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IL BLOCCO

E niente, alla fine è capitato anche a me. Sarà perché sono impegnato con la promozione di Belve, perché lavorativamente parlando mi è cambiato un po’ tutto, perché fa freddo e non si ha tanta voglia di fare, di muoversi, di sperimentare, di tentare, di iniziare, e via via via dicendo. O forse perché, alla fine, un lavoro scritto lo dovrei anche promuovere, come tutti gli altri, e allora è uno sforzo ora e uno sforzo dopo, o forse perché le aspettative ora sono alte, l’asticella si è alzata, non si è più nel periodo del ‘come viene viene’. Forse perché mi sembra di aver già detto tutto, e che quel che può uscire ancora possa essere solo banale, solo una ripetizione di un qualcosa di già detto. Ho esaurito le cartucce? Mah, non credo, non penso.
Fatto sta che, vuoi la stanchezza, vuoi la paura, vuoi anche un po’ l’ansia e l’angoscia di vedere il foglio sempre, sempre, sempre vuoto, ecco, sono mesi che non scrivo.

L’idea è lì, i personaggi pure, la storia è delineata, l’ambito anche; ci sono i dialoghi, lo scheletro, e anche un certo entusiasmo per il tutto (dato che si tratterebbe di una novità, per me, scrivere di questo particolare ambito). Ma, no, proprio no: quella bastarda non vuole uscire.

Blocco emotivo? Blocco espressivo? Blocco verbale o blocco con lo sguardo al futuro? Blocco per stanchezza o blocco per noia?
Insomma, se trovo più gusto nel gestire una collana editoriale che nel tornare a scrivere, o quantomeno mi viene più facile, un motivo ci deve essere.

Che poi, diciamocelo pure, i libri da pubblicare li ho già lì, in attesa. Ci sono 4 o 5 bolidi solo da editare, rimettere in sesto, tener ben oliati. Ma non posso certo stare ad aspettare alla fermata che tutti i tram passino, fino alla mezzanotte ed oltre, quando ormai i mezzi sono tutti in fermo a capolinea. Cioè, capiamoci, non posso star fermo una vita.

La cosa è semplice: vorrei scrivere, e o non lo ritengo ancora opportuno, o non lo ritengo giustificabile.

Forse sono solo diventato troppo funzionalista, forse credo troppo nell’ineluttabile scientifico. Forse ho troppo rispetto per la lettaratura per rimettermici così, a caso. Un po’ come quegli innamorati da liceo che non si dichiarano mai alla propria amata.

Insomma, che cazzo. Diamoci una svegliata.

bloccodelloscrittore

ps. se mai vorrete, vi racconterò delle magnifiche avventure avute di recente con una fantastica Agenzia Letteraria. Vi faccio venire l’acquolina in bocca, tanto per. Poi oh, se non vi frega, cazzacci vostri..

pps. ma voi, in libreria, preferireste che qualcuno vi dicesse un ‘scusi, lei legge?’ o un ‘posso disturbarla?’

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12 thoughts on “IL BLOCCO

  1. A me piacerebbe: “Scusi posso disturbarla?”. Per quanto riguarda il blocco, io non scrivo libri ma sul blog della nostra parrocchia, forse ora un po’ meno a causa del lavoro. Anche a me è capitato il blocco e quando accade non devi forzarti a scrivere se no ti uscirà qualcosa di mediocre, devi cercare qualcosa che ti ispiri. Io ho fatto così in passato e ho ripreso a scrivere con naturalezza. In bocca al lupo!

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