Cosa ne pensa un autore..?

ECCO PERCHÉ I VOSTRI LIBRI NON HANNO SUCCESSO

Ah, i vostri libri hanno successo? Davvero? Sicuri sicuri? Allora questo articolo non fa per voi.

Punto primo:

  • fate 365 firmacopie l’anno? O quantomeno siete in una libreria diversa per ogni giorno?
  • fate 20 presentazioni al mese? O quantomeno siete invitati a 20 presentazioni ogni mese – che poi non ci andiate è un altro discorso?
  • avete pubblicato per un grosso editore con un grosso distributore alle spalle?
  • vendete più di 100.000 copie online, senza restituzioni?
  • siete pagati per scrivere prima ancora di pubblicare?

No? Allora è ben dura avere successo. E probabilmente mai lo avrete.

Chiariamoci: quanti libri vengono pubblicati al giorno? E quanti vendono più di una copia? Andiamo a vedere i dati? No, dai, troppo disagio.

E poi, parliamoci chiaramente: tolti parenti/amici/conoscenti che sono venuti  alle vostre prime presentazioni, e i poveri cristi che per darvi la tara hanno comprato il vostro libro quando si sono trovati davanti il vostro bel faccione, quante copie avete DAVVERO venduto? No ma, davvero, non sparando cifre a caso per potersi gonfiare e riuscire a galleggiare nel mare magnum di merda e disperazione in cui si sono ficcati tutti gli scrittori/autori/scribacchini “emergenti” – mai termine fu più azzeccato, direi. Dai, sparatemi un bel MILLLLEMILA. Come no. Non ci crede nemmeno vostra nonna.

E mi direte, allora: chi se ne frega del successo, l’importante è essere letti. Ah beh, sicuro. Già, grande, ottima risposta, bel colpo. Gliel’hai proprio assestata a quel borioso figlio di buona donna! Ecco, peccato che possiate dirlo solo se il vostro libro ce l’hanno tra le mani almeno 1000 persone. Sto numero torna sempre eh, in fondo.

Perché parliamoci chiaro: quanti dei vostri parenti/amici/conoscenti alla fine l’hanno letto davvero, il vostro libro? E quanti di quei poveri cristi a cui l’avete propinato – e di cui parlavamo prima, ricordate? – vi hanno ricontattati per dirvi un bel sì, l’ho letto?

Sul centinaio di copie che, spero proprio per voi, siete riusciti a distribuire, meno di un decimo sarà stato letto. Meno di un decimo di questi lettori vi dirà poi cosa ne pensa, e meno ancora (a sto punto, mezza persona) avrà con voi uno scambio proficuo di vedute  riguardo ciò che avete scritto.

Capito? Capito. Che poi, se non ci credete, basta che vi facciate un bell’esamino di coscienza, proviate a ricordare tutto quello che riguarda voi e il vostro bel libro e.. toh, ha proprio ragione. Ma non diciamoglielo, perché noi dobbiamo preservare la nostra immagine di PALADINI DELLA SCRITTURA!!! Contro il mercato, contro le cose commerciali, contro la grande distribuzione! Yeah! Perché nessuno ci caga, ma non sanno ancora che noi cambieremo il mondo!!! Putenza!!!

Cioè, io creerei un bel centro per disintossicarsi dall’idea di scrivere. O, quantomeno, da questa idea perversa di scrivere. Che poi, scrivete pure, e pubblicate, ma non venitemi a dire che lo fate per il successo, né tantomeno per essere letti, perché sia l’una che l’altra cosa sono come vincere alla lotteria: è più probabile che, uscendo di casa, vi piombi addosso un pianoforte a coda. Chiaro, a meno che non diate gratis, a destra e a manca, il vostro libro. Che poi manco così siete sicuri che lo leggano, anzi: se è gratis, chi me lo fa fare; se l’ho pagato, quantomeno gli do una possibilità.

Diciamocela tutta: si scrive per il piacere di scrivere, il nostro, punto.

E si pubblica per l’onanistico bisogno di vedersi rispecchiati in qualcosa che, sotto sotto, speriamo possa fare il boom e darci il successo che sappiamo o speriamo di meritare – ingiustamente. Qualcosa che darebbe un senso alla nostra inutile routine quotidiana. Ammettiamolo.

