Il paese dei poveri

Un brano da “Il Paese dei Poveri” – Edizioni REI, 2014

“L’uomo è seduto, si stringe intorno ai panni e trema forte, tanto forte che pare ballare, danzare sulla panca che gli fa da scomoda sedia, vibra, freme.
Pare non sia più padrone del proprio corpo, a guardarlo; pare un altro a comandarne i movimenti, i tremiti, le dita grosse e grossolane che stringono ora il panno, ora gli sbuffi di lanuggine, ora i lunghi fili sfilacciati, ora ancora il panno, lo premono al corpo, forte.
Il grigio ronzio che con lui sentivamo si è fatto più forte, più nitido: pare un digrignar di metallo, un tagliare, un vociar di vibrare, è rumore bianco.
E tanto è nitido e tanto è fremente che pare avvicinarsi, appropinquarsi al nostro protagonista, all’uomo bagnato, stretto nei panni, sulla panca, stretto un poco in se stesso.
Noi vediamo solo questo, ora, soltanto il volto dell’uomo, intrappolato nei grossi panni ormai umidi, i suoi occhi lucidi, pieni, gonfi, il grosso naso cadente, le piccole labbra strette, i capelli bagnati a riaffiorar dal panno, qualche goccia a scivolar sulla pelle.
Scorgiamo il vapore, la lunetta bianca delle unghie rosa, le grosse dita ora pulite a stringere il panno, il tremar forte della pelle, delle braccia, di questo involucro umano di panni e pelle.
E sentiamo, come lui, il ronzare farsi sempre più vicino, sempre più nitido, sempre più netto, farsi presente, farsi presenza.”

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