Cosa ne pensa un autore..?

PERCHE’ BABELCUBE E’ UNA CAGATA PAZZESCA

Conoscete Babelcube? E’ quella nuova piattaforma digitale in cui autori e traduttori si incontrano, caricando le proprie opere gli uni e proponendosi per tradurle gli altri. Bello, bellissima idea, peccato che.. ricordi tanto i primi anni ’80 cinesi.

Perché?
Ecco spiegato il tutto: il traduttore può proporsi solo per una traduzione semigratuita, basata sulle vendite del libro nella lingua in cui lo ha tradotto (a percentuale). Facciamo un esempio: tizio si propone di tradurre in inglese il libro di sconosciuto A. Sconosciuto A accetta, dandogli il 2% del prezzo di copertina a pezzo venduto. Traduttore Tizio accetta, e in circa due mesi traduce il romanzo di Sconosciuto A. Ora, sarà pagato a vendita.

Cosa comporta questo:

  1. che l’autore se ne sbatterà allegramente di vendere il proprio libro in lingua straniera, e per un semplice motivo: già è uno Sconosciuto in Italia, e quindi non riesce a vendere in Italia e non ne conosce né i mezzi né le vie principali, figurarsi quindi in un paese straniero (es. Inghilterra o Stati Uniti).
  2. che il traduttore, per guadagnare, dovrà promuovere in patria un libro che non ha scritto lui, di cui prende una percentuale minima e su cui ha lavorato due mesi per la traduzione (e chissà quanti mesi, a questo punto, per la promozione). Ovviamente, vedendo gli scarsi risultati della cosa (figurarsi se uno sconosciuto in Italia diventa magicamente un non sconosciuto in paese estero) lascerà perdere.
  3. che un lavoro da due mesi sarà pagato O una miseria (pensate a un prezzo di copertina, date una somma sotto il 10 per cento e pensate a quanto vende in genere uno sconosciuto in Italia: di sicuro sotto le cento copie) O, peggio, zero.
  4. che il libro non verrà venduto né in Italia né all’estero

Ma le conseguenze peggiori sono altre: ho frequentato babelcube per una settimana, e questo è quel che ne ho desunto:

  1. gli autori sono ostili, ora, ai traduttori che si fanno pagare per il proprio lavoro: deve essere un lavoro gratuito, per loro. Del tipo che si va da un fabbro e gli si dice: no ma, ti pago a quante volte entra in casa mia un estraneo lasciandomi un regalo.
  2. gli autori danno dei disonesti ai traduttori, che per tutta la vita ci hanno campato e vissuto con le traduzioni, e solo per il fatto che si facciano pagare.
  3.  i libri non si vendono di più, anzi, l’astio e l’ostilità dovuta alla promozione aumenta
  4.  l’intero ciclo dell’editoria viene piano piano smantellato, con la consapevolezza errata, quasi, che una tipografia dovrebbe guadagnare sul venduto, e non per il lavoro che fa (è un esempio banale)

Qui non parliamo di editoria a pagamento: l’editore giusto deve accollarsi i costi della pubblicazione PERCHE’ vende, perché guadagna la fetta maggiore e perchè, a sua volta, paga altri per fare lavori correlati al libro (distributori, tipografie, editor, traduttori, uffici stampa). Qui parliamo di lavoratori a cui pian piano viene tolto un sostentamento economico. Qui parliamo di un rendere lentamente gratuiti tutti lavori che dovrebbero essere pagati.

Il paradosso è che, in un mondo in cui gli autori vogliono che tutto ciò che li circonda sia gratuito (e spesso lo è), spesso ci si ritrova a lamentarsi di come il proprio libro non venda. Ma come, è e deve essere tutto quanto gratis!


