STRADE DI TETTI, di Ivano Mingotti

Castelli di catrame
e nelle vene lo spiacevole senso
di qualcosa che è vivo
e sanguina

Liberi come uccelli in un giorno di pascolo
a sorvolare con le nostre tristezze i fili d’erba
e con le nostre solitudini gli alpeggi desolati,
venimmo in un pomeriggio di pioggia a portare margherite alle tombe
e trovammo già i crisantemi

Sacramenti di terra, orefici dai cuori di calcestruzzo,
e l’incessante fischiare di questa insopportabile melodia,
come un richiamo ad un cuore che si vuole morto
e steso, nel fango, ad annaspare perdutamente il nostro nome

Volevo solo toccarti il viso
sapermi vicino al tuo respirare
e pensare di poterti dire
soltanto
passiamo un’altra estate insieme,
e null’altro che questo

Colmi di silenzio
come satrapi sazi di un buon vino
a guardar fuori dalle nostre porte
il mondo battere

©Ivano Mingotti

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Informazioni su ivanomingottiautore

Autore di diversi romanzi, fondatore di LiberoLibro, curatore della collana Nuove Luci per Amande Edizioni, genio, filantropo, con le pezze al culo.
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2 risposte a STRADE DI TETTI, di Ivano Mingotti

  1. gabriarte ha detto:

    che delicatezza e che sofferenza silenziosa ciao

    Mi piace

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