida”.

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  2. guido mura ha detto:

    Sicuramente per il punto otto: “avere una possibilità su 999000000 di vincere il premio No-bel, o almeno (come si diceva anni fa tra amici) il premio No-brut”.

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