Annunci
Standard

27 thoughts on “PERCHE’ BABELCUBE E’ UNA CAGATA PAZZESCA

  1. Giorgia ha detto:

    Poveri traduttori!! E vogliamo parlare dei poveri autori?! Si devono fidare, devono attendere una generosa offerta di collaborazione, devono attendere la traduzione, che non è detto che arrivi o che sia di qualità nonostante le promesse, e in questi casi non posso nemmeno lamentarsi per l’inadempienza del traduttore. Nei casi a buon fine, gli autori devono impaginare e sistemare il testo sul sito e poi… per forza deve essere il traduttore a spingere le vendite! Non è menefreghismo, è impossibilità linguistica e territoriale!
    Per rispetto del lavoro del traduttore, l’autore sacrifica i suoi guadagni per pagarlo! Così sono distribuiti i compensi: http://www.babelcube.com/faq/revenue-share
    Su Babelcube autori e traduttori non devono stare troppo a pensare ai guadagni, quanto alla passione, al piacere di leggere qualcosa di nuovo e all’esercizio nel conoscere sempre meglio una nuova lingua. Se poi dovessero arrivare 2 soldi tanto meglio.

    Liked by 1 persona

    • ma appunto, ti pare che poi i traduttori distribuiscano e promuovano il libro? Ma va.
      Quindi il meccanismo del ‘traduco tanto non mi frega di vendere, e solo per passione’ non solo diventa non remunerativo e inutile, ma lesivo per i professionisti che, invece, proponendosi a pagamento (giustamente) si vedono dire: e ma su babelcube me lo fanno gratis.

      Liked by 1 persona

  2. Elena ha detto:

    Vorrei aggiungere qualche altro motivo per NON utilizzare Babelcube (né come autore, né come traduttore):
    – Nessun controllo da parte degli autori o dei traduttori sulle scelte delle parole chiave e delle categorie assegnate al libro (e chiunque abbia lavorato un po’ con Amazon e simili sa quanto siano importanti per promuovere un prodotto). Babelcube lo farà bene al posto vostro? Certo che no: nessuna keyword e una sola categoria, peraltro talmente generica da risultare totalmente inutile. Hai voglia a tentar di promuovere, se a monte c’è una schifezza mal impostata.
    – Nessun controllo sulla gestione dei periodi promozionali.
    – Dei venti canali di vendita strombazzati, uno solo (Amazon) ha un certo peso sul mercato italiano. Peccato che il libro venga caricato sugli store americani (di alcuni nemmeno esiste la versione italiana…), rendendolo ancor meno visibile negli altri paesi.
    – Nessun controllo diretto dei report di vendita. O ti fidi di quel che dice Babelcube o t’attacchi, perché tanto non hai alternative.
    Continuo o basta così?