Dite di no? Allora chiaritemi perché c’è gente che arriva a pagare per pubblicare. Ve lo dico io: perché ne vale la pena. Perché il gioco vale la candela: pago, ma finalmente ho l’inebriante piacere di avere IL MIO LIBRO in mano. Cioè, sentite come suona bene: IL MIO LIBRO. Fantastico. Non vi fa sentire già al di sopra di tutte quelle capre ignoranti che avete intorno e che proprio non vi capiscono? No? Chiaro, ora lo sentite anche voi. Sì, esatto. Perché è proprio per questo che cercate la pubblicazione, per avere un bel cartellino da sfoggiare, da far vedere agli altri: guarda qui, capra, io sono uno SCRITTORE!!! Con la S maiuscola!

E no cari miei, non c’è la mamma a proteggervi, stavolta. Non vi coccoleranno per questo, non vi diranno bravo, bis, complimenti. Se cercate approvazione, cercatela altrove, non nel MAGICO mondo dell’editoria.

Perché qui trovate solo calci, sputi e botte da orbi. Ogni tanto un bel Meh, ma d’altronde, si accetta tutto, raschiando il fondo del barile. No? Non è così? Allora chiaritemi le recensioni ai colossi della letteratura, tipo un Pavese è troppo impegnativo, 3 stellette, o Bah, che libro insulso, saprei fare di meglio, una stelletta e mezza a un Saramago. Non ci credete ancora? Fate un salto su un qualsiasi libro su Anobii, Goodreads & Co., leggetevi un paio di recensioni, poi tornate qua e ne riparliamo. Su, vi aspetto.

Non siete ancora andati? Dai!

Andati? Ok, perfetto. Bravi, sì, esatto. Esatto.

Perché diciamocela tutta: non sarete voi a salvare il mondo della letteratura. Non siete il prossimo Manzoni, non siete il prossimo Baudelaire, non siete il prossimo Kafka e nemmeno il prossimo Grass. Voi siete mediocri.

Perché foste davvero qualcosa, brillereste tanto che i circoli letterari farebbero a gara per accaparrarsi una vostra presenza.

Come, non vi ha ancora chiamati nessuno?

Pazienza.

Che poi, diciamola tutta, il passaparola è una cosa sopravvalutata. O no? Mica le cose funzionano per il passaparola. Perché al successo si arriva con, con….

Quindi leggete, scrivete, fate un po’ il cazzo che vi pare, ma per favore niente commenti da paladini qui sotto, vi prego. Che poi si vede subito che non riuscite a reggere un confronto, ad argomentare un discorso.

Aspetto vostri insulti e vostra rassegnazione.

E leggete tanto, che vi fa tanto bene

Ivano

ps. dato che allo scorso articolo sul fatto che nessuno legga più sono seguite tonnellate di insulti del tipo non è vero, brutto stronzo, a cui, a sua volta, è seguito il dato miserabile sull’afflusso al Salone del Libro di Milano – pessimo, pessimo e pessimo -, beh, io aggiungerei un bel ve l’avevo detto. O no? Che dite, ci sta?

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24 thoughts on “ECCO PERCHÉ I VOSTRI LIBRI NON HANNO SUCCESSO

  1. lisacagnassi ha detto:

    Insultarti perché? Hai perfettamente colto nel segno. E’ proprio ciò che mi accade o è capitato. Figurati, ai parenti e agli amici, regalati perché si deve fare. Loro no si degnano nemmeno di parlarne e se, per caso si tocca l’argomento, capisco che non lo hanno letto. In compenso mi guardano con l’aria di chi sottintende: “chi si crede di essere?”. Si scrive per esprimere ciò che sta esplodendo dentro, per dimostrare a se stessi che si sa fare qualcosa di più che fare i lavori di casa e la spesa. Nemmeno il marito mi incoraggia, gli dà fastidio, si sente sminuito. Da cosa non so, visto che nessuno mi regala un minimo di considerazione. Hai ragione, il tuo articolo quantomeno è divertente e non fa una grinza. Finalmente ho trovato chi ha scritto esattamente ciò che ho pensato decine di volte. Simpaticamente, mi piace e mi sento meno sola, dentro questa valle di delusi incalliti. Continuerò a scrivere, se ne avrò la volontà, per rispecchiarmi dentro. Magari per far sorridere qualcuno. Alla mia età si ha vogli di sentirsi ancora capaci di qualcosa.
    Grazie per avermi offerto l’opportunità di dire la mia. Poi, sia quel che sia, va bene così. Buonanotte.

