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CONSIDERAZIONI SULL’ATTUALE MONDO DELL’EDITORIA

Tempo fa ho scritto un articolo sulla situazione editoriale italiana, prendendo in esame i vari ingranaggi che compongono il suo meccanismo: autori, librerie, agenzie letterarie, editori, enti culturali. Beh, è ora di fare un piccolo aggiornamento, perché la situazione sta decisamente mutando sotto i nostri occhi.

AUTORI: la cosa che noto più di frequente è un inedito immobilismo da parte degli autori: se una volta ci si proponeva in massa, anche solo digitalmente, per farsi un po’ di promozione, ora si tende a rimanere fermi, come presi da una disaffezione, da una disillusione lacerante. Non parlo solo di coloro che sono stati pubblicati, ma mi riferisco anche agli AUTOpubblicati, che stentano davvero a muoversi, come avessero paura del mostro in agguato pronto a mangiarli. Per i pubblicati noto inoltre un certo immobilismo anche REALE: le presentazioni scarseggiano, nessuno vuole fare un firmacopie, nessuno si mette più in gioco. Si aspetta il lettore al varco, e stop. Si tratterà forse di selezione naturale, con pochi autori emergenti che vanno a prendersi gli enormi spazi lasciati vuoti dagli altri, ma la cosa mi inquieta parecchio. Come è inquietante l’immobilismo nel proporre i propri inediti a un editore, che arriva fino al terribile e depresso ‘ma a che pro pubblicare? Per cosa?’. Ho avuto testimonianza diretta di quest’ultima cosa, gestendo una collana editoriale e andando faticosamente in cerca di inediti, come dell’immobilismo per presentazioni e firmacopie gestendo un’associazione culturale che fa presentazioni e andando in giro per librerie come autore: nessuno esce e chiede, siamo tutti chiusi in casa (o meglio, siete).

LIBRERIE: si vede a occhio nudo: le librerie, soprattuto quelle di città, sono in profonda crisi. Se ancora nei piccoli centri, lontano dalle metropoli, le isole culturali felici continuano a prosperare o comunque limitano i danni, in città le librerie cadono una dopo l’altra. Fenomeno globale (anche al di fuori del tessuto editoriale italiano sta succedendo la stessa cosa), tutto questo sta costringendo le librerie a cambiare le proprie politiche organizzative, buttandosi sulla vendita di oggetti da cartoleria o comunque ausiliari alla lettura, su pupazzi, giochi per bambini, oggettistica varia. I corridoi delle librerie, soprattutto in questo periodo, sono vuoti in modo preoccupante: sembra che la libreria non abbia solo perso clientela interessata (forse per colpa di Amazon e co.), ma addirittura i soliti curiosi, insomma quella funzione di polo attrattivo di impronta culturale che ha sempre avuto.

AGENZIE LETTERARIE: c’è invece una proliferazione di agenzie letterarie, che spesso lavorano con sussidio economico dell’autore. A queste ultime si è unita una nuova categoria, quella delle agenzie che si occupano della promozione dell’autore, sempre a sussidio economico da parte di quest’ultimo: insomma, enti che si approfittano dell’immobilismo o della poca voglia dell’autore stesso.

ENTI CULTURALI: qui vale un po’ il discorso di autori e librerie: l’immobilismo, lo stare in casa, il non avventurarsi fuori sta portando alla morte di decine e decine di associazioni culturali, o anche solo all’immobilismo di quegli enti culturali che, non essendoci interesse da parte del fruitore finale, non si muovono. Come se tutto il mondo culturale si fosse congelato, dal primo all’ultimo mattone.

EDITORI: la cosa stupefacente è l’ingrossarsi delle fila degli editori a pagamento, nonostante l’immobilismo degli autori (come detto, alcuni editori No Eap fanno anche fatica a trovare autori disponibili all’invio dell’inedito). Come è evidente il fenomeno del passaggio di tanti editori No Eap al Doppio Binario o addirittura al Pagamento. In questo senso, si sente la mancanza di quei poli informativi come Writer’s Dream e co., che provvedevano a tenere informato e allerta l’autore.

Bisogna capire allora quale possa essere la ricetta per uscire da questa situazione. Certo se il problema parte dagli autori, è difficile trovare una soluzione. Un primo segnale positivo può venire dal Salone del Libro di Torino, che, scorporandosi dai grandi editori (che parteciperanno invece al Salone del libro di Milano) può diventare un banco di prova per i piccoli e medi editori. Come può essere un altro segnale positivo la ricerca di soluzioni nuove per la formula libro, con la sperimentazione da parte degli editori su forma e contenuto e, da parte dei librai, su confezione e proposta del prodotto.

E voi, che ne pensate? Che esperienze avete in merito?

Buone letture

Ivano

 

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18 thoughts on “CONSIDERAZIONI SULL’ATTUALE MONDO DELL’EDITORIA

  1. Ciao, trovo interessante il tuo articolo e devo riflettere bene su molte cose che dici… Però ti posso assicurare che uno ci può anche provare ad autopromuoversi, con tutto se stesso, ma ad un certo punto ha bisogno di una pausa e di capire se tutto quel tempo dedicato, senza risultato, potrebbe essere speso diversamente… Nessun o pochissimi risultati avviliscono, ciò non vuol dire che uno abbandona, magari si ferma un attimo… magari per dedicarsi a ciò che veramente ama: scrivere… poi si riparte ^_^
    Mio semplice parere… Buona serata