    Liked by 1 persona

  3. Porto la mia esperienza diretta di traduttrice, scusandomi anticipatamente per la lungaggine richiesta dalla vastità dell’argomento. In passato ho usato Babelcube perché, nuova nel settore dell’editoria, avevo bisogno di un po’ di titoli da indicare nel curriculum. In linea di principio, l’idea è buona, ma de facto no, dal punto di vista del traduttore, in particolare. L’autore può avere da guadagnarci, sicuramente uno sbocco commerciale in più che non avrebbe se non a pagamento, cosa non semplice, dato il costo che si dovrebbe accollare (un indie sicuramente non ha i mezzi di una casa editrice). Alla peggio, non vende e basta, tanto non l’avrebbe fatto comunque. Condivido l’opinione che non è certa la bontà della traduzione, visto che un traduttore, che già non vede grandi guadagni, non può a sua volta affrontare la spesa di un revisore professionista (e ci vuole, credetemi, persino i mostri sacri della traduzione ne hanno uno!) e sicuramente non ha certezza delle capacità dei ‘colleghi’ di Babelcube né la voglia di dividere i giò magri guadagni. Magri, perché a Babelcube manca il pilastro dei servizi per l’editoria, ossia il marketing in loco. Non si può pensare che un autore che ignora completamente il mercato di un paese estero possa fare della propaganda seria, a meno di non pagare dei professionisti e, a quel punto, perché non trovare un traduttore pagato, magari certificato, che sia garanzia di qualità? O perché non cercare chi si compri i diritti e basta, togliendosi dagli impicci? Se Babelcube si pone come un servizio editoriale (e lo fa, visto che pubblica come Babelcube Inc. i titoli tradotti), non fa il suo mestiere, perché a poco serve pubblicare all’estero se i libri si perdono nel mare infinito di pubblicazioni. Non credo che il problema sia l’indicizzazione, o gli scarsi canali, su questo smentisco le informazioni finora rese, i canali sono tantissimi, manca forse solo IBS, ma c’è Mondandori, c’è Feltrinelli, c’è Kobo, c’è Itunes e Google Play, Scribd e moltissimi altri, insomma, tutto il necessario. Il problema è che il prodotto resta lì, sugli scaffali virtuali, senza che qualcuno lo metta in luce adeguatamente. E chi lo dovrebbe fare, poi, il traduttore? Che non è detto che abbia competenze di marketing? L’unico che non ha alcun potere (e sottolineo il fatto), neppure di accettare le promozioni gratis, che gli portano via soldi ai già miseri guadagni? Altro lavoro gratis? Tra l’altro, non ci si meravigli per le (apparentemente) laute royalties previste per i traduttori, a parte il fatto che con quelle percentuali si guadagna comunque la fame, si consideri che per legge la traduzione di un testo è un’opera a se stante e come tale andrebbe (condizionale d’obbligo) valorizzata. È forse una delle poche cose davvero giuste del sistema. Circa i report di vendita, onestamente non mi sento di dare giudizi, seguo le classifiche di vendita di Amazon e la sensazione è che Babelcube non imbrogli sulle cifre. I report, tra l’altro, sono molto dettagliati e puntuali. Un punto a loro favore è che pagano. Pagano davvero, che non è da poco (se qualcuno conosce il caso ISBN sa di cosa parlo). Le potenzialità si stanno espandendo, ivi compresa la possibilità per gli autori di pubblicare in formato cartaceo, di contattare direttamente i traduttori e fare loro le proposte, di lanciare mensilmente campagne promozionali, di definire il prezzo di base del prodotto, ma per il momento non basta. Manca la presenza e la competenza dei mercati locali, senza questo tutto il sistema non ha senso.

    Mi piace

  4. Mago ha detto:

    Babelcube è una cosa meravigliosa! Fai il talent scout, leggi, traduci, ti diverti a promuovere il libro. Se ti dai da fare i risultati arrivano.

    Mi piace

  5. Ho cominciato a lavorare da poco su questo portale e devo dire che di autori “cattivi” non ne ho trovati. Fortuna? Non so. In ogni caso è vero che la parte del marketing della traduzione tocca al traduttore, ma io ho trovato anche molte case editrici all’interno. Di fatto dipende con chi si lavora e come si concorda il tutto.

    Mi piace

  6. Io aggiungerei un dato piuttosto importante, a mio avviso. Ho tradotto diversi generi di libri su Babelcube e mi sono resa conto che, purtroppo, l’unico genere che vende una quantità di libri sufficiente a far guadagnare qualcosina è il genere erotico. Non ho nulla contro questo genere, ma personalmente mi piacerebbe tradurre altro, come romanzi o thriller; di questi ultimi, però, sono riuscita a vendere una misera decina di copie. Una delusione.
    Ma ciò che delude di più è il fatto che il lavoro dei traduttori viene ingiustamente sottovalutato e sminuito.

    Liked by 1 persona

  7. Pingback: Babelcube, per scrittori e traduttori | Scrittura a tutto tondo

  8. Eva ha detto:

    Vi ho letto tutti con attenzione. Io ho appena finito la mia prima traduzione editoriale di un libro tedesco. Una faticaccia affrontata con tanta passione. A me l’autrice è parsa collaborativa. Non ho nulla da ridire.Magari sono stata fortunata. Ho tanti dubbi circa la distribuzione dell’e-book. E non mi è chiaro il discorso della pubblicazione nel formato cartaceo. Voglio dire: esiste una mezza possibilità che i nostri lavori vengano stampati? Se si, chi decide a un certo punto di farlo? Oppure i nostri lavori rimarranno per sempre e-books in mezzo a migliaia di altri e-books?

