Il paese dei poveri

Il paese dei poveri – recensione di Riccardo, PassioneLettura

Vi posto qui una breve ”recensione” (anche se è difficile chiamarla recensione, perché tratta solo l’anteprima del libro) ad opera di Riccardo di PassioneLettura 🙂

“Jay McInerney inizia il proprio romanzo “Le mille luci di New York” con le parole: “Non sei certo il tipo di persona che ci si aspetterebbe di trovare da queste parti…” La citazione, che spero sia giusta e nel caso non lo fosse mi scuso per l’inesattezza, mi è tornata in mente leggendo l’antipastino inviatomi da Ivano Mingotti e relativa al suo ultimo ebook intitolato “Il paese dei poveri“. Protagonista del romanzo è Achille Di Mea o, come viene chiamato ad un certo punto, il “Povero Achille Di Mea“. Lo troviamo, senza nome e senza nulla che la propria pelle addosso, all’inizio in procinto di sottoporsi ad una doccia. Lo seguiamo poi, in un primo piano stretto, per utilizzare una terminologia cinematografica, anche questa riportatami alla mente dal modo nel quale Ivano Mingotti porta avanti e gestisce la narrazione de “Il paese dei poveri“, mentre viene sottoposto ad un taglio di capelli dal quale scampano alcuni ciuffi di capelli che resistono e sopravvivono al rasoio.

Lo ritroviamo poi nudo, in una stanza in penombra, in attesa che gli vengano forniti dei vestiti e, sempre in questo primo piano stretto, lo seguiamo nello svolgersi della sua giornata raccontata nei due capitoli che compongono l’antipastino inviatomi in lettura; giornata nella quale tutto è scandito da regole ferree ed instransigibili elencate si un foglio appeso, in precario equilibrio, alla porta della stanza in penombra nella quale Achille Di Mea “il nostro protagonista“, come lo definisce a più riprese l’autore, viene costretto a soggiornare dopo la doccia e la rasatura. Con una narrazione nella quale sono presenti parecchie ripetizioni, utilizzate, come si capisce proseguendo nella lettura, allo scopo di mantenere desta e concentrata l’attenzione del lettore sulla figura del protagonista, mezzo scelto dall’autore per permettere ai lettori di viaggiare attraverso il romanzo e come voce della “critica sociale” che Ivano Mingotti si prefigge di portare avanti attraverso il proprio romanzo “Il paese dei poveri“. Fino a qui però, me ne rendo conto, la frase con la quale ho iniziato questo articolo sembra assolutamente avulsa dalla realtà. Acquista un senso quando ci troviamo a guardare le mani di Achille Di Mea, mani non rovinate o callose ma morbide e curate, tipiche di una persona usa a lavori d’ufficio e a questo punto ci si trova a chiedersi cosa mai possa aver portato un uomo come Achille Di Mea in un luogo di povertà come quello. Ed è la sete di risposte che, ne sono certo, porterà voi come porterà me, ad acquistare la vostra copia de “Il paese dei poveri” di Ivano Mingotti.”

copertina uno

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