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  2. Interessante il tuo punto di vista, ma posso assicurarti che molti autori pubblicati da NoEap, me compreso che ho all’attivo 3 pubblicazioni, si spendono come possono e tentano di organizzare ogni sorta di evento promozionale, inclusi i mezzi sociali tecnologici. Il problema sorge quando ti accorgi di essere l’unico a remare in quella direzione, poiché il tuo editore non ti garantisce nient’altro che la pubblicazione e la stampa di poche copie, le quali, nonostante l’impegno contrattuale di un numero iniziale ben definito, non verranno mai stampate o inviate all’acquirente. Per non parlare dei compensi mai percepiti e che mai vedrai arrivare, poiché ci sarà sempre una buona scusa per non onorare il patto. Spesso ti vedi come il classico rappresentante porta a porta, quello che coinvolge amici e parenti per l’acquisto del proprio articolo, e presto ti cominci a chiedere se non fosse il caso di passare all’autopubblicazione e fare a meno di intermediari che tendono solo a negarti anche quel poco che ti è dovuto. Per carità, la soddisfazione è tanta, ma non puoi continuare a inventarti storie e fare le ore piccole ogni santo giorno, per poi vedere la tua opera snobbata anche dallo stesso editore, visto che non si preoccupa nemmeno di pubblicizzarla, per non parlare di quelle librerie che accettano presentazioni solo di nomi noti o portati avanti dai soliti grandi editori. Hai ragione! Il sistema editoriale ha subito un forte contraccolpo per via di realtà come Amazon, Whatpad ecc. ma non sarà anche colpa degli editori furbacchioni? Un saluto.

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      • Comprensibile, ma fino ad un certo punto. Un editore ha la responsabilità del futuro dell’autore che ha scelto di portare avanti, se diventa evidente che il suo scopo è esclusivamente il denaro, allora meglio chiudere i battenti. Mi spiace sembrare duro, ma è un argomento che mi tocca da vicino. Tra l’altro, è uno dei motivi che mi sta spingendo verso il self. Ti assicuro che è una decisione che non rientra tra le mie preferenze e che cercherò di rimandare il più possibile, editori seri permettendo. 😉

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      • mah, guarda, c’è anche da dire che è molto limitato il numero di cose che un editore può fare. molti ne fanno, altri no…chiaro che non possono dare a tutti la stessa attenzione, magari pensano che per alcuni titoli non c’è il biogno di star dietro al prodotto, dato che già l’autore ci pensa..

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      • Ivano, comprendo che siamo su un terreno un po’ ostile per via di ovvi motivi che potrebbero riguardare il tuo operato (non ho capito se anche tu sei un editore), ma, sinceramente, a mio modo di vedere un editore dovrebbe spingere ogni testo pubblicato in equal maniera, a prescindere dall’abilità dell’autore di sapersi pubblicizzare. A conti fatti, un autore dovrebbe dedicarsi al suo mestiere o hobby che sia, anche perché non possiede un ufficio stampa o le conoscenze tecniche per muoversi agilmente tra recensori, presentatori e quant’altro serve per una buona presentazione. Ovviamente è un mio personalissimo punto di vista, ciononostante farò tesoro dei tuoi commenti al riguardo. Non si finisce mai d’imparare. 🙂 Lieto di aver scambiato due chiacchiere.

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  3. ettore ha detto:

    Non ho capito (ho ga pubblicato) quali sono gli spazi vuoti e cosa intendi per mobilismo… Regalo (e mi brucio ) storielle sul social … Gran pubblico, sempre positivo e gentile … ( gran spazio ) non ha un fine, pubblicare, non serve a nulla. Da troppi scrittori che eravamo, ora siamo pochi! Gli interessi e la forma sono mutati … Senza immagini é veramente dura … Viva!

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  4. Alex Briatico ha detto:

    Articolo che descrive perfettamente la situazione non solo nostrana. Io, mi metto in quella categoria di autori da te descritta; siamo fermi e più apatici che disillusi. Il perché varia di sicuro da persona a persona. Parlo della mia esperienza. Autopubblicato con una raccolta di racconti; piccola e senza pretese. Faccio promozione continuativa per anni, ma senza risultati. Da quello mi fermo e realizzo che ho passato più tempo a cercare di vendere che a scrivere.
    Immagina lo sconforto.
    Cerco di proporre quindi il lavoro a qualche casa editrice, ma storce il naso visto che non è inedito e soprattutto non ha avuto i “grandi numeri” (sono le esatte parole utilizzate da praticamente tutte le case editrici contattate) .
    Tiro i remi in barca e mi abbandono all’ovvio: quel libro potrebbe essere stato bruciato dalla mia fretta iniziale di voler pubblicare ed entrare nel mercato.
    Scrivo racconti sul mio blog, ma quelli , se si vuole parlare di denaro e di un lavoro che genera sostentamento, non producono guadagno. Visualizzazioni si,ma non guadagno.
    Sono intenzionato ad abbandonare anche la barca, ma resisto perché realizzo che in tutti questi anni non ho fatto una cosa: scrivere per davvero tutti quei romanzi che avevo appena accennato e lasciato da parte.
    In questo mondo social lo stesso approccio dell’autore deve cambiare. Equilibrando l’apparire all’essere.
    Quindi cosa faccio? Torno a scrivere, riprendendo tutti i lavori lasciati indietro, con più calma e senza fretta di buttare fuori a tutti i costi una storia non ancora pronta.
    E se hai ragione che questa crisi scremerà il numero di aspiranti scrittori ben venga affinché possa essere una nuova rinascita della letteratura che, un pochino, ha bisogno del ritorno di veri scrittori.
    Se sono un di loro? Non lo so, nel caso ci vediamo fra qualche anno…

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  5. Pingback: CONSIDERAZIONI SULL’ATTUALE MONDO DELL’EDITORIA — Ivano Mingotti | Inchiostro e Carte Sparse

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