    Mi piace

  9. Sono venuta a conoscenza di Babelcube solo ora. Al di là del simpatico e probabilmente utile “disfattismo” di Mingotti, la mia domanda è: Avendo ceduto a una casa editrice i diritti del mio romanzo, immagino debba essere la stessa CE a gestire il lavoro. Mentre per una raccolta di racconti per ora solo auto pubblicata in ebook su Amazon, posso operare direttamente io, credo.
    Ciò che però mi lascia perplessa è: volendo far tradurre in spagnolo e in inglese, avrò bisogno certamente di un/una traduttore di madre lingua spagnola/inglese (o meglio ancora americana).
    Comunque, appurato che una quasi sconosciuta (anche se premiata a Cattolica e selezionata al Campiello) il sogno di guadagnare scrivendo è un’utopia, cosa costa provare?

    Mi piace

  10. katia pellegrinetti ha detto:

    Premetto che sono traduttrice e ho studiato cinque anni per parlare tre lingue. Detto questo, quando ancora ero studente, Babelcube mi è stato di aiuto per esercitarmi e fare le prime esperienze di traduzioni.

    Mi piace

    • Come esperienza di esercizio, allenamento o anche solo come riempitivo dovrebbe essere il massimo, con possibilità di un guadagno (modesto che sia), ma non credo che possa essere considerato in altro modo. Ho fatto un giro sul sito e sono giunto alla conclusione che quando vorrò far tradurre un mio lavoro farò le cose per bene, contattando un professionista come te e stipulando un contratto, oppure affidandomi alla mia casa editrice. Niente scorciatoie: il lavoro è sacro, qualunque esso sia.

      Mi piace

  11. Rosina ha detto:

    Excuse me that my Italian is not good enough to write my comment in your language. Babelcube is the worst company that you can find on Internet. It is the way to fill the retailers webs with the worst translations you can imagine. The “translators” are not translators at all, they are people that think they know more than one language and because of that they can be able to translate books. They are not, of course. There are “translations” that seem to have been translated with Google Translator. Babelcube does NOT check at all the quality of the translations. And, above all, they do not pay the translators that 55% that they tell: they only pay 8.25% on royalties. Every book must be a bestseller for the translators to receive only $100 for their work. And Babelcube lie in the figures of the sold books, both to the translators and the authors. And they never solve a problem that the author and/or the translator may find: their answer is ALWAYS that you must solve it by yourself even if it is their web page that creates the problem.

    Liked by 1 persona

  12. Io come traduttrice collaboro con alcuni autori autopubblicati, via Babelcube, per la sola e semplice ragione che questo lavoro mi appassiona, ma non riesco ad ottenere dei progetti pagati; se mi pagassero per un tradurre un libro, su Babelcube non ci starei manco morta! Ma le case editrici sono, per usare un eufemismo, un po’ restie ad assumere nuovi collaboratori…

    Liked by 1 persona

  13. raoulc ha detto:

    i commenti sono davvero molto interessanti. Ho trovato che per le royalty, Babelcube ha una policy che è spiegata a pagina http://www.babelcube.com/faq/revenue-share.
    A prima vista non mi sembra affatto male come trattamento. Nel blog però alcuni hanno scritto che le royalty sono 2% / <10% (Ivano Mingotti); 8.25% (Rosina). Qualcuno ha avuto esperienza diretta di questi trattamenti? Che percentuale viene applicata realmente ?

    Mi piace

  14. Pingback: PERCHE’ BABELCUBE E’ UNA CAGATA PAZZESCA – Il buio è fragile – Simone Cavellini

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...