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  2. manuelspano ha detto:

    Mi hai fatto schiantare dalle risate! Hai perfettamente ragione, non c’è motivo d’insultarti, almeno per me, perché condivido in pieno il tuo pensiero. Mi sa che ti leggerò più spesso 🙂

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  3. Tutto vero! Almeno per me, anche se sono riuscito ad ottenere una ventina di riscontri 😱 peccato averlo scoperto solo dopo aver pubblicato il primo libro, ora che so come funzionano le cose (e questo articolo lo conferma, almeno per me) il secondo lo pubblico in self, comunque vada sarà un successo ☺️ Bravo

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  4. Antonella ha detto:

    Il tuo articolo coglie nel segno in modo ironico e crudele: è così, ma nessuno “scrittore” lo affermerà mai. Si pubblica con le piccole case editrici perchè quelle che contano non considerano il manoscritto. E’ così e basta. E allora lo ” scrittore” preso dal delirio di essere necessario al mondo pubblica col primo che lo considera e che di solito non ha un correttore di bozze, non ha un distributore valido alle spalle, non ha editor preparati per tutti i generi e quindi ti strapazzano il testo che viene infine letto dai quei tre o quattro a cui l’hai regalato. Sempre che non sia in versione digitale perchè nonna e zia non hanno l’ereader. Scribacchierò fino a che mi divertirà, poi mi dedicherò ad altro.

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  5. Eliminassimo le tonnellate di vecchi e i loro: ” poesie di un tempo passato” le migliaia di ragazzini/adolescenti mancati da: ” le fantastiche avventure del dragomago” e i non so quanti geni del mercato del: ” torture erotiche per gente che non gli tira”, avremmo un calo considerevole di quello che è il saturo mercato dell’editoria.

    Se poi riuscissimo nella titanica impresa di levare word a tutti quelli che (tipo me): ” ehi, sento che le mie minchiate vanno condivise con il mondo” che gli impagina pure le storie e corregge gli errori ortografici , allora forse, forse riusciremmo a scorgere qualche fulgido libro decente in mezzo alla bolgia.

    Il problema sono la mancanza di censura, il buonismo e il menefreghismo della gente. Spesso e volentieri mi è stato sottoposto un libro/scritto e altrettanto spesso i miei commenti sono stati negativi e corredati da spunti per migliorare. Il risultato è stato semplicemente un attacco verso di me ( o peggio del vittimismo insensato) e nemmeno la considerazione dei commenti atti al miglioramento.

    Serve stroncare sul nascere tutte le opere non meritevoli, serve essere spietati ed interessarsi a ciò che ci viene dato tra le mani. Dire ” bello” ad un’opera significa non considerarla. Dire ad uno scrittore che il suo libro fa schifo o lo sotterra e gli fa smettere di scrivere ( con buona pace della casistica e della possibilità di aver stroncato sul nascere il nuovo Shakespeare) oppure gli fa stringere i denti, leccarsi le ferite e ripartire in modi migliori.

    Dobbiamo smetterla di vivere di sogni ed imparare a sognare una realtà migliore. Non basta saper andare in bicicletta per partecipare al giro d’italia, ci vuole talento e, sopratutto, tanti cerotti per medicarsi le ferite di quando si cade.

    Ovviamente il mio è un bel discorsetto filosofico, fatto di realismo e belle parole, ma ci stiamo dimenticando dell’altro grande titano che mangia l’editoria: Gli editori. Perchè loro hanno bisogno di soldi per vivere e, di conseguenza, gli converrà sempre di più pubblicare il libro di Luciana Litizzetto, che probabilmente ha smesso di aver delle cose originali da dire negli anni ’90, piuttosto che un esordiente talentuoso.

    In ogni caso, però, io sono un sognatore e sono ancora fermamente convinto che se si ha talento, passione, intelligenza ed una lingua a cui piace il gusto del fango, da qualche parte si può sempre arrivare.

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  6. ottimo articolo che credo possa accumunarsi al famoso “quarto d’ora” di Wharoliana memoria. L’onanismo dello scrivere è venuto con l’avvento delle nuove tecnologie un po’ come negli anni ’70 le prime tv radio libere i macellaio sotto casa faceva la pubblicità e la signora della porta accanto si spogliava. C’è un bel documentario dal titolo. Videocrazya su yuo tube che consiglio vedere.

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  7. Pingback: Self or not self? SELF | Esordiente allo sbando

  8. Ciao, sono quello che ti ha messo 1 stellina.
    Visto che hai cercato in tutti i modi di farti insultare ho pensato che avresti gradito il pensiero.

