Un brano da “Il Cenotafio di Simon Petit” – Leucotea, 2014

“Di quel giorno ricordo lo smarrimento, la caduta, il rimanere sospesi e sconnessi di quei ricordi lontani. E non più lo sporco, non più la sozzura, non più il pentimento nel ricordarli, il fuoco aveva mondato la colpa.
Quegli atti, quei fatti, quell’aver provato poteva anche non esser mai stato, non avevo più colpa, non avevo più macchia.
E la musica era musica quanto il pensiero era fatto, la musica era ormai un’invenzione, un racconto, una bugia, quella musica era ormai, nel cader degli appigli del mondo, soltanto una favola.
Solamente una favola di bimba.
Ricordo lo spiraglio di una porta socchiusa, le dure mani di mio padre annerite su un letto, un drappo sul volto sospeso del mio genitore.”

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Informazioni su ivanomingottiautore

Autore di diversi romanzi, fondatore di LiberoLibro, curatore della collana Nuove Luci per Amande Edizioni, genio, filantropo, con le pezze al culo.
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