    Quando il web faceva parte della fantascienza andava di moda la spedizione doppia: un manoscritto in A.R. all’editore e il medesimo, sempre in plico sigillato, a sé stessi. Iscriversi alla SIAE era troppo costoso e servirsi di un notaio idem. I migliori clienti delle poste erano gli scrittori.

    Con AMAZON KDP la musica è cambiata ed ora chi si arricchisce sono i publisher (vedi alla voce StreetLib) e i freelance che offrono servizi editoriali a vario titolo.

    Ci sono ancora decine di migliaia di fessi che pagano per farsi pubblicare e questo fatto permette a certi editorucoli di far lievitare il numero di libri pubblicati alla cifra record di quasi 70000 nuove pubblicazioni solo nel 2016.
    Rileggendo bene il tuo articolo mi è venuta in mente una serie di versi, non mia, che fa così: “Che cosa posso dirvi? Andate e fate! Tanto ci sarà sempre, e lo sapete,
    un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli, un prete a sparar su cazzate”
    Un’Avvelenata letteraria, un testo degno del miglior Guccini con tanto di sottofondo musicale.
    Però Guccini, ai tempi dell’avvelenata, era profondamente incazzato e seriamente cantava “vendere o no non passa tra i miei rischi, non comprate i miei dischi e sputatemi addosso” (oggi chiede 50 eur per il biglietto di un concerto e non fa mai fiasco).

    Più che sparare a zero sulla “marmaglia” che è disposta a pagare migliaia di euro pur di dire “io sono uno scrittore” e poi a proporre ad amici e parenti il testo, martoriandogli gli zebedei per costringerli a leggere, prova a fare questo esercizio:
    nel 2015 sono stati proposti sul mercato circa 66.000 nuovi titoli, tra ebook e cartaceo (non so se è stato reso disponibile il dato per il 2017).
    Dietro la maggior parte di quei 66k si nasconde un esordiente che ha forzato almeno 10 persone a comprare e leggere il suo libro.
    Hai idea di quale potenza dirompente può avere un esercito del genere? Perché di questo si tratta: c’è un nemico, l’ignoranza e un esercito che la sta combattendo a suon di lettere.
    Gli scribacchini, come li chiami tu, sono la “carne da cannone”, la prima linea, armati di blog o account wattpad/godread/ecc dove si autopubblicano e tentano di emergere.
    Poi ci son quelli come il sottoscritto che, consapevoli dei propri limiti, invece di spendere xmila eur per farsi spubblicare da un editore a pagamento, ne spendono molti meno per ingaggiare un editor e imparare a scrivere sul serio. Più oltre quelli che, per meriti propri o altrui (ma siamo già al livello degli ufficiali), hanno un editore più o meno grosso alle spalle e pubblicano un libro all’anno e così via fino ai gradi più elevati di questo esercito meno immaginario di quanto… immagini.
    Il guaio degli alti ufficiali è che a leggerli è perlopiù chi è già avvezzo alla lettura, a me interessa la carne da cannone, quella che per i motivi più vari propina le proprie opere a tutti, magari anche gratis, basta che sia letta.
    Lo so io come lo sai tu che quella è merda. Letteraria, d’artista, ma sempre merda è: periodi senza verbo, proposizioni principali stroncate da una virgola, trame che fanno sembrare i romanzi Harmony opere degne del Nobel e personaggi piallati ad arte fino a sembrare tante facce tutte diversamente identiche. Su questo aspetto concordo con te, ma il lavoro svolto da quei 66000 l’anno scorso è stato importante almeno quanto il lavoro svolto dai letterati del nostro paese: solo l’anno scorso hanno costretto più di 600.000 persone ad aprire un libro, a leggerlo e a confrontarsi col testo… come risultato non è male.

    A. V.

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  9. Gentile Ivano, hai fatto l’analisi di ciò che vive uno “scrittore” che non ha successo, e cioè la maggior parte di chi aspira a scrivere un romanzo, una storia ecc.. Perché, similmente, non ti cimenti anche ad analizzare i motivi di tutti quelli (scrittori) che invece il successo lo raggiungono? Mi pare limitativo occuparsi solo di una faccia della medaglia. E poi, saremmo molto più interessati a conoscere il percorso di chi vende, di chi è acquistato, di chi arriva insomma, attendo.

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